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Uzbekistan, il sogno mondiale affidato a Cannavaro vent’anni dopo Berlino

Dopo sette tentativi falliti, l’Uzbekistan partecipa per la prima volta alla Coppa del Mondo. A guidare i Lupi Bianchi sarà Fabio Cannavaro, vent’anni dopo il trionfo da capitano dell’Italia a Berlino.

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Trentacinque anni dopo l’indipendenza e sette campagne di qualificazione fallite, l’Uzbekistan entra finalmente nella storia del calcio mondiale. I Lupi Bianchi debutteranno nella Coppa del Mondo del 2026 con Fabio Cannavaro in panchina, vent’anni dopo la notte di Berlino nella quale l’ex difensore alzò il trofeo da capitano dell’Italia.

È una storia che unisce il lungo cammino di una nazione alla nuova sfida di un campione del mondo. L’Uzbekistan si presenta per la prima volta sul palcoscenico più prestigioso, mentre Cannavaro torna al torneo che ha segnato la sua vita, questa volta con la responsabilità di guidare una squadra giovane, ambiziosa e ancora quasi sconosciuta al grande pubblico.

Una qualificazione attesa per 35 anni

Dalla nascita della nazionale dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’Uzbekistan aveva sempre mancato l’ultimo passo verso il Mondiale.

In più occasioni la qualificazione era sfumata nelle fasi decisive del percorso asiatico, alimentando la sensazione di una promessa continuamente rinviata. La svolta è arrivata nel giugno 2025, quando la nazionale ha conquistato matematicamente il pass per il torneo nordamericano.

A condurla alla qualificazione è stato Timur Kapadze, subentrato a Srečko Katanec. La federazione ha però successivamente scelto Cannavaro per affrontare la fase finale, affidandosi soprattutto all’esperienza internazionale e al carisma dell’ex capitano azzurro.

Cannavaro torna al Mondiale dopo vent’anni

Fabio Cannavaro aveva lasciato l’ultima immagine indelebile al Mondiale del 2006: la Coppa sollevata nel cielo di Berlino dopo la finale vinta ai rigori contro la Francia.

Ora torna nella competizione da commissario tecnico. Per il cinquantaduenne napoletano è la seconda esperienza alla guida di una nazionale, dopo la breve parentesi del 2019 sulla panchina della Cina.

La sua carriera da allenatore è stata costruita soprattutto in Asia, tra Cina e Arabia Saudita, prima delle esperienze italiane con Benevento e Udinese e dell’incarico alla Dinamo Zagabria.

Quella con l’Uzbekistan rappresenta probabilmente la sfida più affascinante della sua carriera in panchina:trasformare una debuttante in una squadra capace di competere senza timori contro nazionali più esperte.

Lo staff italiano al fianco del ct

Cannavaro ha costruito attorno alla squadra un gruppo di collaboratori italiani, chiamati a trasferire organizzazione, esperienza e cultura tattica.

Tra i componenti dello staff figurano Antonio Chimenti, incaricato della preparazione dei portieri, il preparatore atletico Francesco Troise e il collaboratore tecnico Eugenio Albarella.

Il lavoro dello staff dovrà integrarsi con la conoscenza del calcio locale e con il percorso costruito negli ultimi anni dalla federazione uzbeka, soprattutto attraverso gli investimenti nei vivai e nelle nazionali giovanili.

Shomurodov, il capitano cresciuto in Serie A

Il volto più conosciuto della nazionale è Eldor Shomurodov, capitano e miglior marcatore della storia dell’Uzbekistan.

Nato a Jarqoʻrgʻon, non lontano dai confini con Afghanistan, Tagikistan e Turkmenistan, l’attaccante ha costruito la propria carriera tra Russia, Italia e Turchia.

In Serie A ha indossato le maglie di Genoa, Roma, Spezia e Cagliari. Con i giallorossi ha partecipato alla conquista della Conference League nel 2022. Dopo il trasferimento in Turchia, è diventato definitivamente un calciatore dell’Istanbul Başakşehir.

Shomurodov sarà il riferimento tecnico ed emotivo di una squadra che vede nel proprio capitano il simbolo del passaggio dalla dimensione nazionale alla ribalta internazionale.

Khusanov, il talento del Manchester City

Accanto a Shomurodov spicca Abdukodir Khusanov, difensore del Manchester City e principale espressione della nuova generazione uzbeka.

Rapido, aggressivo e dotato di una notevole struttura fisica, Khusanov rappresenta uno dei punti di forza della squadra di Cannavaro. La presenza di un difensore cresciuto nel calcio europeo offre al commissario tecnico una base importante sulla quale costruire l’organizzazione arretrata.

