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Via a cantiere pensioni, Orlando: confronto proseguirà

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Riapre il cantiere pensioni. Il confronto tra il ministro del Lavoro Andrea Orlando e i sindacati Cgil, Cisl e Uil era atteso, e ha dato il via alla road map che dovra’ portare a una soluzione per sciogliere il nodo principale della questione, la fine della sperimentazione di quota 100 (cosa che avverra’ al 31 dicembre di quest’anno). I leader dei sindacati Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri hanno puntato sulla proposta della piattaforma unitaria. Tutti concordi nel chiedere di accelerare, tanto che Landini ha evocato la mobilitazione se entro settembre non ci saranno risposte adeguate da parte del governo. E non solo sulle pensioni; gli altri fronti aperti sono la riforma fiscale e quella degli ammortizzatori sociali. Il ministro ha ricordato che ora ci saranno anche le valutazioni e i pareri da parte degli altri ministeri coinvolti: “La discussione proseguira’; mi auguro con un esito positivo”. Per Landini la questione non si risolve “semplicemente” con quota 100, bisogna andare oltre: “Abbiamo chiesto esplicitamente che il governo ci dica se si puo’ aprire o no una trattativa sulla nostra piattaforma; e’ necessario che con il mese di settembre si entri nel merito”. Gli elementi scodellati sul tavolo del ministro – fa presente Bombardieri – sono essenzialmente la flessibilita’ in uscita a partire da 62 anni, riconoscimento di 41 anni di contributi come punto valido per andare in pensione e attenzione a giovani e donne. “E’ importate aver avviato una fase di confronto che ci impegnera’ nelle prossime settimane e mesi – afferma Sbarra – il tema delle pensioni e’ fortemente intrecciato con le politiche del lavoro: e’ importante la fase che abbiamo davanti perche’ ci consente di discutere di ammortizzatori, politiche attive, contratti di solidarieta’, sovvenzioni”. E infatti della partita sono anche gli ammortizzatori sociali, che per i sindacati dovrebbero basarsi su un sistema universale; il testo e’ atteso per fine mese. Ma Landini intravede “il rischio che anche questa discussione venga rinviata alla Legge di Bilancio”. Dal ministero del Lavoro c’e’ tutto l’impegno a chiudere in questi giorni: si sta infatti seguendo la tabella di marcia cosi’ come era prevista, ed e’ ancora aperta l’interlocuzione con il ministero dell’Economia; quindi si e’ fiduciosi che si possa arrivare a condividere l’impianto complessivo nei tempi stabiliti. E, anche se in ogni caso l’eventuale testo dovra’ comunque finire in Manovra per diventare operativo, quello che il leader della Cgil chiede e’ una risposta corale anche su altri due argomenti: “riforma delle pensioni e riforma fiscale”. Tre temi su cui – senza segnali positivi entro settembre – i lavoratori saranno chiamati a scendere in piazza. Infine, il green pass e la sicurezza sul lavoro. I sindacati ricordano l’importanza del vaccino. E che pero’ ci sono anche dei protocolli da seguire per le aziende. Ma attenzione questo non vuol dire che ci possano essere in alcun modo ricadute sui posti di lavoro, tanto che secondo Landini servirebbe un provvedimento legislativo ad hoc dal momento che viene chiesto un obbligo. Quindi, avverte Sbarra, “dialogo e non fughe in avanti”.

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Meloni e Giorgetti a Napoli “non riescono” a incontrare il loro candidato Maresca

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I leader nazionali del centrodestra. I rappresentanti del governo e delle istituzioni. Arrivano a Napoli per tirare la volata alle loro liste di partito. Per lanciare  lo sprint finale verso le elezioni.  Potrebbe essere una coincidenza ma non si può non notare che Matteo Salvini evita di venire a Napoli a fare da testimonial al suo candidato, Catello Maresca. Dicono che sia molto contrariato per l’esclusione della lista della Lega. Ma questo è un problema che tocca i dirigenti del suo partito, con i quali a breve ci sarà il redde rationem. Non si capisce perchè non voglia o non possa o non riesca a fare una manifestazione pubblica col “suo” candidato. Solo perchè la lista della Lega è stata cassata dal Consiglio di Stato?

Ieri è stata Giorgia Meloni a misurare le distanze da Maresca.  Meloni è stata mezza giornata a Napoli ma non lo ha incontrato. A chi gli ha chiesto il perchè del mancato incontro, Giorgia Meloni è sembrata ironicamente seria. “Non l’ho incontrato Maresca perché ho voluto rispettare il suo civismo, ma l’ho visto tante volte e non volevo metterlo in difficoltà”, ha detto.  Da quando l’incontro tra un leader politico e un suo candidato mette in difficoltà quest’ultimo? In quelle stesse ore, peraltro, in città c’era il segretario del Pd Enrico Letta che portava a spasso il “suo” candidato, l’ex ministro Gaetano Manfredi. Nella stessa giornata della Meloni a Napoli, in giro per vicoli e bar, per un bagno di folla, c’era il ministro dello Sviluppo Economico leghista Giancarlo Giorgetti per un incontro istituzionale all’Unione Industriali.

