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Economia

Vigilanza Bce, focus su rischi geopolitici e cyber: stress test dedicati e resilienza operativa al centro

La vigilanza bancaria della Bce rafforza i controlli su rischi geopolitici e cyber. Previsti stress test inversi e verifiche su resilienza digitale e uso dell’IA.

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La vigilanza bancaria della Banca centrale europea rafforza le attività di sorveglianza su due fronti ritenuti di crescente pericolosità: l’impatto dei rischi geopolitici e la continuità operativa delle banche di fronte ad attacchi cyber o malfunzionamenti tecnologici.

Le linee guida per il biennio 2025-2026 sono illustrate in un contributo firmato da Sharon Donnery e Mario Quagliarello, che sottolinea come il settore bancario europeo “stia navigando in un ambiente esterno difficile”.

Capitale, liquidità e redditività

Secondo gli autori, in questo contesto “posizioni di capitale e liquidità forti e una redditività sostenibile sono cruciali” per consentire agli istituti di credito di assorbire shock e affrontare scenari avversi. Le incertezze geopolitiche, pur non essendo una novità, “stanno crescendo” e possono trasmettersi rapidamente all’economia reale e ai mercati finanziari, come dimostrano le recenti vicende legate ai dazi statunitensi.

A ciò si aggiunge un quadro di minori margini di intervento pubblico: l’elevata spesa statale e i vincoli di bilancio ridurranno la capacità degli Stati di sostenere il sistema con aiuti o garanzie in caso di shock.

Stress test inversi sui rischi geopolitici

Nel 2026 la Bce condurrà uno “stress test inverso”, i cui risultati saranno diffusi in estate. In questo esercizio, sarà compito di ciascuna banca definire il proprio scenario geopolitico avverso. La vigilanza valuterà la capacità degli intermediari di resistere a tali scenari e di mantenere solidità patrimoniale e liquidità adeguate.

Cyber risk e resilienza digitale

Un’attenzione ancora maggiore è riservata ai rischi tecnologici. La vigilanza evidenzia la necessità di garantire la continuità operativa delle banche in caso di attacchi informatici o gravi disfunzioni dei sistemi IT. Il tema è reso più sensibile dal crescente ricorso a fornitori ICT esterni, spesso localizzati fuori dall’Unione europea e concentrati in pochi grandi operatori, soprattutto per le banche di maggiori dimensioni.

L’obiettivo dei controlli non è solo la prevenzione, ma soprattutto la rapidità con cui gli istituti riescono a ripristinare le attività. In questo quadro, la vigilanza si attende un’attuazione tempestiva delle misure previste dal Digital Operational Resilience Act, introdotto lo scorso anno.

Intelligenza artificiale sotto osservazione

Un capitolo specifico riguarda l’intelligenza artificiale. La sua diffusione sta “trasformando il comparto bancario” e richiede un approccio strategico che ne valorizzi i benefici nel lungo periodo, tenendo conto dei rischi associati. Al momento l’IA è utilizzata con prudenza, soprattutto per l’individuazione delle frodi e la valutazione del merito di credito.

La vigilanza intende ampliare le verifiche, chiedendo alle banche come impiegano questi strumenti e quali impatti producono sui profili di rischio.

Un quadro di sorveglianza rafforzata

Nel complesso, le indicazioni della Bce delineano una vigilanza sempre più orientata alla resilienza del sistema bancario europeo, chiamato a operare in uno scenario caratterizzato da tensioni geopolitiche, trasformazione digitale accelerata e minori margini di intervento pubblico. Un approccio che punta a prevenire vulnerabilità sistemiche, nel rispetto dei principi di stabilità e prudenza che guidano l’azione di supervisione.

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Economia

Mps integra Mediobanca e prepara il delisting di Piazzetta Cuccia

Mps delibera la fusione per incorporazione di Mediobanca e il delisting da Piazza Affari. Nascerà una nuova Mediobanca non quotata controllata al 100% dal Monte.

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Banca Monte dei Paschi di Siena rompe gli indugi e indica la rotta per Mediobanca: Piazzetta Cuccia verrà tolta da Borsa Italiana e incorporata nel Monte, che ne diventerà controllante al 100%.

Il consiglio di amministrazione ha deliberato la piena integrazione attraverso la fusione per incorporazione e il conseguente delisting. La decisione è stata assunta all’unanimità.

Nasce una nuova Mediobanca non quotata

Il marchio Mediobanca non scomparirà. Le attività di corporate & investment banking e il private banking di fascia alta confluiranno in una società non quotata che manterrà la denominazione “Mediobanca S.p.A.”, interamente controllata da Mps.

All’interno della nuova entità verrà trasferita anche la partecipazione del 13,1% in Assicurazioni Generali, asset ritenuto strategico negli equilibri del Leone di Trieste.

In Mps confluiranno invece la rete di consulenti di Mediobanca Premier, destinata all’integrazione con Banca Widiba, e le attività di credito al consumo di Compass, rafforzando il profilo retail del gruppo senese.

Strategia industriale e governance

Secondo Mps, la nuova struttura è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie industriali. L’operazione è coerente con l’ops lanciata a gennaio 2025 e con l’obiettivo di creare un campione nazionale del credito integrato.

L’amministratore delegato Luigi Lovaglio punta a un gruppo con base di ricavi diversificata, mentre la mediazione del presidente Nicola Maione avrebbe contribuito a ricompattare il consiglio.

Il progetto di fusione dovrà essere approvato dai due cda e dalle assemblee degli azionisti. Mps controlla l’86% dei voti di Mediobanca, elemento che rafforza la fattibilità dell’operazione.