Per un ex centrale come Cannavaro, il rapporto con Khusanov sarà uno degli elementi tattici più interessanti dell’avventura mondiale.

Fayzullaev e la generazione emergente

Tra i giocatori maggiormente attesi figura anche Abbosbek Fayzullaev, centrocampista offensivo dotato di tecnica, rapidità e capacità di muoversi tra le linee.

Fayzullaev gioca in Turchia e fa parte di una generazione cresciuta attraverso i successi ottenuti dalle rappresentative giovanili uzbeke.

Negli ultimi anni l’Uzbekistan ha investito nella formazione dei calciatori, nelle strutture sportive e nella diffusione del calcio tra i più giovani. La qualificazione mondiale rappresenta il risultato più visibile di questo percorso.

Il debutto contro la Colombia

L’Uzbekistan è stato inserito nel gruppo K insieme a Colombia, Portogallo e Repubblica Democratica del Congo.

L’esordio avverrà contro la Colombia allo Stadio di Città del Messico. La partita si giocherà il 17 giugno, quando in Italia saranno già le 2 del 18 giugno.

Sarà un debutto impegnativo contro una nazionale esperta e ricca di qualità tecnica. Seguiranno le sfide con il Portogallo e con la Repubblica Democratica del Congo.

Il nuovo formato della competizione, con 48 partecipanti e la possibilità per alcune delle migliori terze classificate di accedere alla fase a eliminazione diretta, offre anche alle nazionali debuttanti maggiori possibilità di proseguire il cammino.

Dal dramma del Pakhtakor alla nuova generazione

La storia del calcio uzbeko porta ancora il segno della tragedia aerea del 1979, quando persero la vita i componenti della squadra del Pakhtakor Tashkent.

Quell’incidente cancellò una delle generazioni più promettenti del Paese e divenne una ferita profonda nella memoria sportiva nazionale.

Dopo decenni di attese e delusioni, la qualificazione alla Coppa del Mondo rappresenta quindi molto più di un risultato sportivo. È il riconoscimento di un percorso collettivo e la possibilità di mostrare al mondo un movimento calcistico in crescita.

La scommessa mondiale dei Lupi Bianchi

L’Uzbekistan non partirà tra le favorite, ma potrà affrontare il torneo senza il peso delle aspettative che accompagna le grandi potenze.

Cannavaro dovrà costruire una squadra compatta, capace di difendere con ordine, sfruttare la velocità dei suoi talenti e trasformare l’entusiasmo del debutto in energia positiva.

Vent’anni dopo avere sollevato la Coppa del Mondo con la maglia azzurra, Fabio Cannavaro torna sulla scena più importante. Non guiderà una nazionale abituata a vincere, ma un Paese che ha atteso 35 anni per vivere questo momento.

Per l’Uzbekistan la terra promessa è stata finalmente raggiunta. Ora comincia la parte più difficile e affascinante: provare a restarci.

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Processo Maradona, lite furiosa tra gli avvocati: udienza sospesa e intervento della sicurezza

Alta tensione al processo per la morte di Diego Armando Maradona. Gli avvocati Fernando Burlando e Francisco Oneto si sono affrontati tra insulti e minacce durante la deposizione di un testimone. Il giudice ha sospeso l’udienza e ammonito entrambi i legali.

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Alta tensione nell’aula del tribunale di San Isidro, nella provincia di Buenos Aires, dove è in corso il nuovo processo sulla morte di Diego Armando Maradona. Un acceso scontro tra due avvocati ha costretto il giudice a sospendere temporaneamente l’udienza e a richiedere l’intervento del personale di sicurezza.

Protagonisti del diverbio sono stati Fernando Burlando, legale che rappresenta le figlie Dalma e Giannina Maradona, e Francisco Oneto, difensore del neurochirurgo Leopoldo Luque, uno dei principali imputati.

La deposizione e i continui «non ricordo»

La tensione è esplosa durante la testimonianza di un uomo che, sollecitato dalle domande della parte civile, avrebbe risposto ripetutamente di non ricordare circostanze considerate rilevanti.

Burlando ha manifestato apertamente la propria insofferenza per la reticenza del testimone. Ne è nato un duro confronto con Oneto, che ha contestato le modalità dell’interrogatorio e la condotta del collega.

Dagli scambi verbali si è rapidamente passati agli insulti e alle minacce. Secondo le ricostruzioni dei media argentini, uno dei legali avrebbe urlato «cretino, vieni fuori», ricevendo come risposta l’appellativo di «pagliaccio».

Lo scontro prosegue fuori dall’aula

Il tribunale ha disposto una pausa nel tentativo di ristabilire l’ordine, ma il confronto sarebbe proseguito anche nei corridoi del palazzo di giustizia.

