Collegati con noi

Esteri

Venezuela: revocata immunità ad altri 5 deputati oppositori

Avatar

Pubblicato

del

L’Assemblea nazionale costituente (Anc, controllata dal governo) ha approvato ieri all’unanimita’ la revoca dell’immunita’ a cinque membri dell’Assemblea nazionale (An, opposizione) per vari reati, fra cui quello di tradimento della Patria. Si tratta dei deputati Freddy Superlano, Sergio Vergara, Juan Andre’s Mejia, Miguel Pizarro, e Carlos Paparoni, accusati dalla Procura generale, con l’avallo del tribunale supremo di giustizia (Tsj) di aver appoggiato il fallito tentativo di sollevamento armato guidato il 30 aprile scorso da Juan Guaido, leader dell’opposizione autoproclamatosi presidente ad interim. I cinque si aggiungono ai dieci ai quali pure era stata revocata l’immunita’ alcuni giorni fa.

Commentando la decisione, il presidente della Anc, Diosdado Cabello, ha dichiarato che “quello che stiamo facendo e’ applicare la legge. Ce ne siamo andati dall’Organizzazione degli Stati americani (Osa) applicando meticolosamente le procedure previste, e lo stesso stiamo facendo qui. Diamo tempo alla giustizia per fare quello che deve fare”. Cabello ha aggiunto che c’e’ anche il caso di due deputati supplenti, Franco Casella e Winston Flores, che saranno giudicati da tribunali ordinari perche’ per la loro condizione non posseggono immunita’. Fra i primi dieci deputati privati dell’immunita’ vi sono il vicepresidente dell’Assemblea, Edgar Zambrano, arrestato ed in carcere, Amelerico de Grazia e Mariela Magallanes, rifugiatisi nell’ambasciata d’Italia, Richard Blanco ospite di quella argentina, e Luis Florido che ha lasciato il Venezuela e si è trasferito in Colombia.

Advertisement

Esteri

Coronavirus, Abu Dhabi impone il coprifuoco fino al 9 giugno

Avatar

Pubblicato

del

 L’emirato di Abu Dhabi, il piu’ esteso come superficie geografica di tutti gli Emirati Arabi Uniti, ha inasprito le misure anti-coronavirus dopo un rialzo dei casi positivi e dei decessi. I media dell’emirato riferiscono che le autorita’ hanno deciso di imporre un coprifuoco quasi totale da domani e per una settimana, fino al 9 giugno. Dal canto suo, la compagnia aerea degli Emirati, la Emirates, ha annunciato un piano di licenziamenti di un numero imprecisato di suoi dipendenti.

Secondo l’Associazione internazionale per il trasporto aereo (Iata), le compagnie aeree mediorientali hanno perduto e stanno perdendo, a causa del coronavirus, circa 24 miliardi di dollari e piu’ di un milione di dipendenti perdono o perderanno il loro impiego. Nella vicina Arabia Saudita, il paese arabo del Golfo piu’ colpito dalla pandemia di Covid-19, da sabato scorso hanno riaperto tutte le moschee del Paese, che si prepara ad allargare ulteriormente le maglie delle restrizioni.

Continua a leggere

Esteri

I fronti di “guerra” del presidente Usa Donald Trump e la sindrome del 7° Cavalleggeri

Angelo Turco

Pubblicato

del

Ma ci avete fatto caso su quanti fronti è impegnato il Presidente USA, Donald Trump? Uno più conflittuale dell’altro! Sul piano interno, quel che oggi balza agli occhi è la sua risposta intimidatoria alle piazze riempite in tutti gli States da moltitudini che protestano contro l’inqualificabile omicidio di George Floyd. I “real leaders” americani, come li chiama il New York Times, si chiederebbero come mai può accadere una cosa del genere in un Paese che ha combattuto un secolo e mezzo fa una sanguinosa guerra fratricida per l’abolizione della schiavitù, senza tuttavia riuscire ad andare fino in fondo sulla strada dell’estensione dei diritti civili e dell’eliminazione della discriminazione razziale. Tuttavia l’attuale inquilino della Casa Bianca, evidentemente, non è un “real leader” e manda non parole ispirate e fermi propositi politici a fronteggiare le strade in fiamme, ma la Guardia Nazionale e i reparti speciali. Quest’uomo singolarmente privo di cultura non saprebbe comunque fare altro, immagino. Ma temo che qualche suo consigliere gli stia suggerendo che, in una situazione così disperata per la sua rielezione, questa rabbia –sapientemente alimentata- potrebbe trasformare il voto d’autunno in una sfida razzialistica. Il potere WASP in pericolo, il suprematismo bianco sotto attacco: i “real patriots” possono stare solo da una parte, quando un dio distratto abbandona l’America, e quella parte si chiama Donald Trump.

