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Esteri

Zaporizhzhia, Mosca accusa Kiev: uccisi in un attacco con drone il capo ingegnere della centrale e l’autista

Rosatom sostiene che un drone ucraino abbia colpito un’auto di servizio nei pressi della centrale nucleare di Zaporizhzhia, uccidendo il capo ingegnere Alexander Yakovlev e l’autista Dmitry Filippov. Kiev non ha commentato l’accusa. Mosca chiede una risposta dell’Aiea.

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Il capo ingegnere della centrale nucleare di Zaporizhzhia, Alexander Yakovlev, e l’autista Dmitry Filippov sono rimasti uccisi in un attacco con drone contro un’automobile di servizio nei pressi dell’impianto controllato dalle forze russe.

A riferirlo è stato l’amministratore delegato dell’agenzia nucleare statale russa Rosatom, Alexey Likhachev, che ha attribuito l’azione alle forze ucraine. Al momento non risultano conferme indipendenti sulla responsabilità dell’attacco e le autorità di Kiev non hanno commentato pubblicamente l’accusa.

L’auto colpita vicino alla centrale

Secondo la ricostruzione fornita da Rosatom, un drone avrebbe centrato una Toyota Camry utilizzata dal personale della centrale mentre transitava tra il perimetro del sito industriale e la città di Enerhodar.

Yakovlev e Filippov sarebbero morti nell’esplosione. La centrale di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, è sotto controllo russo dal marzo 2022, ma si trova in territorio ucraino occupato ed è gestita in condizioni di forte tensione militare.

Mosca parla di «attacco terroristico mirato»

Likhachev ha definito l’accaduto un «attacco terroristico mirato», accusando il governo ucraino e i Paesi occidentali di incoraggiare azioni che, secondo Mosca, aumentano il rischio di un incidente nucleare.

Il dirigente di Rosatom ha sostenuto che negli ultimi due mesi e mezzo tredici persone sarebbero state uccise e altre 48 ferite negli attacchi compiuti nell’area. Questi numeri provengono dalla parte russa e non risultano verificati in modo indipendente.

La richiesta di una risposta dell’Aiea

Rosatom ha chiesto all’Agenzia internazionale per l’energia atomica una risposta «rapida, concreta e chiara».

L’Aiea mantiene propri esperti presso la centrale e ha più volte segnalato che gli attacchi con droni, i bombardamenti e le interruzioni delle linee elettriche nell’area continuano a rappresentare un grave pericolo per la sicurezza nucleare. In precedenti episodi l’Agenzia ha svolto ispezioni sul posto, pur evitando generalmente di attribuire le responsabilità militari in assenza di elementi verificabili.

Kiev non ha risposto all’accusa

Al momento della diffusione della notizia, le forze armate e il governo ucraino non avevano rilasciato dichiarazioni sull’episodio. Non è quindi possibile confermare in maniera indipendente che il drone fosse ucraino.

La morte dei due dipendenti aggiunge un nuovo elemento di tensione attorno alla centrale, divenuta fin dall’inizio dell’occupazione russa uno dei punti più delicati del conflitto. La vicinanza delle operazioni militari a strutture e personale nucleare continua ad alimentare il timore di un incidente con conseguenze potenzialmente estese ben oltre il fronte di guerra.

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Esteri

Usa-Iran, Trump ordina lo stop ai colloqui: «Nuova strategia per soffocare Teheran»

Washington ha informato gli alleati dello stop ai negoziati con l’Iran per ordine diretto di Donald Trump. Frustrato dallo stallo sullo Stretto di Hormuz e insoddisfatto delle mediazioni dell’Oman, il presidente USA abbandona la linea dell’attacco immediato per passare a una strategia di progressivo soffocamento economico di Teheran.

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Gli Stati Uniti cambiano approccio nella crisi con Teheran. Come appreso dalla Cnn da un funzionario statunitense, l’amministrazione guidata da Donald Trump ha informato gli alleati di un imminente cambio di rotta: il presidente ha ordinato ai propri alti funzionari di interrompere qualsiasi contatto e colloquio diretto con le autorità iraniane. La nuova linea punta a superare l’obiettivo di “colpire duramente l’Iran il prima possibile” per passare a una strategia volta a “soffocarlo gradualmente” sotto il profilo economico e finanziario.

La decisione del tycoon giunge in una fase di forte frustrazione per lo stallo relativo alla navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo strategico da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Il traffico nell’area rimane ridotto ai minimi termini e i mercantili continuano a subire gli attacchi e i tiri iraniani. L’ordine di sospendere l’interazione con Teheran — rivolto al team negoziale guidato dal vicepresidente JD Vance e dagli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner — è arrivato nonostante alcune recenti interlocuzioni definite inizialmente positive. Trump si è tuttavia detto insoddisfatto della fermezza iraniana nel non cedere alle richieste americane e intende attendere segnali di reale apertura prima di riaprire i canali diplomatici.

