Cronache
Vesuvio, mappe digitali e geolocalizzazione contro gli incendi: il Parco sperimenta il sistema GIS mobile
Il Parco Nazionale del Vesuvio sperimenta un sistema di mappe digitali utilizzabile anche senza connessione internet. Lo strumento, sviluppato dai tecnici dell’Ente, aiuterà i Carabinieri Forestali nelle attività di prevenzione, vigilanza e intervento contro gli incendi boschivi.
Un carabiniere forestale impegnato nel territorio del Parco del Vesuvio mentre consulta su un tablet una mappa digitale delle aree boschive. Sullo sfondo il vulcano e la vegetazione. Nessuna scritta nell’immagine.
Articolo
Un sistema digitale per difendere il Vesuvio dagli incendi
Mappe digitali, geolocalizzazione e informazioni dettagliate sul territorio per rafforzare la prevenzione degli incendi boschivi. Il Parco Nazionale del Vesuvio aggiunge un nuovo strumento tecnologico al dispositivo predisposto per la campagna antincendio del 2026.
Il progetto consiste in un sistema GIS mobile sviluppato dal personale tecnico dell’Ente Parco per sostenere il lavoro sul campo del Reparto Carabinieri Parco Nazionale del Vesuvio e degli altri reparti dei Carabinieri Forestali.
L’applicazione potrà essere utilizzata attraverso smartphone e tablet e continuerà a funzionare anche in assenza di una connessione internet, condizione frequente nelle zone boschive e nei punti meno accessibili del vulcano.
Posizione degli operatori e segnalazione dei pericoli
Il sistema consentirà agli operatori di individuare la propria posizione, orientarsi sul territorio e registrare direttamente sulle mappe situazioni di rischio, criticità e possibili focolai.
L’obiettivo è mettere a disposizione delle squadre impegnate nella vigilanza una conoscenza più precisa delle aree attraversate e favorire interventi tempestivi prima che le fiamme possano estendersi.
Lo strumento può contribuire anche alle successive attività investigative, permettendo di ricostruire la posizione dei roghi, i percorsi di accesso e la presenza di elementi sospetti. Non si tratta, tuttavia, di un’app capace autonomamente di identificare gli eventuali responsabili degli incendi.
La tecnologia open source QGIS
Il progetto è basato su QGIS, un software geografico open source che permette di consultare, sovrapporre e aggiornare differenti livelli cartografici.
L’archivio digitale raccoglie informazioni sui confini del Parco, sulle zone protette, sui vincoli ambientali, sui boschi, sui sentieri e sulle aree esposte a rischi idrogeologici, frane e alluvioni.
Alle informazioni territoriali vengono affiancate le cartografie dell’Istituto geografico militare, immagini satellitari e dati relativi a strade e infrastrutture. Gli operatori potranno così disporre di un quadro complessivo del territorio direttamente sul dispositivo utilizzato durante i pattugliamenti.
Possibile estensione ai vigili del fuoco
Il sistema è ancora in una fase sperimentale. Dopo le prime verifiche operative potrebbe essere messo a disposizione anche di altre strutture impegnate nella lotta agli incendi.
Tra le ipotesi allo studio figura l’estensione ai vigili del fuoco dei presidi antincendio di Ercolano e Terzigno, due dei territori maggiormente esposti al rischio di roghi nell’area vesuviana.
La condivisione delle medesime mappe tra Carabinieri Forestali, vigili del fuoco, Protezione civile e amministrazioni locali potrebbe rendere più efficace il coordinamento durante le emergenze.
De Luca: prevenzione prima forma di tutela
«La prevenzione rappresenta la prima e più efficace forma di tutela del nostro patrimonio naturale», sottolinea il presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Raffaele De Luca.
Secondo il presidente, investire nell’innovazione significa consentire agli operatori di conoscere in maniera sempre più puntuale il territorio, migliorare la collaborazione tra le istituzioni e rendere più rapidi ed efficaci gli interventi.