Ma nessuno dimentica, si capisce, la tela di fondo che è e resta la pandemia. Un’arena conflittuale senza precedenti, con 100.000 morti sulla coscienza per inattitudine manifesta. Pensiamo alla gestione politica ed economica della crisi, alle dispute grottesche con la comunità scientifica, ai rapporti tra l’Amministrazione Federale e i singoli Stati, a cominciare da quello di New York, guidato da Andrew Cuomo. Per finire con le controversie col sistema dei media, “vecchi” ed autorevoli, come il New York Times, oppure “nuovi” e massificati come Twitter, su cui malgrado tutto ha costruito la sua fortuna politica.

Come se non bastasse, The Donald percorre con le colt spianate le vaste praterie del mondo. Qualcuno ha capito, di là dal riflesso pavloviano di un egemonismo yankee contestato, il senso della guerra con la Cina, seconda potenza mondiale? Una guerra globale, pericolosissima, condotta sul piano commerciale e finanziario, e via via estesa sul terreno politico, mediatico, scientifico? Utilizzando un linguaggio sprezzante ed inutilmente aggressivo. Con contorno di posizionamenti unilaterali e polemici su una quantità impressionante di temi. Straccia il trattato Open Skies con la Russia, e altri 33 Paesi, ignorando bellamente l’opinione e i divergenti interessi degli alleati europei. Tiene in caldo, pronte per l’esplosione, le tensioni tanto nel Vicino quanto nel Medio oriente, con perno dolente sull’Iran. Rottura chiassosa e arrogante con l’Organizzazione Mondiale della Salute, accusata di connivenza “globale” con la Cina e di complicità specifica nelle faccende poco chiare che ruotano attorno alla supposta origine laboratoriale del coronavirus.

Donald Trump. Atteso il suo discorso al Paese dopo gli attacchi iraniani

Ho sicuramente dimenticato qualcuna delle controversie trumpiane. Ma la questione è: può il Presidente della più grande potenza mondiale, che produce da sola 1/4 della ricchezza globale, con un arsenale atomico capace di distruggere chissà quante volte questo Pianeta (che non è suo, ma di tutti), può, dico, trasformare ogni relazione in un casus belli? Convinto che tutto si possa risolvere con gli squilli di tromba che incitano alla carica i bravi del 7° Cavalleggeri? Può quest’uomo pensare davvero di ripresentarsi alle prossime presidenziali? Può il Partito Repubblicano, il glorioso partito che fu di Abraham Lincoln, riaffidare la propria rappresentanza a quest’uomo e decretare la propria dissoluzione intellettuale e morale, senza batter ciglio? E infine può il popolo americano anche solo lontanamente pensare di affidarsi per ulteriori quattro anni a un personaggio di così sconcertante pochezza intellettuale e politica? 

Continua a leggere

Esteri

Dominic Cummings, l’eminenza grigia del primo ministro Boris Johnson: ecco perchè non è stato licenziato

Sal Sparace

Pubblicato

del

Dominic Cummings è uno stratega politico britannico e consigliere principale del primo ministro Boris Johnson da luglio 2019.

Il 27 marzo passato Cummings ricevette una chiamata da sua moglie che si sentiva molto male”.  La sindrome era “sospetti sinomi di Covid19”. Cummings decise di trasferire la sua famiglia nella contea di Durham la sera del 27 marzo guidando per circa 425Km, invece di isolarsi a casa a Londra. A Durham le sue nipoti sarebbero state disponibili a prendersi cura di suo figlio di quattro anni, nel caso in cui lui e sua moglie si fossero entrambi ammalati. Dominic Cummings ha quindi infranto le regole del Lockdown.

Cummings ha negato qualsiasi illecito a seguito di un’indagine congiunta di due giornali, il Guardian e del Daily Mirror. I cittadini del Regno Unito che sono stati forzati a rimanere a casa anche in casi estremi, continuano a chiedersi perche Dominic Cummings invece non sia stato multato per aver infranto le regole. 

