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Vino sostenibile, debuttano i certificati green

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La sostenibilita’ del vino italiana sara’ presto misurabile e certificata. Dopo il decreto firmato la settimana scorsa dal ministero delle Politiche agricole sulla costituzione del comitato della Sostenibilita’ vitivinicola, il Belpaese sara’ il primo in Europa a dotarsi di una norma pubblica che portera’ a certificare i vini ‘green’ anche attraverso il riconoscimento di un logo da inserire in etichetta. “La strada maestra e’ stata imboccata – ha detto il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv) Paolo Castelletti – ora ci aspettiamo che il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli possa firmare a breve il decreto relativo al disciplinare. L’obiettivo e’ produrre i primi vini certificati gia’ dalla prossima vendemmia, per un dispositivo concepito per coinvolgere quante piu’ aziende possibili, che armonizza la corretta gestione in vigna, in cantina e del personale. La sostenibilita’ – ha sottolineato – e’ un valore in chiave green ma anche e in ottica di mercato, come testimoniato osserviamo il modello neozelandese, unico Paese al mondo ad aver adottato una misura simile prima di noi”. Al Tavolo in sede Mipaaf in discussione un disciplinare – che dovra’ essere approvato da un decreto del ministro delle Politiche Agricole – con una quarantina di requisiti per altrettante buone pratiche da osservare. Per ciascun aspetto, oggetto di verifica di conformita’, sara’ attribuito un valore da un organismo terzo di controllo. In generale e’ possibile anticipare che tra questi requisiti particolare attenzione sara’ dedicata – in modo trasversale alla filiera (vigneto e cantina) – alla parte sociale. In primo piano su questo fronte, il rispetto delle leggi applicabili in materia di diritto del lavoro e l’applicazione di contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Inoltre, verra’ richiesto il rispetto delle normative obbligatorie per la sicurezza sui luoghi di lavoro. “In questo momento storico e’ fondamentale avere una normativa ad hoc – sottolinea Francesca Argiolas di Cantine Argiolas, in Sardegna – a disposizione. Ora l’importante e’ che la pratica non solo sia di facile utilizzo per i produttori ma che sia anche riconoscibile agli occhi dei consumatori”. Per Massimo Gianolli, presidente La Collina dei Ciliegi, azienda vitivinicola ambassador della Valpantena (Verona), con 30 ettari in conversione biologica, su 53 complessivi della tenuta “la sostenibilita’ e’ innanzitutto una scelta di responsabilita’ sociale; un impegno che si traduce in un alto valore aggiunto per i nostri vini e anche per i servizi che offriamo. Crediamo che si tratti di un percorso premiante che avra’ risposte positive sui mercati. Siamo convinti che il decreto sostenibilita’ potra’ essere una grande opportunita’ per il vino italiano, che finalmente potra’ godere anche di un segno unico distintivo che fara’ chiarezza nella giungla delle definizioni sostenibili”. Una normativa sulla sostenibilita’ che rappresenta un “passaggio positivo e lungimirante, soprattutto in termini di trasparenza nei confronti del consumatore – conclude Michele Bernetti, amministratore delegato di Umani Ronchi, nelle Marche e in Abruzzo – la nostra azienda ha gia’ ottenuto ottimi risultati sia dal punto di vista ambientale, con la quasi totalita’ dei vigneti certificati biologici, che dal punto vista sociale. La sostenibilita’ deve infatti coinvolgere ogni ambito aziendale”.

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Ischia, inizia “Andar per cantine” per festeggiare la vendemmia

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Fino al 2 ottobre a Ischia si festeggerà le vendemmia 2022 ( e il buon bere) con la manifestazione “Andar per cantine”: conclusa la raccolta dell’uva in tutte le sue contrade, con l’ormai classica manifestazione d’inizio autunno, c’è un ventaglio amplissimo di opportunità per gli amanti della natura e del buon bere. Il programma, curato dalla Pro Loco Panza, prevede ogni giorno passeggiate lungo i percorsi più suggestivi dell’isola tra terra e mare, percorsi emozionali con degustazioni nelle antiche cantine e presso le aziende agricole che custodiscono e tramandano tradizioni e riti della viticoltura eroica ischitana, eventi corali per celebrare l’eccellenza dei vini e degli altri prodotti della fertile terra vulcanica dell’Isola Verde.

Già nella prima giornata, la XIV edizione di “Andar per Cantine” propone al mattino e nel pomeriggio cinque dei sei percorsi di degustazione che portano il nome dei più importanti vini ischitani: Epomeo, Biancolella, Frassitelli, Forastera, San Lunardo. E gli itinerari trekking quotidiani, tutti con la presenza di una guida esperta, inizieranno dal Sentiero delle Due Baie (di nuovo protagonista il 28 settembre), che si snoda per circa 6 chilometri alla portata di tutti tra le suggestioni visive e olfattive della rigogliosa macchia mediterranea che accompagna al Monte di Panza e degli incantevoli boschetti che segnano il cammino fino alla magnifica Baia della Pelara, dove si rivela ancora incontaminata la natura vulcanica dell’isola, per poi proseguire verso Toccaneto, altra area vocata alla viticoltura fin dal tempo dei Greci. La passeggiata si concluderà alla tenuta “L’Oro d’Ischia”, dove si allevano le api, per una visita con degustazioni dei mieli e degli altri prodotti delle preziose impollinatrici.

Cantine Scardecchia

Quella di mercoledì 21 sarà la prima serata di “Cantinando sotto le stelle” (le altre saranno il 23, 27 e 29 settembre), seguendo i percorsi guidati con degustazioni di vini e prodotti tipici locali in alcune delle più antiche cantine dell’isola, scavate nel tufo grigio o verde a seconda dei versanti, con il valore aggiunto della compagnia del cielo stellato di settembre, che fa risplendere il mare e parla ancora d’estate.

Cantina Raustella

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Vino: annata soddisfacente per quantità e qualità secondo Assoenologi, Uiv e Ismea

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Nonostante la siccita’, la produzione di vino in Italia resta su ottimi livelli. Secondo stime di Assoenologi, Uiv e Ismea si tratta di “un’annata soddisfacente per quantita’ e sorprendente per qualita’”. Ed e’ anche la prima annata all’insegna dello standard nazionale di sostenibilita’. Certo, una virata decisiva l’hanno dato le piogge delle ultime settimane che hanno di fatto graziato i vigneti del nostro territorio consentendo una vendemmia – appena iniziata – che secondo i primi calcoli dovrebbe produrre 50,27 milioni di ettolitri di vino, piu’ o meno la stessa quantita’ dell’anno precedente che e’ stata di 50,23 milioni. Si calcola pertanto un +3% rispetto al quinquennio 2017-2021. Ma anche la qualita’ non difetta, con una gradazione che va da “buona” a “ottima”, anche se molto dipende dalle aree di riferimento, specie in una stagione funestata dal caldo torrido e dalla siccita’. Cosicche’, a livello quantitativo, si assiste ad una importante flessione della Lombardia (-20%), seguita da quella piu’ moderata del Piemonte (-9%), della Liguria (-5%) e della Sicilia (-5%), mentre si stimano in crescita Sardegna (+15%), Toscana (+12%), Valle d’Aosta (+10%), Trentino-Alto Adige (+10%) Umbria (+10%) e Basilicata (+10). Dal punto di vista qualitativo, viticoltori ed enologi si aspettano vini eccellenti in Trentino-Alto Adige e Sicilia, mentre puntano l’asticella sull'”ottimo” Piemonte, Val d’Aosta, Friuli Venezia-Giulia, Toscana, Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia e Sardegna, con Liguria, Emilia-Romagna, Marche, Campania, Basilicata e Calabria, piu’ caute su previsioni “buone/ottime”. Decisamente “buone”, invece, le attese per le etichette lombarde e venete.

Altro fattore decisivo della produzione vitivinicola di quest’annata e’ che si tratta di una vendemmia che puo’ vantare lo standard nazionale di sostenibilita’, il che significa una maggiore attenzione al prodotto, al suo aspetto economico e sociale e quindi piu’ in generale al futuro delle singole aziende. Ora la partita dell’annata si giochera’ pero’ tutta sulla redditivita’ del prodotto, anche perche’ il record produttivo non e’ automaticamente anche un indice di ricchezza. Per esempio, le “rese valoriali” del vigneto Italia – secondo un’analisi realizzata dall’Osservatorio Uiv – registrano performance nettamente inferiori rispetto a quelle francesi, che segna una redditivita’ tripla per ogni ettaro coltivato (16,6mila euro vs 6 mila) e per ogni ettolitro prodotto (294 vs 82 euro).

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Lo chef stellato marchigiano Pierpaolo Ferracuti vince il campionato di cous cous

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E’ Pierpaolo Ferracuti, marchigiano di Porto San Giorgio (Fermo), chef patron al ristorante “Il Restroscena”, il vincitore del Campionato italiano di cous cous Conad, la gara tra 4 chef nazionali svolta nell’ambito della 25^ edizione del Cous Cous Fest, il festival internazionale dell’integrazione culturale in programma fino al 25 settembre a San Vito Lo Capo che e’ tornata ad ospitare, come da tradizione, Paesi e culture diverse per promuovere la pace, lo scambio e la multiculturalita’. Lo chef ha conquistato i palati della giuria tecnica, presieduta da Paolo Marchi, e di quella popolare, con una panzanella mediorientale: cous cous con gambero e gazpacho battendo in finale lo sfidante Alessandro Billi di Tortona (Alessandria) chef patron all’Osteria Billis che, con le sue polpettine di cous cous alla sanvitese, polpo, salsa di alici, maionese saporita, mandorle e cetriolo, ha ricevuto un premio speciale dedicato alla sostenibilita’ del piatto, promosso da Bia CousCous.

Ferracuti, una stella Michelin, e’ stato proclamato sul palco in piazza Santuario dal sindaco di San Vito Lo Capo, Giuseppe Peraino, e premiato da Claudio Alibrandi, presidente Conad. Essendosi aggiudicato la vittoria, lo chef marchigiano rappresentera’ l’Italia al Campionato del mondo di cous cous, la gara tra chef internazionali che vedra’ 8 squadre di chef in gara provenienti da: Argentina, Brasile, Costa d’Avorio, Francia, Italia, Marocco, Palestina e Tunisia. “La giuria e’ stata conquistata dall’acidita’ e dalla croccantezza del mio piatto – ha detto Ferracuti – e’ la prima volta che partecipo ad un concorso nazionale e sono felice di avere vissuto questa fantastica esperienza”. E’ invece siciliano il giovane vincitore del “Next generation student contest Conad”, il Campionato che ha visto a confronto gli studenti degli istituti alberghieri italiani, una delle novita’ di quest’anno. Erik Cinquerughe, diciottenne di San Cataldo dell’Euroform, Scuola Professionale dei Mestieri si e’ imposto con una ricetta dal titolo “abbracci di cous cous”: “un piatto – ha detto Erik, accompagnato dal professore Simone Pallare e dal dirigente scolastico Pietro Rapisarda – che racconta l’amore per la mia isola, in un incontro sensoriale di sapori mediterranei, tra mare e terra, che si uniscono come in un intenso abbraccio”. Lo studente e’ stato premiato sul palco da Francesco Cicognola,

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