Il progetto, ha evidenziato De Luca, è stato realizzato valorizzando le competenze interne dell’Ente e potrà essere condiviso con tutti i soggetti impegnati nella difesa del vulcano. «La salvaguardia del Parco passa anche dall’innovazione, dalla condivisione delle informazioni e dal lavoro di squadra tra tutte le amministrazioni coinvolte».
Il confronto in Prefettura
La sperimentazione arriva dopo l’incontro del 22 giugno 2026 coordinato dal prefetto di Napoli Michele di Bari, al quale ha partecipato anche il presidente del Parco.
Al centro del tavolo le strategie di prevenzione e contrasto degli incendi boschivi e degli sversamenti illegali di rifiuti, due fenomeni che possono risultare collegati e che durante i mesi estivi assumono dimensioni particolarmente preoccupanti.
L’obiettivo è costruire una collaborazione stabile tra Prefettura, forze dell’ordine, vigili del fuoco, Regione, Protezione civile, Enti locali e organismi che gestiscono le aree protette.
La memoria dei grandi roghi sul Vesuvio
Il tema degli incendi resta particolarmente sensibile nel territorio vesuviano. Sono ancora vive le immagini dell’estate del 2017, quando le fiamme devastarono vaste porzioni del Parco, distruggendo boschi e habitat naturali.
Anche negli anni successivi si sono verificati incendi estesi e numerosi roghi di rifiuti nelle aree ai confini del Parco. Episodi che confermano la necessità di rafforzare contemporaneamente prevenzione, controllo del territorio e capacità di intervento.
Per la campagna del 2026 è stato ampliato il dispositivo regionale, con un aumento delle squadre dei vigili del fuoco e una maggiore copertura nelle province di Napoli, Caserta e Salerno. Secondo i dati richiamati nella presentazione del piano, nel 2025 in Campania sarebbero stati registrati circa 7.500 incendi boschivi.
Il nuovo sistema digitale del Parco non potrà eliminare da solo il rischio dei roghi. Potrà però offrire agli operatori uno strumento in più per conoscere il territorio, individuare rapidamente le criticità e proteggere uno dei patrimoni naturali più importanti della Campania.
Cronache
Metaponto, 18enne arrestato per la presunta violenza su una 17enne: lunedì davanti al gip
Un diciottenne sarà interrogato dal gip di Matera dopo l’arresto per la presunta violenza sessuale su una minorenne nella notte di Ferragosto a Metaponto. Sequestrati indumenti e telefono.
Cronache
Chiuso per caldo: sulle Alpi si scioglie anche lo sci d’estate
Le temperature troppo elevate hanno imposto la sospensione dello sci estivo sul ghiacciaio dello Stelvio. Con le chiusure già registrate al Cervino e negli altri comprensori alpini, in Europa le possibilità di sciare all’aperto sono ormai quasi scomparse.
A tremila metri di quota l’estate ha cancellato l’inverno. Dopo il Cervino e il comprensorio di Ponte di Legno-Tonale, anche sul ghiacciaio dello Stelvio gli sci sono stati riposti: fa troppo caldo per garantire piste praticabili e condizioni di sicurezza accettabili.
La sospensione è scattata a Ferragosto e resterà in vigore fino a quando le temperature non consentiranno di preparare nuovamente il terreno. Le funivie continueranno a trasportare turisti ed escursionisti verso il ghiacciaio, ma senza sci ai piedi.
Non è più sufficiente salire oltre i tremila metri per trovare neve compatta. Le temperature restano elevate durante il giorno e scendono troppo poco nelle ore notturne. Senza il necessario rigelo, la superficie perde consistenza, aumenta il rischio di cedimenti e diventa impossibile assicurare gli standard richiesti per lo sci.
La società che gestisce gli impianti dello Stelvio continuerà a controllare quotidianamente lo stato del ghiacciaio. Una riapertura resta possibile, ma dipenderà interamente da un abbassamento delle temperature. Non c’è, quindi, una data da indicare sul calendario.
Il domino delle chiusure
Lo Stelvio è soltanto l’ultimo tassello di una crisi che coinvolge ormai l’intero arco alpino.
