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Corona Virus

Vaccini, esperti divisi sui tempi per la seconda dose

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 Mezza dose, una dose intera, un intervallo di 21 giorni oppure di 120 fra la prima dose e il richiamo: non era mai successo finora che si mettessero in discussione dosi e tempi fissati da una sperimentazione clinica, ma l’emergenza e’ tale da rivoluzionare anche queste regole. Dopo la corsa per mettere a punto i vaccini anti Covid-19, la pandemia apre un altro scenario mai visto, accompagnato da un dibattito che vede schierati esperti di tutti i Paesi. Non mancano le voci ufficiali, come quella del Joint Committee on Vaccination and Immunisation (JCVI), il comitato di esperti indipendente chiamato a pronunciarsi su ogni decisione relativa ai vaccini, per il quale dare la precedenza alla prima dose piuttosto che ripeterla potrebbe avere un impatto sulla salute pubblica, riducendo il numero dei decessi. Non e’ un caso che la rivista Nature, sul suo sito, abbia voluto dare spazio a questo nuovo fenomeno, che vede la comunita’ scientifica divisa fra chi guarda al cambiamento con favore e chi teme che le modifiche siano dettate dalla disperazione piuttosto che dall’evidenza scientifica. Le opinioni sono contrastanti anche in Italia, dove il presidente della Societa’ italiana di Medicina generale (Simg), Claudio Cricelli, considera “fondamentale accelerare il processo di vaccinazione anti-Covid”, somministrando la prima dose a tutti per arginare gli effetti della terza ondata, mentre e’ possibile ritardare la seconda dose. Per il presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, “finche’ non ci sono indicazioni diverse dagli enti regolatori, il richiamo del vaccino anti-Covid deve essere fatto nei tempi previsti”. E’ invece contrario a ritardare il richiamo l’ex presidente dell’Aifa Stefano Vella, in quanto “i dati scientifici dicono che la quantita’ giusta di anticorpi neutralizzanti anti Covid arriva dopo la seconda dose”. Per Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto ‘Mario Negri’, il problema di fondo, e’ che “non sappiamo moltissimo sui vaccini a mRna: sono troppo nuovi”. E per quelli piu’ tradizionali, come quello russo o quello di AstraZeneca, e’ possibile che il sistema immunitario cominci a produrre anticorpi contro il vettore che trasporta le particelle virali, anziche’ contro il virus stesso. “Il rischio – osserva l’esperto – e’ che fare subito la seconda dose faccia in modo che gli anticorpi neutralizzino il vettore prima del virus”. Purtroppo delle decisioni dovranno essere prese, rileva l’esperto, in quanto potrebbe emergere un problema di carenza di dosi. Dal canto suo Remuzzi ritiene che debbano “necessariamente essere somministrate due dosi del vaccino anti Covid-19, mentre l’intervallo di tempo fra la prima dose e il richiamo potrebbe essere prolungato senza che ci siano sostanziali differenze nell’efficacia”. L’ideale sarebbe, secondo Remuzzi, un intervallo di 120 giorni. “Non suggerisco di cambiare la strategia vaccinale subito, perche’ ci sono problemi organizzativi, ma quando partira’ la vera campagna vaccinale, a meta’ febbraio”. Questo, osserva, “permetterebbe di vaccinare anche gli insegnanti”.

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Covid, in Italia 152 vittime e contagio al 15 per cento

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Il Covid continua a mietere vittime: quelle di oggi sono 152, 22 più di ieri.  26.693 i nuovi contagi registrati nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute. Ieri i contagiati erano 28.433.  Il tasso è al 15%, lo stesso di ieri.