Prossime tappe

Ulteriori dettagli tecnici e tempistiche saranno illustrati il 27 febbraio con la presentazione del nuovo piano industriale. Parallelamente prosegue il lavoro sulla lista per il rinnovo del cda, con l’obiettivo di chiudere entro il 3 marzo.

L’operazione segna una svolta negli assetti della finanza italiana, ridefinendo il ruolo storico di Piazzetta Cuccia all’interno di un gruppo bancario integrato guidato da Siena.

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Economia

Bayer verso maxi accordo da 10,5 miliardi per chiudere le cause sul Roundup

Bayer pronta a un accordo transattivo da 10,5 miliardi di dollari per chiudere le cause legate al Roundup negli Usa. Il titolo sale a Francoforte.

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Bayer si prepara ad annunciare un accordo transattivo complessivo da 10,5 miliardi di dollari per chiudere le cause legali in corso e future legate al diserbante Roundup.

Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, il gruppo tedesco starebbe lavorando a un accordo collettivo da 7,5 miliardi di dollari presso una corte statale del Missouri, con l’obiettivo di risolvere le azioni legali esistenti e quelle potenziali nei prossimi vent’anni.

A questo si aggiungerebbe un ulteriore accordo da 3 miliardi di dollari per chiudere le cause negli Stati Uniti in cui alcuni utilizzatori del Roundup attribuiscono al prodotto l’insorgenza di linfomi non-Hodgkin.

Un’eredità della Monsanto

Bayer ha ereditato il contenzioso sul Roundup con l’acquisizione della Monsanto nel 2018 per 66 miliardi di dollari.

Il contenzioso legale ha rappresentato negli ultimi anni uno dei principali nodi per il colosso chimico tedesco. Secondo i dati disponibili, Bayer avrebbe già versato oltre 10 miliardi di dollari tra condanne e accordi transattivi.

Restano ancora circa 67 azioni legali pendenti da parte di persone che sostengono che l’esposizione prolungata al glifosato, principio attivo del Roundup, abbia causato loro patologie tumorali.

Reazione positiva in Borsa

Le indiscrezioni sull’accordo hanno spinto il titolo Bayer alla Borsa di Francoforte, dove ha registrato un rialzo del 4,8% a 48,22 euro.

L’eventuale definizione del contenzioso rappresenterebbe un passaggio rilevante per il gruppo, chiamato a ridurre l’incertezza legale che da anni pesa sui conti e sulla percezione del mercato.

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Economia

Export Italia 2025 in crescita: +3,3%, surplus a 50,7 miliardi. Focus sugli Stati Uniti

Nel 2025 l’export italiano torna a crescere (+3,3%), aumenta il surplus commerciale e cala il deficit energetico. Stati Uniti secondo mercato, ma dicembre segna un lieve calo.

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Il 2025 si chiude con un ritorno alla crescita delle esportazioni italiane, pari a +3,3% in valore, dato che sale a +3,7% al netto dei prodotti energetici. È quanto emerge dai dati diffusi dall’Istat.

La crescita è trainata principalmente dall’aumento dei valori medi unitari (+2,6%), mentre i volumi registrano un incremento più contenuto (+0,7%). Il confronto con il 2024, anno chiuso a -0,5%, segna un’inversione di tendenza.

Il saldo commerciale migliora ulteriormente: il 2025 si chiude con un avanzo di 50,746 miliardi di euro, oltre 2 miliardi in più rispetto ai 48,287 miliardi dell’anno precedente. L’Istat evidenzia che il miglioramento è interamente attribuibile agli scambi con i Paesi extra Ue.

Stati Uniti osservati speciali

Gli Stati Uniti restano il secondo mercato di destinazione dell’export italiano, con una quota del 10,4%, dietro alla Germania (11,3%). Nel 2025 le esportazioni verso gli Usa crescono del 7,2% rispetto al 2024.

Tuttavia, il dato di dicembre registra un calo dello 0,4% su base annua. Parallelamente, le importazioni italiane dagli Stati Uniti aumentano del 61,1% a dicembre e del 35,9% nella media annua.

Il surplus commerciale con gli Usa, pur rimanendo consistente a 34,191 miliardi di euro, risulta inferiore rispetto al 2024. Secondo il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, l’incremento dell’export nel corso dell’anno sarebbe stato favorito anche da acquisti anticipati prima dell’entrata in vigore dei dazi annunciati dall’amministrazione Donald Trump.

Importazioni in ripresa e prezzi in calo

Le importazioni crescono del 3,1% in valore, con un aumento dei volumi del 2,0% e un incremento più contenuto dei prezzi medi (+1,1%).

Sul fronte energetico, il deficit si riduce sensibilmente, passando da 54,290 miliardi nel 2024 a 46,939 miliardi nel 2025. Prosegue inoltre il calo dei prezzi all’importazione, che scendono dello 0,1% su base mensile e del 3,1% su base annua; nella media 2025 la flessione è dell’1,7%.

Le reazioni del Governo e dell’Ice

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani attribuisce i risultati all’impegno delle imprese e al sostegno del “Sistema Italia”, indicando come priorità l’espansione verso mercati emergenti come Mercosur, America Latina, India e Oriente.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso parla di export in crescita anche verso gli Stati Uniti, mentre il presidente dell’ICE – Agenzia Matteo Zoppas sottolinea la capacità del “bello e ben fatto” italiano di reggere anche in un contesto internazionale complesso.

Il quadro complessivo mostra dunque un sistema export in recupero, con segnali positivi sul saldo commerciale e sull’energia, ma con uno scenario internazionale ancora segnato dalle tensioni commerciali e dalle dinamiche dei dazi.

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