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Zibì Boniek: «Quel calcio non tornerà più». L’ex fuoriclasse tra nostalgia, Juve, tennis e un documentario che riaccende i ricordi
Nell’intervista al Corriere della Sera, Zibì Boniek ripercorre gli anni d’oro della Juventus, riflette sul calcio moderno, parla di Var, Platini, Gattuso, dei Mondiali e persino di tennis, tra ricordi e giudizi sinceri.
Zibì Boniek è tra i protagonisti del documentario di Angelo Bozzolini dedicato al decennio d’oro della Juventus, dal 1975 al 1985, presentato al Festival di Torino. Rivedersi in quelle immagini, racconta nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, significa ritrovare una dimensione calcistica che oggi non esiste più. «Il calcio è cambiato come tutto. Tutto è più veloce, più liquido. E i tifosi di oggi non sanno nemmeno elencare gli undici titolari di una squadra del passato».
«Ho 69 anni ma me ne sento 45»
Boniek ammette che guardare quel film gli ha fatto male: «Non posso più riabbracciare Paolo Rossi». E ricorda un calcio più semplice, fatto di spogliatoi che parlavano una sola lingua e di rapporti più umani tra compagni di squadra. «Si era in 11 titolari, quattro riserve e tre della Primavera. La rivalità era molto più bassa».
L’arrivo alla Juventus e la Polonia degli anni ’70
L’ingresso nel mondo bianconero fu uno shock: «Venivo dalla Polonia, dove ero già affermato, ma la Juve era una delle squadre più forti al mondo». Un ricordo rimane scolpito: una partita in patria contro il Lechia Danzica, con Lech Walesa sugli spalti e lo stadio che gridava “libertà”, mentre dagli altoparlanti provavano a calmare il clima diffondendo Felicità di Al Bano.
La presidenza federale e la Var: «Non sono un fan»
Oggi Boniek non è più presidente della Federcalcio polacca. Guarda il calcio, lo studia, ma non nasconde le sue perplessità sulla tecnologia: «La Polonia fu la prima ad adottare la Var, ma non ne sono entusiasta. Le polemiche non finiscono, cambiano: si litiga sui centimetri. L’arbitro deve usare gli occhi».
Il declino del fascino del calcio italiano
«Una volta era una religione», afferma Boniek, ricordando le domeniche alle 15 e gli stadi pieni. Le infrastrutture, però, non sono cresciute come altrove. «La Juve ha uno stadio nuovo, ma si è normalizzata. Prima era piena di campioni veri». E racconta l’epoca di Boniperti: «Chiamava mia moglie per dirmi di tagliare i capelli». Oggi, dice, tutto si assomiglia di più.
Il rapporto con i tifosi e la fedeltà alla Juventus
Boniek vive a Roma e lì ha giocato, ma una parte della tifoseria bianconera lo ha contestato. «Se mi trovano un solo articolo in cui parlo male della Juve, eccetto Moggi e Giraudo, do mille euro in beneficenza».
Platini, un’amicizia vera
Parla con affetto di Michel Platini: «Eravamo gli unici due stranieri. Le nostre mogli diventarono amiche. Michel è una persona onesta, ha subito un’ingiustizia alla Uefa».
Il campionato e le sfide future
Secondo Boniek sarà una lotta tra Milan, Inter, Napoli e Roma. Su Gasperini dice: «È davvero bravo». La Juventus? «Deve giocare un po’ meglio».
Le sconfitte che insegnano più delle vittorie
Ricorda la finale di Coppa Campioni persa con l’Amburgo: «Cinque minuti dopo, Tardelli disse: adesso vinciamo il campionato e torniamo in Coppa». E aggiunge: «Dopo una sconfitta ripensi alla partita minuto per minuto. Dopo una vittoria dormi come un neonato».
Gattuso, il tennis e la nuova generazione azzurra
Boniek è un estimatore di Gennaro Gattuso: «È vero, non finge». Parla della Nazionale: «Spero che l’Italia vada ai Mondiali. I ragazzi oggi hanno più tigna nei club che in azzurro».
Sul tennis è travolgente: «Cobolli è cresciuto a casa mia. Alla finale di Coppa Davis mi è scappata qualche lacrima». Su Sinner e Alcaraz ha una visione chiarissima: «Sinner è bionico. Alcaraz fa numeri incredibili, ma ogni tanto sbaglia. Contro di loro Nadal non potrebbe preparare il colpo vincente: ti scagliano un armadio addosso».
«Ora gioco a padel, e non mi batte nessuno»
Chiude con una risata: «Tutti vogliono battermi a padel, ma non ci riescono».
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