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Zuckerberg lascia buoni propositi nuovo anno, guarda al 2030

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Mark Zuckerberg abbandona i buoni propositi per il nuovo anno e guarda a un orizzonte piu’ lungo: “Invece che sfide annuali cerco di pensare a cosa auguro per il mondo e per la mia vita, al 2030” scrive sul suo profilo Facebook elencando quelle che, a suo avviso, “saranno le cose importanti nel prossimo decennio”. Fra queste, il “cambio generazionale”: “Ritengo che oggi molte importanti istituzioni nella nostra societa’ non facciano ancora abbastanza per affrontare i problemi che le generazioni piu’ giovani si trovano ad affrontare, dal cambiamento climatico, ai costi dell’istruzione, dalla casa alla sanita’. Entro la fine del decennio mi aspetto che molte istituzioni saranno guidate da millennial” spiega Zuckwerberg. Il numero uno di Facebook ritiene che un’altra delle cose importanti sara’ il “decentramento delle opportunita’”: la tecnologia – spiega – continuera’ a creare opportunita’, soprattutto consentendo ad altre parti dell’economia di crescere piu’ velocemente. Fra le priorita’ anche “nuove forme di governance” per le comunita’ digitali. “Non ritengo che le societa’ private debbano prendere cosi’ tante decisioni importanti che toccano i valori fondamentali della democrazia”, mette in evidenza Zuckwerberg, precisando che una delle strade da percorre e’ quella della regolamentazione.

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Già finite le risorse naturali della terra del 2022

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Ci vorrebbero quasi due pianeti, per l’esattezza 1,75, per reggere il ritmo a cui l’umanita’ sta consumando le risorse naturali. Anche quest’anno l’Earth overshoot day, il giorno in cui finiscono le risorse che possono essere rigenerate nel corso di un anno, e’ arrivato in anticipo ed e’ scattato il 28 luglio, secondo i calcoli del Global Footprint Network. In Italia era gia’ avvenuto oltre due mesi fa, il 15 maggio, ed e’ possibile calcolare on line sul sito dell’organizzazione la propria data personale. L’anno scorso la data mondiale era stata il 29 luglio e aveva annullato i progressi segnati nell’anno nero del Covid, il 2020. Ora segna il piu’ grande deficit ecologico da quando il mondo e’ entrato nello sovrasfruttamento delle risorse, all’inizio degli anni Settanta. Le ondate di calore anomale, gli incendi, la siccita’ e le inondazioni sempre piu’ frequenti sono tutti “sintomi” di questo sovrasfruttamento che ha causato un declino della biodiversita’, a un eccesso di gas serra nell’atmosfera e ad una maggiore competizione per l’energia e le risorse alimentari, secondo l’organizzazione. Le conseguenze di queste pressioni anche economiche sono gia’ visibili: piu’ di 3 miliardi di persone vivono in Paesi che producono meno cibo di quanto ne consumano e generano meno reddito della media mondiale. Hanno quindi una capacita’ alimentare inadeguata ed un enorme svantaggio nell’accesso al cibo sui mercati globali. Allargando il discorso a tutte le risorse, il numero di persone esposte alla doppia sfida – economica ed ambientale – sale a 5,8 miliardi di persone, il 72% dell’umanita’. “La sicurezza delle risorse naturali sta diventando un parametro essenziale della forza economica. Non c’e’ alcun vantaggio nel temporeggiare. Piuttosto, e’ nell’interesse di ogni citta’, azienda o Nazione proteggere la propria capacita’ di operare in un futuro inevitabile di maggiori cambiamenti climatici e scarsita’ delle risorse”, afferma il fondatore del Global Footprint Network, Mathis Wackernagel. Invertire questa tendenza, secondo l’organizzazione, “non e’ soltanto possibile, ma farlo portera’ vantaggi economici a coloro che guideranno il cambiamento”. Per esempio dimezzare gli sprechi alimentari a livello globale potrebbe spostare la data dell’Earth Overshoot Day di 13 giorni. Migliorare le infrastrutture ciclabili urbane in tutto il mondo, in linea con gli standard dei Paesi Bassi, ha il potenziale di far spostare la data dell’Earth Overshoot Day di 9 giorni. E produrre energia con eolico on-shore a costi competitivi, come avviene in Danimarca e Germania, ha il potenziale di far spostare la data dell’Earth Overshoot Day di almeno 10 giorni. Per fermare il riscaldamento globale a un grado e mezzo, in linea con gli Accordi di Parigi, e’ stimato come necessario spostare la data di overshoot di 10 giorni all’anno.

