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Tecnologia

Web e informazioni, le ricerche che si fanno sono anonime ma ci fanno capire che cosa si cerca

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Le tracce digitali servono a capire chi siamo, che cosa volgiamo, che cosa chiediamo al web. Le ricerche di informazioni sul web da parte delle persone sono informazioni sulle persone che si ricercano. Digitate il vostro nome sul web, nella stringa di ricerca di google, ad esempio, e subito dopo vi compariranno le ricerche che fanno di voi. Quando si cercano nomi, fatti, luoghi, citazioni, barzellette o aiuto, ciò ci dice molto su cosa gli individui pensano, temono, desiderano e fanno. Basta sapere sfruttare gli strumenti che Google mette a disposizione in forma aggregata.

Al ‘motore’ si chiede di più ‘Raffaella Carrà’ o ‘Cristiano Ronaldo’? Si può fare di meglio. Quanto spesso negli Stati settentrionali degli Usa che votano democratico si cerca ‘negro’, ‘barzellette sui negri’ e così via?  Molto, molto più di quanto si potesse immaginare. Le interrogazioni a Google sono anonime, nessuno in casa propria ha remore nel farle. Si scopre così che il razzismo (non dichiarato) è ancora assai diffuso pure dove lo si credeva superato. Chi è maggiormente alla ricerca di siti pornografici? I disoccupati, che hanno tanto tempo libero… Che cosa incide di più sulla depressione? La temperatura esterna. E, ancora, durante la recente recessione gli abusi sui minori sono aumentati, anche se le denunce sono diminuite. Lo sappiamo dalle ricerche su Internet delle vittime. Potere dei Big Data.

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Salute

Intelligenze artificiali eccellenze in campo sanitario, ma vulnerabili

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Sono sempre di più le applicazioni dell’intelligenza artificiale in campo sanitario, ad esempio fanno diagnosi interpretando i test medici, ma affidarsi troppo agli algoritmi potrebbe nascondere un ‘lato oscuro’. È fin troppo facile, infatti, ingannare questi programmi facendo magari credere che c’è una malattia in realtà inesistente. Lo sottolineano in uno studio gli esperti del Mit e della Harvard University su Science. Anche se ancora non ci sono report di attacchi hacker che abbiano violato una di queste applicazioni, sottolinea lo studio, l’ipotesi potrebbe verificarsi vista la frequenza di queste violazioni. E oltre ai cybercriminali potrebbero essere gli stessi medici a metterla in pratica, magari per farsi rimborsare cifre più alte dalle assicurazioni. L’intelligenza artificiale, ricorda la ricerca, è in sperimentazione in tutto il mondo su una serie di patologie, dai tumori a quelle dell’occhio per cui c’è una app già approvata dall’Fda che trova i segni di cecità dovuta al diabete.

Intelligenza artificiale. Decine di miliardi di dollari investiti nella ricerca scientifica da Big Tech e Paesi

Lo studio dimostra, ad esempio, che una lesione benigna della pelle puo’ essere interpretata come maligna dall’intelligenza artificiale cambiando pochi pixel o semplicemente ruotando di 90 gradi l’immagine. Anche poche modifiche ad un testo possono avere grandi effetti: se nella descrizione del paziente si scrive ‘lombalgia’ invece di ‘dolore alla schiena’ e ‘dipendenza cronica da alcol’ invece che ‘abuso di alcol’, cambia il rischio di sviluppare dipendenza dagli oppiacei calcolato che passa da molto alto a molto basso. “Ci sono delle tecniche per difendersi – sottolinea l’articolo – se c’e’ la volonta’ politica. Ad esempio in casi in cui i dati o le immagini potrebbero essere modificate, si puo’ estrarre e salvare una ‘impronta digitale'”. Questo tipo di ‘adversarial attacks’, cioe’ le contraddizioni in cui incorre la tecnologia, argomentano gli esperti, del resto sono gia’ stati messi in pratica su altre applicazioni dell’intelligenza artificiale. Alcuni ricercatori hanno dimostrato ad esempio che un piccolo proiettore a infrarossi montato su un cappello puo’ far credere agli algoritmi per il riconoscimento facciale che la persona inquadrata abbia caratteri caucasici invece che asiatici. Anche le auto senza pilota possono essere deviate dal percorso facendo dei piccoli cambiamenti alla segnaletica stradale. “Gli interessi nel settore della salute – concludono gli autori – uniti ai miliardi di dollari in gioco rendono questo un problema attuale”.

