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Esteri

Vertice Ue ad alta tensione: scontro su Green Deal e beni russi congelati, Meloni guida il fronte dei “pragmatici”

Vertice Ue ad alta tensione a Bruxelles: i leader europei divisi su Green Deal e beni russi congelati. Meloni guida il fronte dei “pragmatici”, mentre Zelensky chiede nuovi aiuti per Kiev.

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Il vertice del Consiglio europeo che si apre oggi a Bruxelles si preannuncia tra i più tesi degli ultimi mesi.
Quello che il presidente del Consiglio europeo aveva definito “il vertice delle decisioni” potrebbe davvero esserlo — ma solo dopo un duro scontro politico tra i 27 leader dell’Unione.
Sul tavolo due questioni esplosive: l’uso dei beni russi congelati per sostenere Kiev e la riforma del Green Deal.

L’incontro si aprirà con l’intervento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, mentre il capitolo su competitività e clima sarà affrontato nel pomeriggio, con la possibilità di negoziati notturni.


Il nodo dei beni russi: Roma e Bruxelles frenano

La Commissione europea punta a ottenere il via libera dei Ventisette per presentare una proposta sull’utilizzo dei beni russi congelati, stimati in centinaia di miliardi di euro, per finanziare l’assistenza a Kiev nel 2026.
Ma l’accordo è tutt’altro che scontato.

L’Italia mantiene una posizione prudente, mentre il Belgio resta fermo sul proprio veto, preoccupato per l’impatto sulle sue casse e sul sistema Euroclear, dove si trovano molti degli asset russi.
Mosca, dal canto suo, minaccia ritorsioni economiche e legali.

Zelensky ribadirà che l’Ucraina è a corto di risorse per difendersi e chiederà un impegno concreto, che probabilmente si tradurrà solo in una dichiarazione d’intenti e nel sì al 19° pacchetto di sanzioni, focalizzato sul gas russo.


Green Deal, il fronte dei “pragmatici” contro gli “oltranzisti”

La parte più tesa del vertice riguarda però il Green Deal europeo, dove i 27 sono ormai divisi in tre blocchi:

  • gli ultras sovranisti (Slovacchia e Ungheria),

  • i pragmatici, guidati da Giorgia Meloni,

  • e i fedeli alla transizione verde, come Spagna, Danimarca e Irlanda.

Al centro dello scontro, l’obiettivo della riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040.
Per l’Italia, “pragmatismo” significa chiedere uno sconto del 5%, considerato eccessivo da diversi partner.
La presidente della Commissione Ursula von der Leyen non vuole che si superi la soglia del 3-5%, ma per evitare rotture nelle conclusioni finali non comparirà alcun numero: la decisione sarà rinviata a un vertice straordinario dei ministri dell’Ambiente il 4 novembre.


La lettera dei 19 Paesi: “Semplificare, non distruggere”

La tensione è stata alimentata anche dalla lettera di 19 Stati membri, tra cui Italia, Francia, Germania e Polonia, che chiedono di “rivedere, ridurre e limitare” le norme europee, a partire da quelle verdi.
Semplificazione è competitività”, si legge nel documento, che cita le parole di Mario Draghi.

Meloni, da parte sua, ha dichiarato: “L’Ue deve cambiare approccio. Non voteremo leggi sul clima che penalizzano le nostre imprese. Dire dei no serve a salvare l’Europa dai diktat che ne hanno indebolito la forza”.
Posizioni che però non trovano consenso in Paesi come Spagna e Danimarca, secondo cui “semplificare non deve diventare sinonimo di deregolamentare”.


Bruxelles sotto la tempesta

Mentre la tempesta Benjamin sferza l’Europa nord-occidentale, anche all’interno del Consiglio europeo il clima politico è tutt’altro che sereno.
La maggioranza al Parlamento europeo, già indebolita dal fallimento dell’accordo sulla due diligence per la sostenibilità aziendale, appare in difficoltà.
Nel frattempo, Usa e Qatar hanno messo in guardia Bruxelles: “Cambiate le regole o l’export di gas sarà a rischio”.


