Politica
Vannacci prepara nuovi ingressi in Futuro Nazionale: “Quando ci saranno, li annunceremo”
Futuro Nazionale punta ad allargare la propria pattuglia parlamentare. Fonti interne parlano di quattro possibili nuovi ingressi, ma Roberto Vannacci non conferma i nomi e rinvia agli annunci ufficiali. Sullo sfondo il caso Pozzolo e l’ambizione di costruire un partito competitivo alle amministrative del 2027.
La vera partita di Roberto Vannacci non si gioca soltanto nelle piazze o sui social. Si gioca anche nei corridoi del Parlamento, dove Futuro Nazionale prova a trasformarsi da fenomeno personale a soggetto politico organizzato, capace di attrarre deputati eletti in altri partiti e di costruire una presenza stabile nelle istituzioni.
Il movimento dell’ex generale continua a lavorare su nuovi ingressi. Fonti interne parlano di quattro possibili parlamentari pronti ad abbracciare la causa di Futuro Nazionale, ma per ora non ci sono conferme ufficiali. Vannacci, durante la conferenza stampa di presentazione del partito a Roma, ha scelto la prudenza: “Quando ci saranno gli ingressi saranno confermati pubblicamente e ufficialmente”.
La giornata decisiva potrebbe essere quella di sabato mattina a Viareggio, indicata dalle stesse fonti del partito come possibile sede dei nuovi annunci.
I nomi sul tavolo e le cautele
Tra i nomi circolati in questi giorni non arrivano conferme su Erik Pretto, deputato eletto con la Lega e uscito dal Carroccio dopo l’apertura di una procedura di espulsione legata a mancati versamenti al partito.
La rosa dei possibili nuovi ingressi si restringerebbe così ad altri parlamentari provenienti dal centrodestra: i leghisti Gianangelo Bof e Domenico Furgiuele, e i forzisti Davide Bergamini e Attilio Pierro. Si tratta, però, di indiscrezioni politiche. Finché non arriveranno comunicazioni ufficiali, i nomi restano nel campo delle trattative e delle ipotesi.
Futuro Nazionale ha già costruito alla Camera una propria componente nel gruppo Misto. Ne fanno parte Edoardo Ziello, Rossano Sasso, Emanuele Pozzolo e Laura Ravetto, tutti provenienti dall’area del centrodestra.
La strategia: diventare calamita nel centrodestra
La possibile crescita parlamentare di Futuro Nazionale segnala una tensione dentro il centrodestra. Il movimento di Vannacci non nasce come forza moderata né come semplice lista d’opinione. Punta a raccogliere consenso in un’area identitaria, sovranista e radicale, parlando a un elettorato che considera troppo prudenti o troppo istituzionali le forze tradizionali della coalizione.
La sua forza, in questa fase, sta nella capacità di attirare attenzione e di presentarsi come alternativa interna al campo conservatore. Ogni nuovo ingresso parlamentare serve a dare sostanza a questa immagine: non solo un generale con seguito mediatico, ma un partito che cresce dentro le istituzioni.
Roma 2027 nel mirino
Vannacci guarda già alle amministrative del 2027. Per la Capitale dice di voler costruire “una squadra forte” e un candidato sindaco da presentare agli elettori, così come nel resto del territorio nazionale.
È un’ambizione che mostra la volontà di radicare Futuro Nazionale oltre la dimensione parlamentare. Il vero test sarà proprio quello: trasformare l’attenzione attorno al leader in liste, candidati, classe dirigente locale, programmi e organizzazione.
Alla domanda se in Italia esista una formazione politica più a destra di Futuro Nazionale, Vannacci evita la tradizionale etichetta destra-sinistra. Dice di preferire i “punti cardinali”, perché restano fissi. Una formula coerente con il suo stile comunicativo: spostare la discussione dal linguaggio dei partiti a quello dell’identità, dell’orientamento e della direzione politica.
Il caso Pozzolo e la linea del capo
Durante la conferenza stampa è tornata anche la vicenda di Emanuele Pozzolo, dopo l’incidente automobilistico e il rilevamento di un tasso alcolemico superiore al limite consentito. Vannacci non ha scelto la linea dell’espulsione.
