Collegati con noi

Esteri

Zelensky sente il Papa: ho parlato col Pontefice degli orrori russi

Pubblicato

del

“Ho parlato al Papa dei crimini orribili commessi dalla Russia in Ucraina. I leader spirituali devono far sapere la verita’ al mondo”. Volodymyr Zelensky si rivolge a Francesco: per telefono lo “ringrazia per le sue preghiere” per l’Ucraina e lo “aggiorna” sull’aggressione russa, in quella che appare come un’anticipazione di quanto gli dira’ – e gli fara’ vedere – se dovesse concretizzarsi la visita del pontefice a Kiev, forse gia’ nelle prossime settimane. Mentre gli occhi del mondo restano puntati sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia, presa di mira da nuovi bombardamenti. “Quei pezzi di … a Kiev e i loro sostenitori occidentali sembrano pronti a creare un’altra Chernobyl”. Volano gli insulti tra Russia e Ucraina sulla centrale, che le parti si accusano a vicenda di bombardare rischiando una catastrofe. Ad usare la colorita espressione e’ stato l’ex presidente russo Dmitry Medvedev, dopo che Kiev e Mosca sono tornate a rimpallarsi le responsabilita’ in una sessione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. E la Russia ribadisce che non lascera’ il controllo dell’impianto. Nel suo intervento video all’Onu Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), ha assicurato che gli esperti dell’organizzazione non vedono una “minaccia immediata” alla centrale, situata una cinquantina di chilometri in linea d’aria a sud-ovest della citta’ di Zaporizhzhia, controllata dagli ucraini. Ma la situazione, ha avvertito, potrebbe cambiare in ogni momento. A testimoniarlo sono gli scontri verbali al calor bianco tra ucraini e russi, che accompagnano i bombardamenti. La responsabilita’ per le potenziali tragiche conseguenze degli attacchi alla centrale sara’ del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, afferma lo speaker della Duma russa, Vyacheslav Volodin. E le autorita’ filorusse locali criticano la proposta del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres di creare un “perimetro di sicurezza” attorno alla centrale che comportasse un ritiro delle forze di Mosca, affermando che Kiev non e’ in grado di garantire la sicurezza. L’agenzia atomica ucraina, Energoatom, risponde affermando che l’impianto sta gia’ funzionando “con il rischio di violare gli standard delle radiazioni e le regole di sicurezza antincendio”, citando i danni che secondo l’agenzia sarebbero stati provocati da bombardamenti delle stesse forze russe. Di segno opposto le affermazioni delle autorita’ locali fedeli a Mosca, secondo le quali in un bombardamento compiuto giovedi’ dalla 44/a Brigata di artiglieria ucraina, una bomba si e’ abbattuta a soli dieci metri da un deposito di materiale radioattivo. E intanto Mosca continua a dirsi pronta ad organizzare una visita degli ispettori dell’Aiea al sito. All’Ucraina continuano ad arrivare nel frattempo le armi sofisticate occidentali che, secondo le previsioni delle autorita’ di Kiev, dovrebbero consentire di far volgere decisamente a loro favore le sorti del conflitto entro questo mese di agosto. Dal Regno Unito sono stati consegnati i promessi lanciarazzi multipli aggiuntivi M270 Mlrs. E, nel suo aggiornamento quotidiano, l’intelligence britannica afferma che la perdita di otto aerei da combattimento per le esplosioni nella base russa di Saky, in Crimea, ha “notevolmente ridotto” la capacita’ aeronautica della Flotta del Mar Nero della Marina russa. Nuovi bombardamenti russi su aree civili sono stati denunciati dalle autorita’ ucraine. In particolare nella regione nord-orientale di Kharkiv, dove sono segnalati un morto e tre feriti, tra cui un bambino. Mentre Mosca pone l’accento sui raid compiuti contro obiettivi militari. Il portavoce del ministero della Difesa, Igor Konashenkov, afferma che ben 2.000 soldati della 14/a Brigata meccanizzata ucraina sono stati uccisi o feriti in “operazioni offensive” russe vicino a Soledar, nel Donbass. L’unica notizia positiva e’ la partenza dai porti ucraini di altre due navi – per un totale di 14 dall’inizio delle operazioni – cariche di cereali grazie a un accordo tra Kiev e Mosca patrocinato dalla Turchia e dall’Onu.