L’Europa tra equilibrio e divisioni

Il vertice di Bruxelles si chiude così con un’Unione divisa tra la necessità di sostenere Kiev e il timore di frenare la propria competitività industriale.
La premier Meloni guida il fronte dei “pragmatici”, ma la ricomposizione politica dei Ventisette resta complessa.
Tra beni russi congelati, emissioni da tagliare e pressioni internazionali, l’Europa cerca ancora la difficile via di mezzo tra realismo e ambizione.

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Rubio: “Gli Usa non si sottrarranno, Mosca non può raggiungere gli obiettivi iniziali”

Marco Rubio a Bloomberg dopo Monaco: gli Stati Uniti non si sottrarranno all’impegno sull’Ucraina. Mosca non può raggiungere gli obiettivi iniziali, dice.

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Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, in un’intervista a Bloomberg News dopo il suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha affermato che gli Stati Uniti non si sottrarranno all’obbligo di contribuire alla fine della guerra in Ucraina.

Le dichiarazioni sono state riportate anche da CNN.

“Mosca non può raggiungere gli obiettivi iniziali”

Rubio ha aggiunto di non ritenere che la Russia sia in grado di raggiungere gli obiettivi che si era prefissata all’inizio dell’invasione, quasi quattro anni fa.

Secondo il Segretario di Stato, Mosca starebbe perdendo tra i 7.000 e gli 8.000 soldati a settimana nel conflitto, una stima che, ha osservato, coincide con le più recenti valutazioni fornite da Kiev.

Le parole di Rubio si inseriscono nel quadro del confronto diplomatico in corso e delle valutazioni strategiche occidentali sull’andamento del conflitto.

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Zelensky a Monaco: “Putin come nel 1938, la pace solo con vere garanzie di sicurezza”

Alla Conferenza di Monaco Zelensky paragona Putin al 1938 e ribadisce che la pace può nascere solo da chiare garanzie di sicurezza per l’Ucraina.

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intervenendo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha accusato il presidente russo Vladimir Putin di voler ripetere lo scenario del 1938.

“Sembra che Putin speri di ripetere Monaco del 1938, quando il precedente Putin iniziò a dividere l’Europa”, ha dichiarato, richiamando l’accordo che precedette la Seconda guerra mondiale e paragonando implicitamente il leader del Cremlino ad Adolf Hitler.

“La pace solo con chiare garanzie di sicurezza”

Zelensky ha ribadito che la pace può essere costruita solo su garanzie di sicurezza solide e verificabili. “Dove non esiste un chiaro sistema di sicurezza, la guerra torna sempre”, ha affermato.

Il presidente ucraino ha sottolineato che Kiev è impegnata nei negoziati e mantiene contatti con emissari statunitensi, tra cui Steve Witkoff e Jared Kushner, e che è previsto un incontro con il Segretario di Stato Marco Rubio.

Negoziati e tensioni geopolitiche

Secondo Zelensky, l’obiettivo dell’Ucraina è una “vera sicurezza e una vera pace”, non soluzioni parziali o compromessi che possano favorire Mosca.

Le dichiarazioni si inseriscono nel contesto di un confronto internazionale segnato da tensioni persistenti e dalla ricerca di un equilibrio tra sostegno militare, diplomazia e deterrenza.

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Paolini unica azzurra a Dubai: esordio al secondo turno nel WTA 1000

Jasmine Paolini unica italiana nel tabellone del WTA 1000 di Dubai. Debutto al secondo turno contro Eala o una qualificata. Difende il titolo vinto nel 2024.

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Jasmine Paolini è l’unica azzurra presente nel tabellone principale del torneo WTA 1000 di Dubai, secondo “mille” della stagione sul cemento.

La 30enne toscana, attualmente numero 8 del mondo, entrerà in gara direttamente al secondo turno. Affronterà la filippina Alexandra Eala, numero 40 WTA, oppure una giocatrice proveniente dalle qualificazioni.

Un ritorno da campionessa in carica

Paolini torna negli Emirati con il peso e l’orgoglio di campionessa in carica, avendo conquistato il titolo nel 2024. Un risultato che ha rappresentato uno dei punti più alti della sua carriera e che ora è chiamata a difendere in un tabellone di alto livello.

L’obiettivo è dare continuità alla stagione e ritrovare fiducia dopo l’eliminazione al secondo turno a Doha. Dubai può rappresentare uno snodo importante per consolidare la posizione tra le prime dieci del ranking mondiale.

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