Cronache
Vatileaks, la vedova di Paolo Gabriele contro il Vaticano: “Vivo con 280 euro al mese”
A distanza di anni dallo scandalo Vatileaks, torna alla ribalta la vicenda della famiglia di Paolo Gabriele, l’ex maggiordomo di Benedetto XVI. La vedova Manuela Citti ha avviato una battaglia giudiziaria contro il Fondo Pensioni della Santa Sede per ottenere l’integrazione della pensione di reversibilità, sostenendo che non sia stata rispettata la volontà espressa da papa Ratzinger di garantire un sostegno alla sua famiglia.
A oltre dieci anni dallo scandalo Vatileaks e sei anni dalla morte di Paolo Gabriele, si apre un nuovo capitolo che coinvolge la famiglia dell’ex aiutante di camera di Benedetto XVI.
La vedova, Manuela Citti, ha promosso un’azione legale contro il Fondo Pensioni della Santa Sede chiedendo il riconoscimento di un’integrazione della pensione di reversibilità che, secondo la sua ricostruzione, le consentirebbe di raggiungere la soglia minima prevista.
La donna sostiene di vivere oggi con circa 280 euro mensili di pensione, dovendo inoltre far fronte agli impegni economici legati al mutuo dell’abitazione e al sostegno della famiglia.
Il caso Vatileaks e la grazia di Ratzinger
Paolo Gabriele è rimasto nella storia recente della Chiesa cattolica come il protagonista della vicenda nota come Vatileaks.
Nel 2012 venne arrestato dalla Gendarmeria Vaticana dopo essere stato trovato in possesso di documenti riservati della Santa Sede. Successivamente fu processato e condannato per furto aggravato.
Pochi mesi dopo, tuttavia, ricevette la grazia da parte di Benedetto XVI, che gli fece visita anche durante il periodo di detenzione.
Dopo l’allontanamento dall’incarico originario, Gabriele tornò a lavorare in strutture riconducibili alla Santa Sede fino alla sua morte, avvenuta nel 2020 all’età di 54 anni.
La controversia sulla pensione
Al centro del contenzioso vi è l’interpretazione delle norme che regolano il sistema pensionistico vaticano.
La vedova ritiene di avere diritto a un’integrazione della pensione di reversibilità fino alla soglia minima prevista, mentre il Fondo Pensioni sostiene una diversa interpretazione delle disposizioni applicabili al caso.
Secondo la ricostruzione della ricorrente, la liquidazione una tantum già ricevuta per gli anni di servizio prestati dal marito non dovrebbe escludere il riconoscimento di ulteriori prestazioni pensionistiche.
Il primo grado e il ricorso in appello
Una prima decisione della giustizia vaticana ha respinto le richieste avanzate dalla vedova.
La difesa ha quindi annunciato ricorso, contestando sia le motivazioni della sentenza sia alcune questioni procedurali emerse nel corso del giudizio.
Tra i temi sollevati figura anche il ruolo ricoperto dal cardinale Kevin Joseph Farrell nell’ambito delle strutture coinvolte nella vicenda, aspetto che la difesa considera meritevole di approfondimento sotto il profilo dell’imparzialità istituzionale.
Si tratta tuttavia di questioni ancora oggetto di valutazione nelle sedi competenti e sulle quali non esistono decisioni definitive.
La presunta volontà di Ratzinger
Uno degli elementi centrali della posizione della vedova riguarda il presunto desiderio espresso da Benedetto XVI di garantire condizioni dignitose alla famiglia dell’ex maggiordomo.
Secondo la difesa, tale volontà non sarebbe stata adeguatamente considerata nella gestione della vicenda.
La questione assume un particolare rilievo perché intreccia aspetti umani, economici e istituzionali che vanno oltre il semplice contenzioso previdenziale.
Una vicenda che riapre interrogativi
Il caso continua a suscitare attenzione non soltanto per il passato legato allo scandalo Vatileaks, ma anche per le questioni più ampie che richiama: il funzionamento del sistema previdenziale vaticano, la tutela delle famiglie in condizioni di difficoltà economica e il rapporto tra giustizia, equità e solidarietà all’interno delle istituzioni della Santa Sede.
Sarà ora il giudizio d’appello a stabilire se la posizione della vedova potrà trovare accoglimento o se verrà confermata la decisione già adottata in primo grado.
Cronache
Metaponto, 18enne arrestato per la presunta violenza su una 17enne: lunedì davanti al gip
Un diciottenne sarà interrogato dal gip di Matera dopo l’arresto per la presunta violenza sessuale su una minorenne nella notte di Ferragosto a Metaponto. Sequestrati indumenti e telefono.
Cronache
Chiuso per caldo: sulle Alpi si scioglie anche lo sci d’estate
Le temperature troppo elevate hanno imposto la sospensione dello sci estivo sul ghiacciaio dello Stelvio. Con le chiusure già registrate al Cervino e negli altri comprensori alpini, in Europa le possibilità di sciare all’aperto sono ormai quasi scomparse.
A tremila metri di quota l’estate ha cancellato l’inverno. Dopo il Cervino e il comprensorio di Ponte di Legno-Tonale, anche sul ghiacciaio dello Stelvio gli sci sono stati riposti: fa troppo caldo per garantire piste praticabili e condizioni di sicurezza accettabili.
La sospensione è scattata a Ferragosto e resterà in vigore fino a quando le temperature non consentiranno di preparare nuovamente il terreno. Le funivie continueranno a trasportare turisti ed escursionisti verso il ghiacciaio, ma senza sci ai piedi.
Non è più sufficiente salire oltre i tremila metri per trovare neve compatta. Le temperature restano elevate durante il giorno e scendono troppo poco nelle ore notturne. Senza il necessario rigelo, la superficie perde consistenza, aumenta il rischio di cedimenti e diventa impossibile assicurare gli standard richiesti per lo sci.
La società che gestisce gli impianti dello Stelvio continuerà a controllare quotidianamente lo stato del ghiacciaio. Una riapertura resta possibile, ma dipenderà interamente da un abbassamento delle temperature. Non c’è, quindi, una data da indicare sul calendario.
Il domino delle chiusure
Lo Stelvio è soltanto l’ultimo tassello di una crisi che coinvolge ormai l’intero arco alpino.
Sul Cervino lo sci estivo era stato fermato già all’inizio di agosto dalla società svizzera che gestisce gli impianti del ghiacciaio del Teodulo e di Plateau Rosa. Dal versante italiano le funivie in partenza da Breuil-Cervinia hanno continuato a funzionare, ma esclusivamente per escursionisti e visitatori.
Anche sul Presena, nel comprensorio Ponte di Legno-Tonale, la stagione sulla neve si è conclusa. In Austria, persino Hintertux, a lungo presentato come il ghiacciaio sul quale era possibile sciare tutto l’anno, ha sospeso l’attività estiva, rinviando la ripresa all’autunno.
Il risultato è una geografia dello sci europeo estivo ridotta praticamente a zero. Chi vuole sciare deve rivolgersi alle strutture al coperto oppure spostarsi nell’emisfero australe.
Il caldo cambia anche l’alpinismo
Le conseguenze non riguardano soltanto le piste. Sul Monte Bianco l’aumento delle temperature ha accresciuto il pericolo di frane e cadute di pietre, imponendo limitazioni agli accessi e la chiusura di rifugi lungo alcune delle vie più frequentate.
Quando il ghiaccio che tiene insieme rocce e detriti si indebolisce, interi versanti diventano instabili. Sentieri, vie di arrampicata e percorsi un tempo considerati praticabili durante l’estate possono trasformarsi in poche ore.
La montagna continua a essere accessibile, ma non alle condizioni alle quali escursionisti, guide e gestori degli impianti erano abituati. Le stagioni si accorciano, i percorsi cambiano e le decisioni devono essere prese quasi giorno per giorno.
Nove gradi a tremila metri
Le temperature rilevate in alta quota spiegano meglio di qualsiasi immagine la situazione: circa 17 gradi nella zona del ghiacciaio dei Forni, oltre i duemila metri, e nove gradi nei pressi del Passo Marinelli, a circa tremila metri.
Sono valori incompatibili con la conservazione di una superficie adatta allo sci. Ma sono anche il segnale di un problema più ampio: i ghiacciai alpini stanno perdendo massa e spessore da anni, mentre le estati calde e prolungate accelerano lo scioglimento e riducono la neve capace di proteggerli.
Una singola ondata di caldo non basta, da sola, a raccontare il cambiamento climatico. La contemporanea chiusura dei principali comprensori glaciali, però, non può essere considerata un semplice incidente stagionale.
Lo sci estivo, nato sull’idea che in alta montagna l’inverno non finisse mai, sta diventando un’attività intermittente e sempre più fragile. Il cartello “chiuso per caldo” appeso idealmente sulle Alpi non rappresenta soltanto una stagione turistica compromessa. È l’immagine concreta di una montagna che sta cambiando più rapidamente delle abitudini costruite intorno ad essa.
Cronache
Ferragosto violento a Mondragone, rissa sulla spiaggia: cinque denunciati
Una rissa tra numerose persone è scoppiata sulla spiaggia libera di Fiumarella a Mondragone. Il video è stato pubblicato da Francesco Emilio Borrelli. I carabinieri hanno identificato e denunciato cinque persone, tra le quali un minorenne.
Una violenta rissa ha coinvolto numerose persone nella notte di Ferragosto sulla spiaggia libera di Fiumarella, a Mondragone. Le immagini dell’accaduto, pubblicate sui social dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, sono diventate rapidamente virali.
Secondo una prima ricostruzione, lo scontro sarebbe nato da un’accesa discussione tra due gruppi. In pochi istanti dalle parole si sarebbe passati alle aggressioni fisiche. La dinamica completa e le responsabilità individuali sono ancora in corso di accertamento.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Reparto territoriale di Mondragone. Cinque persone, tra le quali un minorenne, sono state identificate e denunciate. Le loro eventuali responsabilità dovranno essere valutate dall’autorità giudiziaria.
Borrelli: «Servono controlli più serrati»
«Una notte di festa trasformata nell’ennesimo teatro di violenza», ha commentato Borrelli, chiedendo un rafforzamento dei controlli sul litorale domizio.
Secondo il deputato, ordinanze e divieti non possono rimanere soltanto sulla carta: chi trasforma spiagge e luoghi pubblici in scenari di violenza deve essere individuato e sanzionato.