Advertisement

Esteri

Attacco ucraino con missili Atacms su aeroporto militare a Taganrog: danni e risposta russa

Pubblicato

del

Le tensioni tra Russia e Ucraina si intensificano con un nuovo attacco sferrato dalle forze ucraine. Il ministero della Difesa russo ha annunciato che sei missili americani Atacms sono stati lanciati contro un aeroporto militare nella città di Taganrog, situata nella regione di Rostov. Secondo le dichiarazioni ufficiali, due missili sono stati intercettati dai sistemi di difesa aerea Pantsir, mentre altri quattro sono stati deviati grazie alle tecnologie di difesa elettronica.

L’attacco non avrebbe distrutto le infrastrutture principali dell’aeroporto, ma ha causato lievi danni. “Due edifici sul territorio dell’aerodromo e tre veicoli militari, insieme ad alcuni veicoli civili parcheggiati nelle vicinanze, hanno subito danni leggeri”, ha riferito il ministero. Tuttavia, vi sono stati feriti tra il personale a causa dei frammenti dei missili intercettati.

La risposta russa: “Misure appropriate”

In seguito all’attacco, il ministero della Difesa russo ha promesso una reazione. “Questo attacco con armi occidentali a lungo raggio non rimarrà senza risposta, saranno prese misure appropriate”, ha dichiarato il dicastero, senza fornire ulteriori dettagli. L’attacco è stato definito un’azione con armamenti forniti dall’Occidente, sottolineando la crescente influenza internazionale nel conflitto.

Un attacco simbolico o strategico?

L’utilizzo di missili Atacms, forniti dagli Stati Uniti, rappresenta un ulteriore passo nell’intensificazione delle operazioni ucraine, evidenziando il ruolo cruciale delle forniture militari occidentali. L’aeroporto militare di Taganrog, situato in una zona strategica vicino al confine con l’Ucraina, è un obiettivo significativo che segna un’escalation nelle operazioni di lungo raggio.

Un conflitto sempre più acceso

L’attacco ucraino e le conseguenti dichiarazioni del ministero della Difesa russo sottolineano come il conflitto tra i due Paesi continui a evolversi in un contesto sempre più teso e imprevedibile. Le implicazioni di queste azioni, sia sul fronte militare che diplomatico, potrebbero avere ripercussioni a lungo termine non solo sulla regione, ma anche sugli equilibri geopolitici globali.

Continua a leggere

Esteri

Siria, decine di esecuzioni sommarie di fedeli di Assad

Pubblicato

del

E’ l’ora della resa dei conti in Siria. Il regime di Assad si è dissolto ma la guerra civile continua più violenta che mai, con la furia che si è scatenata contro gli aguzzini del deposto rais. Li sono andati a prendere nelle loro case, tirati giù dai nascondigli improvvisati. Trascinati in strada, a Latakia, porto nord-occidentale siriano per decenni descritto come la roccaforte dei clan alawiti associati al potere degli Assad. Membri di quelle che fino a pochi giorni fa erano le temibili mukhabarat, i servizi di controllo e repressione governativi, sono stati giustiziati con colpi di pistola alla tempia o raffiche di mitra su tutto il corpo.

Sorte analoga ma più cruenta è toccata ad altri esponenti degli apparati di sicurezza del regime: uccisi e i loro cadaveri trascinati a lungo per le strade di Idlib, roccaforte dei jihadisti ora al governo a Damasco, mentre la folla inferocita li prendeva a calci. Sono state decine le esecuzioni sommarie condotte oggi in varie regioni della Siria, in particolare nelle zone di Idlib, Latakia, Hama, Homs e Damasco. Una violenza che viene da lontano e che sta riemergendo con tutti i suoi veleni in queste frenetiche ore di vendetta, seguite all’euforia della “liberazione” delle ultime 48 ore.

