Cronache
Violenza denunciata da una studentessa Erasmus a Milano, tre giovani si presentano spontaneamente in Procura
Proseguono le indagini sulla presunta violenza sessuale di gruppo denunciata da una studentessa spagnola in Erasmus a Milano. Tre giovani si sono presentati spontaneamente agli investigatori sostenendo che i rapporti furono consensuali.
Prosegue l’inchiesta della Procura di Milano sulla presunta violenza sessuale di gruppo denunciata da una studentessa spagnola di 20 anni, arrivata in città per il programma Erasmus. Nelle ultime ore almeno tre dei quattro giovani che sarebbero coinvolti nella vicenda si sono presentati spontaneamente davanti agli investigatori, pur non avendo ancora ricevuto alcuna informazione di garanzia.
L’obiettivo, secondo i rispettivi legali, è stato quello di mettere a verbale la propria versione dei fatti dopo quanto emerso sugli organi di informazione. I ragazzi sostengono che non vi sia stata alcuna violenza e che gli eventuali rapporti sessuali avvenuti quella notte siano stati consensuali.
Le dichiarazioni spontanee e la richiesta di acquisire le telecamere
Uno dei giovani, un italiano di 24 anni assistito dall’avvocato Francesco Furnari, si è presentato davanti agli uffici della Procura chiedendo di essere ascoltato. Non essendo formalmente indagato, gli è stata consentita la possibilità di rendere dichiarazioni spontanee alla polizia giudiziaria.
Nel verbale il ragazzo ha sostenuto che la giovane sarebbe uscita volontariamente dal locale insieme a lui e ad altri amici e che sarebbe poi salita spontaneamente a bordo dell’auto. Secondo la sua ricostruzione, i rapporti sessuali sarebbero stati consensuali e avvenuti con uno degli altri ragazzi presenti.
Lo stesso giovane ha inoltre chiesto l’acquisizione delle immagini delle telecamere comunali presenti nell’area del parcheggio dove si sarebbero svolti i fatti, ritenendo che possano contribuire a chiarire l’accaduto.
Versioni analoghe da parte degli altri ragazzi
Anche un altro ventenne, assistito dall’avvocato Gianluigi Bonifati, si è presentato spontaneamente agli investigatori per fornire la propria versione. Un terzo giovane, invece, aveva già preso contatti con la polizia attraverso un commissariato fuori Milano.
Secondo quanto riferito dal suo difensore, il ragazzo avrebbe riconosciuto alcune analogie tra le notizie diffuse dai media e la serata trascorsa insieme agli amici e ad una studentessa spagnola. Anche in questo caso la linea difensiva è quella della consensualità dei rapporti.
La denuncia della studentessa
L’inchiesta è partita dalla denuncia presentata dalla giovane spagnola dopo una serata trascorsa in una discoteca di via Corelli, nella periferia est di Milano, tra il 22 e il 23 maggio.
Secondo la ricostruzione contenuta nella denuncia, la ragazza sarebbe stata avvicinata da alcuni giovani all’interno del locale e successivamente portata all’esterno. Gli abusi sarebbero poi proseguiti in un’automobile e in un parcheggio della zona.
Dopo i fatti, la ventenne si sarebbe recata in ospedale e successivamente in Questura per formalizzare la denuncia. Terminati gli accertamenti, è rientrata in Spagna.
Le indagini proseguono
La Procura di Milano, con le pm Letizia Mannella e Rosaria Stagnaro, continua a coordinare gli accertamenti affidati alla Squadra Mobile. Gli investigatori stanno analizzando immagini di videosorveglianza, celle telefoniche, referti medici e altri elementi tecnici utili a ricostruire con precisione quanto accaduto.
Al momento l’inchiesta è nella fase preliminare. Le responsabilità individuali sono ancora oggetto di verifica e, come previsto dall’ordinamento, vale per tutti gli eventuali indagati il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Una ricostruzione ancora tutta da verificare
Da una parte vi è la denuncia della giovane, che agli investigatori avrebbe raccontato di aver subito violenze particolarmente gravi. Dall’altra vi sono le versioni dei giovani che sostengono la piena consensualità dei rapporti.
