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Violenze in carcere: il pm chiede la proroga degli arresti per 20 agenti

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 La Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ha chiesto la proroga degli arresti domiciliari per venti poliziotti della Penitenziaria indagati nell’inchiesta sulle violenze commesse ai danni di detenuti al carcere sammaritano il 6 aprile del 2020. Il gup Pasquale D’Angelo decidera’ il 15 dicembre, giorno in cui iniziera’ l’udienza preliminare per i venti agenti e per gli altri indagati – 108 in totale tra poliziotti penitenziari e funzionari del Dap – per i quali la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Il procuratore aggiunto Alessandro Milita e i pm Alessandra Pinto e Daniela Pannone hanno richiesto la prosecuzione dei domiciliari per i venti poliziotti ancora ristretti agli arresti dal 28 giugno scorso, giorno in cui scatto’ il blitz dei carabinieri che porto’ in carcere otto agenti e altri 18 ai domiciliari. Ad oggi non c’e’ piu’ nessun agente in carcere, ma ne sono rimasti venti ancora in regime di custodia cautelare in casa, per i quali la Procura chiede ora la proroga degli arresti: tra questi compaiono Pasquale Colucci, comandante del Nucleo operativo traduzioni e piantonamenti del centro penitenziario di Secondigliano e comandante del gruppo di ‘Supporto agli interventi’, l’ex comandante della penitenziaria di Santa Maria Capua Vetere Gaetano Manganelli, il commissario Anna Rita Costanzo, il sovrintendente Salvatore Mezzarano, l’ultimo ad essere uscito dal carcere. La Procura ha inoltre chiesto la proroga della misura cautelare dell’interdizione dai pubblici uffici per altri sette agenti.

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Navi e aerei militari per svuotare Lampedusa, più Centri

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Nel sistema d’accoglienza sono presenti 120mila migranti. Erano 80mila un anno fa (+50%). E gli arrivi via mare sono saliti a 27.200 nel 2023, contro i 6.700 dello stesso periodo del 2022: un aumento superiore al 300%. Numeri che preoccupano il Viminale, i cui uffici sono al lavoro per approntare misure in previsione di un’estate che si annuncia calda sul fronte degli sbarchi. E così, grazie ad un accordo con il ministero della Difesa, saranno operativi navi e aerei militari per svuotare Lampedusa nelle giornate di picco di presenze nell’hotspot; ci sarà un esame accelerato alla frontiera delle domande di asilo per agevolare il rimpatrio verso i Paesi sicuri; verranno rafforzate le espulsioni potenziando il numero e la capienza dei Centri di permanenza per il rimpatrio: ne servono almeno uno a regione.

Non si pensa, invece a tendopoli o alla requisizione di edifici; l’obiettivo del ministero è infatti quello di ridurre l’impatto sul territorio delle accoglienza. Il Governo intanto lavora con l’Europa e con i Paesi di provenienza e transito per limitare le partenze, che continuano senza tregua soprattutto dalla Tunisia e dalla Libia, nazioni in profonda crisi istituzionale ed economica. E di ieri l’ultima telefonata tra il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi ed il suo collega tunisino Kamel Feki; i due hanno espresso “preoccupazione per il crescente numero di migranti irregolari giunti sulle coste italiane durante il primo trimestre dell’anno in corso”. I contatti tra Governi continuano, dunque, per frenare le partenze. Nel frattempo, però, c’è da sistemare chi arriva e non è un compito facile. La situazione più critica si sta verificando a Lampedusa: l’hotspot ha una capienza di 400 posti, ma si superano ormai continuamente le mille presenze.

I traghetti di linea ed i mezzi della Guardia costiera finora utilizzati non sono sufficienti ad assicurare il veloce trasferimento degli stranieri sulla terraferma in modo da garantire adeguate condizioni di vivibilità nella struttura. Ecco così che a disposizione del Viminale, grazie alla collaborazione fornita dalla Difesa, ci saranno ora anche navi ed aerei militari che nelle giornate di arrivi record potranno fornire supporto nelle operazioni di trasferimento e dare respiro all’isola. Si punta poi a potenziare i rimpatri, dal momento che il grosso dei migranti – è il ragionamento del Viminale – proviene da Paesi cosiddetti sicuri e non avrebbe i requisiti per ottenere la protezione. L’obiettivo, quindi, è quello di adottare alla frontiera procedure accelerate per l’esame delle domande di protezione, in modo da dare una risposta in tempi più veloci ed agevolare così il rimpatrio per chi non ottiene il diritto di restare in Italia.

Collegato a questo aspetto è il potenziamento della rete dei Centri di permanenza per il rimpatrio, dove trova posto chi rifiuta di di farsi identificare. Ne servono di più – almeno uno per regione – e con una maggiore capienza. “Il Governo – ha spiegato Piantedosi – è impegnato in una duplice direzione: rallentare o arrestare i flussi di migranti dai focolai più critici, provvedendo anche alla salvaguardia delle persone che scappano da condizioni difficili. Al netto di questo, in qualche modo dobbiamo frenare questo flusso incontrollato, per avere numeri più sostenibili”. E si punta, ha assicurato il ministro, ad evitare “un impatto critico sui territori. Non vogliamo vedere le stesse scelte del passato e nemmeno riattivare gli hub per l’accoglienza”. La soluzione immediata, ha aggiunto, “è quella di distribuire i migranti in maniera capillare sul territorio come stiamo facendo. Allo stesso tempo, stiamo lavorando con i ministri dell’Interno dei Paesi di transito dei flussi, per trovare soluzioni”.