Almeno 40 cadaveri accatastati con evidenti segni di tortura e con fresche tracce di sangue sono stati rinvenuti a Damasco nell’ospedale militare di Harasta. “Ho aperto la porta dell’obitorio con le mie mani ed è stato uno spettacolo orribile: una quarantina di corpi erano ammucchiati, con segni di terribili torture”, ha raccontato uno dei primi miliziani di Hayat Tahrir ash Sham giunto nel tristemente noto ospedale-mattatoio di Harasta. E’ anche il giorno in cui continuano a riemergere testimonianze scioccanti delle sevizie compiute per decenni dagli aguzzini del regime nei confronti dei detenuti politici nella prigione di Saydnaya.

Nel carcere-inferno è stata trovata una delle sale di tortura: una serie di corde da impiccagione rosse di sangue rappreso, una pressa meccanica per “schiacciare i corpi” senza vita, che venivano poi spostati nella “sala dell’acido e del sale”, dove “venivano sciolti”. Sull’onda di una rabbia antica e incistata nelle pieghe di una società violentata da troppo tempo, il leader dei miliziani jihadisti Ahmad Sharaa (Jolani) in mattinata aveva annunciato l’intenzione di pubblicare una lista dei “nomi degli ufficiali più anziani coinvolti nella tortura del popolo siriano”.

“Offriremo ricompense a chiunque fornisca informazioni su alti ufficiali dell’esercito e della sicurezza coinvolti in crimini di guerra”, si leggeva nell’annuncio di Sharaa. Mentre il premier incaricato, Muhammad Bashir, ha promesso che il suo nuovo governo “scioglierà i servizi di sicurezza” del dissolto regime. Ma se gli ufficiali più anziani delle mukhabarat sono quelli che hanno maggiori risorse per fuggire all’estero o per nascondersi meglio, la furia si è abbattuta sui quadri medio bassi del sistema di repressione. “Lui è complice dei massacratori di Tadamon”, afferma un miliziano in uno dei video  indicando un presunto militare governativo, fermato dagli insorti. Il quartiere damasceno di Tadamon aveva visto nell’aprile 2013 l’uccisione di 41 civili da parte di soldati di Assad.

Come era emerso allora da una serie di video, confermati dagli inquirenti internazionali, le vittime erano state invitate a correre verso una fossa e in corsa venivano falcidiate da raffiche di mitra, cadendo morti nella fossa. In un altro filmato, girato nella località di Rabia, a ovest di Hama, due uomini, accusati di aver commesso crimini “contro i siriani”, sono circondati da uomini armati e in divisa. Urlano addosso ai due l’accusa di essere “maiali alawiti”. Seguono gli spari. Altre raffiche di fucili automatiche sono esplosi insistenti contro un camion aperto sul retro con a bordo miliziani filo-curdi catturati sul fronte orientale di Dayr az Zor.

Continua a leggere

Esteri

Corea Sud, arrestati capi della polizia nazionale e di Seul

Pubblicato

del

Il capo della polizia nazionale della Corea del Sud e quello di Seul sono arrestati per il loro ruolo nell’applicazione del decreto di breve durata sulla legge marziale del presidente Yoon Suk-yeol del 3 dicembre, dichiarata in serata e ritirata sei ore dopo per la bocciatura decisa dal Parlamento. E’ quanto riportano i media locali, ricordando che lo sviluppo è maturato a sole poche ore dalla presentazione della nuova mozione di impeachment contro Yoon da parte delle opposizioni guidate dal partito Democratico che dovrebbe essere votata sabato dall’Assemblea nazionale. In precedenza, l’ex ministro della Difesa e strettissimo collaboratore di Yoon, Kim Yong Hyun, è stato arrestato formalmente dopo che un tribunale di Seul ha approvato la misura cautelare nei suoi confronti per le accuse sul ruolo chiave ricoperto nell’imposizione della legge marziale e per abuso di potere. Kim è la prima figura di alto livello arrestata nella vicenda.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto