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Lavoro

Whirlpool, il Comune di Napoli lancia la campagna sui social #LuciSuWhirlpool

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Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e l’assessore al Lavoro Monica Buonanno, con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e delle lavoratrici e dei lavoratori di Whirlpool Napoli, lanciano #LuciSuWhirlpool, una campagna social per tenere alta l’attenzione sulla vertenza dei lavoratori di via Argine. L’invito e’ a testimoniare attraverso i social la vicinanza ai lavoratori e alle lavoratrici con una foto, una poesia, una canzone o un qualsiasi contenuto. “Dopo diciotto mesi – sottolineano sindaco e assessore – rischia di calare il buio sulla vicenda Whirlpool Napoli. Parrebbe che a nulla siano valsi gli appelli dei lavoratori, del Comune di Napoli, della Regione, dei sindacati e degli altri attori istituzionali (e non) affinche’ venisse rispettato il patto dell’azienda con il territorio napoletano che, in periodo di pandemia, si prepara a vivere l’ora piu’ buia. Non ci stiamo, non possiamo accettarlo: dopo aver spento Palazzo San Giacomo, per far comprendere l’importanza di questa vertenza, chiediamo a tutti – al contrario – di fare luce su questa vicenda, perche’ non possiamo abbandonare centinaia di famiglie ad un destino terribile”. Per partecipare l’hashtag e’ #LuciSuWhirlpool; su Facebook taggare la pagina social dell’Assessorato al Lavoro di Napoli https://www.facebook.com/assessoratolavoronapoli/.

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Economia

Cala l’occupazione nel 2020, solo la Grecia fa peggio dell’Italia

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La pandemia ha spinto al ribasso il tasso di occupazione in tutta Europa ma l’Italia ha registrato un calo maggiore della media soprattutto per le donne nonostante il massiccio utilizzo degli ammortizzatori sociali. Secondo i dati Eurostat riferiti al 2020 appena aggiornati, in Italia il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni e’ sceso dal 59% del 2019 al 58,1% a fronte di un calo in Ue dal 68,5% al 67,7%. L’Italia ha il dato assoluto peggiore dopo la Grecia che comunque limita il calo dal 56,5% al 56,3%. Fa peggio invece in termini di variazione annuale media la Spagna il cui tasso di occupazione scende dal 63,3% al 60,9%. Il dato del 2020 non tiene conto delle nuove regole sul calcolo dei lavoratori che non considerano occupate le persone che sono in cassa integrazione da oltre tre mesi. . Per le donne in Italia il calo e’ piu’ ampio, dal 50,1% al 49% (-1,1 punti), a fronte della diminuzione dal 63,1% al 62,5% della media Ue (-0,6 punti). Tra le donne di eta’ compresa tra i 15 e i 64 anni quindi nel 2020 risultava al lavoro meno di una su due, il dato peggiore ancora dopo la Grecia (al 47,5%) ma soprattutto lontanissimo da quello della Germania che secondo i dati provvisori addirittura migliora la percentuale al 73,2%. Se per le donne il divario con la media Ue e’ di 13,5 punti per gli uomini con un tasso di occupazione al 67,2% il gap e’ di 5,7 punti. Questi dati tengono conto del fatto che si sono persi posti di lavoro soprattutto nei servizi e nel lavoro a termine, settori con una piu’ ampia presenza femminile. Nel complesso in Italia nella media 2020 tra i 15 e i 64 anni risultavano occupate 22.223.000 persone con un calo di 464.000 unita’ rispetto al 2019. Nello stesso periodo la Francia ha perso 248.000 posti scendendo a 26,56 milioni di occupati. La Germania ha perso 626,000 occupati, ma con oltre 40 milioni di persone al lavoro. E questo calo si e’ registrato in Italia nonostante il blocco dei licenziamenti e il largo uso degli ammortizzatori sociali, Ma la pandemia ha pesato soprattutto sulla sfiducia. E’ aumentato infatti, guardando ai dati complementari del mercato del lavoro, l’esercito di coloro che si dichiarano disponibili a lavorare ma non si impegnano nella ricerca di un’occupazione e quindi non rientrano nella disoccupazione. Si tratta di 3.045.000 persone tra i 15 e i 74 anni, in aumento di quasi 200.000 unita’ sul 2019, il dato piu’ alto in Europa. Di fatto si tratta di un terzo degli sfiduciati complessivi nell’Ue a 27 (8,6 milioni) che solo in Germania sono circa 1,1 milioni con quasi il doppio degli occupati. L’Italia oltre al primato degli sfiduciati ha anche quello dei Neet, ovvero dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono in un percorso di formazione. Tra il 2019 e il 2020 sono passati dal 22,1% al 23,3% delle persone in questa fascia di eta’, il dato peggiore in Ue con 2,1 milioni di persone. Nel 2020 si interrompe la discesa della percentuale dei Neet iniziata nel 2015. E se la disoccupazione in Ue e’ salita dal 6,7% al 7,1% in Italia in media annua si e’ ridotta dal 10% al 9,2% a causa della sfiducia nella possibilita’ di trovare lavoro in questa situazione di emergenza con la rinuncia alla ricerca e l’aumento della platea degli inattivi. La transizione tra disoccupazione e inattivita’ che era al 36,2% nel 2019 e’ salita al 44,5%, dato peggiore in Ue (media Ue a 27 era al 30,1%).

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Economia

Pandemia sociale, in piazza la rabbia dei lavoratori delle isole del Golfo e delle Costiere

Paolo Chiariello

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La vía crucis degli stagionali del turismo fa tappa sulle isole di Ischia e Capri, ed in terraferma ad Amalfi e Sorrento. Sono localitá turistiche che rappresentano l’ eccellenza non della Campania ma dell’Italia. La Campania è zona rossa, la voglia di manifestare deve essere autorizzata e nelle piazze di queste  località simbolo del turismo internazionale ci sono centinaia di lavoratori stagionali che dal marzo del 2020 non lavorano, non percepiscono un reddito e non possono sfamare le famiglie. Parlare di queste località e associare i loro nomi a migliaia di disperati sembra un controsenso. Eppure a Sorrento, Capri, Ischia, Amalfi ma anche in tante altre località rinomate ci sono migliaia di uomini e donne ridotti sul lastrico. Sul Piazzale del Soccorso di Forio, sull’isola di Ischia, un luogo meraviglioso, sospeso tra cielo, mare e terra, ci sono centinaia di persone che noi chiamiamo lavoratori stagionali, ufficialmente sono emarginati di una società che nell’immaginario collettivo é simbolo di bellezza ed anche opulenza.

La situazione sociale dell’isola di Ischia viene descritta alle centinaia di presenti in piazza dalla direttrice della pastorale sociale della Diocesi di Ischia, Marianna Sasso. “La pandemia sanitaria ha fatto venire alla luce ed ha amplificato  i problemi di un comparto turistico già in ginocchio. Il senso di questa manifestazione – spiega con voce flebile ma ferma – non è la mera protesta. Noi vorremmo che la pandemia fosse una opportunità, non la rappresentazione di miseria. Noi vorremmo con questa manifestazione – continua Marianna Sasso – arrivare al cuore delle istituzioni per far capire che ci sono migliaia di famiglie che non rappresentano un problema di ordine pubblico ma una straordinaria risorsa dalla quale ripartire”. Marianna Sasso ha ricordato le parole di Papa Francesco che ha spiegato in più occasioni come lavoratori e imprenditori devono essere dalla stessa parte in questo momento drammatico. Perché “la vocazione del lavoro è dare dignità all’uomo. Il lavoro non é solo retribuzione ma soprattutto dignità” spiega la Sasso che racconta anche “le commoventi parole di un imprenditore che in una recente udienza in Vaticano chiedeva al Papa di pregare per lui in lacrime  affinché non licenziasse i suoi dipendenti”. Perché per un imprenditore licenziare è segno di una sconfitta della società non solo dell’impresa. Ferdinando Caredda, coordinatore nazionale dei lavoratori stagionali ha invece ricordato a tutti, con commozione, che “le diversità vanno bene ma lasciamole da parte. Oggi occorre guardare avanti”. “Con La Naspi  è stata dimezzata la indennità di disoccupazione. Le iniziative del Governo per aiutare i lavoratori non ha toccato gli stagionali del turismo” spiega Caredda.
“Noi lavoratori stagionali dal primo gennaio del 2020 non abbiamo di fatto avuto un solo euro. E riusciamo a sopravvivere solo grazie all’aiuto delle famiglie, della Caritas, grazie al terzo settore. Solo grazie a tutti loro abbiamo potuto mettere un piatto sulla tavola. Non avremmo potuto campare senza questi aiuti, che non sono aiuti dello Stato.  Prima i lavoratori stagionali lavoravano per 4 mesi all’anno e poi venivano aiutati con la indennità di disoccupazione. Prima si arrivava all’anno successivo con l’acqua alla gola. Ora per queste famiglie dignitose non c’è più manco il pane da mangiare da oltre un anno. Siamo al tracollo. Solo a Ischia – ricorda Caredda – ci sono 2500 famiglie che da oltre un anno vivono grazie all’aiuto della sola Caritas. Molte altre famiglie che sfuggono alla nostra conta vengono aiutate da altre associazioni”. Perché?