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Papa migliora, già lunedì era pronto piano per Pasqua

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Migliora progressivamente il quadro clinico complessivo di papa Francesco, che prosegue le terapie al Policlinico Gemelli dopo il ricovero di ieri pomeriggio in seguito a un malore dovuto a “un’infezione respiratoria”, che si è rivelata “una bronchite su base infettiva”. La situazione odierna dapprima è stata descritta poco dopo mezzogiorno dal direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni, spiegando che “Sua Santità Papa Francesco ha riposato bene durante la notte. Il quadro clinico è in progressivo miglioramento e prosegue le cure programmate”.

“Questa mattina dopo aver fatto colazione, ha letto alcuni quotidiani ed ha ripreso il lavoro – ha aggiunto il portavoce della Santa Sede – Prima del pranzo si è recato nella Cappellina dell’appartamento privato, dove si è raccolto in preghiera ed ha ricevuto l’eucarestia”. Poi nella serata sempre Bruni ha comunicato che “Papa Francesco ha trascorso il pomeriggio dedicandosi al riposo, alla preghiera e ad alcune incombenze di lavoro”. Mentre lo staff medico che segue il Pontefice ha fatto sapere che “nell’ambito di controlli clinici programmati al Santo Padre è stata riscontrata una bronchite su base infettiva che ha richiesto la somministrazione di una terapia antibiotica su base infusionale che ha prodotto gli effetti attesi con un netto miglioramento dello stato di salute.

Sulla base del prevedibile decorso il Santo Padre potrebbe essere dimesso nei prossimi giorni”. Già di buon mattino si era appreso, da fonti vicine al decimo piano del Policlinico universitario, dove il Pontefice trascorre la sua degenza nello speciale appartamento dei Papi, che Francesco aveva trascorso una notte tranquilla, “liscia come l’olio”, e che c’era ottimismo tra lo staff di medici e infermieri anche su un suo rapido ritorno in Vaticano, “salvo imprevisti”. Gli accertamenti sono ovviamente continuati e hanno escluso sia problemi cardiaci che una polmonite. In sostanza, l’infezione respiratoria di cui soffre il Pontefice risulta “lieve”; una “bronchite” che non ha prodotto versamenti, come si è potuto verificare con una Tac a cuore e polmoni. Che, a quanto spiegano fonti ospedaliere, sarebbe stata causata da un virus.

Tuttavia, non si sa ancora con certezza quanti giorni di degenza il Papa dovrà fare al Gemelli, anche perché l’86/enne ha preso peso e questo non aiuta nell’affrontare l’infezione. Non si trascura neanche il fatto che Bergoglio all’età di 21 anni, quand’era seminarista in Argentina, subì una resezione in seguito a una grave forma di polmonite: gli venne asportato il lobo superiore del polmone destro a causa di tre cisti. A quell’epoca malattie polmonari come infezioni fungine o polmoniti erano curate chirurgicamente per la scarsità di antibiotici. Anche nel caso attuale “l’utilizzo precoce di antibiotici e anti-infiammatori è la migliore garanzia di una pronta guarigione”, rilevano ancora fonti mediche.

Il ricovero permette, in una condizione di prudenza, di sottoporre il Pontefice alla terapia in forma endovenosa, mentre continuano il monitoraggio dell’ossigeno e gli esami ematochimici. Intanto in Vaticano è pronto fin da lunedì scorso il piano per i riti della Settimana Santa, a partire dalla messa della Domenica delle Palme che sarà celebrata dal vice decano del Collegio cardinalizio, card. Leonardo Sandri. Quelle del Giovedì Santo, la “crismale” del mattino dal cardinale vicario di Roma Angelo De Donatis e la pomeridiana “in Coena Domini” dall’arciprete di San Pietro card. Mauro Gambetti. Quella della Domenica di Pasqua, infine, dal cardinale decano Giovanni Battista Re. Non si può certo escludere che, anche in caso il Papa venga presto dimesso dal Gemelli, i medici gli consiglino un periodo di riposo a Casa Santa Marta. A Bergoglio nel frattempo arrivano attestati di vicinanza e auguri di pronta guarigione da tutto il mondo, da autorità istituzionali, ecclesiastiche, associazioni e semplici fedeli. Tra gli altri quelli del presidente Sergio Mattarella, del presidente americano Joe Biden, del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, del presidente della Camera Lorenzo Fontana, dei ministri Antonio Tajani ed Elisabetta Casellati. Tanto che il Papa, in un tweet, si è detto “toccato dai tanti messaggi ricevuti in queste ore”, esprimendo “a tutti” la sua “gratitudine per la vicinanza e la preghiera”.

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Truffa milionaria all’ereditiera milanese Vittoria Caproni, quattro truffatori napoletani arrestati

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La polizia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dalla Procura di Milano, nei confronti di quattro persone ritenute autrici della truffa da oltre un milione di euro alla ereditiera Vittoria Caproni. L’episodio è avvenuto lo scorso 10 gennaio proprio nel capoluogo lombardo, ma le persone arrestate sono tutte “trasfertiste” provenienti da Napoli. La modalità è stata quella classica delle truffe agli anziani, con il centralinista che chiama la vittima allarmandola con un grave problema a un familiare che necessita immediatamente di denaro.

Nel caso specifico la Caproni è stata contattata da un finto avvocato che le aveva comunicato il coinvolgimento del figlio in un incidente stradale, spiegandole che per evitare un possibile arresto avrebbe dovuto pagare una cauzione di circa 12.700 euro in contanti. A quel punto è intervenuto nella conversazione un complice che si è presentato come maresciallo per dare credibilità al racconto. Assieme sono riusciti a convincere la donna a consegnare a un emissario contanti, gioielli e lingotti per un valore stimato in un milione e 600 mila euro. Tutti portato via in un trolley. Fondamentale per l’indagine l’analisi dei tabulati e delle telecamere.

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