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In Evidenza

WhatsApp, contro bufale un contatore dei messaggi inoltrati

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WhatsApp continua a testare funzionalità per dare modo agli utenti di capire quando si trovano davanti alle fake news. L’ultima novità in arrivo è l’indicazione del numero di volte in cui un messaggio è stato inoltrato, e quindi quanto ha circolato sulla chat di proprietà di Facebook. La nuova funzione, una specie di contatore di cui riferisce il sito WABetaInfo, è stata avvistata su una versione beta, cioè non definitiva, dell’applicazione. Nei mesi scorsi WhatsApp ha iniziato a segnalare quando un messaggio che si riceve non è stato scritto da chi lo manda, bensì inoltrato, e ha limitato il numero di persone a cui si può inviare simultaneamente lo stesso messaggio, così da contenere la propagazione delle bufale. A breve, un messaggio inoltrato per piu’ di quattro volte sara’ segnalato come “inoltrato di frequente”. Dei messaggi inviati, inoltre, si potra’ sapere il numero esatto di volte in cui sono stati inoltrati. Sempre nell’ottica di contrastare le notizie false rendendo gli utenti piu’ consapevoli, WhatsApp – ha rivelato WABetaInfo nei giorni scorsi – introdurra’ un motore di ricerca interno (che consente di fare ricerche sul web senza uscire dalla app), e anche la possibilita’ di fare una ricerca per immagini: se l’utente riceve una foto, potra’ risalire alle pagine web in cui e’ stata pubblicata in passato, in modo da valutarne l’attendibilita’.

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Cronache

Costi e prestazioni buone, nel mercato smartphone c’è la riscossa dei cinesi in Europa e Africa con Huawei e Xiaomi

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Apple e Samsung scivolano nelle spedizioni smartphone nella zona Emea (Europa, Africa e Medio Oriente) volano le cinesi Huawei e Xiaomi che iniziano a far paura ai big. Lo attestano le rilevazioni della societa’ di analisi Idc riferite al quarto trimestre 2018, quello piu’ importante che include le spedizioni natalizie. E al quarto posto spunta un’altra azienda cinese, Transsion, meno conosciuta ma venduta in Africa e nei paesi emergenti. Complessivamente, nella regione considerata, le spedizioni totali di smartphone sono pari a 98,8 milioni di unita’, simili allo stesso periodo dell’anno precedente, il 2017.

 

Quello che cambia sono i rapporti di vendita e di forza tra i marchi. “Nell’Unione europea, un mercato chiave per Huawei, l’azienda si e’ avvicinata al sorpasso di Samsung”, spiega Marta Pinto, ricercatrice di Idc. Andando nello specifico, Samsung resta il primo produttore in classifica nel mercato Emea ma rallenta spedizioni e quota di mercato, con un calo del 3,8%. Anche Apple registra una diminuzione: passa da 19,3 milioni di unita’ a 16,4 milioni, con una riduzione della quota di mercato che passa dal 19,6% del 2017 all’attuale 16,6%. Sono gli unici due big a perdere terreno, mentre le cinesi Huawei e Xiaomi volano con incrementi che superano il 70%. In particolare Huawei – che nell’area Emea e’ seconda avendo scavalcato Apple – dai 12 milioni di spedizioni smartphone di fine 2017 balza a 20,9 milioni di unita’: la sua quota di mercato esplode dal 12,2% al 21,2% con una crescita del 73,7%. E il 26 marzo a Parigi presenta un nuovo smartphone. Anche Xiaomi quasi raddoppia il suo business passando da 2,4 milioni di spedizioni di smartphone nella regione Emea a 4,2 milioni di unita’, una crescita del 70,5%. Ma, a sorpresa, viene scavalcata al quarto posto nell’area, da Transsion, piu’ nota agli addetti ai lavori.

L’azienda cinese che opera in diversi settori della tecnologia con i marchi Tecno, Infinix e Itel, irrompe in classifica con 8,2 milioni di terminali, venduti principalmente con il marchio Tecno in Africa, India e altri paesi emergenti. E proprio qui che gli analisti Idc prevedono la crescita piu’ grande trainata dalla sostituzione dei telefoni base con gli smartphone. Gli analisti, infatti, prevedono un lieve calo in tutta la regione nel 2019, principalmente a causa delle condizioni del mercato in Europa occidentale, centrale e orientale, con il Medio Oriente e l’Africa che dovrebbero registrare una crescita di quasi il 3%.

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