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Zelensky: Mosca vuole distruggerci con il freddo

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“Una volta volevano distruggerci con la fame. Ora con l’oscurità e il freddo”. E’ incessante il monito del presidente Zelensky al mondo mentre l’inverno si fa sempre più rigido in Ucraina. Ed è ancora più significativo nel giorno in cui il Paese ha ricordato l’Holodomor, lo sterminio della fame che causò diversi milioni di morti dal 1932 al 1933, provocato dall’Urss di Stalin. Oggi il nemico è lo stesso di novant’anni fa, anche se porta un altro nome. E costringe al buio e al gelo ancora sei milioni di persone, mentre continuano gli sforzi delle autorità di ripristinare acqua, luce e riscaldamento nel Paese dopo la pioggia di missili russi. Perché “noi non possiamo essere spezzati.

Il nostro fuoco non si spegnerà. Sconfiggeremo di nuovo la morte”, ha assicurato il capo di Stato ucraino. Se l’elettricità è tornata a Kherson, a Kiev sono ancora 130 mila le persone senza energia. La situazione nella capitale ha spinto Zelensky a lanciarsi andare ad un’inusuale critica al sindaco Vitaly Klitschko. “Molti cittadini di Kiev sono rimasti senza elettricità per più di 20 o addirittura 30 ore”, ha detto il capo di Stato, chiedendo di fare di più per i residenti nella città.

Dopo la bacchettata, l’operatore elettrico Dtek ha promesso che d’ora in poi i blackout a Kiev non dureranno più di 5 ore di seguito. Se da una parte si moltiplicano le accuse di Kiev a Mosca di voler uccidere la popolazione con l’aiuto del Generale Inverno, dall’altra il Cremlino insiste nell’offensiva. Confermando il mantra di voler “liberare gli ucraini dai governanti neonazisti”. L’Ucraina “merita di vivere in buon vicinato, amicizia, prosperità accanto ai suoi fratelli slavi”, ha affermato il ministro degli Esteri russo Lavrov, accusando anche l’Europa di essere complice della rinascita del neonazismo in tutto il mondo. Mosca torna quindi a battere sulla propaganda, evocando uno spauracchio utilizzato quel tragico 24 febbraio per giustificare “l’operazione speciale” contro l’Ucraina.

Mentre Zelensky incassa ancora una volta il sostegno dell’Occidente, in occasione di un summit organizzato a Kiev per lanciare l’iniziativa ‘Grain from Ukraine’, il programma per fornire grano ucraino ai Paesi poveri in Africa. Nel vertice Kiev ha raccolto circa 150 milioni di dollari da oltre 20 Paesi e dall’Ue. L’idea è di inviare 60 navi in nazioni quali Etiopia, Sudan, Sud Sudan, Somalia e Yemen entro la metà del 2023. Il vertice è servito all’Ucraina per posizionarsi come garante della sicurezza alimentare mondiale di fronte alla crisi provocata dalla guerra. Ma soprattutto, è stata l’occasione per fare il punto sulle alleanze cruciali in questa fase della guerra, con Mosca in difficoltà sul terreno: gli stock russi di missili a lungo raggio sarebbero talmente bassi che l’esercito sta utilizzando vecchi missili nucleari con testate rimosse, secondo il ministero della Difesa britannico.

Il segretario Nato Jens Stoltenberg e la leader della Commissione Ue Ursula Von der Leyen hanno confermato di essere al fianco dell’Ucraina, mentre la presidente ungherese Katalin Novak ha attaccato Vladimir Putin, la cui responsabilità in questa guerra “è ovvia”. Per l’anniversario dell’Holodomor, sostegno è stato ribadito anche dall’Italia, con la premier Giorgia Meloni che ha rivolto un messaggio ai milioni di ucraini colpiti “dai bombardamenti russi che si accaniscono volutamente sulle infrastrutture civili. Azioni inaccettabili”.

E anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha voluto confermare che Roma “non lascerà sola” l’Ucraina. Intanto, sul terreno continuano i bombardamenti, allungando una scia di sangue che ormai imbratta il Paese da nove mesi. Secondo Kiev, 86.710 soldati russi sono stati uccisi dall’inizio della guerra, 560 solo venerdì. A Dnipro, 13 persone sono rimaste ferite per l’attacco missilistico russo sulla città, mentre a Kherson 32 civili sono stati uccisi dagli invasori dal 9 novembre, quando gli occupanti hanno iniziato il ritiro dalla città simbolo della crisi russa. Bersaglio ora di continui attacchi: 5 i raid avvenuti nel capoluogo solo nelle ultime 24 ore, secondo Kiev, che ha iniziato ad evacuare i residenti più deboli come bambini e malati.

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Terremoto in Turchia e Siria: oltre 1500 morti sotto le macerie, partiti gli aiuti da tutta Europa

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Sono oltre 1.500 i morti causati finora dal terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito la notte scorsa il sud della Turchia e la Siria, mentre i feriti sono diverse migliaia:. A questo sisma ne è seguito un altro in mattinata – alle 11:24 ora italiana, di magnitudo 7.5 – mentre secondo l’Istituto geofisico statunitense USGS le scosse di assestamento sono almeno 31 finora. In Turchia si contano almeno 1.014 morti e circa 5.385 feriti. Il terremoto, definito dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan “il più grande disastro nel Paese dal 1939”, ha visto la mobilitazione della comunità internazionale. “L’Italia è vicina ed è pronta a mettere a disposizione la Protezione Civile”, annuncia il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani che assicura che “nella zona dove c’è stato il sisma più forte 21 italiani stanno tutti bene” così come i 168 connazionali che vivono in una zona più ampia. Un primo team Usar (urban search and rescue) dei Vigili del Fuoco, fa sapere il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, è pronto a partire dall’aeroporto di Pisa. “L’Ue è pronta ad aiutare”, ha annunciato in un tweet l’Alto Rappresentante per la Politica Estera Josep Borrell.

Sostegno è stato annunciato anche dal premier britannico Rishi Sunak, dal presidente francese Emmanuel Macron e dal cancelliere tedesco Olaf Scholz mentre Madrid ha attivato l’unità militare di emergenza e il trasporto aereo urgente per dare sostegno alle ricerche. La Casa Bianca, intanto, ha reso noto che gli Usa sono “pronti a fornire tutta l’assistenza necessaria”. E anche il presidente russo Vladimir Putin promette assistenza ai due paesi colpiti. Secondo Erdogan, 2.818 edifici sono crollati nel Paese. Il precedente grande disastro in Turchia risale a 84 anni fa, quando un terremoto colpì Erzincan, provocando la morte di circa 33.000 persone. Nel 1999 il Paese fu colpito a Izmit da un altro violento sisma – di magnitudo 7.6 – che uccise più di 17.000 persone. Secondo la Cnn, il bilancio odierno è finora di almeno 1.504 vittime nei due Paesi , incluse le zone controllate dai ribelli in Siria. Ma le vittime sono destinate ad aumentare: l’USGS, che assegna al sisma di questa notte il rischio ‘rosso’, attribuisce infatti un 47% di probabilità a un numero di morti compreso tra 1.000 e 10.000. Il presidente siriano Bashar al Assad ha convocato stamani a Damasco una riunione d’emergenza del governo e dei capi delle agenzie della protezione civile e della sicurezza per coordinare gli interventi, mentre in entrambi i Paesi proseguono senza sosta le ricerche dei dispersi. Nelle ultime ore, la protezione civile della regione nord-occidentale siriana di Idlib, fortemente colpita dal terremoto di questa notte, ha dichiarato tutto il nord-ovest della Siria una “zona disastrata”. Interi villaggi delle zone fuori dal controllo del governo centrale di Damasco, sono stati rasi al suolo, in particolare nelle zone più vicine al confine turco, si legge nel comunicato della Protezione civile siriana.

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Terremoto in Turchia, revocata allerta tsunami in Italia ma aumenta ancora il bilancio delle vittime

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È appena stata revocata l’allerta maremoto in Italia, l’allarme dopo le forti scosse di terremoto che hanno colpito il sud della Turchia e il nord della Siria: lo ha reso noto la Protezione Civile ed è ripresa la circolazione dei treni inSicilia, Calabria e Puglia dove era ea stata sospesa a scopo precauzionale. Ma il bilancio delle vittime sale ancora: sono almeno 237  i morti nella sola Siria, come hannoappena reso noto le autorità siriane.

La ong di protezione civile siriana White Helmets (Caschi Bianchi) ha dichiarato lo stato di emergenza nel nord-est del Paese e ha lanciato un appello alle organizzazioni umanitarie internazionali affinché intervengano con aiuti in tempi rapidi: la scossa ha provocato centinaia id morti e di feriti, numerosi edifici sono crollati e il bilancio, prurtroppo sembra tragicamente dtsinato a alsire ancora.

Terremoto in Turchia e Siria, sale ancora il bilancio delle vittime, permane allarme tsunami

Terremoto in Turchia, la Protezione civile: allerta tsunami su Italia, allontanarsi da zone costiere

 

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Terremoto in Turchia e Siria, sale ancora il bilancio delle vittime, permane allarme tsunami

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Sale ancora il bilancio del sisma che ha colpito la Turchia e la Siria: finora sono più di 200 le vittime accertate, 111 nella sola Siria, nel Nord del paese, al confine con la Turchia ma è un bilancio tragicamente destinato a salire ancora. quasi 500 i feriti finora accertati. Numerosi i danni ma è presto per una conta di quanto accaduto. La scossa più violenta alle 3:17, 7,8 della scala Richter , ma poi ce ne sono state ancora, e molto alte e si ritiene che ce ne potrebbero ancora essere altre. Il sisma è stato avvertito anche in Iraq, Libano, Israele e Territori palestinesi occupati.

Non cessa l’allarme tsunami anche se l’altezza di onda anomala misurata in Turchia dopo il violento terremot0 è molto più piccola del previsto. Però c’è il rischio di onde successive  causate da altre scosse, come dicono i dati elaborati dal Cat, il Centro allerta Tsunami.

 

Terremoto in Turchia, la Protezione civile: allerta tsunami su Italia, allontanarsi da zone costiere

 

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