“Se dovesse emergere, come sembra, che Pozzolo ha sbagliato, pagherà in base a quanto stabilito dal codice della strada, ma non lo allontanerò dal partito. Non sono abituato ad allontanare i miei compagni di squadra”, ha detto.
Anche qui il messaggio è politico. Vannacci separa la responsabilità personale, eventualmente sanzionabile secondo il codice della strada, dalla permanenza nel partito. E respinge la parola “ubriaco”, sostenendo che il codice non definisce in quel modo chi supera il limite alcolemico, ma vieta la guida perché pericolosa.
Il palco e l’ambizione del 20 per cento
Chiusa la conferenza stampa, Vannacci è salito sul palco davanti a un Salone delle Fontane pieno. Il tono è diventato quello della mobilitazione. “Futuro Nazionale ormai non lo ferma più nessuno”, ha detto, rivendicando il fatto che del suo partito parlino tutti, da Calenda a Marina Berlusconi.
Poi la previsione più ambiziosa: “Così in poche settimane arriveremo al 20 per cento”. Una cifra più da sfida politica che da fotografia dei rapporti di forza attuali. Ma serve a fissare l’orizzonte: Futuro Nazionale non vuole essere una piccola componente di testimonianza, ma una forza capace di contendere consenso dentro e fuori il centrodestra.
Un movimento in espansione, ma ancora da verificare
La crescita di Futuro Nazionale è reale sul piano dell’attenzione mediatica e parlamentare. Resta però da capire quanto sia solida sul piano elettorale, organizzativo e territoriale.
Il passaggio da movimento costruito attorno a una figura forte a partito stabile è sempre complicato. Servono dirigenti, regole, selezione della classe politica, presenza nei Comuni, capacità di gestire crisi e contraddizioni interne. Il caso Pozzolo è già un primo banco di prova. I nuovi ingressi parlamentari, se confermati, saranno il secondo.
Vannacci prova a presentare Futuro Nazionale come una forza inarrestabile. Ora dovrà dimostrare che dietro la spinta del leader c’è davvero una struttura politica capace di reggere il peso delle ambizioni.
Suggerimento per immagine: foto d’agenzia di Roberto Vannacci durante una conferenza stampa o un comizio di Futuro Nazionale, senza scritte aggiunte.
Politica
Liste d’attesa, 1,6 milioni di visite ed esami in più nei tempi: resta il divario tra le Regioni
Nel primo semestre del 2026 il Servizio sanitario nazionale ha garantito entro i tempi previsti oltre 1,6 milioni di visite ed esami in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Migliorano soprattutto le prestazioni urgenti e brevi, ma restano forti differenze territoriali.
Più visite ed esami diagnostici e una percentuale crescente di prestazioni assicurate entro i tempi stabiliti. È il quadro che emerge dal primo Bollettino trimestrale dell’Agenas sul monitoraggio delle liste d’attesa, relativo al confronto tra il primo semestre del 2026 e lo stesso periodo del 2025.
Complessivamente, il Servizio sanitario nazionale ha garantito entro le soglie previste un milione e 624 mila prenotazioni in più. Il dato riguarda 14 tipologie di prime visite specialistiche e 22 accertamenti diagnostici monitorati attraverso la nuova Piattaforma nazionale delle liste d’attesa.
Le prenotazioni complessivamente effettuate sono passate da 13,3 milioni nei primi sei mesi del 2025 a 14,9 milioni nello stesso periodo del 2026.
Prime visite ed esami diagnostici, cresce il rispetto dei tempi
Per le prime visite, la quota di prestazioni effettuate entro i tempi massimi previsti è salita dal 76,4 al 78,5 per cento.
In termini assoluti, le visite garantite nei tempi sono passate da circa 5,8 milioni a 6,6 milioni, con 757 mila prestazioni aggiuntive.
Anche gli esami diagnostici mostrano un miglioramento: la percentuale di quelli eseguiti entro le soglie di garanzia è salita dall’82,8 all’84,6 per cento.
Gli accertamenti effettuati nei tempi sono aumentati da 4,7 a 5,5 milioni, con 867 mila esami in più rispetto al primo semestre dello scorso anno.
