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Viaggia in taxi per 600 km ma si rifiuta di pagare, fermata dalla polizia

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Voleva vedere le dune innevate nella prefettura di Tottori, a ovest del Giappone, e ha deciso di chiamare un taxi dalla periferia di Tokyo nel mezzo della notte. Un viaggio lungo 600 chilometri che una donna di circa 40 anni ha deciso di intraprendere raggiungendo sul tassametro la cifra esorbitante di 236.690 yen, pari a 1.880 euro, rifiutandosi al termine della corsa di saldare il conto. Lo racconta il giornale online Asahi Shimbun, spiegando che alla richiesta iniziale del conducente se avesse i soldi disponibili per pagare la tariffa la donna ha risposto che li avrebbe prelevati a destinazione. Al termine del tragitto di 8 ore, dalla stazione di Totsuka a quella di Tottori, la passeggera ha pero’ detto che non era in condizioni di pagare e il tassista si e’ dunque rivolto alla polizia – che ha messo in stato di fermo la donna, in possesso di appena pochi spiccioli, racconta il giornale.

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Prof decapitato, la 13enne che l’accusava mentì

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Fu una bugia: la studentessa che accuso’ Samuel Paty di averla fatta uscire dalla classe, in quanto musulmana, prima di mostrare le caricature di Charlie Hebdo, menti’. Disse al padre quella bugia – all’origine della decapitazione dell’insegnante ad opera di un terrorista di origine cecena – perche’ non voleva confessargli che lei in classe non ci aveva neppure messo piede, come molte altre volte. Non voleva deluderlo: soffriva terribilmente la sorella gemella, che a scuola era sempre presente e andava molto meglio di lei. La ragazzina, che ha 13 anni e frequenta la terza media, ha confessato tutto davanti agli inquirenti – riporta Le Parisienne – quando, oltre un mese dopo l’assassinio dell’insegnante, fu fermata per falsa denuncia e lungamente interrogata dal giudice dell’antiterrorismo. A lui confesso’ che in classe non c’era mai andata alla scuola di Conflans-Sainte-Honorine, nella banlieue di Parigi. “Non ero presente il giorno delle caricature” ha ammesso ricordando bene quel 6 ottobre, quando Samuel Paty propose ai suoi allievi la lezione ‘Situazione di dilemma: essere o non essere Charlie’. Dieci giorni dopo, in seguito alle proteste del padre della ragazzina, alle pressioni degli ambienti islamisti, Paty, 47 anni, fu decapitato all’uscita dalla scuola. Nella versione inventata dalla ragazzina, Paty avrebbe chiesto agli studenti di alzare la mano a chi era di confessione musulmana cosi’ da poter mostrare le vignette del profeta Maometto nudo pubblicate da Charlie Hebdo. La studentessa menti’ ai poliziotti subito dopo l’assassinio: “Mi disse che disturbavo in classe e mi di invito’ a uscire”. Una bufera centrata su una montatura di affermazioni false e incentrata sulla presunta islamofobia nella scuola, esplose e dilago’ sui social network ad opera del padre della ragazzina, Brahim Chnina, 48 anni, affiancato e sostenuto dal militante islamista schedato come radicalizzato, Abdelhakim Sefrioui. Dopo pochi giorni, si scateno’ la jihad di Abdoullakh Anzorov, 18 anni, ceceno radicale che abitava nel quartiere e che cercava il pretesto giusto per passare all’azione. Tutto falso: la ragazzina in classe non c’era mai andata, come spesso le era accaduto, e Paty non costrinse nessun suo allievo musulmano ad uscire dalla classe. Propose, al contrario, se qualcuno fosse troppo turbato dalle immagini di chiudere gli occhi. “Ho mentito su una cosa…”, furono queste le prime parole della ragazzina agli inquirenti, che insistevano nel cercare la verita’. E poi: “Se non avessi raccontato quelle cose a mio padre, tutto questo non sarebbe successo”. Il padre – sotto inchiesta per complicita’ in omicidio – si e’ “rammaricato” della piega presa dagli eventi in seguito alla sua campagna sui social, basata su falsita’. L’avvocato della ragazzina rigetta su di lui la colpa per la reazione “spropositata”, rifiutando di lasciare alla minore, che dopo un periodo di lezioni a distanza ora ha cambiato scuola, tutta la responsabilita’ dell’assassinio di Samuel Paty.

