Cinema
Venezia 83, Hollywood si defila ma il Lido si riempie di star
La Mostra del Cinema di Venezia 2026 si prepara ad accogliere George Clooney, Ellen Burstyn, Robert Pattinson, Penélope Cruz, Javier Bardem e molte altre star. Tra gli eventi più attesi anche il gala amfAR con Pamela Anderson e Marina Abramović.
Hollywood riduce la sua presenza nei film in programma, come era già accaduto a Cannes, ma il red carpet dell’83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia non resterà certamente senza divi. Dal 2 al 12 settembre il Lido ospiterà leggende del cinema, star internazionali, interpreti emergenti e protagonisti della musica.
Tra le presenze annunciate figurano George Clooney, Robert Pattinson, Penélope Cruz, Javier Bardem, Susan Sarandon, Alicia Vikander, Mia Wasikowska, Amanda Seyfried, Orlando Bloom, Faye Dunaway, Kiefer Sutherland, John Malkovich, Sam Rockwell, Claire Foy e le sorelle Rooney e Kate Mara. Attesi anche i rocker Liam e Noel Gallagher e l’ex Sonic Youth Kim Gordon.
Clooney apre la Mostra
La prima serata, mercoledì 2 settembre, avrà come protagonista George Clooney, che riceverà uno dei due Leoni d’oro alla carriera del 2026. A pronunciare la laudatio sarà Laura Dern.
Subito dopo spazio al film inaugurale in concorso, Ink di Danny Boyle, dedicato a un passaggio decisivo nella costruzione del potere mediatico di Rupert Murdoch. Sul tappeto rosso sono attesi Claire Foy, Guy Pearce e Jack O’Connell.
Alle Giornate degli Autori, invece, il film d’apertura My Notes on Mars di Lili Horvát porterà a Venezia Mackenzie Davis e Rupert Friend.
Da Pattinson ai fratelli Gallagher
Tra i red carpet più attesi c’è quello di Robert Pattinson, protagonista di Primetime di Lance Oppenheim, storia vera di un giornalista impegnato nella caccia ai pedofili.
Le sorelle Rooney e Kate Mara arriveranno insieme a Orlando Bloom per Bucking Fastard di Werner Herzog, mentre John Malkovich, Sam Rockwell e Steve Buscemi accompagneranno Wild Horse Nine di Martin McDonagh, ambientato nel Cile che precede il golpe.
Il premio Oscar Geoffrey Rush sarà al Lido per Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto, storia di un reduce del Vietnam perseguitato dai fantasmi della guerra.
Grande attesa anche per Liam e Noel Gallagher, protagonisti del documentario sulla reunion degli Oasis, Oasis: Don’t Look Back in Anger. Kiefer Sutherland presenterà il thriller Father Joe, mentre Amanda Seyfried e Kim Gordon saranno alle Giornate degli Autori con i cortometraggi Discipline e Avec Kim.
Sarandon, Vikander e il ritorno di Moretti
Alicia Vikander e Susan Sarandon sfileranno con Luca Marinelli per The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, tratto dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci.
Louis Garrel sarà tra i protagonisti del cast corale di Succederà questa notte di Nanni Moretti. Mia Wasikowska accompagnerà invece Agata the Writer di Kuba Dorabialski, in concorso alle Giornate degli Autori.
Torneranno al Lido anche Casey Affleck, questa volta come regista del noir Company, e la coppia Javier Bardem-Penélope Cruz, insieme a Paul Dano e Patrick Schwarzenegger per Bunker di Florian Zeller.
Il Leone a Ellen Burstyn
L’altra grande protagonista dell’edizione sarà Ellen Burstyn, premiata con il Leone d’oro alla carriera. La cerimonia sarà accompagnata dalla proiezione di Flesh Impact, cortometraggio dedicato a Marilyn Monroe e diretto da Maggie Gyllenhaal, presidente della giuria internazionale. Nel cast anche Dakota Johnson.
Burstyn sarà inoltre tra gli interpreti, insieme con Taika Waititi e Pamela Anderson, del road movie Place to Be di Kornél Mundruczó.
Tra gli altri riconoscimenti è attesa anche Faye Dunaway, che riceverà il Premio Kineo alla carriera.
Il gala amfAR al Molino Stucky
Fuori dalle sale, uno degli appuntamenti mondani più attesi sarà la sesta edizione di amfAR Venezia, in programma il 6 settembre al Molino Stucky per sostenere la ricerca contro l’Hiv e l’Aids.
La serata sarà condotta da Taika Waititi e renderà omaggio a Pamela Anderson e Marina Abramović. Sul palco sono previste le esibizioni dal vivo di Mimi Webb e Bebe Rexha.
Una lunga parata di nomi che, nonostante il minor peso dei grandi studios statunitensi nel programma, promette di restituire al Lido tutto il fascino internazionale della Mostra.
Cinema
Ridley Scott gira l’Apocalisse in Italia: «Il caos del film sta già accadendo»
Dal 26 agosto arriva The Dog Stars di Ridley Scott: pandemia, cambiamento climatico e speranza in un mondo post-apocalittico girato in Italia.
Un’epidemia ha cancellato quasi tutta l’umanità. I pochi sopravvissuti cercano riparo, cibo e soprattutto una ragione per non smettere di essere umani. È il mondo di The Dog Stars – Le stelle dopo la fine, il nuovo film di Ridley Scott, nelle sale italiane dal 26 agosto.
Tratto dal bestseller pubblicato nel 2012 da Peter Heller, appena riproposto in Italia da Bompiani, il film riporta il regista di Alien e Blade Runner nella fantascienza distopica. Nel cast figurano Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Allison Janney, Benedict Wong e Guy Pearce.
La storia è ambientata nel 2035, a Eerie, in Colorado. Una devastante influenza ha decimato la popolazione mondiale e molti superstiti sono affetti da una grave malattia del sangue. Il giovane pilota Hig vive insieme al cane Jasper e al veterano Bangley in una fattoria fortificata, costruita accanto a una pista di atterraggio abbandonata.
Bangley considera l’isolamento l’unico modo per sopravvivere. Hig continua invece a volare con il suo piccolo aereo, porta viveri a una comunità mennonita e cerca altre persone sfuggite al contagio. Un atterraggio imprevisto lo conduce nel rifugio di Pops e della figlia Cima, dove la speranza di una nuova vita si intreccia con una verità inquietante.
L’Apocalisse come specchio del presente
Per Scott, la catastrofe raccontata dal film non appartiene soltanto alla fantasia. «Molto di quello che vediamo sta già succedendo», ha spiegato durante la conferenza stampa internazionale, richiamando il cambiamento climatico, le guerre e le emergenze che attraversano numerosi Paesi.
The Dog Stars non vuole però trasformarsi in un documentario o in una predica. «Il compito di un film è intrattenere, ma l’intrattenimento deve anche stimolare la riflessione», osserva il regista. Al centro non ci sono zombie o mostri, ma uomini costretti a scegliere tra paura e fiducia, isolamento ed empatia.
È proprio la speranza a distinguere il film dalle tante rappresentazioni cupe della fine del mondo. Nel paesaggio devastato restano la capacità di comprendere gli altri, l’umorismo e il bisogno di costruire nuovi legami.
L’Italia diventa Colorado
Gran parte del film è stata girata in Italia. Le montagne, i boschi e gli altipiani del Friuli-Venezia Giulia, del Veneto, dell’Abruzzo e del Lazio sono stati trasformati negli spazi sconfinati del Colorado. Una parte della lavorazione si è svolta anche negli studi di Cinecittà.
Le riprese hanno attraversato il lago di Bordano, la foresta del Cansiglio, le montagne abruzzesi e diverse località romane. Per Scott il ritorno in Italia ha avuto anche un valore personale: «Il cinema italiano e quello francese sono stati la mia scuola, ancora più di Hollywood».
Il regista ritiene che l’Italia abbia disperso una parte della propria grande tradizione cinematografica, ma vede segnali di ripresa. Tra i ricordi conserva gli incontri con Federico Fellini e Sergio Leone. Di Fellini racconta ancora con stupore la visita a un set dominato da una nave gigantesca e da enormi pistoni scenografici.
La lezione di Blade Runner
Scott continua intanto a mantenere un rapporto ironico con la critica. Ricorda ancora la durissima recensione con cui Pauline Kael demolì Blade Runner: quattro pagine che il regista decise di incorniciare e appendere nel proprio ufficio.
Da allora, assicura, ha smesso di leggere ciò che viene scritto sui suoi film, nel bene e nel male. A 88 anni preferisce continuare a raccontare mondi oscuri nei quali, anche quando tutto sembra perduto, l’umanità conserva ancora la possibilità di scegliere.
(foto credits 20th Century Studios)
Cinema
Addio a Fulvio Lucisano, il produttore che attraversò settant’anni di cinema italiano
È morto a 98 anni Fulvio Lucisano, uno degli uomini che più a lungo e più profondamente hanno accompagnato la storia del cinema italiano. Produttore, distributore, imprenditore capace di muoversi tra cinema d’autore e grande pubblico, lascia alle spalle oltre settant’anni di attività e una filmografia che racconta, quasi da sola, diverse stagioni dello spettacolo italiano.
Ad annunciarne la scomparsa è stata la figlia Paola, che insieme alla sorella Federica ne ha raccolto l’eredità professionale: «Riposa in pace Papà».
Nato a Roma nel 1928, Lucisano aveva cominciato alla fine degli anni Quaranta all’Istituto Luce, lavorando nella produzione documentaristica. Nel 1958 fondò la Italian International Film, destinata a diventare una delle società più longeve e importanti dell’industria cinematografica italiana.
Da Troisi a Sordi, un produttore capace di scegliere
Più che il numero dei film prodotti – oltre 130 – impressiona la varietà. Lucisano attraversò generi, mode e generazioni senza rinchiudersi in una formula. Lavorò con Luigi Comencini, Lina Wertmüller, Alberto Sordi, Luciano Salce, Mario Bava, Massimo Troisi, Francesca Archibugi e molti altri.
Nel suo catalogo convivono commedia, cinema popolare, opere d’autore e film diventati parte dell’immaginario collettivo.
Tra questi c’è soprattutto “Ricomincio da tre”, il film del 1981 che consacrò Massimo Troisi e segnò uno dei momenti più felici della commedia italiana. Ma ci sono anche Un ragazzo di Calabria, Il grande cocomero, Ninfa plebea, Fantozzi – Il ritorno, Notte prima degli esami, Ex e, in anni più recenti, Non ci resta che il crimine.
Una carriera capace di passare dagli anni d’oro del cinema nelle sale alla televisione e alle serie contemporanee. Dal 2004 il gruppo ha infatti sviluppato anche una consistente produzione televisiva, arrivando a titoli di grande successo come “Mina Settembre”.
Premi, Oscar e il riconoscimento di Venezia
Lucisano è stato anche presidente dell’Anica dal 1998 al 2001. Nel corso della sua carriera ha ricevuto cinque David di Donatello, quattro Nastri d’Argento e ha legato le sue produzioni a due candidature agli Oscar. Nel 2009 gli fu assegnato il David Speciale alla carriera.
La Mostra del Cinema di Venezia gli aveva dedicato nel 2005 un omaggio alla carriera, mentre nel 2007 era stato nominato Cavaliere del Lavoro.
A ricordarlo è stato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che lo ha definito «uno dei grandi artefici del cinema italiano», sottolineandone la capacità di fare un cinema «fondato sulla passione, sull’intuito, sul coraggio e sulla capacità di riconoscere il valore».
Particolarmente affettuoso il saluto dei dipendenti del Gruppo Lucisano: «Ciao Fulvio. Buon viaggio, nostro condottiero». Parole che raccontano anche un’altra dimensione dell’uomo e dell’imprenditore: quella di chi ha costruito un’azienda destinata a sopravvivere al suo fondatore.
Lucisano apparteneva a una generazione di produttori per i quali produrre un film significava soprattutto scommettere su una storia, su un regista, su un attore e qualche volta su un’intuizione che nessun algoritmo avrebbe potuto suggerire.
Forse è questa la parte più importante della sua eredità. Non soltanto i film che portano il suo nome nei titoli di testa, ma un’idea del produttore come uomo di cinema: quello che rischia, sceglie, sbaglia, insiste e, quando riconosce un talento, gli offre la possibilità di diventare grande.
Cinema
Addio a Tiziana Aristarco, la regista di Mina Settembre e Un medico in famiglia
È morta a Roma a 66 anni Tiziana Aristarco, regista di alcune tra le fiction italiane più amate, da Un medico in famiglia a Mina Settembre. Il commosso ricordo di Serena Rossi.


