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Venezuela, Guaidò chiama un intervento militare Usa: situazione drammatica a Caracas

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Juan Guaidò prova l’ultima carta. Chiama un intervento militare straniero per uscire dalla crisi venezuelana e cacciare “l’usurpatore” Nicolas Maduro. Il messaggio, ovviamente, è diretto a Washington. Oggi l’opposizione venezuelana si è radunata di nuovo a Caracas per manifestare il proprio sostegno all’Assemblea nazionale (An, guidata dall’opposizione) dopo che la Sebin, l’intelligence militare del regime, ha arrestato il primo vicepresidente del Parlamento, Edgar Zambrano e altri membri – privati dell’immunità parlamentare – si sono rifugiati in alcune ambasciate per evitare il carcere, due di questi nella sede diplomatica italiana. E proprio da Plaza Alfredo Sadel, l’autoproclamato presidente ad interim del Venezuela ha annunciato in chiaro quello che nei giorni scorsi aveva solo evocato: ovvero di aver dato istruzioni al suo ambasciatore negli Stati Uniti, Carlos Vecchio, affinché “si riunisca immediatamente” con il Comando Sur degli Stati Uniti e con il presidente della Colombia, Ivan Duque, per definire una “cooperazione militare internazionale”. In pratica, un’azione di forza “per cacciare il dittatore”. “La fine dell’usurpazione è dietro l’angolo e sono ogni giorno di più i membri delle Forze armate che si mettono dalla parte della Costituzione”, ha assicurato Guaido’. Stamattina all’autoproclamato presidente ad interim era arrivata la solidarieta’ del premier Giuseppe Conte che, dalle colonne della Stampa, ha risposto a stretto giro alla richiesta di aiuto lanciata da Guaido’ in un’intervista allo stesso giornale, precisando tuttavia con chiarezza la posizione del governo. L’Italia ha sempre distinto “gli organi democraticamente eletti, quali l’Assemblea nazionale da lei presieduta” dagli “organi privi di legittimita’ democratica, quale la Presidenza della Repubblica”, ovvero Maduro, ha scritto il presidente del Consiglio, parlando anche del suo “coinvolgimento emotivo” per le “sofferenze” della popolazione, compresa la “consistente comunita’ di origine italiana”. Tuttavia il riconoscimento da parte di Roma di Guaido’ “quale Presidente ad interim” non c’e’ stato “non solo per ragioni di ordine giuridico-formale” ma anche per evitare il rischio di “contribuire alla radicalizzazione delle rispettive posizioni”. “L’Italia lavora sempre per l’opzione politica”, ha ribadito Conte.

Ovvero, ha specificato anche il ministro degli Esteri Enzo Moavero in un colloquio con il collega argentino Jorge Marcelo Faurie, per l’organizzazione di nuove elezioni presidenziali “democratiche, trasparenti e pienamente legittimate dalla comunita’ internazionale”. Di fatto, percio’, anche una risposta alle simpatie interventiste di Guaido’ che considera di buon occhio un intervento militare americano che lo tiri fuori dalla situazione di stallo nei confronti di un Maduro molto piu’ saldo del previsto sulla poltrona piu’ alta dello Stato. Nei giorni scorsi una unita’ della Guardia costiera Usa e’ arrivata a 14 miglia nautiche dal porto di La Guaira, capitale dello Stato di Vargas, ma si e’ allontanata dopo uno scambio di messaggi via radio con un pattugliatore della Marina venezuelana. Restano intanto chiuse le frontiere con Aruba, nonostante l’annuncio di una riapertura formulato ieri dal governo di Caracas, a causa della crisi e del “forte fenomeno di emigrazione che puo’ avere riflessi sul nostro ordine pubblico”, ha fatto sapere il governo autonomo dell’isola delle Antille olandesi.

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Catturato Carlos Alberto Salazar, era considerato il ‘Pablo Escobar’ dell’eroina in Colombia

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Le autorita’ colombiane hanno catturato a Pereira, capitale del dipartimento di Risaralda, Carlos Alberto Salazar, soprannominato ‘El senor de la bata’ (il signore della veste), considerato il ‘Pablo Escobar’ dell’eroina nel Paese sudamericano. Lo riporta il sito dell’emittente Rcn Radio. La polizia colombiana ha riferito che Salazar e’ stato catturato mentre comprava i biglietti per una partita della prima fase del pre-olimpico di calcio, che si e’ giocata a Pereira tra il 18 e il 30 gennaio. Le autorita’ hanno riferito che il trafficante di droga, sul quale pende una richiesta di estradizione dagli Stati Uniti, aveva legami con il cartello messicano di Sinaloa. Secondo i dati delle autorita’ locali, Salazar riusciva a portare in Usa “piu’ di 100 chili di eroina all’anno”, il che lo rende il maggior trafficante di eroina finora conosciuto in Colombia.

Salazar era anche il principale coordinatore e investitore di un’organizzazione criminale nella produzione, raccolta e trasporto di eroina, per la quale utilizzava corrieri, borse a doppio fondo, cavita’ irregolari in veicoli, barche da pesca e motoscafi con destino America centrale e Stati Uniti. La polizia ha spiegato che ‘El Senor de la Bata’ reclutava i migliori studenti di ingegneria chimica nelle universita’ colombiane per produrre eroina con la quale potesse eludere i severi controlli della polizia. Per eluderli, Salazar aveva anche iniziato a processare l’eroina in Messico, dove consegnava la droga al cartello Sinaloa che la portava negli Stati Uniti attraverso rotte illegali. Secondo i dati delle autorita’ locali, Salazar riusciva a portare in Usa “piu’ di 100 chili di eroina all’anno”, il maggior quantitativo mai individuato in Colombia.