I due avvocati sarebbero arrivati quasi al contatto fisico, rendendo necessario l’intervento degli addetti alla sicurezza per separarli. Successivamente sono stati convocati e ammoniti dai giudici, che hanno prospettato una possibile espulsione dal processo qualora si verificassero nuovi episodi simili.

Il dibattimento è ripreso dopo oltre un’ora, in un clima rimasto comunque molto teso.

Sette sanitari sotto processo

Il procedimento, iniziato nuovamente nell’aprile 2026 dopo l’annullamento del primo dibattimento, riguarda sette componenti dello staff sanitario che assistette Maradona durante il ricovero domiciliare successivo all’intervento chirurgico per la rimozione di un ematoma subdurale.

Tra gli imputati figurano il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov e altri professionisti coinvolti nell’organizzazione e nella gestione dell’assistenza. Sono accusati di omicidio con dolo eventuale, contestazione che dovrà essere valutata dal tribunale nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.

L’accusa: «Un’indifferenza letale»

Maradona morì il 25 novembre 2020, a sessant’anni, nella casa di Tigre dove era stato trasferito dopo l’operazione. Secondo l’accusa, le condizioni dell’ex capitano del Napoli sarebbero progressivamente peggiorate senza che venisse disposto il trasferimento in una struttura adeguatamente attrezzata.

Nella presentazione del caso, i pubblici ministeri hanno descritto il ricovero domiciliare come segnato da gravi carenze, sostenendo che Maradona avrebbe mostrato segnali critici molte ore prima della morte e che un intervento tempestivo avrebbe potuto salvarlo.

Si tratta della tesi dell’accusa, contestata dalle difese e ancora sottoposta all’esame del tribunale.

Il nuovo processo dopo lo scandalo del 2025

Il primo processo era stato annullato nel maggio 2025 dopo lo scandalo che aveva coinvolto la giudice Julieta Makintach, accusata di avere partecipato senza autorizzazione alla realizzazione di una produzione audiovisiva sul procedimento.

Il nuovo dibattimento è ripartito da zero davanti a un diverso collegio giudicante. Dopo quattro mesi di deposizioni, il processo si avvicina alle sue fasi conclusive, ma lo scontro tra gli avvocati conferma il clima estremamente acceso nel quale si sta cercando di accertare la verità sulle ultime ore di Diego Armando Maradona.

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Mondiali 2026, la Spagna vola in finale: Francia battuta 2-0, Yamal trascina le Furie Rosse

La Spagna conquista la finale della Coppa del Mondo battendo 2-0 la Francia a Dallas. Decisivi Oyarzabal su rigore e Pedro Porro nella ripresa. Lamine Yamal è ancora protagonista, mentre la squadra di De la Fuente raggiunge la finale con il record di 37 partite consecutive senza sconfitte.

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La Spagna torna a giocarsi il titolo mondiale sedici anni dopo l’ultima volta. Nella prima semifinale della Coppa del Mondo 2026, disputata a Dallas davanti a oltre 70 mila spettatori, la nazionale di Luis de la Fuente supera con autorità la Francia per 2-0, conquistando con pieno merito l’accesso alla finale.

A decidere l’incontro sono il rigore trasformato da Mikel Oyarzabal nel primo tempo e il raddoppio del difensore Pedro Porro nella ripresa. Ma il volto della serata è ancora una volta Lamine Yamal, imprendibile per la difesa francese e protagonista dell’azione che ha sbloccato il match.

Yamal illumina, Oyarzabal non sbaglia

La Spagna parte con il consueto possesso palla, mentre la Francia prova ad aggredire alta. I Bleus si rendono pericolosi nei primi minuti con Barcola e Mbappé, ma senza riuscire a impensierire realmente Unai Simón.

La svolta arriva al 20′. Yamal anticipa Digne su un pallone in area e viene colpito in ritardo dal difensore francese. L’arbitro indica il dischetto e Oyarzabal trasforma con freddezza il rigore dell’1-0, firmando il suo quinto gol nel torneo.

La rete mette definitivamente la partita sui binari preferiti dagli spagnoli, che continuano a gestire il possesso e sfiorano il raddoppio prima dell’intervallo.

Francia senza idee, Pedro Porro chiude i conti

Nella ripresa Didier Deschamps prova a cambiare volto alla squadra con alcune sostituzioni, ma la Francia continua a soffrire il palleggio delle Furie Rosse.

Il colpo del definitivo 2-0 arriva al 58′. Pedro Porro dialoga con Dani Olmo, si inserisce nell’area francese e batte Maignan con una conclusione potente e precisa.

La Spagna controlla senza particolari affanni. Yamal trova anche la rete del possibile 3-0, annullata per fuorigioco, mentre Mbappé resta l’unico a tentare una reazione per una Francia apparsa irriconoscibile rispetto alle precedenti uscite del torneo.

