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Vaccini post hub, i medici chiedono nuove procedure

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A fine estate la programmazione della campagna vaccinale subira’ inevitabilmente dei cambiamenti. Il governo e la struttura commissariale sono al lavoro per organizzare il passaggio dai mesi della corsa a somministrare quante piu’ dosi possibili, alla fase ordinaria in cui le dosi dovrebbero essere in capo per la maggior parte a medici di famiglia e pediatri di libera scelta. Valutazioni vengono fatte in questi giorni sui costi della campagna portata avanti con gli hub rispetto a quelli degli studi professionali. I medici di famiglia su questa transizione hanno gia’ le idee chiare: “Per voltare pagina bisogna semplificare le piattaforme e il sistema di domanda. Oltre che ridurre i tempi di burocrazia informatica”, propone il segretario nazionale della Federazione nazionale dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti. Che spiega: “Le piattaforme regionali si basano su un sistema complesso che non coopera. E’ chiaro che il singolo professionista che impiega un minuto per una inoculazione non puo’ poi perdere un’intera ora per caricare sulla piattaforma tutti i dati dell’avvenuta vaccinazione”. Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) rilancia: “La chiamata diretta dei pazienti ci sembra la scelta migliore. Perche’ alleggerisce tutte le procedure di prenotazione e soprattutto consente di abbattere quella percentuale di resistenza verso la il vaccino”. “Quando il medico di famiglia chiama direttamente il paziente -sottolinea – ha la possibilita’ di spiegare e argomentare sulla bonta’ del vaccino, perche’ c’e’ un rapporto di fiducia consolidato nel tempo che consente di parlare direttamente alle persone. E le induce a superare dubbi, timori e sospetti”. Intanto dal 3 giugno, dopo le autorizzazioni Ema e Aifa, le piattaforme regionali apriranno le prenotazioni ai ragazzi della fascia di eta’ 12-15 anni, in tutto 2,3 milioni di adolescenti. Il Commissario Figliuolo proprio oggi e’ intervenuto sull’argomento spiegando: “Ora dobbiamo affidarci molto al ruolo dei pediatri che possono intervenire. Hanno gia’ fatto gli accordi e le Regioni li implementeranno”. Annamaria Staiano, presidente della Societa’ italiana di pediatria riferisce che in questi giorni il Ministero della Salute e la struttura commissariale stanno studiando le modalita’. Quindi si attiveranno le Regioni dove si stanno organizzando tavoli tecnici per arrivare a delle linee guida. Oltre che ad una nuova concertazione. “Noi abbiamo dato tutta la nostra disponibilita’ – afferma – adesso siamo in attesa delle indicazioni delle Regioni”. E le Regioni sono gia’ in campo: nel Lazio l’assessore D’Amato ha annunciato che prenotazioni e somministrazioni per i vaccini ai ragazzi avverranno presso i pediatri. Il via libera’ arrivera’ a giugno per permettere agli studenti di essere vaccinati prima del nuovo anno scolastico. Quindi niente piattaforma e hub “perche’ i pediatri hanno gia’ dimestichezza con le dosi obbligatorie per bambini e adolescenti”. In Lombardia la vicepresidente della Regione e assessore al Welfare Letizia Moratti ha fatto sapere che dalle 23 di mercoledi’ 2 giugno, tutti i lombardi dai 12 ai 29 anni potranno prenotare la vaccinazione. In Veneto il governatore Luca Zaia ha reso nota l’apertura dell’agenda per le vaccinazione dai 12 ai 39 anni per giovedi’ 3 giugno. Ma ci sono delle condizioni che non possono essere trascurate. E a chiarirle e’ stata la direttrice del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) Andrea Ammon. Per la scelta di vaccinare gruppi di eta’ piu’ giovane “i responsabili politici devono tenere conto” del livello di “diffusione della vaccinazione, specialmente nei gruppi di eta’ piu’ avanzata”, della “incidenza di Covid-19 nella popolazione” e dei “problemi relativi alla disponibilita’ e all’accesso ai vaccini su scala globale”. L’Ecdc insomma si aspetta che sia fatta “un’attenta considerazione della situazione epidemiologica e della diffusione del vaccino negli adulti prima di prendere di mira questo gruppo di eta’”.