Più attività anche nei fine settimana
Cresce anche il numero delle prestazioni garantite durante il sabato e la domenica.
Le visite e gli esami svolti nei fine settimana erano stati circa 330 mila nel primo semestre del 2025 e sono saliti a 357 mila nei primi sei mesi del 2026.
Il Bollettino evidenzia i progressi più significativi per le richieste classificate come urgenti, da assicurare entro tre giorni, e per quelle con priorità breve, da erogare entro dieci giorni. Miglioramenti vengono segnalati anche per prestazioni tradizionalmente caratterizzate da forte domanda e criticità, come le colonscopie e le visite dermatologiche.
Aumentano leggermente anche le prestazioni in ritardo
L’aumento complessivo dell’attività sanitaria porta però con sé anche una lieve crescita del numero assoluto delle prenotazioni effettuate oltre i tempi massimi.
Le prestazioni in ritardo sono passate da 2 milioni e 782 mila a 2 milioni e 811 mila.
All’interno di questo dato sono aumentati da 552 mila a 606 mila i ritardi contenuti rispetto alla soglia prevista. Le altre prestazioni fuori tempo sono rimaste sostanzialmente stabili in termini assoluti, ma hanno registrato un peso percentuale inferiore sul totale.
Per le prime visite, quelle effettuate con un ritardo più consistente sono passate da 1,47 milioni a 1,44 milioni. Per gli esami diagnostici il dato è invece salito leggermente da 754 mila a 759 mila.
Schillaci: «La strada intrapresa è quella giusta»
«Credo che la strada che abbiamo intrapreso sia quella giusta: abbiamo instaurato una sana competizione tra le Regioni», ha commentato il ministro della Salute Orazio Schillaci.
Il ministro ha però indicato nelle differenze territoriali il principale elemento di criticità.
«Il dato che mi piace di meno è la disuguaglianza nell’offerta e nella presa in carico dei vari pazienti tra le Regioni. Su questo dobbiamo ancora lavorare», ha osservato Schillaci, sottolineando l’importanza di misurare in maniera uniforme ciò che accade nella sanità pubblica.
La Piattaforma nazionale, presentata da Agenas alla fine di maggio, consente di seguire mese per mese e Regione per Regione i tempi di attesa delle prestazioni monitorate.
Le differenze tra le Regioni
Il miglioramento nazionale non cancella i divari territoriali.
Per le prime visite, sette Regioni mantengono livelli elevati di rispetto dei tempi già raggiunti nel 2025. Liguria e Lombardia mostrano progressi significativi, mentre Emilia-Romagna, Piemonte e Provincia autonoma di Bolzano migliorano pur restando al di sotto della soglia dell’80 per cento.
Abruzzo, Sicilia, Sardegna e Provincia autonoma di Trento registrano invece un peggioramento rispetto al primo semestre dell’anno precedente.
In cinque Regioni la percentuale delle prime visite garantite entro i tempi resta inferiore al 70 per cento, anche se in Friuli-Venezia Giulia, Puglia e Umbria vengono rilevati segnali di recupero.
Tanese: «Governare le liste con dati e trasparenza»
«Passo dopo passo, pur con criticità ancora presenti ma anche con risultati incoraggianti, stiamo iniziando a governare le liste d’attesa con i dati, la conoscenza e il dialogo con le Regioni», ha dichiarato il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese.
Secondo Tanese, la pubblicazione periodica del Bollettino servirà a rendere visibili sia i risultati raggiunti sia gli aspetti sui quali è necessario intervenire.
«Resta ancora molta strada da percorrere, ma oggi disponiamo di strumenti che non avevamo e di un piano di azione chiaro. Nessuna sfida è impossibile se affrontata con metodo, organizzazione e capacità di misurare i risultati».
Il prossimo Bollettino è previsto per ottobre 2026 e conterrà l’aggiornamento dei dati fino al 30 settembre.