De la Fuente eguaglia il record dell’Italia di Mancini

Con questo successo, la nazionale iberica raggiunge la finale mondiale confermando il suo straordinario momento di forma. Luis de la Fuente arriva infatti a 37 partite consecutive senza sconfitte, eguagliando il primato stabilito dall’Italia di Roberto Mancini.

Il commissario tecnico raccoglie i frutti di un progetto tecnico fondato sul possesso palla, sull’intensità e sull’esplosione di una nuova generazione di talenti, guidata proprio da Lamine Yamal.

Ora la finale

Per la Spagna sarà la prima finale mondiale dopo il trionfo del 2010 in Sudafrica. Gli iberici attendono ora di conoscere l’avversaria che uscirà dalla seconda semifinale tra Argentina e Inghilterra.

Per la Francia, invece, termina una corsa che alla vigilia sembrava poter portare fino all’ultimo atto. Mbappé e compagni escono dal torneo senza riuscire a esprimere il calcio brillante mostrato nei turni precedenti, neutralizzati dalla superiorità tecnica e tattica di una Spagna che si conferma una delle grandi protagoniste del calcio mondiale.

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Inghilterra-Argentina, Tuchel elogia Messi ma avverte: «Siamo pronti, giocheremo secondo il nostro stile»

Thomas Tuchel riconosce il ruolo decisivo di Lionel Messi alla vigilia della semifinale mondiale tra Inghilterra e Argentina, ma rivendica l’ambizione e la forza della sua squadra: «Non ci accontentiamo, siamo pronti».

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Thomas Tuchel riconosce la grandezza di Lionel Messi, ma assicura che l’Inghilterra non affronterà la semifinale mondiale contro l’Argentina con timore reverenziale.

Alla vigilia di una delle partite più attese dei Mondiali 2026, il commissario tecnico inglese ha definito il capitano argentino un calciatore «incredibile», capace di diventare il leader e l’uomo più importante di qualsiasi squadra nella quale giochi.

Tuchel: «Messi è il leader, ma siamo pronti»

«È il leader e il giocatore più importante in qualsiasi squadra giochi, ma noi siamo pronti», ha dichiarato Tuchel.

Il tecnico ha riconosciuto che l’Argentina presenta numerosi elementi capaci di creare preoccupazione, ma ha ribadito che l’Inghilterra non intende modificare la propria identità per contenere esclusivamente Messi.

«Siamo qui per giocare secondo il nostro stile e puntare sui nostri punti di forza», ha spiegato l’allenatore, sottolineando la fiducia nelle qualità tecniche e mentali della sua squadra.

«Nessuno si accontenta»

Tuchel ha insistito soprattutto sull’ambizione del gruppo inglese, arrivato alla semifinale con l’obiettivo di conquistare la prima finale mondiale della nazionale dopo sessant’anni.

«I giocatori sono ambiziosi. Nessuno si accontenta», ha affermato il commissario tecnico. Un atteggiamento che, secondo Tuchel, rappresenta «il mix perfetto» per offrire la prestazione necessaria contro i campioni del mondo in carica.

L’allenatore tedesco ha descritto i suoi calciatori come un gruppo capace di reagire alle difficoltà e di sostenere la pressione delle grandi occasioni.

Una rivalità piena di momenti iconici

La partita porta con sé il peso di una rivalità che ha attraversato la storia dei Mondiali, segnata da episodi rimasti nella memoria collettiva del calcio.

«I giocatori sanno esattamente cosa significa questa partita», ha spiegato Tuchel. «Quando un incontro del genere ha regalato così tanti momenti iconici, è difficile definirlo semplicemente un’altra partita di calcio».

Il tecnico ha però invitato la squadra a non farsi condizionare dal passato. L’Inghilterra vuole concentrarsi sul presente, sulla preparazione tattica e sulla possibilità di imporre il proprio gioco, senza trasformare la storia delle sfide con l’Argentina in un peso emotivo.

Messi contro l’Inghilterra, una sfida inedita

Per Messi sarà una partita particolare. Nonostante una carriera internazionale durata oltre vent’anni e le numerose sfide contro le principali potenze calcistiche, il fuoriclasse argentino non aveva ancora affrontato l’Inghilterra in una partita della Coppa del Mondo.

La semifinale mette quindi di fronte la squadra campione in carica e una nazionale inglese che sente di avere finalmente la maturità necessaria per tornare a giocarsi il titolo. Messi resta il principale pericolo, ma il messaggio di Tuchel è chiaro: rispetto assoluto per il campione argentino, nessuna rinuncia alle ambizioni inglesi.

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