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Covid, in Campania sale l’incidenza del contagio: 380 positivi, nessun morto ma +2 in terapia intensiva

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Sono 380 i nuovi positivi al Covid in Campania, su 8.042 tamponi molecolari esaminati. Il tasso di incidenza, calcolato senza tenere conto dei test antigenici, sale al 4,72%, contro il 4 di ieri. I ricoveri in terapia intensiva crescono di due unita’ e si attestano a quota 11; nessuna nuova vittima, i posti letto occupati in degenza scendono a 183 (-5).

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“Vaccinata con 4 dosi”, muore ricoverata per ictus a 81 anni

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“Non siamo stati informati della seconda vaccinazione contro il Covid effettuata su nostra madre mentre era ricoverata all’Istituto Maugeri per la riabilitazione dopo l’ictus. Se ci avessero avvisati prima li avremmo bloccati, visto che la mamma aveva già ricevuto il vaccino”. E’ quanto sostiene uno dei due figli della donna di 81 anni morta ieri nel reparto di neuro-riabilitazione dell’ospedale di Pavia, dove era ricoverata da aprile dopo un ictus. Un fatto sul quale ora sta indagando la Procura, dopo la denuncia presentata ai carabinieri. “Una denuncia contro ignoti – precisa l’avvocato Fabrizio Gnocchi, legale della famiglia -. Vogliamo che sia fatta chiarezza sulle cause del decesso della signora e che si chiarisca se puo’ esserci un nesso causale sul sovradosaggio di vaccini e il peggioramento delle condizioni di salute della donna”. Il sostituto procuratore Valeria Biscottini, che conduce le indagini sul caso, ha disposto che venga effettuata l’autopsia, che sara’ eseguita lunedi’ 2 agosto alle 8.30 all’istituto di Medicina Legale dell’Universita’ pavese. “Abbiamo scoperto per caso che nostra madre era stata di nuovo vaccinata – spiega il figlio – trovando una carta nel comodino vicino al letto di mia madre in ospedale”. La signora, abitante in Comune vicino al capoluogo e che sino a pochi mesi fa godeva di buona salute, come raccontano i figli, si e’ vaccinata contro il Covid in marzo con due dosi di Pfizer: la prima il 4 marzo e la seconda il 25 marzo. Il 2 aprile ha avuto l’ictus: e’ stata ricoverata alla stroke-unit del Policlinico San Matteo e dopo pochi giorni trasferita all’Istituto Maugeri per la riabilitazione. “Inizialmente pareva che non ci fossero problemi – racconta ancora il figlio -. Il percorso di recupero sembrava procedere nel migliore dei modi. Noi purtroppo non potevamo andarle a trovarla in ospedale per le restrizioni dovute alla pandemia”. In giugno la situazione si e’ complicata: “prima ci hanno detto che c’era un’infezione, poi che la mamma aveva contratto una polmonite. Ma i medici hanno sempre cercato di rassicurarci, garantendoci che sarebbe tornata a casa entro fine luglio”. Pochi giorni fa pero’ la situazione e’ peggiorata in maniera irreversibile. “A quel punto siamo potuti finalmente andare in reparto: la mamma purtroppo era in stato vegetativo. E accanto al suo letto abbiamo trovato il foglio in cui sono indicate le due dosi di Moderna ricevute il 26 maggio e il 5 luglio. Devono spiegarci perche’ nessuno ha pensato di chiamarci prima di vaccinarla”. L’Istituto Maugeri ha diffuso una nota sulla vicenda: “In merito alla notizia della morte di una paziente di 81 anni presso il nostro Istituto di Pavia – si legge nel comunicato -, precisiamo che la signora, proveniente dall’Irccs Policlinico S.Matteo, ricoverata per riabilitazione post ictus in data 8 aprile 2021, e’ stata vaccinata in esecuzione ai protocolli previsti per i pazienti fragili in regime di ricovero. Dalla scheda propedeutica al trasferimento tra strutture sanitarie della paziente compilata dall’Irccs Policlinico S. Matteo alle ore 13:51 del 6 aprile 2021, e dalla lettera di dimissioni dalla stessa struttura, la signora risultava ‘non vaccinata Covid’ “. “Il personale, in sede di anamnesi – conclude l’Ics Maugeri nelle nota -, ha comunque chiesto se la paziente fosse stata vaccinata contro il Covid, e proceduto alla sottoscrizione del consenso informato. Come ovvio, tutto il personale dell’Irccs Maugeri di Pavia, con la documentazione a supporto, e’ a disposizione dell’autorita’ giudiziaria”.

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Le regioni chiedono Green Pass più leggero e più dosi di vaccino per combattere il covid

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A poco meno di una settimana dall’entrata in vigore del Green Pass, le Regioni provano a mediare con il governo per un alleggerimento delle misure proposte. E, contemporaneamente, chiedono un aumento delle dosi di vaccino in modo da poter raggiungere quanto prima la tanto attesa immunita’ di gregge. Nel frattempo, archiviata la delicata intesa del governo sul tema giustizia, ci si prepara ad affrontare due temi ritenuti fondamentali nei prossimi mesi: scuola e trasporti. Per questo il ministero dell’Istruzione ha preparato il piano 2021/22 che inizialmente sarebbe dovuto essere presentato oggi in Conferenza unificata e che, invece, e’ slittato alla prossima settimana. Due le parole d’ordine: lezioni in presenza e adesione alla campagna vaccinale. Particolare attenzione anche alle proteste anti-Green Pass che si moltiplicano in tutta Italia. Il corteo di manifestanti no-vax ieri sotto la casa del sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, ha ricevuto condanne bipartisan, con il primo cittadino tornato a ribadire che “vaccinarsi e’ un dovere”: “Se pensavano di intimidirmi – le sue parole – hanno avuto l’effetto contrario”. E proprio il Green Pass e’ al centro del confronto tra governo ed enti locali. Le regioni, tramite il governatore della Toscana Eugenio Giani, fanno sapere di essere in contatto con Palazzo Chigi per “un alleggerimento delle misure”. Ma c’e’ chi, come il presidente della Liguria Giovanni Toti, ammette di non avere alcuno scrupolo, in caso di necessita’, a chiedere il certificato verde “per ogni luogo di questo Paese, trasporto, lavoro e scuola”. Il collega dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, propone invece di estendere il pass anche alle discoteche e sale da ballo. Un’operazione che consentirebbe non solo la riapertura dell'”unico settore ancora chiuso” ma anche di porre maggiore attenzione al contingentamento evitando le “troppe feste private senza controlli”. Al momento, ha annunciato oggi il ministro della Salute Roberto Speranza, i green pass scaricati sono 41,3 milioni, con una crescita di 1,2 milioni al giorno. “Il green pass – ha detto – puo’ aiutarci a rendere piu’ sicuri i luoghi dov’e’ applicato e aiutera’ a limitare le restrizioni”. Sul tavolo c’e’ anche la questione degli italiani all’estero, vaccinati con sieri non riconosciuti dall’Ema e quindi impossibilitati a ricevere il Green Pass. E’ lo stesso Speranza a spiegare che il problema dovrebbe essere risolto a breve, gia’ “la prossima settimana”, come auspicato da diversi esponenti politici e dal sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, nei giorni scorsi. Sembra invece in dirittura d’arrivo la pianificazione per l’avvio del nuovo anno scolastico. Il ministero dell’Istruzione ha pronto il nuovo piano che ricalca, per gran parte, le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico, per consentire ai ragazzi di riconquistare la “dimensione relazionale e sociale”. Restano obbligatorie le mascherine, il cui utilizzo scongiurera’ anche l’obbligo del distanziamento nelle aule. Il tutto per garantire il rientro in presenza, punto cardine dell’intero documento. “La ripresa in presenza e in sicurezza della scuola – ha spiegato il ministro Speranza – e’ l’obiettivo del governo, e il governo non fara’ mancare iniziative forti per garantire tale obiettivo”. Fondamentale, si legge nelle 15 pagine che compongono il documento, sara’ anche la “piena adesione” del personale, docente e non, alla campagna vaccinale. Campagna che sembra convincere i giovani. La curva di inoculazioni tra gli under 18 e’ sempre piu’ in crescita, con un ritmo simile a quello degli under 30 anche se il 65% dei minorenni – circa 3 milioni di ragazzi secondo i dati del Gimbe – ancora non ha ricevuto alcuna dose. In totale sono 31,5 milioni gli italiani completamente vaccinati e 35,6 milioni le prime dosi somministrate.

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