Un punto di forte attrito riguarda le trattative parallele che l’Iran sta conducendo con l’Oman per la gestione del transito nello Stretto. Il presidente USA ha criticato duramente il ruolo di Mascate — arrivando persino a paventare raid aerei contro lo Stato del Golfo, storico mediatore della regione — accusando l’Oman di aver favorito Teheran nei negoziati anziché mantenere una posizione neutrale. Gli Stati Uniti si oppongono con fermezza alle proposte che prevedono la riscossione di tariffe o pedaggi sulle navi in transito, esigendo il totale ripristino della libertà di navigazione antecedente al conflitto ed evidenziando come la concessione di controlli unilaterali sullo stretto rappresenterebbe un pericoloso precedente internazionale.

 

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Esteri

Siria, l’Aiea scopre tonnellate di materiale nucleare in un sito non dichiarato dal vecchio regime

Il direttore dell’Aiea Rafael Grossi ha annunciato il ritrovamento di diverse tonnellate di materiale nucleare in un sito non dichiarato in Siria. L’ispezione è avvenuta dopo una segnalazione spontanea del nuovo governo siriano in merito all’eredità del precedente regime.

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Un’importante scoperta in tema di proliferazione nucleare arriva dalla Siria. Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, ha annunciato il ritrovamento di «alcune tonnellate di materiale nucleare» stoccate all’interno di un sito precedentemente mai dichiarato, risalente alle attività del precedente regime di Bashar al-Assad.

L’operazione è stata resa possibile grazie a una segnalazione spontanea arrivata dalle stesse autorità di Damasco. «Dopo la vostra coraggiosa decisione di informarci dell’esistenza di un altro sito in cui era stato stoccato materiale nucleare, siamo stati in grado di accedere a questo posto», ha dichiarato Grossi nel corso di una conferenza stampa congiunta a Damasco al fianco del ministro degli Esteri siriano Assad al-Shaibani. Il capo dell’Aiea ha sottolineato il potenziale pericolo della scoperta, precisando che si tratta di quantitativi importanti che «potrebbero essere utilizzati in modo improprio».

Il ministro al-Shaibani ha confermato che la cooperazione con l’organismo internazionale è scattata a metà luglio con l’invio di una notifica formale: «Il 17 luglio abbiamo inviato una lettera ufficiale all’agenzia per rivelare volontariamente la presenza di materiale nucleare lasciato in eredità dal precedente regime». Gli ispettori dell’Aiea hanno già completato il primo sopralluogo sul campo prelevando i campioni necessari, che saranno ora analizzati nei laboratori dell’agenzia per determinare la natura esatta e l’origine del materiale rilevato.

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Spagna, cambio di sesso non annulla le condanne per violenza di genere: la decisione della Corte Suprema

La Corte Suprema in Spagna ha confermato la condanna per violenza di genere nei confronti di una persona che ha aggredito l’ex compagna e la figlia, stabilendo che il successivo cambio di sesso da uomo a donna non ha efficacia retroattiva sulle sanzioni penali.

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Il cambio di sesso anagrafico registrato successivamente alla commissione di un reato non ha effetto retroattivo e non consente di eludere le condanne per violenza di genere. A stabilirlo con una sentenza fondamentale è la Corte Suprema spagnola, che ha respinto il ricorso presentato da una persona condannata per aver aggredito l’ex compagna e la figlia di otto anni.

I fatti al centro del procedimento giudiziario risalgono all’aprile del 2022. Secondo quanto ricostruito dagli atti, l’imputato si era presentato presso l’abitazione dell’ex partner per il diritto di visita, aggredendo con violenza la bambina e colpendo con pugni e graffi la madre intervenuta per difenderla. Per tali aggressioni, l’uomo era stato condannato a due pene distinte da nove mesi di reclusione ciascuna: una per violenza di genere nei confronti della donna e una per violenza sulla minore.

Nel ricorso presentato ai giudici di supremo grado, il condannato ha tentato di far cadere l’imputazione di violenza di genere sostenendo che, a partire dal giugno 2023, aveva formalmente registrato il proprio cambio di sesso da uomo a donna presso il Registro Civile di Castellón. La Corte Suprema ha tuttavia bocciato la tesi difensiva, ricordando che le variazioni anagrafiche successive non alterano la qualificazione giuridica dei fatti commessi in precedenza. «Il cambio di sesso non ha effetti retroattivi», hanno ribadito i magistrati, blindando l’impianto della normativa sulla tutela delle donne e dei minori.

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