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La Russia abbandona la Stazione spaziale dal 2024

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La Russia manda in prepensionamento la Stazione spaziale internazionale: Mosca ha annunciato la sua “irrevocabile decisione” di abbandonare la collaborazione al progetto Iss a partire dal 2024, smantellando dopo quasi tre decenni un altro dei simboli della fine della Guerra Fredda. La Nasa si mostra sorpresa, “non e’ ancora arrivata una comunicazione ufficiale”, mentre milioni di appassionati restano con l’amaro in bocca pochi giorni dopo l’entusiasmo e le speranze per la spettacolare passeggiata spaziale di AstroSam, al secolo Samantha Crisotoforetti, con il collega russo Oleg Artemyev. La prima passeggiata di un’astronauta europea che sembrava aver allontanato gli spettri della fine della collaborazione spaziale tra l’Occidente e la Russia. L’annuncio di Mosca e’ arrivato nell’incontro tra il presidente Vladmir Putin e il capo della Roscosmos Yury Borisov: “Manterremo fede ai nostri impegni, ma la decisione di abbandonare la stazione dopo il 2024 e’ presa”. In particolare, Mosca garantira’ gli impegni sottoscritti con la Nasa il 14 luglio scorso, che prevedono tre voli con scambio, a partire da quello della Crew Dragon rinviato al 29 settembre e che annovera nell’equipaggio la russa Anna Kikina. La Stazione spaziale e’ oramai considerata obsoleta: la pensione vera sarebbe arrivata nel 2030, con la Nasa impegnata nel progetto di sviluppo di stazioni commerciali, tra cui la Orbital Reef di Blue Origin. La Russia aveva gia’ avanzato i propri dubbi sull’estensione a questa data del progetto, con l’ex capo di Roscosmos Dmitry Rogozin che aveva citato problemi di sicurezza per gli equipaggi e costi stellari per le riparazioni da effettuare nei prossimi sei anni. Il Cremlino sottolinea che la decisione “e’ stata presa molto tempo fa”, nulla a che fare dunque con la guerra in Ucraina. Si tratterebbe solo dell’impossibilita’ di procedere con la Iss, mentre l’industria aerospaziale russa lavora alla Russian Orbital Service Station (Ross), che dovrebbe essere costruita a partire dal 2025 con il lancio del primo modulo. Eppure era stato lo stesso Rogozin a minacciare lo stop alla collaborazione con gli Usa, evocando anche il rischio che la Stazione precipiti, all’indomani della raffica di sanzioni occidentali contro Mosca per l’aggressione all’Ucraina. Sanzioni che hanno preso di mira lo stesso Rogozin e le aziende russe di punta nel settore. “Sono stati buoni partner, come lo sono tutti i nostri partner, e vogliamo continuare la collaborazione per far funzionare la Stazione spaziale”, ha sottolineato la Nasa che rischia di veder saltare i propri progetti. Ora che il futuro della Iss e’ piu’ che mai incerto, gli unici che sembrano poter guadagnarci sono i cinesi, che solo pochi giorni fa hanno lanciato Wentian, secondo modulo della stazione spaziale Tiangong. Il terzo e ultimo, Mengtian, e’ programmato per il lancio il prossimo ottobre.