Boris Johnson ‘stranamente’ salva il suo assistente ignorando una rivolta di quasi 100 dei suoi stessi parlamentari e sfidando le continue richieste di licenziamento di Dominic Cummings, nonostante l’indagine della polizia non sia riuscita ad esonerarlo da una potenziale violazione del lockdown.

Perche il Primo Ministro del Regno Unito si è sporcato le mani difendondolo? È ‘tradizione’ nel Regno Unito che se un membro del governo non segue le regole o leggi, venga licenziato o vengano chieste le sue dimissioni.  

Ma tutto questo non è accaduto perche si è compreso che per il primo ministro britannico, il suo principale aiutante è molto più di un semplice consigliere politico. È il perno delle operazioni di Downing Street; uno stratega che dà a Johnson la direzione politica ed il controllo operativo. Il rapporto di lavoro tra i due uomini si è forgiato nella vittoriosa campagna della Brexit del 2016, nella quale Cummings è stato il ”direttore d’orchestra’’. Johnson era “solo” il frontman. Ora è tutto piu chiaro.  

Si capisce solo ora che Boris Johnson difende il suo valoroso aiutante poichè Dominic Cummings è quello con le idee chiare ed ha capacità organizzative che lo stesso primo ministro britannico sa di non avere. Anche se il caso è scoppiato parecchi giorni fa si continua a polemizzare accesamente sulla reazione del primo ministro.

Yvette Cooper, una parlamentare del Partito Laburista, in uno scambio particolarmente acceso ha chiesto al primo ministro: “Hai una scelta tra proteggere Dominic Cummings e mettere al primo posto l’interesse nazionale”,  “Qual è la tua scelta primo ministro?”.

“La mia scelta è la scelta del popolo britannico”, risponde un agitato Johnson, prima di accusare la signora Cooper di fare propaganda politica. Dominic Cummings sembra anche essere secondo alcuni ministri ombra (Shadow Secretary)  dell’opposizione il perno principale delle negoziazioni con l’Unione Europea.

David Frost,  funzionario e consulente politico britannico che ricopre il ruolo di Consigliere per l’Europa del Primo Ministro e Capo negoziatore della Task Force Europa, sembra respingere il suggerimento secondo cui i colloqui sulla Brexit crollerebbero senza il coinvolgimento di Dominic Cummings.

Intanto Michel Barnier – capo della task force della Commissione europea – ha scritto ai leader dell’opposizione di Westminster ricordando che l’UE è aperta ad una proroga fino a due anni per facilitare un accordo.

Alla domanda sul ruolo di Cummings nei negoziati sulla Brexit, Frost ha affermato di non aver mai ricevuto istruzioni dal primo ministro Johnson.  “L’Unione europea ha sempre affermato di restare aperta su questa questione. Qualsiasi decisione di proroga deve essere presa dal comitato misto entro il 1 ° luglio e deve essere accompagnata da un accordo sul contributo finanziario del Regno Unito”. 

Rispondendo alla lettera di Michel Barnier, il leader del SNP (Scottish National Party) a Westminster, Ian Blackford, ha dichiarato: “Boris Johnson deve finalmente mettere le sue responsabilità in materia di posti di lavoro, standard di vita e economia al primo posto e concordare l’estensione di due anni offerta al periodo di transizione. “Sarebbe una follia accumulare una crisi della Brexit in aggiunta alla crisi del coronavirus che già affrontiamo – con la disoccupazione che sale, le aziende che perdono lavoro e molte persone che lottano per sopravvivere. Il tempo sta scadendo. È rimasto solo un mese per concordare un’estensione per impedire al Regno Unito di schiantarsi con un affare catastrofico”.

David Frost ha affermato che il Regno Unito rimarrà “fermo” sulla sua posizione di rifiutare di prolungare il periodo di transizione per concludere un accordo, nonostante la mancanza di progressi nelle discussioni e l’epidemia di coronavirus che mette i negoziatori in ritardo rispetto ai tempi previsti.

Ormai non ci si fida piu di Boris Johnson. Sembra che il Paese si sia finalmente svegliato dalle sue illusioni politiche. Il caso Dominic Cummings ha aperto un mondo di riflessioni da parte dei giornalisti britannici e dei cittadini. Un danno politico non indifferente. Un Boris Johnson indebolito politicamente sarà in ogni caso coinvolto personalmente nei colloqui sulla Brexit il prossimo mese ma ormai le sue azioni politiche sono solo l’ombra di un forte Dominic Cummings. Almeno questa e’ l’impressione che abbiamo tutti.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto