Cronache
Via l’acqua alta, a San Marco emergono danni ai mosaici
Danni ingenti. La situazione è difficile nella basilica di San Marco ma bisognerà aspettare un poco di tempo per una stima seria dei danni. Già ci sono però i primi segni visibili del disastro accaduto nella notte fra il 12 e 13 novembre quando la Basilica si è allagata. Il pavimento si è già gonfiato in alcuni punti e di conseguenza si sono staccate le tessere dei mosaici, in particolare quelli raffiguranti due pavoni e quelli di un tappeto fiorito. E anche la base di alcune colonne si è ammalorata talmente tanto che andrà sostituita, perchè altrimenti avranno problemi di staticità.

Senza contare che il sale è tornato ad intaccare le colonne della cripta che erano state appena desalinizzate, e farà danni dovunque è arrivato, perché la salinizzazione corrode lentamente ma inesorabilmente. “Sono in corso accertamenti – ha spiegato Pierpaolo Campostrini, procuratore della Basilica di San Marco – Ci sono cose che non si vedono immediatamente. Non e’ facile capire lo stato delle cose”. Per questo bisognera’ investire in tre direzioni: “diagnostica, interventi urgenti e prevenzione”. “La settimana prossima – ha annunciato – diremo che piano di prevenzione vogliamo mettere insieme su tutto il perimetro della basilica”. Prevenzione dato che i veneziani temono (a dir poco) che possa ripetersi un’emergenza come quella degli ultimi giorni. “Siamo la prima frontiera a difendere dagli effetti dei cambiamenti climatici” ha sottolineato il sindaco Luigi Brugnaro dopo aver partecipato all’inaugurazione del ponte votivo di barche per la festa della Salute, ringraziando “per l’amore che abbiamo sentito dal mondo e che ci ha fatto bene all’anima”.

La festa quest’anno assume un significato particolare. Il ponte viene costruito tutti gli anni per permettere l’arrivo dei pellegrini alla chiesa omonima innalzata come ringraziamento alla fine dell’epidemia di peste. Proprio il patriarca Francesco Moraglia alla cerimonia ha ricordato il “momento difficile” della citta’ aggiungendo pero’ che “deve unire” e far in modo che Venezia sia considerata “la casa comune da abitare”. Va considerata “un luogo che ci e’ dato in custodia e non – ha ammonito – come una merce da mettere in vendita partendo dalla condivisione. Una condivisione che nasce dal cuore, saggia e veramente umana che goda delle visite dei turisti ma sappia riscoprire la condivisione di una citta’ che deve vivere come citta’”. Secondo monsignor Francesco Moraglia, “Venezia e’ fragile e non si puo’ spremere come un limone”. “E’ terminata l’emergenza immediata, ma la sfida che noi abbiamo – ha ricordato – e’ quella di ripensare la citta’. Il problema sono i mesi di ottobre-novembre dell’anno prossimo e dell’altro, perche’ prima del 31 dicembre 2021 il Mose non sara’ pronto: saranno due autunni e inverni preoccupanti, anche perche’ la gente è esasperata”.
Cronache
Federico II svelata: dieci anni di campus a San Giovanni a Teduccio, l’università apre le porte alla città
Dieci anni del campus della Federico II a San Giovanni a Teduccio: il 20 marzo porte aperte con ricerca, startup, robot e visite guidate per raccontare la trasformazione di Napoli Est.
Cronache
Caso del cuore trapiantato al Monaldi: verbale secretato di un infermiere chiave nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo
Inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo dopo il trapianto al Monaldi: secretato il verbale dell’infermiere presente in sala operatoria. Indagini su trasporto dell’organo e sulle procedure seguite.
Un verbale considerato cruciale potrebbe rappresentare un punto di svolta nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo al quale è stato trapiantato un cuore poi risultato danneggiato dal ghiaccio secco.
È stato ascoltato dai magistrati l’infermiere specializzato Francesco Farinaceo, presente il 23 dicembre nella sala operatoria della chirurgia pediatrica dell’Ospedale Monaldi. Il suo verbale è stato secretato e al momento non è a disposizione delle parti.