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Crollo ricoveri ma curva casi Covid frena la discesa

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Crolla, in una settimana, il numero dei ricoveri per Covid-19 e gli italiani attualmente positivi al virus tornano sotto il milione. Un trend che sembra prospettare un miglioramento della situazione epidemica anche se un segnale non del tutto tranquillizzante arriva da dieci Regioni, dove i dati indicano che la discesa dei casi sta cominciando ad arrestarsi e si va verso una fase di stasi. Resta intanto sempre elevato il numero dei decessi: sono 145 nelle ultime 24 ore, sia pure in calo rispetto ai 177 di ieri. Sul fronte dell’occupazione degli ospedali, la rilevazione settimanale della Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) segnala dunque un crollo deciso dei ricoveri Covid nell’ultima settimana. In area medica la rilevazione negli ospedali aderenti alla rete sentinella fa infatti segnare un -20%, dato simile per le terapie intensive che registrano il -22% rispetto alla settimana precedente e un indice di occupazione stabile al 4,4%. Il rallentamento delle infezioni da SarsCoV2 si sta ora dunque riflettendo anche sui ricoveri, che si riducono dopo la stabilita’ registrata la settimana scorsa e la crescita delle settimane antecedenti. In netto calo anche i pazienti ‘con Covid’, il cui ricovero e’ stato determinato da altre patologie ma che sono risultati positivi al tampone. Rappresentano comunque il 60% dei ricoverati. Fiaso segnala inoltre che l’80% dei soggetti vaccinati presenti in area medica ha una eta’ media di 76 anni e non si e’ sottoposto alla quarta dose. Nelle intensive l’eta’ media scende a 73 anni e il 100% dei soggetti e’ affetto da altre patologie, ma anche tra questa fascia permane la mancata somministrazione della dose booster. In calo del 27% anche i ricoveri Covid pediatrici e nessun bambino si trova attualmente in terapia intensiva. In diminuzione sono pure i nuovi contagi nell’arco delle 24 ore. Secondo il bollettino del ministero della Salute, sono infatti 31.703 le nuove infezioni da Covid. Ieri i contagiati erano stati 43.084. Le vittime sono 145. Il tasso e’ al 15,7%, quasi invariato rispetto a ieri, su 201.509 tamponi eseguiti. Sono invece 321 i pazienti in terapia intensiva, 10 in meno rispetto a ieri. I ricoverati nei reparti ordinari sono 8.592, cioe’ 224 in meno rispetto a ieri. E scendono sotto quota un milione gli italiani attualmente positivi al Coronavirus: secondo l’ultimo bollettino sono 969.830. Tuttavia, la discesa dei casi comincia ad arrestarsi: dieci regioni sono vicine a una stasi e, fra queste, in due si rilevano segnali di una crescita debole. Lo indicano le analisi del matematico Giovanni Sebastiani del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). “L’analisi delle differenze settimanali della percentuale dei positivi ai test molecolari rivela che alcune regioni sono in fase di decrescita molto debole e prossime ad una stasi, mentre altre sono in fase di crescita molto debole”, osserva. Del primo gruppo fanno parte Campania (6%), Friuli Venezia Giulia (9%), Lazio (8%), Lombardia (11%), Molise (5%), provincia autonoma di Trento (5%), Umbria (20.5%) e Veneto (12%); nel secondo gruppo ci sono provincia autonoma di Bolzano (6.5%) e Piemonte (10%). A livello globale, segnala inoltre l’Oms, il numero di nuovi casi settimanali di Covid-19 e’ rimasto stabile durante la settimana dall’1 al 7 agosto 2022, rispetto alla settimana precedente, con oltre 6,9 ;;milioni di nuovi casi segnalati. Il numero di nuovi decessi settimanali e’ invece diminuito del 9%, con oltre 14.000 decessi segnalati, rispetto alla settimana precedente. Intanto, l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) si appresta ad approvare in autunno il vaccino anti-Covid di Pfizer/BioNTech adattato per contrastare le varianti BA.4 e BA.5 Omicron, come reso noto da un portavoce della stessa Ema. Le due aziende hanno avviato una sperimentazione clinica e dovrebbero presto presentare una domanda di autorizzazione all’Ema, che potrebbe procedere con un’approvazione rapida in autunno.

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Covid: meno di un milione i positivi in Italia

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Scendono sotto quota un milione gli italiani attualmente positivi al Coronavirus: secondo l’ultimo bollettino sono 969.830, ovvero 48.497 in meno rispetto a ieri. In totale sono 21.400.179 i contagiati dall’inizio della pandemia, mentre i morti salgono a 173.571. I dimessi e i guariti sono 20.256.778 con un incremento di 80.051.

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