Sarà il lavoro degli inquirenti, supportato dalle prove scientifiche e dagli elementi raccolti sul campo, a stabilire quale sia stata la reale dinamica dei fatti e se vi siano profili di responsabilità penale.
Cronache
Omicidio di Luigi “Luca” Esposito, in auto con lui c’era un’altra persona: si cerca il misterioso accompagnatore
Le immagini di videosorveglianza mostrerebbero Luigi “Luca” Esposito arrivare nella zona periferica di Eboli insieme a un’altra persona. Gli investigatori cercano l’uomo che potrebbe conoscere dettagli decisivi sull’omicidio del giornalista 53enne.
Luigi “Luca” Esposito non sarebbe arrivato da solo nella strada interpoderale di località Cioffi, alla periferia di Eboli, dove il suo corpo carbonizzato è stato ritrovato all’alba di domenica.
Secondo quanto emergerebbe da un esame più approfondito delle immagini di videosorveglianza, il giornalista sportivo di 53 anni avrebbe raggiunto la zona a bordo della sua Lancia Y bianca insieme a un’altra persona.
Un particolare che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire le ultime ore di vita della vittima.
Il mistero dell’accompagnatore
Dell’uomo che si trovava con Esposito non ci sarebbe, al momento, alcuna traccia.
Gli investigatori stanno cercando di identificarlo e di chiarire quale ruolo abbia avuto nella vicenda. Potrebbe aver partecipato al delitto oppure essere in possesso di informazioni fondamentali sull’incontro e sulle circostanze che hanno preceduto la morte del giornalista.
Le immagini, già visionate in una prima fase dai carabinieri, sono state analizzate nuovamente fotogramma per fotogramma nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura di Salerno.
Gli accertamenti sui rapporti personali
La ricostruzione della rete di conoscenze di Esposito si sta rivelando complessa.
Dopo l’Arpac e la Regione Campania, anche l’Ordine dei biologi avrebbe escluso che il 53enne fosse iscritto al relativo albo professionale. Gli investigatori stanno quindi verificando le informazioni relative alla sua attività lavorativa, ma l’attenzione resta concentrata soprattutto sui rapporti personali.
Le sorelle della vittima sono assistite dall’avvocata Annalisa Califano.
I sommozzatori nel canale vicino al luogo del delitto
I carabinieri del nucleo sommozzatori sono tornati nella zona del ritrovamento per controllare un piccolo corso d’acqua pieno di rifiuti che scorre alle spalle del terreno.
L’obiettivo è individuare eventuali oggetti utilizzati per colpire Esposito e poi abbandonati nel canale. Gli accertamenti medico-legali avrebbero infatti escluso l’uso di armi da fuoco.
Gli investigatori cercano bastoni, corpi contundenti o altri strumenti compatibili con le profonde lesioni riscontrate sul corpo.
L’autopsia e le lesioni
L’autopsia è stata eseguita dal medico legale incaricato dalla Procura, Gabriele Casaburi, alla presenza del consulente della famiglia, Giuseppe Raimo.
Sono stati effettuati esami istologici, tossicologici e genetici, questi ultimi necessari anche per la conferma definitiva dell’identità della vittima.
Gli accertamenti dovranno chiarire la causa e l’orario della morte e soprattutto stabilire se Esposito fosse già morto quando il corpo è stato dato alle fiamme.
Fratture al volto e alla clavicola
L’esame autoptico avrebbe confermato le lesioni già emerse dalla Tac total body effettuata dal dottore Fiorentino Mondillo, direttore dell’Unità operativa di Radiologia del Dea di Battipaglia-Eboli-Roccadaspide.
Sono state rilevate fratture alle ossa nasali, a una clavicola e al volto. Sarebbe invece esclusa, allo stato, l’ipotesi dello strangolamento, non essendo state riscontrate lesioni compatibili alle vertebre cervicali o alle cartilagini del collo.
Una frattura al bacino potrebbe essere stata provocata dall’aggressione oppure dall’azione del fuoco appiccato nel tentativo di distruggere il corpo e cancellare le tracce del delitto.
La salma resta sotto sequestro in attesa degli esiti completi degli esami.
Cronache
Tragedia in Alta Valtellina, bambino di un anno travolto e ucciso da un pick-up
Un bambino di poco più di un anno è morto dopo essere stato investito da un pick-up guidato da un familiare a Valdidentro, in Alta Valtellina. La tragedia è avvenuta durante la raccolta del fieno. Indagano i carabinieri.
Un bambino di poco più di un anno è morto dopo essere stato investito da un pick-up in località Plator, nel territorio comunale di Valdidentro, in Alta Valtellina.
L’incidente è avvenuto poco prima delle 18.30 durante le operazioni di raccolta del fieno.
Il mezzo era guidato da un familiare
Secondo le prime informazioni, il veicolo era guidato da un familiare stretto del piccolo.
Il bambino sarebbe sfuggito al controllo dei genitori e sarebbe finito nella traiettoria del mezzo. Si tratta tuttavia di una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori.
Indagano i carabinieri
Sull’accaduto sono in corso gli accertamenti dei carabinieri della Compagnia di Tirano, chiamati a ricostruire con precisione la dinamica della tragedia e le circostanze nelle quali il bambino si trovava vicino al pick-up.
Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli. La comunità dell’Alta Valtellina è sconvolta per la morte del piccolo.
Cronache
Tragedia nel lago di Como, muore a 9 anni davanti ai familiari
Arwa Rfali, bambina marocchina di 9 anni in vacanza con la famiglia, è annegata nel lago di Como davanti al Tempio Voltiano. Il corpo è stato recuperato dai sommozzatori dopo ore di ricerche.
Una bambina di 9 anni, Arwa Rfali, di nazionalità marocchina, è morta dopo essere scomparsa nelle acque del lago di Como, davanti al Tempio Voltiano, nella zona dei cosiddetti Giardini a lago.
La piccola si trovava in Italia con i genitori per trascorrere un periodo di vacanza e fare visita ad alcuni parenti residenti da anni nel Monzese. Nel pomeriggio stava giocando in acqua insieme ai cuginetti, a pochi metri dalla riva, quando è improvvisamente scomparsa.
L’allarme e le ricerche nel lago
A raccogliere per prima la richiesta di aiuto dei genitori è stata una pattuglia della polizia che si trovava nella zona. È quindi scattata una vasta operazione di ricerca alla quale hanno partecipato vigili del fuoco, unità navali della Guardia di finanza, personale sanitario e sommozzatori arrivati anche da Torino.
Le ricerche sono proseguite per circa otto ore, fino al ritrovamento del corpo nella tarda serata di martedì 21 luglio. Per la bambina, che avrebbe compiuto 10 anni il mese successivo, non c’era ormai più nulla da fare.
Il pericolo della falsa secca
La tragedia si è consumata in un tratto del lago caratterizzato da un fondale particolarmente insidioso. Per alcuni metri l’acqua appare poco profonda e il terreno sembra scendere gradualmente, ma subito dopo si apre un improvviso dislivello.
È possibile che la bambina sia stata sorpresa dalla profondità o trascinata dalla corrente. Saranno gli accertamenti a ricostruire con precisione la dinamica.
Un tratto vietato alla balneazione
Nella zona è in vigore il divieto di balneazione, segnalato da numerosi cartelli. Nonostante questo, nelle giornate estive la spiaggetta davanti al Tempio Voltiano viene frequentata da centinaia di persone, soprattutto turisti.
Lo stesso tratto del lago era già stato teatro, negli anni passati, di diversi annegamenti. Le vittime erano in molti casi giovani stranieri che non conoscevano l’andamento del fondale e i pericoli di quell’area.
I genitori sotto choc
I genitori di Arwa hanno assistito per ore alle operazioni di soccorso e sono stati successivamente accompagnati in questura, profondamente provati.
La morte della bambina riapre a Como il tema della sicurezza nella zona dei Giardini a lago e dell’effettiva possibilità di far rispettare il divieto di balneazione in un’area liberamente accessibile e frequentata ogni estate da moltissime persone.