Secondo quanto emerge dagli atti dell’indagine, Farinaceo sarebbe stato l’infermiere che ha materialmente aperto il contenitore nel quale era custodito il cuore proveniente da Bolzano e destinato al piccolo paziente.
Le indagini della Procura di Napoli
L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante sotto la supervisione del procuratore aggiunto Antonio Ricci. Gli accertamenti sono affidati ai carabinieri del NAS, guidati dal colonnello Alessandro Cisternino.
Gli investigatori stanno ricostruendo con precisione tutte le fasi dell’intervento: prima dell’espianto, durante il trasporto dell’organo e nel momento del trapianto.
Secondo quanto riferito in testimonianza dall’infermiera Virginia Terracciano, sarebbe stato proprio Farinaceo ad aprire il contenitore con il cuore donato e ad assistere allo scambio di indicazioni tra il chirurgo e l’équipe medica presente in sala.
Il ruolo del chirurgo e i dubbi sull’avvio dell’intervento
Tra i punti centrali dell’inchiesta c’è la decisione di avviare l’intervento chirurgico sul piccolo paziente. Gli inquirenti stanno cercando di chiarire cosa abbia spinto il chirurgo Guido Oppido a procedere con l’apertura dello sterno.
Le ipotesi al vaglio sono principalmente due: la necessità di intervenire rapidamente per evitare che il cuore donato diventasse inutilizzabile allo scadere delle quattro ore successive all’espianto oppure la convinzione di aver ricevuto un via libera dai colleghi presenti in sala operatoria.
Oppido è tra i sette medici attualmente indagati nell’inchiesta ed è stato sospeso dall’ospedale al termine di una prima istruttoria interna.
La denuncia sul “clima tossico” nel reparto
Farinaceo risulta anche il primo firmatario di una lettera di denuncia inviata il 27 gennaio ai vertici dell’azienda ospedaliera. Nel documento viene segnalato un presunto “clima tossico” all’interno del reparto attribuito alla gestione del chirurgo.
Dopo la sua audizione è probabile che vengano ascoltati anche gli altri firmatari della lettera, tra cui diversi infermieri già sentiti come testimoni.
Secondo alcune testimonianze raccolte dagli investigatori, il chirurgo avrebbe iniziato il clampaggio dell’aorta prima dell’arrivo del cuore in sala operatoria. Un passaggio che gli inquirenti stanno verificando con attenzione.
Il trasporto dell’organo e il termos da spiaggia
Un altro elemento emerso nelle ultime ore riguarda un video acquisito dagli investigatori relativo al trasporto di un organo avvenuto nel 2021.
Nel filmato si vedrebbe l’utilizzo dello stesso contenitore termico artigianale da spiaggia utilizzato anche per il trasporto del cuore destinato al piccolo Domenico.
Questo dettaglio è diventato uno dei punti più controversi dell’intera vicenda.
Gli accertamenti sull’espianto a Bolzano
Parallelamente l’attenzione degli investigatori si concentra anche su quanto accaduto nell’Ospedale San Maurizio, dove è stato espiantato il cuore donato.
Secondo un report degli ispettori del Ministero della Salute, sarebbe al vaglio anche la possibilità di un errore nel dosaggio di un farmaco somministrato durante la fase di espianto.
Un eventuale errore potrebbe aver danneggiato l’organo prima del trasporto.
L’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori del piccolo Domenico, Antonio e Patrizia Caliendo, ha spiegato che questo aspetto potrà essere chiarito dagli esami autoptici sui tessuti.
Secondo il legale, tuttavia, tale eventualità non cambierebbe il quadro delle responsabilità che gli inquirenti stanno valutando in relazione alle procedure seguite dall’équipe dell’ospedale napoletano.
Cronache
Terremoto di magnitudo 2.8 nell’Avellinese: scossa registrata vicino a Forino
Scossa di terremoto di magnitudo 2.8 registrata vicino a Forino, in provincia di Avellino. Epicentro a circa 6 km di profondità secondo l’INGV.


