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Zaki resta in carcere: liberatemi, sono innocente

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Pochi minuti in tutto, forse sei. Con pochi secondi a disposizione per protestare la sua innocenza e denunciare l’abuso di 19 mesi di custodia cautelare patiti in fondo solo per aver scritto un articolo. E’ stata breve la prima udienza di Patrick Zaki, subito aggiornata al 28 settembre, in un processo che in teoria il ricercatore-attivista per i diritti umani dovrebbe affrontare a piede libero ma in cui rischia altri tre anni e cinque mesi di carcere per “diffusione di notizie false” a causa di un articolo sulle discriminazioni dei cristiani nell’islamico Egitto. Tutto vestito di bianco, in camicia, larghi pantaloni e scarpe da tennis, lo studente egiziano dell’universita’ di Bologna e’ stato fatto entrare ammanettato nell’angusta gabbia degli imputati al terzo piano di uno dei due palazzi di Giustizia di Mansura, la citta’ sul delta del Nilo dove e’ nato 30 anni fa. Oltre ai suoi ormai iconici occhiali e barba, Patrick oggi aveva i ricci capelli raccolti in un codino e ha salutato a mani forzatamente giunte il padre George, la sorella Marise e una dozzina di altri parenti, attivisti e amici con cui ha comunicato a gesti furtivi. Un saluto anche ai due diplomatici italiani venuti dal Cairo per monitorare l’udienza assieme a due colleghe di Germania e Canada, intervenute su iniziativa italiana. Una presenza-pressione analoga a quella esercitata in tutte le precedenti udienze sul rinnovo della custodia cautelare dal febbraio dell’anno scorso. Patrick ha bevuto a fatica da una bottiglietta, ha scartato e mangiato un dolciume fattogli arrivare dalla sorella. Poi si e’ alzato e ha iniziato quasi a scalpitare, come ha continuato a fare con le braccia dietro la schiena davanti al giudice monocratico e due cancellieri mentre la sua principale avvocata, Hoda Nasrallah, perorava la sua difesa: ormai e’ accusato solo di diffusione di notizie false e quindi va scarcerato subito visto che per questo reato la custodia cautelare e’ di soli sei mesi, un terzo di quelli gia’ passati finora in prigione. Con un poliziotto a fianco, uno alle spalle e almeno otto altri sparsi per la sala assieme a uomini della sicurezza in borghese a tenere a bada con occhiate gli obiettivi dei telefonini, Patrick ha risposto “non ho commesso questo crimine” alla domanda del giudice se avesse pubblicato notizie false. Con piglio battagliero, anche lui ha denunciato di essere stato in carcere troppo a lungo, visto che ora non gli vengono piu’ mosse le accuse di istigazione alla sovversione e al terrorismo sulla base dei fantomatici dieci post di un account Facebook di controversa attribuzione (ma la svolta deve ancora essere appurata dai suoi legali nei prossimi giorni). Il giudice si e’ ritirato per quasi un’ora. Poi, poco dopo le 15, uno dei poliziotti in divisa bianca e baschetto nero e’ sbucato da una porta annunciando il rinvio. “28 settembre, 28 settembre”, hanno urlato parenti e attivisti rivolti alla piccola grata di un furgone blindato azzurro, dove erano sicuri di aver intravisto Patrick: e’ stato questo l’unico modo per fargli sapere quando dovra’ ricomparire davanti alla seconda corte della Sicurezza dello Stato per i reati minori di Mansura, che prima della sua in tre ore aveva macinato 155 udienze nella maggior parte dei casi solo col sommesso passaggio di carte da avvocati al giudice. La kafkiana impenetrabilita’ della Giustizia egiziana, ancora nel tardo pomeriggio, ha lasciato nell’incertezza se Patrick sia tornato a dormire per terra nel famigerato carcere cairota di Torah o in uno di Mansura. Con l’aggiornamento comunque e’ stato evitato “lo scenario peggiore”, quello di una “sentenza inappellabile” emessa gia’ dopo la prima udienza, ha commentato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, riferendosi a una possibile condanna a cinque anni (di cui 19 mesi gia’ scontati) che poi solo il presidente Abdel Fattah al-Sisi potrebbe revocare.

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Clima, 1 miliardo da Bezos per proteggere terra e mare

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Un miliardo per proteggere la terra e il mare. E’ l’impegno di Jeff Bezos per tutelare il 30% del pianeta entro il 2030, nel tentativo di prevenire estinzioni di massa. Il Bezos Earth Fund non identifica i gruppi o le iniziative a cui sono destinati i fondi. “Daremo la priorita’ alle aree importanti per la biodiversità e daremo enfasi al ruolo centrale delle comunita’ locali”, spiega il fondo al Washington Post.

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Usa, video di agenti che frustano migranti al confine col Messico

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Non sono solo i talebani ad usare la frusta per mantenere l’ordine. A poche ore dal debutto di Joe Biden all’assemblea generale dell’Onu, i media Usa hanno diffuso immagini che sembrano mostrare agenti della polizia di frontiera americana a cavallo mentre usano la frusta contro i migranti che chiedono asilo al confine col Messico, dove e’ scoppiata una nuova crisi umanitaria per l’arrivo di oltre 10 mila persone. “Orribile da vedere”, ha commentata la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki.

“Ho visto alcune delle immagini, non ho il contesto completo ma non riesco a immaginare quale contesto lo renderebbe appropriato”, ha detto. “Penso che nessun che abbia visto quelle immagini pensi sia accettabile o appropriato”, ha aggiunto. La gente, ha proseguito, e’ “comprensibilmente” offesa dalla possibilita’ che le forze dell’ordine usino le fruste o oggetti simili contro i migranti radunatisi vicino a Del Rio (Texas), molti dei quali da Haiti. Un caso imbarazzante di diritti umani per l’amministrazione Biden e per il suo ministro Alejandro Mayorkas, primo responsabile degli Interni ispanico degli Stati Uniti, anche lui figlio di rifugiati (cubani). Quanto alla decisione di Joe Biden di rimpatriare tutti i migranti alla frontiera, Psaki ha detto che “non e’ questo il momento di venire”.

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Russia, sparatoria in università a Perm: ci sono 8 morti e tanti feriti

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Ha aperto il fuoco in uno degli edifici dell’Università Statale di Perm in Russia, uccidendo 8 persine e ferendone diverse. La notizia è stata diffusa dalla Tass citando le informazioni preliminari arrivate da una fonte delle forze dell’ordine. “Una persona (poi identificata) è entrata nell’edificio universitario e ha aperto il fuoco. Alcuni studenti si sono chiusi negli auditorium delle facoltà per nascondersi dall’aggressore. Alcuni studenti sono saltati fuori dalle finestre. Le forze dell’ordine, allertate, sono prontamente arrivate  sul posto. L’autore della sparatoria è stato subito ucciso dalle forze dell’ordine nel corso dell’operazione di arresto. Il numero di persone uccise nella sparatoria all’Università Statale di Perm in Russia è al momento di a otto persone.

Sette feriti nella sparatoria all’Universita’ Statale di Perm sono stati portati in ospedale: lo stato di uno di loro e’ definito grave, quello di altri sei ‘di moderata gravita”. Lo ha riferito il servizio stampa del Ministero della Salute russo citato dalla Tass. Vladimir Putin ha espresso “le profonde condoglianze alle famiglie e agli amici delle persone uccise” nella sparatoria all’università di Perm. Questo il testo del messaggio diffuso dal Cremlino.

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