 

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Il ministro degli Esteri Lavrov a Roma da Di Maio: “La missione Ue in Libia non vada contro l’Onu”

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La Russia avverte che la missione Ue in Libia non deve sostituirsi, o peggio ostacolare, la strategia del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov lo ha messo in chiaro a Roma in un bilaterale Esteri-Difesa con l’Italia. Luigi Di Maio, riconoscendo il “ruolo chiave” di Mosca per il dialogo tra le parti, ha chiarito da parte sua che gli europei non entreranno in guerra al fianco di una parte o dell’altra ma vogliono far rispettare l’embargo delle armi: l’unico modo per consolidare una tregua fin qui fittizia, come dimostra oggi l’attacco di Khalifa Haftar al porto di Tripoli. Al vertice italo-russo, a cui hanno partecipato anche i ministri della Difesa Lorenzo Guerini e Serghiei Shoygu, la situazione in Libia ha avuto un’attenzione particolare. Vista l’inconsistenza del cessate il fuoco proclamato un mese fa dal generale della Cirenaica e dal suo sfidante, il premier Fayez al Sarraj, asserragliato nella capitale. A dispetto degli sforzi di mediazione internazionale, che per ora hanno prodotto soltanto l’ok delle parti libiche alla costituzione di una commissione di militari in formato 5+5, quanto meno per parlarsi. Proprio al termine di un secondo round di colloqui a Ginevra l’inviato Onu Ghassan Salame’ ha denunciato l’ennesima violazione della tregua: “Un attacco al porto di Tripoli”, evidentemente condotto dalle milizie di Haftar. Salame’ ha puntato il dito anche sui paesi che non hanno rispettato gli impegni presi alla conferenza di Berlino di non fornire piu’ armi ai contendenti o inviare mercenari. Il rispetto dell’embargo delle armi e’ il cuore della nuova iniziativa europea per una soluzione della crisi libica. Di Maio lo ha ribadito ai due ministri russi (con Lavrov ha avuto anche un colloquio separato).

 

La missione Ue, ancora da definire dopo un primo via libera politico dei 27, avra’ quello come esclusivo obiettivo, anche perche’ le navi saranno “dislocata nell’est del paese, fuori dalle rotte dei migranti”, ha ricordato il titolare della Farnesina. Il controllo sulle armi dovrebbe avvenire sostanzialmente via mare e via aerea, ma potrebbe avere anche una componente terrestre, “se le parti fossero d’accordo”, ha aggiunto di Maio. La prospettiva che forze militari europee presidino la Libia non entusiasma la Russia, che ha puntato quasi tutte le sue carte su Haftar e teme che l’intervento Ue sia di fatto un aiuto a Sarraj. A Roma Lavrov ha puntualizzato che spetta all’Onu, in quanto organo piu’ rappresentativo a livello internazionale, assicurare la pace in Libia. Quindi, la Russia chiede di “non intraprendere azioni che potrebbero essere viste come contraddittorie rispetto al Consiglio di sicurezza”. Cosi’ i “meccanismi” di un’eventuale missione Ue “devono essere concordati” al Palazzo di Vetro, perche’ “non si possono rispettare gli auspici solo di una parte o dell’altra”. Lavrov ha poi evocato con preoccupazione il 2011, quando la Francia riusci’ a trainare i partner occidentali (inclusa l’Italia, anche se con riluttanza) nella campagna per cacciare Muammar Gheddafi, aprendo il vaso di Pandora libico. Secondo Di Maio, invece, non ci sono rischi di questo genere. La missione Ue, ha chiarito, “non ha niente a che vedere con la no-fly zone del 2011 che ha portato alla situazione di cui ancora oggi stiamo affrontando le conseguenze”. Ed anche se “il pattugliamento aereo e marittimo avverra’ con attrezzature militari, la postura dell’Ue non e’ di guerra bensi’ legata all’affermazione della pace”: con i contendenti senza armi, ha evidenziato il ministro italiano, il dialogo sara’ piu’ agevole.

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India, arrestati i dirigenti del college “antimestruazioni”

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La polizia ha reso noto di avere arrestato tre tra dirigenti e dipendenti del college Swaminarayan di Bhuj, in Gujarata, che lo scorso 11 febbraio hanno costretto sessanta studentesse a spogliarsi, per dimostrare di non avere le mestruazioni. Tra gli arrestati, la dirigente del college, Rita Raninga, il direttore dell’ostello femminile, Ramilaben, e un’altra dipendente dell’istituto: tutti e tre erano gia’ stati sospesi dai loro incarichi su ordine del consiglio direttivo dell’istituto.

Alcune ragazze hanno raccontato ai giornalisti che il college le obbliga a tenere il diario dei cicli, e che, nei giorni in cui hanno le mestruazioni, sono obbligate ad allontanarsi dalle loro stanze, a non seguire le lezioni, e a mangiare separatamente, in un ambiente lontano dalla mensa comune; la gran parte di loro, tuttavia, non trova nulla di strano in queste pratiche segregazioniste. Il college, istituito nel 2012, e’ sotto la tutela di una congregazione religiosa induista, quella dei fedeli del tempio di Swaminarayan, che proibisce l’accesso alle donne, di tutte le eta’. Le studentesse hanno sottolineato di avere protestato solo per il modo con cui sono state costrette a spogliarsi.

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