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I Sentieri del Bello

Vini estremi, quando il lavoro dell’uomo si intreccia alla caparbietà della natura

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Dalle Alpi a Pantelleria, i Vini Estremi esprimono l’indissolubile legame col paesaggio, la tradizione e la storia da cui provengono. Sono vini eroici, figli della fatica, del sudore e della laboriosità dell’uomo. Nascono in zone spesso sconosciute, geograficamente impervie, con uve talvolta coltivate in minuscoli fazzoletti di terra strappati alla montagna, alle rocce o al mare.

Dal Trentino-Alto Adige alla Sardegna, dalle Alpi Piemontesi all’isola di Pantelleria, dalla Valtellina alla Costiera Amalfitana, dalla Riviera di Ponente alla Costa Viola, dalle Cinque Terre alle pendici dell’Etna, l’Italia vanta una miriade di vitigni che sono sopravvissuti alle guerre, alle pestilenze, al flagello della fillossera. Vitigni che, grazie alla tenacia e alla passione di alcuni piccoli-grandi vignaioli, sono stati strappati all’oblio e che ancor oggi sono in grado di regalarci dei vini straordinari. Vini autentici, rari e preziosi, carichi di storia, cultura e suggestioni.

Il progetto Vini Estremi racchiude luoghi incredibili, testimonianze di uomini e vini unici da assaporare.

  • Valdigne, Valle d’Aosta.
  • Vini. Cave Mont Blanc, Blanc de Morgex et de la Salle e X.T. Metodo Classico, entrambi da uve Prié Blanc su piede franco.

Più su, al cospetto del ghiacciaio del Monte Bianco, la vite e l’uomo si cimentano nella loro più eroica manifestazione, attraverso una coltura che rivela arditismo alpino. A 1200 metri il vitigno Blanc de Morgex caratterizza il paesaggio. Qui, a Morgex e a La Salle, Mario Soldati terminò l’ultima sua escursione vitivinicola descritta nel libro “Vino al vino” ascoltando le dichiarazioni del parroco di Morgex, l’Abbé Bougeat. Ascoltiamolo anche noi: “Noi qui ci ostiniamo a fare questo vino, lottiamo tutti gli anni contro due geli. Si vendemmia a volte dopo la prima neve. E, a volte, nevica o addirittura gela quando già le prime gemme sono spuntate…”. Riccardo di Corato, Viaggio fra i vini della Valle d’Aosta.

  • Airale Superiore, Piemonte.
  • Vino. Chiussuma, Carema, da uva Nebbiolo.

“… Nasce sotto le montagne e in zone soleggiate, talvolta appoggiato ad alberi vivi e produce vini apprezzati anche nelle mense de Serenissimo Duca di Savoia ed aggiunge in piccoli fusti viene esportato fino a Roma, dove è considerato come il “Lachrima e […] Altri vini generosi di carattere simile”. Andrea Bacci (traduzione di Mariano Corino), De naturali vinorum histori.

Tanta fatica e tanto sudore per il mantenere e recuperare l’incredibile e immane lavoro svolto nei secoli per plasmare un territorio unico rubato alla montagna. Passione, innovazione e tradizione nella convinzione di produrre un vino unico nelle sue caratteristiche.” I ragazzi di Chiussuma.

  • Val di Susa, Piemonte.
  • Vino. La Chimera, Avanà Valsusa Finiere, da uve dell’omonimo vitigno.

E l’Avanale «così per aventura nomato, perché avanti vale, e poco o niente appresso, fa vini dolci, saporiti ma di poca durata»: uva grossa, acidi rotondi, raspo rosso. Secondo il Rovasenda, trattasi dell’avanà (identico al Varenne dei Francesi), che in val di Susa, e specialmente a Chiomonte, produce un vino che dà alle gambe…”. Marecalchi Arturo, Dalmasso Giovanni, Storia della vite e del vino in Italia.

Negli anni ho sviluppato il mio lavoro occupandomi prevalentemente di vitigni autoctoni, Avanà e Becuet, o storicamente coltivati in Valle di Susa. Per coltivare i miei vigneti, recupero vecchi terrazzamenti spesso incolti oppure occupati dal bosco. In cantina, anno dopo anno, cerco di accrescere la mia esperienza per adottare lavorazioni sempre meno invasive, in modo che siano le uve ed il territorio a caratterizzare al meglio i miei vini.” Stefano Turbil.