Politica
Meloni condanna il video IA di Vannacci e attacca la sinistra: «Prenda le distanze dai richiami ai fucili»
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni prende le distanze dal video realizzato con l’intelligenza artificiale che vede protagonista Roberto Vannacci, ma chiede al centrosinistra di condannare con la stessa fermezza i richiami alla violenza provenienti da esponenti del Pd. Carlo Calenda sollecita una presa di posizione di Elly Schlein.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni prende nettamente le distanze dal video realizzato con l’intelligenza artificiale nel quale Roberto Vannacci, in una ricostruzione ambientata nell’Antica Roma, ordina la giustizia di alcuni esponenti dell’opposizione.
In un lungo messaggio pubblicato sui social, la premier definisce inaccettabile il contenuto del filmato, ma rilancia il confronto politico chiedendo un atteggiamento analogo da parte delle forze di centrosinistra nei confronti di episodi che, a suo giudizio, hanno alimentato un clima di tensione.
«La sinistra condanni chi evoca i fucili»
«Mi aspetto che a sinistra trovino il coraggio di prendere le distanze quando un assessore del Partito Democratico arriva a evocare i fucili contro gli avversari politici», scrive Meloni.
La presidente del Consiglio aggiunge di attendersi «la stessa fermezza quando autorevoli rappresentanti istituzionali della sinistra, davanti a vicende ancora al vaglio della magistratura, scelgono di alimentare un clima di contrapposizione che finisce per delegittimare le Forze dell’Ordine e offrire il pretesto a chi trasforma le piazze in luoghi di violenza».
Le dichiarazioni si inseriscono nel confronto politico seguito alle polemiche sul video attribuito a Vannacci e alle tensioni nate dopo i recenti episodi di piazza.
Calenda: «Ora Schlein parli di Bologna»
Sulla vicenda interviene anche il leader di Azione, Carlo Calenda, che giudica positiva la presa di posizione della presidente del Consiglio.
«La risposta di Meloni è arrivata chiara e netta contro la beceraggine di Vannacci. Aspettiamo ora che Schlein dica una parola altrettanto chiara su Bologna», scrive Calenda in un messaggio pubblicato su X.
Le parole del leader di Azione chiamano direttamente in causa la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, nel dibattito politico che continua ad animare il confronto tra maggioranza e opposizione.
Nuovo scontro tra maggioranza e opposizione
L’episodio riaccende il clima di forte contrapposizione tra governo e opposizioni, con accuse reciproche sull’utilizzo di toni e linguaggi ritenuti incompatibili con il confronto democratico.
Da una parte la condanna del video realizzato con l’intelligenza artificiale, dall’altra la richiesta della presidente del Consiglio di estendere la stessa severità anche nei confronti di dichiarazioni e comportamenti attribuiti a esponenti del centrosinistra. Il dibattito politico resta così concentrato non solo sul merito delle vicende, ma anche sul linguaggio utilizzato nel confronto pubblico.
Politica
Casa, la Campania stanzia 245 milioni: manutenzioni, alloggi sociali e rigenerazione urbana
La Regione Campania presenta Ho.P.E., un programma da 245 milioni di euro per la manutenzione degli alloggi pubblici, l’abbattimento delle barriere architettoniche, l’edilizia studentesca e la rigenerazione delle periferie.
Un investimento da 245 milioni di euro per affrontare l’emergenza abitativa, recuperare gli alloggi pubblici degradati e sostenere nuovi interventi di edilizia sociale e studentesca. È il cuore di “Ho.P.E. in Campania – Housing Programma Europeo in Campania”, il piano presentato dalla Regione per la riqualificazione del patrimonio residenziale pubblico e la rigenerazione urbana.
Ad annunciarne le linee principali è stato il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha definito quello della casa uno dei grandi temi del futuro non soltanto per il territorio regionale, ma per l’Italia e per l’intera Europa.
«Abbiamo deciso di affrontarlo il prima possibile con uno stanziamento di 245 milioni di euro su linee di investimento molto importanti», ha spiegato Fico durante la conferenza stampa di presentazione.
Manutenzioni straordinarie negli alloggi pubblici
Una parte rilevante delle risorse sarà destinata alla manutenzione straordinaria degli immobili di edilizia residenziale pubblica.
Il programma dovrebbe intervenire sugli edifici nei quali gli inquilini convivono da anni con ascensori fuori servizio, infiltrazioni, solai deteriorati e ostacoli che impediscono alle persone con disabilità di muoversi autonomamente.
Fico ha citato il caso di Scampia, dove, dopo sedici anni, sarebbero state installate rampe che consentono ai residenti con disabilità di entrare e uscire autonomamente dagli edifici.
«Ci sono moltissime situazioni in cui si vive in un modo che oggi non è accettabile», ha detto il presidente, indicando il superamento delle barriere architettoniche come «un punto vero di civiltà».
Interventi analoghi dovranno essere realizzati anche nel patrimonio pubblico della provincia di Caserta, dove vengono segnalati problemi agli ascensori, infiltrazioni e carenze strutturali.
Cinquanta milioni per le periferie di Napoli
Nel programma rientra anche un protocollo con il Comune di Napoli, sostenuto dalla Regione con 50 milioni di euro.
Le risorse saranno utilizzate per contribuire agli interventi di abbattimento, ricostruzione e riqualificazione di alcuni dei complessi abitativi più problematici della città: Taverna del Ferro a San Giovanni a Teduccio, il progetto ReStart Scampia e il Campo Bipiani di Ponticelli.
ReStart Scampia prevede la demolizione delle Vele Gialla e Rossa, il recupero della Vela Celeste e la costruzione di 433 nuovi alloggi a elevata efficienza energetica. Il progetto comprende inoltre parchi, scuole, spazi sociali e servizi di quartiere.
Taverna del Ferro e i Bipiani di Ponticelli
A Taverna del Ferro il piano già avviato prevede la parziale demolizione di uno degli edifici esistenti, la costruzione di nuovi alloggi per trasferire le famiglie e la realizzazione di un parco pubblico. Sono previsti anche interventi di efficientamento energetico e miglioramento sismico.
A Ponticelli il progetto di rigenerazione riguarda invece la demolizione dei prefabbricati del Campo Bipiani, realizzati dopo il terremoto del 1980, e la costruzione di oltre cento abitazioni ad alta efficienza energetica, insieme a spazi verdi, orti urbani e strutture sociali.
Gli interventi nelle tre aree napoletane sono destinati complessivamente a centinaia di nuclei familiari che vivono in immobili caratterizzati da gravi condizioni di degrado.
Alloggi anche per gli studenti
Un’altra linea del programma regionale sarà dedicata all’edilizia studentesca.
Secondo Fico, il diritto allo studio deve comprendere anche la possibilità per gli studenti di trovare un’abitazione accessibile, soprattutto nelle città universitarie nelle quali affitti elevati e carenza di posti letto rischiano di impedire la prosecuzione del percorso formativo.
Il piano dovrebbe quindi sostenere il recupero di immobili esistenti e la loro trasformazione in residenze per universitari, privilegiando la ristrutturazione del patrimonio già disponibile rispetto al consumo di nuovo suolo.
La priorità dell’esistente
La strategia annunciata dalla Regione parte soprattutto dal recupero degli edifici esistenti.
«Si parte sempre da quello che abbiamo», ha sottolineato il presidente della Campania, indicando come priorità la messa in sicurezza, l’accessibilità e la riqualificazione energetica degli immobili pubblici.
L’obiettivo dichiarato è intervenire contemporaneamente sulle condizioni materiali delle abitazioni e sul contesto sociale dei quartieri, affiancando alle nuove case spazi pubblici, servizi e luoghi di aggregazione.
La sfida dei tempi e dell’attuazione
Il programma da 245 milioni rappresenta uno stanziamento significativo, ma la sua efficacia dipenderà dai tempi di assegnazione delle risorse, dall’apertura dei cantieri e dalla capacità degli enti locali di completare gli interventi.
In diversi quartieri napoletani, infatti, i progetti di rigenerazione urbana hanno già accumulato ritardi, mentre molte famiglie continuano a vivere tra infiltrazioni, muffa e strutture deteriorate.
«Stiamo cercando di affrontare il più velocemente possibile, nel migliore dei modi e con grande visione tutto il tema dell’abitare e dell’edilizia residenziale sociale», ha concluso Fico.
La sfida sarà trasformare lo stanziamento annunciato in ascensori funzionanti, edifici sicuri, abitazioni accessibili e cantieri realmente completati.


