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Economia

Voci su fusione Renault-Nissan, ma il ministro delle Finanze Bruno Le Maire smentisce

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Una fusione tra Renault e Nissan per dare stabilità ed equilibrio al gruppo automobilistico dopo la vicenda dell’arresto di Carlos Ghosn (nella foto in evidenza), l’ex presidente considerato il principale artefice del consolidamento dell’alleanza. A fare pressing in questa direzione, secondo la stampa giapponese, e’ Parigi, che avrebbe chiesto al Giappone di valutare la possibilita’ di un ‘merger’, anche se il ministro delle Finanze Bruno Le Maire ha smentito con decisione. Rumors da parte di diversi media, tra cui le agenzie Kyodo e Bloomberg, dicono che, secondo alcune fonti vicine al dossier, la richiesta del governo francese, che e’ il principale azionista di Renault con una quota del 15% (mentre l’azienda francese controlla il 43% della Nissan), sarebbe giunta nel corso dei negoziati a Tokyo tra le delegazioni delle due case auto e riflette la posizione del presidente francese Emmanuel Macron. Nell’incontro dello scorso mese a Parigi tra Macron e il premier giapponese Shinzo Abe a Parigi, tra l’altro, i due leader avevano espresso il desiderio di arrivare a un’alleanza stabile, che includesse anche la Mitsubishi Motors. La Nissan possiede appena il 15% della casa francese, sebbene contribuisca a gran parte della redditivita’ del gruppo, e per questo motivo intende ridurre la sfera di controllo della Renault sul management nipponico, rendendo l’intesa piu’ equilibrata. Le voci sono state pero’ gelate dalla dichiarazione di Le Maire, che al Journal du Dimanche ha escluso che “sul tavolo” ci sia un’operazione del genere: “Sul tavolo non c’e’ nessuna modifica alla composizione dell’azionariato ne’ alle partecipazioni incrociate fra Renault e Nissan”, ha dichiarato Le Maire, limitandosi a ribadire che la Francia vuole una governance “solida e stabile” alla guida del gruppo. L’alleanza e’ stata scossa nei mesi scorsi dalla vicenda di Ghosn, che e’ stato arrestato a meta’ novembre e incriminato con le accuse di aver sottostimato i suoi compensi a partire dal 2010, e per abuso di fiducia aggravata, oltre a una serie di illeciti finanziari. Accuse che l’ex top manager nega. La Nissan nel frattempo ha licenziato Ghosn segnalando l’eccessivo potere nelle mani di una sola persona. L’ex tycoon 64enne – considerato il salvatore della Nissan – era stato mandato in Giappone dalla Renault nel 1999 come direttore operativo, prima di essere promosso a presidente della casa auto nipponica nel 2000 e successivamente ad amministratore delegato tra il 2001 e il 2017. Ghosn continua a ricoprire il ruolo di presidente e amministratore delegato della partner Renault, ma l’azienda francese sta valutando una sua sostituzione considerato il lungo periodo di detenzione e il perentorio rifiuto delle autorita’ giapponesi a concedere la liberta’ su cauzione.

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Economia

Poste conquista il controllo di Tim: adesioni al 46,5%, quota complessiva oltre il 66%

Poste Italiane assume il controllo di Tim dopo che le adesioni all’offerta pubblica di acquisto e scambio hanno raggiunto il 46,5% del capitale. Sommando il 20,1% già posseduto, il gruppo supera il 66%. L’offerta, migliorata a 1,97 euro più 0,218 azioni Poste per ogni titolo Tim, sarà riaperta dal 21 al 25 settembre. La strategia prevede il delisting e un nuovo piano industriale nel 2027.

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Poste Italiane conquista il controllo di Tim. Al termine del periodo principale dell’offerta pubblica di acquisto e scambio, le adesioni hanno raggiunto il 46,5% del capitale della società telefonica. Una quota che, sommata al 20,1% già detenuto dal gruppo guidato da Matteo Del Fante, porta Poste oltre il 66% di Tim.

L’offerta non si chiude definitivamente: dopo il miglioramento delle condizioni economiche deciso da Poste, i termini saranno riaperti per cinque sedute di Borsa, dal 21 al 25 settembre.

L’accelerazione nell’ultima giornata

Nel rush finale sono state apportate all’offerta altre 635.897.378 azioni, facendo salire il totale a 993.608.722 titoli. Le adesioni sono così balzate dal 16,75% registrato nella giornata precedente a oltre il 46% del capitale.

Le azioni conferite rappresentano il 58,23% dei titoli oggetto dell’offerta. «Se guardate i benchmark è sempre così: le accelerazioni arrivano negli ultimi giorni», aveva osservato poco prima della chiusura l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola.

Il rilancio di Poste

A favorire l’accelerazione è stato il rilancio annunciato da Poste. Il corrispettivo in denaro è stato aumentato di 30 centesimi per ogni azione Tim, raggiungendo 1,97 euro, ai quali si aggiungono 0,218 nuove azioni ordinarie Poste.

Il gruppo ha inoltre rinunciato alla soglia minima di validità dell’operazione, inizialmente subordinata al raggiungimento del 66,67% dei diritti di voto.

Proprio il miglioramento dell’offerta ha fatto scattare la riapertura dei termini. Gli azionisti Tim che non hanno ancora aderito potranno consegnare i propri titoli dal 21 al 25 settembre, ottenendo lo stesso corrispettivo maggiorato.

Verso il delisting e il nuovo piano

La settimana supplementare potrà consentire a Poste di rafforzare ulteriormente la propria posizione nel capitale di Tim. La tabella di marcia indicata dal gruppo prevede il delisting della società telefonica e la presentazione di un nuovo piano industriale all’inizio del 2027.

Al centro dell’operazione ci sono l’integrazione delle attività e le sinergie tra due gruppi strategici per il Paese, dalla telefonia ai servizi digitali e finanziari.

L’operazione ha ricevuto anche il sostegno del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, secondo il quale Tim ha recuperato una prospettiva più ampia in un settore tecnologicamente fondamentale. Anche i vertici della società telefonica, a partire da Labriola, avevano annunciato l’intenzione di aderire con le azioni in loro possesso.

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Poste Italiane conquista il controllo di Tim superando il 66% del capitale dopo il balzo delle adesioni all’Opas.

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Poste conquista il controllo di Tim: le adesioni all’Opas raggiungono il 46,5% e la quota complessiva supera il 66%.

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Poste Italiane assume il controllo di Tim dopo che le adesioni all’offerta pubblica di acquisto e scambio hanno raggiunto il 46,5% del capitale. Sommando il 20,1% già posseduto, il gruppo supera il 66%. L’offerta, migliorata a 1,97 euro più 0,218 azioni Poste per ogni titolo Tim, sarà riaperta dal 21 al 25 settembre. La strategia prevede il delisting e un nuovo piano industriale nel 2027.

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Lavoro, 155mila occupati in più ma cresce anche la disoccupazione

Nel secondo trimestre 2026 l’Italia registra 155 mila occupati in più rispetto ai tre mesi precedenti, raggiungendo quota 24 milioni e 363 mila. Aumentano soprattutto i dipendenti a tempo indeterminato. Crescono anche i disoccupati, ma il dato è accompagnato da una forte riduzione degli inattivi. Su base annua gli occupati aumentano di 246 mila unità.

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Nel secondo trimestre del 2026 gli occupati in Italia salgono a 24 milioni e 363 mila. Al netto degli effetti stagionali, l’aumento è di 155 mila unità rispetto ai primi tre mesi dell’anno, pari allo 0,6%. Crescono però anche i disoccupati, mentre diminuisce sensibilmente il numero delle persone inattive.

È il quadro delineato dall’Istat, che registra un miglioramento complessivo della partecipazione al mercato del lavoro, con più persone che trovano un’occupazione o tornano a cercarla.

Cresce soprattutto il lavoro stabile

L’incremento interessa tutte le principali categorie. I dipendenti a tempo indeterminato aumentano di 120 mila unità, quelli a termine di 18 mila e gli indipendenti di 17 mila.

Il tasso di occupazione destagionalizzato raggiunge così il 63,1%, con un incremento di 0,4 punti rispetto al trimestre precedente.

Nello stesso periodo i disoccupati aumentano di 31 mila unità, pari al 2,2%, e il relativo tasso sale al 5,6%. La crescita simultanea di occupati e disoccupati è legata alla diminuzione degli inattivi: 185 mila persone in meno, con il tasso di inattività sceso al 33%.

In un anno 246mila occupati in più

Il confronto con il secondo trimestre del 2025 mostra una crescita dell’occupazione di 246 mila unità, pari all’1%. L’aumento coinvolge i dipendenti permanenti e soprattutto gli autonomi, mentre i lavoratori a termine diminuiscono dell’1,2%.

Su base annua si riducono sia i disoccupati, con 167 mila persone in meno, sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, calati di 140 mila unità.

I tassi tendenziali, calcolati sui dati non destagionalizzati del trimestre, indicano un’occupazione al 63,4%, una disoccupazione al 5,9% e un’inattività al 32,5%.

Più ore lavorate del Pil

Le ore lavorate aumentano dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,3% su base annua. Nello stesso periodo il Pil cresce dello 0,2% in termini congiunturali e dell’1% rispetto al secondo trimestre del 2025.

Le posizioni lavorative dipendenti aumentano dello 0,3% in tre mesi e dell’1,3% in un anno. La crescita è più sostenuta per il part-time, che rappresenta il 28,9% delle posizioni lavorative.

Positivo anche l’andamento del lavoro in somministrazione, in crescita del 2% sul trimestre e del 3% su base annua. Il lavoro intermittente aumenta invece dell’1,3% rispetto ai primi tre mesi del 2026 e del 6,7% in un anno.

Salgono retribuzioni e costo del lavoro

Il costo del lavoro per unità equivalente a tempo pieno cresce dello 0,5% sul trimestre e del 2,8% su base annua. Le retribuzioni aumentano del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i contributi sociali segnano un incremento del 3,4%.

Diminuisce il ricorso alla cassa integrazione, sceso a 6,2 ore ogni mille lavorate. Il tasso dei posti vacanti si attesta invece all’1,5%, in calo sia rispetto al trimestre precedente sia su base annua.

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Economia

La Bce alza i tassi al 2,5%, i mercati scommettono su altri tre rialzi entro il 2027

La Bce aumenta i tassi di un quarto di punto, portandoli al 2,5%. Lagarde avverte sui rischi legati alla guerra in Medio Oriente e allo shock energetico. I mercati scommettono su altri tre rialzi, mentre famiglie e imprese temono nuovi rincari.

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La Banca centrale europea alza i tassi di interesse di un quarto di punto, portandoli al 2,5%. Una decisione considerata sostanzialmente scontata e approvata all’unanimità dal Consiglio direttivo. L’attenzione degli investitori si sposta ora sulle prossime mosse: i mercati scommettono su altri tre rialzi entro ottobre 2027, con il costo del denaro destinato ad avvicinarsi al 3%.

Dalla conferenza stampa della presidente Christine Lagarde, tenuta a Berlino dopo la riunione ospitata dalla Bundesbank, è emersa una linea particolarmente attenta ai rischi d’inflazione provocati dalla guerra in Medio Oriente e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz.

La Bce si pone così alla testa delle banche centrali del G7, seguita per ora dal Giappone, nella risposta allo shock energetico. Anche la Federal Reserve potrebbe essere costretta a valutare una stretta dopo l’aumento dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti, saliti al 5,4%.

Secondo rialzo dall’inizio della stretta

L’intervento porta il costo del denaro al 2,5% e rappresenta il secondo rialzo della nuova fase restrittiva iniziata a giugno, dopo l’escalation militare in Medio Oriente.

La Bce ha aggiornato anche le proprie previsioni economiche. La crescita dell’Eurozona è stimata allo 0,9% nel 2026, all’1,4% nel 2027 e all’1,5% nel 2028.

Le stime sull’inflazione indicano invece un aumento dei prezzi del 3% nell’anno in corso, del 2,5% nel 2027 e del 2,1% nel 2028. Il ritorno stabile all’obiettivo del 2% appare quindi ancora lontano.

Lagarde: «Lo shock energetico può intensificarsi»

La presidente della Bce ha sottolineato la capacità di tenuta dell’economia europea. Dopo la crescita dello 0,6% registrata nel secondo trimestre, la più alta degli ultimi quattro anni, l’espansione dovrebbe proseguire anche nel terzo.

Il quadro lascia alla banca centrale spazio per intervenire sui tassi, almeno finché la stretta non comprometterà la crescita. Il manifatturiero europeo mostra segnali di ripresa, mentre l’Italia continua a procedere più lentamente, con la produzione industriale rimasta ferma a luglio.

«Lo shock energetico potrebbe intensificarsi ulteriormente», ha avvertito Lagarde. Il petrolio ha superato i 105 dollari al barile e il gas gli 81 euro. Secondo la Bce, il conflitto mediorientale continuerà a esercitare pressioni sui prezzi e manterrà l’inflazione sopra il 2% per un periodo prolungato.

Nello scenario più grave elaborato da Francoforte, nel 2027 la crescita potrebbe ridursi allo 0,4%, mentre l’inflazione potrebbe salire fino al 5,4%.

Nessuna indicazione sui prossimi rialzi

Lagarde non ha fornito una traiettoria prestabilita per i tassi. Le decisioni continueranno a essere prese riunione dopo riunione, sulla base dei dati economici.

La presidente ha però assicurato che la Bce è «determinata» a riportare l’inflazione verso il 2%. Attualmente l’indice si trova al 3,3%, il livello più elevato degli ultimi tre anni.

Le sue parole sono state interpretate dai mercati in senso restrittivo. Gli investitori prevedono che i tassi possano superare il livello considerato neutrale e spingersi verso il 3%.

Gli economisti restano più cauti

Una parte degli analisti invita però alla prudenza. L’inflazione di fondo, depurata dalle componenti più volatili come energia e alimentari, sta rallentando, così come quella dei servizi e le pressioni salariali.

Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet, osserva che il mercato ha reagito con una lettura «marcatamente restrittiva», ma esprime dubbi sulla possibilità che si realizzi un ciclo complessivo di aumenti superiore a 100 punti base, 50 dei quali già effettuati.

Le reazioni di imprese e consumatori

Il Codacons teme un ulteriore aggravio per le famiglie, soprattutto per chi ha finanziamenti o mutui a tasso variabile. Confartigianato avverte invece che la decisione aggiunge nuova pressione sulle imprese, già penalizzate dai costi energetici.

Più favorevole il giudizio di Confcommercio, che definisce il rialzo una scelta «difficile ma necessaria» per contrastare l’inflazione futura. È anche la linea della Bce: una crescita eccessiva e prolungata dei prezzi finirebbe per danneggiare consumi, investimenti ed economia.

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