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Harry e Meghan demoliscono la Casa Reale inglese: erano preoccupati per il colore della pelle di nostro figlio

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“Quasi due miliardi di persone guardarono in tv il loro matrimonio, dall’esterno sembrava come una favola, poi sbalordirono il mondo rinunciando alle loro cariche reali”. Comincia così, la voce ferma di Oprah Winfrey l’attesissima e temutissima intervista ai duchi del Sussex Meghan e Harry sulla Cbs. La principessa ha voluto che fosse precisato subito che non sono stati pagati per la conversazione con la famosa anchor americana.

La duchessa Meghan ha detto che era ingenua prima delle sue nozze nel 2018 con il principe Harry e non capì cosa stava abbracciando entrando nella famiglia reale britannica. “Direi che vi entrai ingenuamente perchè sono cresciuta sapendo poco della famiglia reale”, ha spiegato a Oprah Winfrey.

“Non ha fatto piangere Kate, fu lei a farmi piangere” ha raccontato Meghan a Oprah Winfrey, sostenendo che la storia che aveva fatto piangere la moglie del principe William fu un punto di svolta con i media britannici. “Speravo che Kate volesse correggere la storia”, ha aggiunto con tono rammaricato. Ma Kate non sentì mai il dovere di dire la verità.

“Se sono stata in silenzio o silenziata? La seconda”  ha risposto Meghan ad una domanda di Oprah Winfrey. “La regina Elisabetta mi fece sentire benvenuta” ha detto’ Meghan, ma ha voluto fare una distinzione: “c’è la famiglia reale e ci sono le persone che gestiscono l’istituzione, sono due cose separate ed è importante essere in grado di dividerle perchè la regina, per esempio, è sempre stata meravigliosa con me”.

Nell’intervista a Oprah Winfrey, Meghan ha sostenuto che non solo non fu protetta dalla casa reale britannica ma che le persone che vi operavano desideravano mentire per proteggere altri. Meghan ha poi rivelato ad Oprah Winfrey che lei e Harry si sposarono tre giorni prima della cerimonia ufficiale.

“La famiglia reale non voleva che mio figlio Archie fosse principe o ricevesse protezione” ha detto Meghan nell’intervista a Oprah Winfrey . Cominciò una “vera campagna denigratoria” ha continuato la duchessa di Sussex Meghan, spiegando che i reali non volevano che suo figlio Archie diventasse principe perche’ “c’erano preoccupazioni e conversazioni su quanto scura sarebbe stata la sua pelle quando fosse nato”. “Nei mesi in cui ero incinta le conversazioni erano “Non sarai garantita la sicurezza (al bambino), non gli verrà dato un titolo’, e anche preoccupazioni e conversazioni su quanto sarebbe stata scura la sua pelle quando fosse nato”, ha raccontato Meghan, senza precisare chi parlasse del colore della pelle del bimbo, ma riferendo di averlo saputo attraverso Harry.

Meghan ha raccontato nell’intervista trasmessa dalla Cbs che ebbe pensieri suicidi quando entrò a Buckingham Palace. La duchessa di Sussex ha riferito che implorò aiuto alla famiglia reale e rivelò di essere preoccupata per la sua salute mentale ma che non fu fatto nulla per aiutarla. Meghan ha detto che si sentì “disperatamente sola e abbandonata”, ha detto ad un certo punto.  Harry ha raccontato nell’intervista a Oprah Winfrey di non aver mai tenuto all’oscuro la regina Elisabetta delle sue decisioni. “Ho troppo rispetto per lei”, ha detto. Quando la coppia era in Canada ebbe una conversazione con la regina e con suo padre, il principe Carlo, “prima che smettesse di rispondere alle mie telefonate”.   “Ce ne siamo andati per carenza di sostegno e comprensione”: cosi’ il principe Harry ha sintetizzato i motivi che lo hanno spinto a lasciare la casa reale insieme alla moglie Meghan. Harry ha citato anche il costante fuoco di fila dei media inglesi. “Ero in trappola ma non sapevo di esserlo” ha detto Harry. “Intrappolato nel sistema, come il resto della mia famiglia. Mio padre, mio fratello sono in trappola”, ha spiegato.  Il principe Harry ha criticato i media britannici per il loro inconsapevole pregiudizio nei confronti di Meghan. “Chiesi ai tabloid britannici di calmarsi: una volta come fidanzato, una volta come marito e una volta come padre”, ha raccontato nell’intervista a Oprah Winfrey.