Anche Giorgetti non è “riuscito” a vedere il candidato Maresca. Ed è la seconda volta in pochi giorni che il ministro a Napoli non riesce a far incrociare l’agenda dei suoi impegni con quelli di Maresca. Ieri il candidato del centrodestra Maresca si è dato da fare sui social network. Si è fatto immortalare con uno dei leaderini dei tassisti locali, tale Langella, escluso dalle elezioni ( arancione accanto a De Magistris e oggi civico accanto a Maresca), si è fatto fotofragare  a casa del grande tenore Caruso, qualche  selfie in strada con qualcuno, auguri alla signora Sofia Loren. Tutto pubblicato su social network mentre la Meloni incontrava centinaia di persone per vicoli, piazze e nel bar Gambrinus. E mentre Giorgetti parlava di lavoro e vertenze di lavoro a Napoli con gli industriali.

 

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Prodi: proporre una perizia psichiatrica per Berlusconi è l’ennesima follia italiana

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“Si sbaglierebbe. Io ho 82 anni, per un incarico settennale sarebbe un’incoscienza”. Romano Prodi ha risposto così a Giovanni Minoli che, durante la cerimonia per la consegna del premio Cavour a Santena (Torino), gli ha chiesto che cosa direbbe se lo chiamasse presidente della Repubblica. Poi un atto di difesa inatteso e forte dell’ex avversario Silvio Berlusconi sulla richiesta di perizia psichiatrica nell’ambito del processo Ruby Ter. “Proporre una perizia psichiatrica per Berlusconi è una delle ennesime follie dell’Italia” ha detto Prodi che ha riconosciuto a Berlusconi “il merito di avere spostato Forza Italia verso una linea europea. Potrebbe aspirare al Premio Cavour? Questo dipende dalla giuria, non da me”.

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Draghi all’Onu: l’emergenza clima è come la pandemia

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L’emergenza clima e’ come la pandemia e bisogna agire subito. A far suonare il campanello d’allarme, nel corso del vertice in apertura della 76esima Assemblea Generale a New York, e’ il premier Mario Draghi. “E’ vero che stiamo ancora lottando contro la pandemia, ma questa e’ un’emergenza di uguale entita’ e non dobbiamo assolutamente ridurre la nostra determinazione ad affrontare i cambiamenti climatici”, ha spiegato il presidente del Consiglio in video collegamento nell’incontro a porte chiuse organizzato dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e dal primo ministro britannico Boris Johnson, in vista della Cop26 di Glasgow in novembre. “L’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite – ha proseguito Draghi – ci ha detto tre cose: che la nostra azione dovrebbe essere immediata, rapida e su larga scala. E se non agiamo per ridurre le emissioni di gas serra, non saremo in grado di contenere il cambiamento climatico al di sotto di 1,5 gradi”. Per questo il premier ha promesso che “l’Italia fara’ la sua parte”: “Siamo pronti ad annunciare un nuovo impegno economico nelle prossime settimane”, ha detto Draghi senza entrare nei dettagli. Dal 2015 al 2020 l’Italia ha stanziato 500 milioni di euro l’anno per raggiungere i target fissati dagli accordi di Parigi. E i nuovi impegni potrebbero essere annunciati al G20 dei leader di ottobre a Roma. “Dovremo rafforzare gli sforzi comuni nell’accelerare la graduale eliminazione del carbone sia a livello nazionale che internazionale. E dobbiamo davvero prendere il nostro destino nelle nostre mani su questo aspetto”, ha insistito il premier. D’altronde anche Guterres non ha usato mezzi termini per indicare la gravita’ della situazione. “Serve un’azione decisa ora per evitare la catastrofe climatica, salvare questa e le generazioni future e’ una responsabilita’ comune”, ha affermato, ribadendo che “sulla base degli attuali impegni degli Stati membri il mondo e’ su un percorso catastrofico verso 2,7 gradi di riscaldamento globale”. “La scienza ci dice che qualsiasi cosa al di sopra di 1,5 gradi sarebbe un disastro – ha aggiunto -. Serve un taglio alle emissioni del 45% entro il 2030, e se non cambiamo collettivamente rotta c’e’ un alto rischio di fallimento della Cop26”. Il leader del Palazzo di Vetro si e’ rivolto soprattutto ai Paesi del G20, precisando che serve la loro leadership: “Rappresentano l’80% delle emissioni di gas serra e nell’incontro di oggi c’e’ stato un consenso sul fatto che il prossimo G20 sara’ assolutamente essenziale per garantire il successo della Cop26 a novembre”. A suo parere bisogna agire su tre fronti: “Mantenere l’obiettivo di 1,5 gradi, stanziare i 100 miliardi di dollari promessi all’anno ai Paesi poveri, aumentare i finanziamenti per l’adattamento ad almeno il 50% del totale dei finanziamenti pubblici per il clima”. Per il britannico Johnson quello dei 100 miliardi di dollari e’ un “impegno storico, ma ora dobbiamo mantenerlo”. E non ha nascosto di essere “sempre piu’ frustrato” per il fallimento dei Paesi ricchi nell’onorare le promesse fatte. Intanto, proprio nel giorno del vertice sul clima, il presidente americano Joe Biden ha lanciato un piano per rispondere alla minaccia del caldo estremo che continua a causare danni e vittime in Usa, diventando “il primo killer a livello nazionale legato agli eventi meteo”. L’amministrazione, ha fatto sapere la Casa Bianca, punta a proteggere i lavoratori e le comunita’ con varie azioni, da nuove norme negli ambienti di lavoro alle protezione arboree nei centri urbani, sino a fornire assistenza alle famiglie per i sistemi di raffreddamento. Biden pero’ in questi giorni e’ stato criticato per l’eccessiva parsimonia sui fondi ai Paesi poveri per combattere il cambiamento climatico. Secondo fonti informate riportate da Politico, nonostante le sue promesse, la frugalita’ di Washington e’ uno dei maggiori ostacoli al successo della Cop26.

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