Sul Cervino lo sci estivo era stato fermato già all’inizio di agosto dalla società svizzera che gestisce gli impianti del ghiacciaio del Teodulo e di Plateau Rosa. Dal versante italiano le funivie in partenza da Breuil-Cervinia hanno continuato a funzionare, ma esclusivamente per escursionisti e visitatori.
Anche sul Presena, nel comprensorio Ponte di Legno-Tonale, la stagione sulla neve si è conclusa. In Austria, persino Hintertux, a lungo presentato come il ghiacciaio sul quale era possibile sciare tutto l’anno, ha sospeso l’attività estiva, rinviando la ripresa all’autunno.
Il risultato è una geografia dello sci europeo estivo ridotta praticamente a zero. Chi vuole sciare deve rivolgersi alle strutture al coperto oppure spostarsi nell’emisfero australe.
Il caldo cambia anche l’alpinismo
Le conseguenze non riguardano soltanto le piste. Sul Monte Bianco l’aumento delle temperature ha accresciuto il pericolo di frane e cadute di pietre, imponendo limitazioni agli accessi e la chiusura di rifugi lungo alcune delle vie più frequentate.
Quando il ghiaccio che tiene insieme rocce e detriti si indebolisce, interi versanti diventano instabili. Sentieri, vie di arrampicata e percorsi un tempo considerati praticabili durante l’estate possono trasformarsi in poche ore.
La montagna continua a essere accessibile, ma non alle condizioni alle quali escursionisti, guide e gestori degli impianti erano abituati. Le stagioni si accorciano, i percorsi cambiano e le decisioni devono essere prese quasi giorno per giorno.
Nove gradi a tremila metri
Le temperature rilevate in alta quota spiegano meglio di qualsiasi immagine la situazione: circa 17 gradi nella zona del ghiacciaio dei Forni, oltre i duemila metri, e nove gradi nei pressi del Passo Marinelli, a circa tremila metri.
Sono valori incompatibili con la conservazione di una superficie adatta allo sci. Ma sono anche il segnale di un problema più ampio: i ghiacciai alpini stanno perdendo massa e spessore da anni, mentre le estati calde e prolungate accelerano lo scioglimento e riducono la neve capace di proteggerli.
Una singola ondata di caldo non basta, da sola, a raccontare il cambiamento climatico. La contemporanea chiusura dei principali comprensori glaciali, però, non può essere considerata un semplice incidente stagionale.
Lo sci estivo, nato sull’idea che in alta montagna l’inverno non finisse mai, sta diventando un’attività intermittente e sempre più fragile. Il cartello “chiuso per caldo” appeso idealmente sulle Alpi non rappresenta soltanto una stagione turistica compromessa. È l’immagine concreta di una montagna che sta cambiando più rapidamente delle abitudini costruite intorno ad essa.
Cronache
Ferragosto violento a Mondragone, rissa sulla spiaggia: cinque denunciati
Una rissa tra numerose persone è scoppiata sulla spiaggia libera di Fiumarella a Mondragone. Il video è stato pubblicato da Francesco Emilio Borrelli. I carabinieri hanno identificato e denunciato cinque persone, tra le quali un minorenne.
Una violenta rissa ha coinvolto numerose persone nella notte di Ferragosto sulla spiaggia libera di Fiumarella, a Mondragone. Le immagini dell’accaduto, pubblicate sui social dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, sono diventate rapidamente virali.
Secondo una prima ricostruzione, lo scontro sarebbe nato da un’accesa discussione tra due gruppi. In pochi istanti dalle parole si sarebbe passati alle aggressioni fisiche. La dinamica completa e le responsabilità individuali sono ancora in corso di accertamento.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Reparto territoriale di Mondragone. Cinque persone, tra le quali un minorenne, sono state identificate e denunciate. Le loro eventuali responsabilità dovranno essere valutate dall’autorità giudiziaria.
Borrelli: «Servono controlli più serrati»
«Una notte di festa trasformata nell’ennesimo teatro di violenza», ha commentato Borrelli, chiedendo un rafforzamento dei controlli sul litorale domizio.
Secondo il deputato, ordinanze e divieti non possono rimanere soltanto sulla carta: chi trasforma spiagge e luoghi pubblici in scenari di violenza deve essere individuato e sanzionato.