La copertura dei media, a causa delle loro allusioni razziali, cambio’ il livello della minaccia per la coppia facendola diventare mortale: lo ha detto Meghan nell’intervista a Oprah Winfrey.  “Cosa penserebbe la principessa Diana della nostra decisione di lasciare la famigli reale? Penso che sarebbe molto arrabbiata e triste per come tutto questo è andato a finire ma anche che vorrebbe che fossimo felici” ha detto il principe Harry nell’intervista trasmessa dalla Cbs ad una domanda sulla madre. “C’e’ un ‘contratto invisibile’ tra la famiglia reale e i tabloid: se come famiglia offri vino e cena alla stampa ottiene una copertura migliore”: lo ha detto il principe Harry nell’intervista a Oprah Winfrey. Ce’ un livello di “controllo tramite la paura, ha proseguito, sostenendo che i tabloid controllano la famiglia reale.

“La mia famiglia mi ha tagliato fuori finanziariamente” ha denunciato Harry nell’intervista a Oprah Winfrey. Il principe di Sussex ha spiegato che i contratti milionari con Netflix e Spotify non facevano parte del piano quando abbandonarono la casa reale ma che la famiglia lo ha tagliato fuori finanziariamente nella prima meta’ del 2020 e che con Meghan doveva trovare un modo per pagare le misure di sicurezza, revocate da Buckingham Palace.

Il principe Harry si è detto “deluso” dal padre, il principe Carlo, che dopo la sua decisione di abbandonare la casa reale non prendeva più le sue telefonate. “Sono deluso perchè ha passato qualcosa di simile, sa cosa si prova col dolore”, ha confidato nell’intervista a Oprah Winfrey. “Lo amerò sempre ma sono successe molte cose che fanno male”, ha aggiunto.  “Sono triste che sia accaduto ciò che è accaduto ma so che abbiamo fatto tutto il possibile” per restare nella casa reale: così il principe Harry a conclusione dell’intervista a Oprah Winfrey. “O mio Dio, abbiamo fatto tutto cio’ che potevamo per proteggerli”, ha aggiunto Meghan.

Alla fine dell’intervista con Oprah Winfrey, Harry ha assicurato di non aver alcun rammarico mentre Meghan ha detto di averne uno nei confronti della casa reale: “credere loro quando dissero che sarei stata protetta”.  “Se Meghan mi ha salvato? Senza dubbio”: cosi’ Harry ha risposto a Oprah Winfrey. Ma la moglie è intervenuta affermando che Harry “ha salvato entrambi”. In ogni caso, ha concluso, la loro storia ha “un lieto fine”.

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Papa Francesco nel nord dell’Iraq tra i cristiani perseguitati da Isis

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Oggi papa Francesco si spostera’ da Baghdad verso il nord dell’Iraq, tra il Kurdistan iracheno e la Piana di Ninive. Sara’ a Mosul per pregare per le vittime delle guerre, poi a Qaraqosh per incontrare i cristiani che erano stati scacciati dalle loro case dall’Isis. Concluderà questo terzo e ultimo giorno di viaggio in Iraq a Erbil, in Kurdistan, con la Messa allo stadio.