  • Cinque Terre, Liguria.
  • Vino. Forlini Cappellini, Cinqueterre, da uve Bosco, Vermentino, Albarola.

Gesti quotidiani e antichi, che qui si ripetono ogni giorno, con sempre nuova energia, nella convinzione di offrire uno fra i più alti esempi di ciò che è bello e buono in natura.” Giacomo Cappellini.

  • Dolceacqua, Liguria.
  • Vino. Maixei, Rossese di Dolceacqua Superiore Barbadirame, da uve Rossese.

“… Le terrazze della collina, anzi delle colline, non finivano mai di salire, ora più ampie ora più strette, a volte distese a golfo, a volte acuminate. È un’ascesa fatta di ulivi e vigne, mescolata a un cielo che è già di Provenza”. Francesco Biamonti, Scritti e parlati – Dolceacqua.

Qui allevare la vigna è un gesto d’amore, puro e irrazionale.” Fabio Corradi.

  • Valtellina, Lombardia.
  • Vino. Luca Faccinelli, Tell Valtellina Superiore Grumello, da uve Chiavennasca, Rossola e Pignola.

Da un vecchio vigneto terrazzato in località Dossi Salati, a 650 metri s.l.m. e con pendenze fino al 70%, da uve Chiavennasca, Rossola e Pignola nasce un vino frutto della passione per questa terra nascosta tra le Alpi.” Luca Faccinelli.

  • Bressanone, Alto Adige.
  • Vino. Villscheider, Riesling Valle Isarco, da uve dell’omonimo vitigno.

La terra dove viviamo è una terra di confine che ci ha abituati a usare la fantasia per superare limiti linguistici, culturali e climatici. Anche la vite che coltiviamo è radicata su di un confine e il vino che produciamo va oltre il confine del gusto.” Erika e Florian Hilpold.

  • Valle dei Laghi, Trentino.
  • Vino. Alessandro Poli, Vino Santo Trentino, da uve Nosiola.

Da uve Nosiola appassite, con allo sviluppo della muffa nobile (botrytis cinerea), nasce questo straordinario vino che rappresenta una felice sintesi di storia, tradizione, qualità e territorio e, per produrre il quale, è imprescindibile la pazienza. Sono infatti necessari parecchi anni di affinamento affinché il Vino Santo Trentino riesca ad esprimere appieno ogni sua caratteristica.” Alessandro Poli.

  • Costa d’Amalfi, Campania.
  • Vino. Marisa Cuomo, Fiorduva, da uve Fenile, Ripoli, Ginestra.

Le vigne a Furore vivono sdraiate sulle rocce a picco sul mare. La vite, magica espressione di questo luogo di incomparabile bellezza, è il dono di questa terra estrema all’amorevole impegno degli uomini che la custodiscono.” Marisa e Andrea Cuomo.

  • Costa Viola, Calabria.
  • Vino. Criserà, ArmacÌa, da uve Prunesta, Gaglioppo, Malvasia Nera, Nerello calabrese.

Forma un grato spettacolo in questa riviera come è coltivata. Gli scoscesi pendii de’ monti sono coltivati colla maggiore industria possibile a vigne. Si formano de’ muri a secco l’uno sopra l’altro a forma di scalini, e nell’intervallo che passa dall’uno all’altro si piantano le viti. uno di questi muri che rovina si trascina seco tutti gli altri. Si raccolgono in questo litorale ottimi vini.” Giuseppe Maria Galanti, Descrizione geografica e politica delle Sicilie.

  • Baie del Sulcis, Sardegna.
  • Vino. Santadi, Carignano del Sulcis, da uve dell’omonimo vitigno su piede franco.

Non ci credevo, ma poi sono venuto lì, e li ho visti, sulla sabbia, con l’azzurro del mare sullo sfondo. […] Incredibili queste viti di Carignano…” Da Lettera del Dr. Giacomo Tachis ad Antonello Pilloni, settembre 1981.

La brezza marina dona l’anima e il cuore al Carignano. Sabbia e sole lo rivestono di forza e colore.” Raffaele Cani.

  • Alto Etna, Sicilia.
  • Vino. I Vigneri, Vinudilice, da uve Alicante, Grecanico, Minnella e altre varietà bianche tradizionali su piede franco.

La neve bianca copre la nera lava e il vitale terreno.” Salvo Foti.

  • Pantelleria, Sicilia.
  • Vino. Ferrandes, Passito di Pantelleria, da uve Zibibbo (Moscato di Alessandria).

Il nome della mia isola deriva dall’arabo “Bint Ar-Riàh” e significa “figlia del vento”. Il vento che viene da lontano allarga le vele e gli orizzonti mentali.” Salvatore Ferrandes.

Il progetto Vini Estremi, insieme a Vini Vulcanici, Vini dell’Angelo, Bollicine da Uve Italiane, Vini delle isole minori e Vini delle Abbazie, è frutto del lavoro di ricerca che Proposta Vini svolge al fine di valorizzare vitigni e vini unici, specificità territoriali e tradizioni enologiche della viticoltura italiana.

Proposta Vini è un’azienda specializzata nella selezione e distribuzione di vini e distillati italiani ed esteri. Una realtà commerciale con sede a Pergine, in provincia di Trento, che opera in Italia da oltre trent’anni e si caratterizza per la particolare attenzione verso aziende che operano nel rispetto e nel mantenimento delle tradizioni dei loro territori d’origine.

www.propostavini.com

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Il Pentagono chiama Mosca: cessate il fuoco

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Erano 79 giorni – da prima dell’inizio della guerra in Ucraina – che a Mosca il telefono squillava invano. Nessuno rispondeva alle ripetute chiamate di Washington, un blackout totale nei rapporti come non si era visto nemmeno ai tempi della Guerra Fredda. Ma negli ultimi giorni qualcosa e’ cambiato. Cosi’ il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu si e’ deciso ad alzare la cornetta: all’altro capo del filo il capo del Pentagono Lloyd Austin. Un colloquio durato un’oretta, i toni della conversazione freddi, ma pur sempre la ripresa di un canale di comunicazione interrottosi lo scorso 18 febbraio e che l’amministrazione Biden, pressata da molte cancellerie europee, ha auspicato possa restare d’ora in poi aperto. Come del resto ha chiesto nei giorni scorsi anche il presidente del Consiglio Mario Draghi nel corso della sua visita alla Casa Bianca. Ferma la richiesta avanzata a Shoigu dal collega americano: la Russia si deve impegnare “per un cessate il fuoco immediato”, ha spiegato il portavoce del Dipartimento alla Difesa John Kirby. Spiegando che la telefonata al momento non e’ servita a risolvere “nessuno dei gravi problemi” aperti. Tanto piu’ che ad acuire le tensioni e ad ostacolare una de-escalation nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia c’e’ la questione dell’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato. Con il presidente americano Joe Biden che, quasi in contemporanea col colloquio Austin-Shoigu, dallo Studio Ovale ha chiamato i leader di Helsinki e Stoccolma per garantire il suo sostegno alla “politica delle porte aperte dell’Alleanza Atlantica”. E al diritto di Finlandia e Svezia “di decidere il proprio futuro, la propria politica estera e le proprie disposizioni in materia di sicurezza”.

E mentre il capo degli 007 di Kiev rilancia i dubbi sullo stato di salute di Vladimir Putin, parlando di un grave cancro e di un golpe che sarebbe gia’ in corso in Russia per rimuovere il presidente, lo zar tira dritto per la sua strada. In un colloquio telefonico con il cancelliere tedesco Olaf Scholz (il primo dal 30 marzo) ha respinto le accuse del mondo occidentale di non voler dialogare con il leader ucraino Volodymyr Zelensky. “Le discussioni tra Russia e Ucraina sono state bloccate da Kiev”, le sue parole al cancelliere secondo quanto riferito dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Una telefonata in cui Putin e’ tornato anche a puntare il dito sulle presunte “pesanti violazioni del diritto internazionale da parte dei neo-nazisti ucraini”. Da Scholz e’ invece arrivato l’invito al Cremlino perche’ si lavori “per arrivare a una tregua il piu’ velocemente possibile”. Da Mosca pero’ arriva l’ennesima stoccata anche verso l’Ue, nonostante a Bruxelles non si sia ancora raggiunto un accordo sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov non ha nascosto la forte irritazione per la prospettiva di un ingresso di Kiev nella comunita’ europea: “Ci sono forti dubbi sul fatto che questo desiderio da parte di Kiev sia innocuo”, ha affermato, sostenendo che la Ue “si e’ trasformata da una piattaforma economica costruttiva in un attore aggressivo e militante che ha dichiarato le proprie ambizioni ben oltre il continente europeo”. “E’ Putin che non vuole fermare la guerra, perche’ ha obiettivi militari e finche’ non li raggiunge continuera’ a combattere. Lo ha detto a chiunque gli ha parlato”, la risposta dell’Alto Rappresentante per la politica estera della Ue, Josep Borrell, a margine del G7 dei ministri degli Esteri svoltosi in Germania, dal quale ha annunciato altri 500 milioni di aiuti per le armi pesanti a Kiev. “Continueremo a supportare militarmente l’Ucraina finche’ sara’ necessario e richiesto”, hanno spiegato da Bruxelles. Mentre il capo della diplomazia ucraina, Dmytro Kuleba, ha chiesto di sequestrare gli asset russi per poterli utilizzare nella ricostruzione del suo Paese devastato dal conflitto.

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Costanzo Scala, top manager del gruppo Zuma nel mondo: Ischia? È casa mia, ma non riesce a valorizzarsi a livello internazionale

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L’Italia è riconosciuta, nel mondo, quale la terra delle tradizioni, della cultura, delle arti, della cucina, della moda e di tutto ciò che esprime fine e audace creatività.  Il Bel Paese ha da sempre esportato bellezza, visioni e professionalità. Sebbene tutto questo, negli ultimi tempi, stia riscontrando una certa contrazione, la sua fama la precederà sempre. Il Made in Italy, in ogni sua declinazione, è un marchio di qualità e garanzia che si attesta in ogni tempo.

L’isola d’Ischia, quale microcosmo di questa realtà, ha offerto al mondo diversi uomini che si sono affermati, nei più svariati ambiti, forti della propria professionalità, ambizione, visione e coraggio. Fra questi uomini, ci interessa raccontare la storia di Costanzo Scala. 

Oriundo ischitano e caprese, partì dall’isola come molti altri giovani della sua generazione alla ricerca di un’esperienza all’estero. Recatosi in Inghilterra per lo studio dell’inglese, è riuscito ad inventarsi e costruirsi un’importante carriera manageriale nel settore dell’ospitalità. Manager dunque ma anche sommelier fino ad essere “director of operations” di importanti compagnie.

E’ stato insignito di diversi onori professionali tra i quali: wine director/sommelier of the year (Prochef Magazine – Dubai – UAE); favorite sommelier by UK wine Guru Olly Smith; UK restaurant personality of the year 2001 (IMBIBE Magazine UK); Consulting wine of Chile – winner of “Best Generic Campaign at the international Wine Challenge”; presentatore del Wine Seminars at the London Wine Fair 2010 and at the Restaurant Show 2010 &2011; ed altri ancora.

Oggi è Regional Head of Wine  per il Medio Oriente, l’Asia e la Turchia del gruppo ZUMA.

A tutta ragione, Costanzo Scala può essere considerato esempio di quanto l’audacia, la capacità, l’intraprendenza e la dedizione al lavoro di una persona possano proiettare la stessa fin su i più alti ranghi della professione, in ogni luogo.

E’ un esempio anche di quanto l’isola d’Ischia, e l’Italia in genere, sia  capace di produrre in termini di qualità personale e professionale. Nelle risposte dell’intervista, leggeremo, oltre che al nostalgico e cosciente amore verso la terra natia, anche opinioni riguardo la formazione delle nuove generazioni ed uno sguardo sull’isola dall’estero.

Quale è stato il tuo percorso formativo? Con quale indirizzo ti sei diplomato e quali altri studi hai poi conseguito?

Mi sono diplomato ad Ischia con la qualifica di geometra. Una volta partito e raggiunto Londra, mi sono sempre più avvicinato all’Hospitality. Ho cominciato anche lo studio del vino (WSET Wine Spirit Education Trust) ed ho conseguito la laurea, sempre a Londra,  in Hospitality e Tourism Management. Ho da subito iniziato ad arricchire le mie conoscenze su entrambi i settori che mi affascinavano.

Quando sei partito per la prima volta da Ischia, quali erano le tue aspettative e quali ambienti hai poi trovato e quale è stata poi l’evoluzione dell’ambiente.

La prima volta che sono andato via, l’ho fatto pensando di rimanere lontano per un massimo di sei mesi, imparare l’inglese e poi far ritorno ad Ischia. Una volta a Londra però, ho trovato da subito un ambiente stimolante. Andai a a lavorare in un albergo a cinque stelle a Mayfair street, la strada della moda a Londra. Capì immediatamente che le opportunità erano vastissime e valeva la regola del “se vuoi, puoi!”. Cambiarono immediatamente le aspettative. In un sistema basato sulla meritocrazia, in cui non si guarda a nulla se non alla tua capacità professionale, sapevo solo che avrei dovuto darmi da fare. 

Quali sono state le principali esperienze, in giro per il mondo, che più ti hanno formato? Perche?

Arrivando a Londra, mi sono accorto di riuscire a vedere il mondo, tutte le sue culture e le sue tradizioni in una sola, grande metropoli. Vi arrivai che non conoscevo l’inglese. La prima volta, per la durata dei sei mesi, imparai pochissimo. Sapevo che avrei dovuto far ritorno a casa per il servizio militare e, dunque, non mi dedicai troppo. La seconda volta invece, quando vi feci ritorno, riuscii in un mese e mezzo ad essere fluente nelle conversazioni.

Sebbene lavorassi come Supervisor nel primo Hotel di lusso e mi avessero chiesto anche di diventare un loro manager, rifiutai per poter iniziare la formazione nell’ambito dell’enologia. Intrapresa questa nuova strada, l’esperienza che più mi ha arricchito ed affascinato, è stata quella di andare a lavorare in un ristorante indiano: Benares! Vi andai senza troppe aspettative. Sapevo infatti quanto la cucina indiana, fortemente caratterizzata da spezie e profumi, fosse difficilmente associabile al mondo dei vini. Ma volli tentare proprio perchè, all’epoca, nessuno lo aveva ancora fatto. Sentì fosse giusto raccogliere quel guanto di sfida iniziando un percorso inesplorato nel mondo della ristorazione.

Iniziai come unico sommelier in un ristorante  che, per quanto splendido, contava solo 30 vini sulla carta. Arrivammo ad avere poi otto sommelier che mi coadiuvavano, a ricevere la Stella Michelin ( è stato il primo ristorante indiano al mondo a conseguirla) e 400 vini sulla lista. I clienti iniziarono a frequentare il ristorante per affrontare il “tasting wine” che proponevamo: associavamo il vino ad ogni singola portata. Arrivammo ad avere una cellar in cui il cliente entrava, sceglieva il vino e noi abbinavamo il cibo. Esperienza esaltante in cui ogni spezia veniva valorizzata dal vino stesso in una vera e propria esplosione di profumi e sapori. Da lì, nacque un riconoscimento mediatico importantissimo. Inizia ad essere contattato da ogni parte del mondo tanto da essere chiamato in ogni dove per consulenze. E’ stata talmente tanto importante per me quest’esperienza che ne sto scrivendo un libro. La seconda esperienza che mi ha formato enormemente è stata la collaborazione con l’Enoteca Pinchiorri a Dubai in cui ricoprii, per la prima volta in un ristorante italiano, il ruolo di general manager e wine director. L’Enoteca Pinchiorri rappresenta la storia dell’enogastronomia italiana. Infine, non posso non elencare il ristornate della catena Zuma, sempre a Dubai in cui ho rivestito il ruolo di general manager e wine director.

Quanto è importante oggi il ruolo che ricopri?

Dopo aver ricoperto il ruolo di General Manager e Wine Director per Zuma Abu Dhabi, mi sono spostato a Dubai dove oggi ricopro, per quanto riguarda il comparto vini, la direzione di 12 ristoranti in giro per il mondo. Il mio compito è quello di coordinare le squadre in ogni singolo ristorante affinchè i clienti vivano la stessa elevata qualità (in senso di accoglienza e prodotti) in ogni luogo in cui si recano. Sono il primo ad aver ricoperto questo ruolo  per la catena Zuma (al quale la compagnia stessa da una profonda e sostanziale importanza) che, amo precisare, oggi è da considerarsi forse la catena di ristorazione più importante esistente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sento di non lavorare un solo giorno della mia vita poiché amo incondizionatamente quello che faccio. Le mie esperienze lavorative e i ruoli che ho ricoperto mi portano a dire, con cognizione di causa, di riuscire ad occuparmi della direzione completa di ogni comparto. Controllo le vendite, gli acquisti, l’accoglienza arrivando anche a controllare il dj set, le luci, gli eventi e l’ambiente in genere. Ho una particolare predilizione per il “mentoring” e  il “coaching” lavorando sulla formazione del personale sia quale singolo individuo che come team.  Vedo, nel mio futuro, la possibilità di lavorare in qualcosa di mio.

Come è vivere lontano da Ischia? Cosa significa per un isolano vivere lontano dalla propria terra? E’  vero quel che si dice e cioè che l’Ischia ha un forte richiamo a farvici ritorno?

Ischia è splendida ma ha i suoi limiti soprattutto per chi cerca sempre nuovi stimoli e dinamiche differenti. Essere lontano ti fa sentire ancor più accesa la fiamma dell’amore ma, nel mio caso, sento molto l’attitudine ad essere cittadino del mondo con opportunità e scelte sempre diverse con cui confrontarsi. Adoro l’isola verde tanto quanto amo Capri (sono entrambi mie terre d’origine da parte, rispettivamente, di padre e madre). Oggi però le identifico quali posti in cui venire in vacanza e che prediligo, non solo perchè le mie terre, ma tra migliaia di altri posti. Quello che non riuscirei più a sopportare è la stagionalità alla quale sono troppo vincolati tutti i luoghi turistici stagionali e, in particolar modo, proprio la nostra isola. 

Cosa consigli ai formatori ischitani e ai ragazzi stessi che si stanno formando per il loro avvenire?

Il primo consiglio ai formatori è quello di comprendere, da subito, le persone che hanno di fronte e strutturare la formazione stessa favorendo le peculiarità di ognuno. Esistono intelligenze matematiche, artistiche, letterarie, comunicative: non possono tutte avere approcci uguali ma, ad ognuna di esse, andrebbe riservato un particolare percorso che ne sviluppi le potenzialità. Se si spera di insegnare ad un pesce di salire su un albero, questo si sentirà stupido una vita intera; se lo si indirizza invece al suo ambiente naturale, è ovvio (ma non così tanto), che darà il meglio di sé. Bisogna dunque essere capace di identificare i talenti di ognuno, far crescere i semi della pianta individuale magnificandone i pregi e correggendone le spigolature. 

Oserei quasi consigliare di intraprendere gli studi universitari solo dopo aver fatto esperienze diverse lavorative magari anche di sei mesi ciascuna. Così, dopo essersi messi alla prova, si potrà scegliere l’indirizzo di studi migliore, più congeniale ed essere in grado di studiare ed applicare di continuo la materia studiata ed amata. In questo modo, ritengo, vi può essere il più eloquente dei risultati.

Come ti piacerebbe vedere la tua terra? Sia con lo sguardo di chi è all’estero sia nel pensiero di farvi ritorno?

Adoro la mia terra. Lo ripeterò all’infinito ma… All’estero, quando si parla di Ischia non sempre è conosciuta quanto invece molte altre isole che, di fatto, hanno meno da offrire in quanto a biodiversità, scenari ed accoglienza.  Più che vederla, mi piacerebbe sentirla a livello internazionale. Ad Ischia hai la possibilità di vivere percorsi naturalistici praticando il treccking e l’escursionismo, hai il vino, hai l’arte, hai il mare, le terme, la montagna, la tradizione in cucina… Mi piacerebbe vederla con le giuste luci di notorietà che le sarebbero dovute. Mi sembra di vedere una voce, tra le più belle al mondo, sprecare il proprio talento cantando in solitudine nella propria stanza senza che nessuno ne possa apprezzare le qualità. Ischia è molto di più di tutto quello che oggi riesce ad esprimere ma non la si riesce a posizionare adeguatamente sul palcoscenico planetario del mercato turistico. Dovrebbe essere percepita dalla gente allo stesso livello di quel che è nella sua sostanza.

 

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Turismo lento, una via per dare senso all’incontro tra luoghi e persone

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Gli antichi faraoni egizi erano soliti affermare: “Non ti affrettare, il buon camminatore arriva”. Capita molto spesso quando sono in cammino sui sentieri della mia isola di incontrare persone che non conosco: gli sguardi si incrociano, l’empatia ci avvolge ed è naturale salutarsi, scambiare una chiacchiera, entrare in relazione, essere umani. Sicuramente anche a voi, se amate il lento peregrinare nella natura, sarà capitato. Il riconoscersi pellegrini erranti ci fa entrare in una dimensione più vera e, a prescindere da quanto sia lungo o breve il percorso, ci permette di vivere il qui ed ora. Ecco perché ci riconosciamo ed entriamo in relazione. Sembra banale ma non lo è. Provate a vivere la stessa scena in città: il risultato sarà nettamente diverso. In un’epoca in cui si corre, anche quando si è in vacanza, ed i viaggi magari prevedono fitti programmi a tappe, con orari prestabiliti, per accompagnare i turisti a visitare una moltitudine di luoghi in poco tempo, si perde completamente il senso dell’esperienza, si perde il senso.

Il camminare in natura, ma non con finalità prestazionali, ci riporta sulla via del senso delle cose. C’è infatti una tendenza che sta crescendo negli ultimi anni (anche prima del COVID-19) e che vede sempre di più la ricerca, da parte dei viaggiatori, di un tipo di viaggio diverso, che permetta loro di entrare in connessione con i luoghi che visitano e con la natura. Questa filosofia di viaggio invita i turisti a viaggiare in modo lento, consapevole e sostenibile per scoprire le destinazioni, rispettandole e valorizzando il patrimonio e le ricchezze che hanno da offrire. E’ lo Slow Tourism, che si pone l’obiettivo di lasciare ai turisti un ricordo indelebile dei luoghi visitati, arricchendo la loro esperienza di emozioni e sensazioni indimenticabili. Una volta tornati a casa i viaggiatori si sentiranno arricchiti e appagati, oltre che più rilassati e in pace con se stessi, perché viaggiare “lenti” permette di vivere la propria esperienza in modo più sostenibile, in netto contrasto con i ritmi frenetici a cui siamo abituati ogni giorno e nel pieno rispetto dell’ambiente che ci circonda. In questo modo gli incontri che facciamo hanno una senso ed ci arricchiscono interiormente ed esteriormente. Se ci riflettiamo è probabilmente quello che avveniva alle origini dello sviluppo del turismo anche sull’isola d’Ischia.

La BIT (Borsa Internazionale del Turismo) in un comunicato ha anticipato che anche per quest’anno le tendenze turistiche mettono in luce l’importanza della sostenibilità, il riavvicinamento alla natura e alla cultura. 

Tema molto sentito nell’ultimo periodo è proprio quello del rapporto tra uomo e natura. Ultimamente, oltre all’escursionismo, si sono diffuse nuove iniziative per questo tipo di turismo più verde, come le immersioni nelle foreste, la meditazione e  lo yoga. Sono tutte attività svolte in mezzo alla natura, proprio per ritrovare un rapporto con essa che possa anche beneficiare al benessere psicofisico dell’uomo. Tante persone ormai si appassionano sempre di più a queste pratiche, tutti modi per stare a contatto con la natura e per esplorare il territorio, permettendo al contempo di incontrare gente che, sposando la stessa filosofia, è più aperta ad instaurare relazioni vere e sane.

In questo modo, oltre che allungare la stagione turistica, si seleziona naturalmente anche una determinata tipologia di viaggiatori che di certo qualifica e migliora l’impatto sul territorio. L’isola d’Ischia da questo punto di vista ha un potenziale enorme ( un piccolo assaggio sullo scorso numero https://www.juorno.it/il-sentiero-del-tufo-verde-un-tuffo-nellidentita-dellisola-dischia/) che di certo merita di essere valorizzato ed affrontato con criterio da chi ha l’onore e l’onere di prendere decisioni su questi temi; ma forse per farlo bisognerebbe intanto andare lenti e vivere l’esperienza degli incontri sui sentieri di questa terra magica al centro del Mediterraneo.  Friedrich Nietzsche diceva che “Tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si cammina”. Ci credo molto e spero di incontrare il vostro sguardo mentre cammino. A presto.

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