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Fondazione CDP dona un milione a due scienziate della Fondazione AIRC per il sostegno della ricerca sul cancro

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Contribuire al sostegno della ricerca oncologica in Italia per rendere il cancro sempre più curabile, investendo sulla formazione dei giovani talenti della scienza e sul capitale umano. È questo l’obiettivo della collaborazione tra Fondazione AIRC e Fondazione CDP, grazie alla quale viene destinato un milione di euro a sostegno dei progetti di due scienziate attive nel Sud Italia:Francesca Pisani, dell’Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli (IBBC-CNR), e Clelia Tiziana Storlazzi, dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

Le ricercatrici riceveranno ciascuna un contributo di circa 500mila euro nell’arco di cinque anni, durante i quali avverranno anche verifiche tecniche delle attività in corso. Le risorse serviranno a sostenere, oltre all’attività sperimentale, l’acquisto di strumentazione scientifica e i costi per il personale di ricerca, con l’obiettivo di raggiungere nuovi metodi di diagnosi e cura del cancro.

I progetti sono stati selezionati grazie al metodo internazionale di peer-review, che consiste nella valutazione per merito scientifico da parte di revisori indipendenti, scelti tra i massimi esperti in ambito oncologico nazionale e internazionale.

Nel dettaglio, il primo studio è coordinato dalla biologa molecolare Francesca Pisani, Dirigente di Ricerca presso l’Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli (IBBC-CNR) ed è incentrato sul ruolo di uno specifico enzima (denominato DNA elicasi FANCJ) e delle mutazioni a esso correlate. Nelle persone che ne sono portatrici, tali mutazioni aumentano il rischio diinsorgenza di tumori all’ovaio e al seno. Il tumore del seno è la neoplasia più diffusa in assoluto non solo in Italia, mentre quello dell’ovaio, anche se più raro, è ancora difficile da curare

Il secondo progetto è condotto dalla biologa Clelia Tiziana Storlazzi, professore associato di Genetica presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Obiettivo dello studio è quello di approfondire le caratteristiche molecolari del microcitoma polmonare, una malattia ancora oggi molto difficile da curare.

Il finanziamento alle due scienziate sottolinea l’impegno di entrambe le Fondazioni nel sostenere i percorsi di carriera delle ricercatrici nel mondo scientifico italiano: le donne rappresentano il 62% degli oltre 5mila ricercatori sostenuti da AIRC.

Ogni giorno, in Italia, circa mille persone ricevono una diagnosi di tumore, a conferma che il cancro resta un’emergenza sanitaria. Dagli ultimi dati disponibili, che si riferiscono al 2020, è emerso che 3,6 milioni di cittadini sono vivi dopo una diagnosi di tumore: si tratta del 6% della popolazione, con un aumento del 36% rispetto al 2010.

Per quanto invece riguarda la ricerca e la cura oncologica esiste ancora oggi un divario tra Nord e Sud del Paese, condizionato dalla carenza di centri che possano svolgere una funzione di aggregazione e facilitare la cooperazione tra scienziati d’eccellenza e nuove generazioni di ricercatori. Proprio per ridurre questa differenza territoriale e permettere la creazione di reti di collaborazione che abbiano un impatto positivo in ambito locale, Fondazione AIRC e Fondazione CDP hanno deciso di sostenere i progetti di due ricercatrici affermate che svolgono la propria attività nel Mezzogiorno.

“Ringrazio Fondazione CDP per aver scelto di contribuire alla missione di AIRC attraverso un importante cofinanziamento – dichiara Andrea Sironi, Presidente di Fondazione AIRC –  Grazie a questa nuova collaborazione le due Fondazioni si impegnano a sostenere il lavoro degli scienziati e delle scienziate sul territorio italiano e in particolare nel Sud del Paese, storicamente penalizzato a causa della carenza di poli di ricerca che possano aggregare ricercatori d’eccellenza e nuove generazioni di scienziati di talento”.

 

Giovanni Gorno Tempini, Presidente della Fondazione CDP, afferma:Ricerca, innovazione, educazione e sostenibilità rappresentano per Fondazione CDP fattori abilitanti del progresso economico, sociale e culturale del nostro Paese.Siamo perciò lieti di annunciare la collaborazione con Fondazione AIRC, con cui condividiamo gli stessi obiettivi di sostegno alla ricerca scientifica. Questa iniziativa è particolarmente significativa perché, oltre a promuovere un progetto in grado di avere un impatto sulla salute e la qualità di vita delle persone, contribuisce a un maggiore equilibrio di genere”.

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