Il dialogo tra le religioni e’ la sola via per costruire la pace in Iraq ma anche per realizzare quella fraternita’ alla quale il Papa lavora senza risparmiarsi. Fino ad andare anche in Iraq, nonostante condizioni, tra sicurezza e pandemia, che sembravano impossibili da superare. E’ il senso di questo secondo giorno di viaggio cominciato per il Pontefice a Najaf, la citta’ santa degli sciiti. Li’ ha incontrato il Grand Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani, uno degli eventi piu’ importanti in questa ‘missione’ di Francesco in Medio Oriente. Un incontro privato, senza discorsi o documenti. Ma basta la fotografia a scrivere la storia. Il Papa e la guida spirituale degli sciiti iracheni seduti a parlare, guardandosi negli occhi. Francesco vestito di bianco, Al-Sistani completamente di nero. Un’immagine che parla di quel dialogo che si puo’ costruire nelle differenze. Secondo fonti irachene l’anziano Al-Sistani, 91 anni, si sarebbe anche alzato in piedi per accogliere il Pontefice. Un gesto importante in questo mondo dove ogni dettaglio ha il suo valore. Un divano semplice, pareti bianche, e’ una residenza modesta quella del Grand Ayatollah che in questi anni ha fatto sentire la sua voce contro chi attaccava le minoranze religiose, e tra queste i cristiani.

E Papa Francesco oggi lo ha ringraziato per questo. Durante la visita, durata circa quarantacinque minuti, il Papa ha sottolineato “l’importanza della collaborazione e dell’amicizia fra le comunita’ religiose perche’, coltivando il rispetto reciproco e il dialogo, si possa contribuire al bene dell’Iraq, della regione e dell’intera umanita’”, ha riferito il portavoce vaticano Matteo Bruni. Da Najaf Papa Francesco e’ poi volato a Nassiriya. Li’ c’e’ Ur e la casa di Abramo, dove guardano tutte e tre le religioni monoteiste: cristiani, musulmani ed ebrei. Alle spalle, nel deserto rosso del Sud dell’Iraq, c’e’ anche uno dei piu’ importanti monumenti dell’epoca dei Sumeri, la Ziqqurat. Ma Nassiriya resta nelle cronache soprattutto come la ‘Ground Zero’ italiana, con quell’attacco terrorista del 12 novembre 2003 costato la vita a 28 persone, di cui 19 italiani. Il Papa si reca nella Piana di Ur dei Caldei, a un quarto d’ora dall’aeroporto di Nassiriya, per un incontro interreligioso. Ma in qualche modo le sue parole richiamano i nodi veri di questa terra devastata da guerre ed attentati: l’uso della religione. E quell’attentato contro gli italiani vedeva sul terreno estremisti sunniti contro gli sciiti, e la comparsa dei kamikaze legati ad Al-Qaeda. Un passato che ritorna poi sotto le bandiere nere del Califfato, con l’Isis che usa tra le sue parole d’ordine ‘Allah akbar’, ‘Dio e’ grande’. Ma invece Dio e’ soprattutto “misericordioso”, ha detto il Papa a Ur, e “l’offesa piu’ blasfema e’ profanare il suo nome odiando il fratello. Ostilita’, estremismo e violenza non nascono da un animo religioso: sono tradimenti della religione. E noi credenti non possiamo tacere quando il terrorismo abusa della religione”. Rivolgendosi ai rappresentanti delle altre fedi, ha rinnovato il suo appello a prendere le distanze dai fondamentalisti: “sta a noi dissolvere con chiarezza i fraintendimenti. Non permettiamo che la luce del Cielo sia coperta dalle nuvole dell’odio! Sopra questo Paese si sono addensate le nubi oscure del terrorismo, della guerra e della violenza”. “Chi crede in Dio – sono ancora le parole del Papa -, non ha nemici da combattere”, “non puo’ essere contro qualcuno, ma per tutti. Non puo’ giustificare alcuna forma di imposizione, oppressione e prevaricazione”. Nella Piana di Abramo risuona il canto di chi legge la Bibbia, poi di chi declama il Corano, in un abbraccio corale per dare la speranza che davvero un mondo in armonia, dove tutti conservano la loro identita’ rispettando gli altri, e’ possibile.

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