“Tutto questo – spiega Caredda – perché i lavoratori stagionali non avevano un codice Ateco. Anche se si é ampliata la platea non sono arrivati i bonus”. Ma che cosa chiedono questi lavoratori al Governo? Lo spiega sempre Caredda. “Chiediamo al governo di approvare l’emendamento in commissione Bilancio che dá la possibilità di coprire quei mesi che mancano al nostro lavoro per poter sopravvivere. Chiediamo – enumera Caredda con puntiglio – che i sussidi vengano messi nelle casse dell’Ente (Comuni, Regioni e altri enti) per i quali poi noi possiamo svolgere lavori socialmente utili. Noi non vogliamo carità ma lavoro, non vogliamo soldi ma  lavoro perché questa è dignità, altre scelte sono elemosina”.
I numeri drammatici delle difficoltà che vive Ischia li spiega Luisa Pilato, direttrice della Caritas dell’isola di Ischia. I suoi numeri sulla povertà ad Ischia, i suoi racconti delle difficoltà quotidiane delle famiglie sono un pugno nello stomaco per tutta le gente in piazza che ascolta in religioso silenzio.
Francesco Del Deo, sindaco di Forio e presidente dell’Associazione delle isole minori, è presente sul piazzale e parla alla gente.  Avverte subito un rischio e lo fa presente. “Avrei voluto vedere più persone a questa manifestazione. Temo l’apatia, lo scoraggiamento. Capisco la rabbia contro le istituzioni. Noi sindaci facciamo quel che possiamo. Da quando sono presidente dell’associazione delle isole minori, siamo riusciti a portare le istanze del lavoro sulle isole in Parlamento. Abbiamo chiesto la decontribuzione anche per la assunzione degli ultra 30enni. Sono cose che ora conoscono bene al Governo. Ci è stato promesso dal Governo di fare qualcosa. Non vogliamo bonus o aiuti a pioggia per i nostri lavoratori stagionali ma provvedimenti strutturali. Impresa e lavoro vanno assieme. Abbiamo chiesto agevolazioni per Tari e Imu, contributi per la pesca, concessioni demaniali con canoni a carico dei comuni. Agevolazioni di cui abbiamo usufruito fino al ’68 in base  a norme varate dagli Aragonesi. Abbiamo chiesto – ha spiegato Del Deo – l’abolizione delle tasse universitarie per studenti isolani. La ripresa deve ripartire dalle isole. Abbiamo chiesto la istituzione delle Zes (zone ecomiche speciali), che rappresentano vantaggi in termini competitivi con altre località di altri paesi turistici come carburanti che costino meno e tanto altro. Se lo Stato riconosce che ci sono costi alti sulle isole per le sue casse, allora deve dare le stesse agevolazioni ai cittadini. Non possiamo avere la stessa tassazione in terra ferma. Vogliamo – dice Del Deo – opportunità non carità. Ischia e Capri rappresentano da sole il 70 per cento del Pil della Campania che si riversa poi su tutta l’economia regionale. Ogni anno diamo 115 milioni e riceviamo 56 milioni. Le isole devono ripartire. E subito. Cominciamo – ripete ancora Del Deo – dal piano di vaccinazione di massa delle isole e delle altre località turistiche per intercettare la ripresa economica. Perché se riparte l’economia riparte, riparte tutto”.

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Economia

Inps: nel 2020 usate solo il 40% ore cig autorizzate

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Le ore di cassa integrazione autorizzate nel 2020 sono state circa tre miliardi, escluse quelle dei fondi di solidarieta’, ma solo il 40% quelle effettivamente autorizzate. Il dato contenuto nel Pre-Rendiconto Inps per il 2020 ha fatto si’ che i dati di bilancio, al momento solo assestati e non definitivi, fossero migliori delle stime fatte sulla base di una previsione di uscita maggiore. Il saldo finanziario di competenza e’ stato negativo per 5,7 miliardi e comunque peggiore di circa 12 miliardi rispetto a quello dell’anno precedente. In pratica con l’esplosione della pandemia e l’introduzione degli ammortizzatori sociali con causale Covid sono stati autorizzati 1,9 miliardi di ore di cassa integrazione ordinaria con meno di 700 milioni di effettivo utilizzo (il 35%) mentre sono stati autorizzati 981 milioni di cassa in deroga con un utilizzo di 494 milioni e un tiraggio del 50%. Se si considerano tutti gli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro (Cigo, cigd e Fondi di solidarieta’) con causale Covid le ore autorizzate tra il primo aprile e il 31 dicembre 2020 sono state oltre quattro miliardi. Le aziende si sono assicurate le ore di fermo salvo poi non usarne neanche la meta’, soprattutto nel periodo estivo, grazie alla ripresa produttiva. In vista dell’uscita dell’emergenza la riforma degli ammortizzatori sociali e il rilancio delle politiche attive del lavoro saranno centrali per la ripresa. Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, intervenendo alla presentazione del Rendiconto ha sottolineato che esistono “resistenze” al cambiamento sugli ammortizzatori sociali legato “all’accumularsi degli strumenti” ma che bisogna affrontarle guardando all’obiettivo di un ammortizzatore universale che tuteli tutti i lavoratori. Il gettito contributivo nell’anno funestato dalla pandemia da Covid – si legge nel Rendiconto – e’ stato pari a 225,5 miliardi di euro, in diminuzione di circa 11 miliardi di euro sul consuntivo 2019 mentre. le uscite per prestazioni istituzionali si sono attestate a 360 miliardi di euro, in aumento di 29 miliardi rispetto al consuntivo de 2019.” L’attenuazione delle piu’ negative previsioni elaborate nell’ottobre scorso – scrive il Civ – e’ sostanzialmente legato al minor ricorso alle misure di sostegno al reddito” La spesa di carattere pensionistico rimane sostanzialmente invariata e si attesta a 268,5 miliardi di euro. Le entrate a copertura delle prestazioni poste a carico del bilancio dello Stato (invalidita’ civile, assegni sociali, prestazioni Covid ecc) nonche’ dei disavanzi delle gestioni previdenziali sono state pari a 143 miliardi, in crescita di 28,47 miliardi rispetto ai 114,52 del 2019. L’anno ha visto il calo degli invalidi civili (oltre 52.000 in meno il saldo) ma la crescita della giacenza delle domande di invalidita’ che hanno raggiunto quota 1,8 milioni (1,3 delle quali per la prima visita). E’ aumentato anche il tempo medio di gestione delle pratiche con 34 giorni in piu’ e 154 giorni medi.

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