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Economia

Uscire da Confindustria non fa cessare i contratti, condannata la Fiat

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Chi esce da Confindustria – come ha fatto la Fiat dal primo gennaio 2012, con una clamorosa decisione dell’allora ad Sergio Marchionne – non può disdettare, prima della scadenza, i contratti di lavoro sottoscritti dando vita a nuovi accordi. Ad affermarlo nero su bianco e’ la Cassazione che ha dato piena ragione al ricorso della Cgil contro la stipula di un nuovo contratto del settore automotive, siglato dopo l’uscita del gruppo del Lingotto dall’assemblea degli industriali. La durata dei contratti, come ha sottolineato Bruno Cossu, il legale che ha difeso il sindacato di Maurizio Landini, “vincola tutti i destinatari del contratto stesso sino alla scadenza del termine pattuito” e nessuno “puo’ sciogliersi da tale vincolo unilateralmente prima della scadenza, neppure dissociandosi dall’organizzazione sindacale di appartenenza”.

Maurizio Landini

Ad avviso degli ‘ermellini’, il punto di vista della Cgil – che ha sostenuto la illegittimita’ dei nuovi contratti e di essere stata discriminata per non essere stata informata delle nuove trattative – e’ “fondato”. In particolare, il sindacato Filtem Cgil, spiega il verdetto, ha contestato l’estensione a tutti i dipendenti della Pcma – una societa’ allora controllata da Magneti Marelli che a sua volta era del gruppo Fiat – del nuovo contratto collettivo di lavoro del 29 dicembre 2011 concluso con Fim Cisl, Uilm, Fismic, Ugl ed Associazione Quadri e Capi Fiat in vista dell’uscita di Fiat dalla Confindustria, allora capitanata da Emma Marcegaglia. Secondo la Corte di Appello di Torino, “a partire dal primo gennaio 2012, la Pcma, per effetto del recesso dal sistema confindustriale esercitato dal gruppo Fiat, non aderiva piu’ a detto sistema” e per questo “non era tenuta piu’ a rispettare le intese sindacali sottoscritte dall’associazione del settore (Federgomma)”. Per la Suprema Corte, invece, “nel contratto collettivo di lavoro la possibilita’ di disdetta spetta unicamente alle parti stipulanti, ossia alle associazioni sindacali e datoriali che di norma provvedono anche a disciplinare le conseguenze della disdetta; al singolo datore di lavoro, pertanto, non e’ consentito recedere unilateralmente dal contratto collettivo, neppure adducendo l’eccessiva onerosita’ dello stesso”, conseguente “ad una propria situazione di difficolta’ economica”. In conclusione, secondo la Cassazione, “nessun principio o norma dell’ordinamento induce a ritenere consentita l’applicazione di nuovo Ccnl prima della prevista scadenza di quello in corso di applicazione, che le parti si sono impegnate a rispettare”. Ora la Corte di Appello di Torino, la cui sentenza del 2014 e’ stata annullata con rinvio, dovra’ fare un bel passo indietro.

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Piaggio Aero, ok da Commissione Difesa acquisto nove P180

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Via libera in Commissione Difesa al Senato, relatore il senatore Pd Vito Vattuone – all’acquisto, da parte del Governo, di nove velivoli P180 di Piaggio Aerospace e all’ammodernamento di altri 19 velivoli sempre a cura di Piaggio. Lo rendono noto il Pd di Genova e Savona e la Cisl. Si tratta di un intervento di 143,5 milioni. “Adesso l’azienda comincia ad avere una prospettiva, dopo la crisi dei mesi scorsi. La maggioranza continua a lavorare per lo sviluppo di Piaggio”, afferma il Pd. “E’ un segnale positivo che però si deve tramutare velocemente in una commessa reale finanziata dal governo. Stiamo vivendo con preoccupazione e rabbia tutta la situazione dell’ex Ilva sulla, non vorremo trovarci di fronte a brutte sorprese dopo mesi di richieste precise sulle quali c’e’ in ballo il destino di migliaia di posti di lavoro” afferma il segretario della Fim Cisl Alessandro Vella.

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Economia

Obiettivo zero plastica? È possibile ma col riciclo chimico

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Al convegno “Rivoluzione plastica” alla Camera dei Deputati si è discusso di plastica. Quando arriva a fine vita in Italia finisce in discarica, viene riciclata ‘meccanicamente’ o bruciata, ma per riuscire a garantire gli obiettivi europei che prevedono di azzerare la quota nelle discariche manca una ‘quarta gamba’, il riciclo chimico, che riporta il materiale quasi allo stato di una materia prima. Al momento, ha spiegato il direttore generale dell’Ispra Alessandro Bratti, il 23% della plastica finisce in discarica, il 42% al riciclo mentre il resto viene usato per produrre energia. Questo fa sì che nel 2016 in Italia siano state gettate oltre un milione di tonnellate di questo materiale. L’obiettivo di ‘zero discarica’ entro il 2030 potrebbe essere raggiunto se il 17,5% di questo materiale viene riciclato in maniera chimica una volta raggiunto il fine vita. “L’ipotesi aggiuntiva del riciclo chimico – ha spiegato – potrà ridurre sensibilmente il recupero termico e complementare il riciclo meccanico per il raggiungimento degli obiettivi comunitari”. La tecnologia, ha spiegato Massimo Covezzi, presidente della sezione italiana di PlasticsEurope, l’associazione dei produttori, gia’ esiste. “Ce ne sono diversi tipi, in altri paesi gia’ si usano ma ci sono aziende importanti che lavorano per migliorare queste tecnologie anche in Italia. La possibilita’ c’e’, dobbiamo prendere le decisioni e trovare le risorse per farlo”. Alcuni esempi pilota, ha raccontato Filippo Di Quattro, direttore manifacturing community di Basf Italia, sono gia’ esistenti, e sono stati prodotti flaconi di detergenti e componenti di auto con plastica riciclata in questo modo. “Il recupero chimico puo’ partire da una materia sporca, non serve separare o lavare i rifiuti – ha spiegato – le catene di polimeri vengono scisse per ottenere dei monomeri sotto forma di un olio che puo’ essere riutilizzato nella produzione e far ritornare il materiale nel ciclo produttivo”.

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Economia

Anas, parla l’Ad Simonini: nuove opere per circa 2 miliardi in Campania

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“In Campania Anas ha investimenti in nuove opere per 1,9 miliardi di euro”. L’annuncio è dell’Amministratore delegato di Anas (Gruppo Fs Italiane), Massimo Simonini, intervenendo alla Tavola rotonda intitolata “La quarta giornata del costruttore” organizzata dall’Ance di Benevento. Nel corso dell’incontro, Simonini ha fatto il punto sulla presenza di Anas in Campania.

“Stiamo lavorando – ha spiegato Simonini – sul raddoppio della strada statale 268 “Del Vesuvio” da due a quattro corsie con un investimento di 117,4 milioni di euro e al completamento della strada statale 212 “Della Val Fortore” del valore di 52,6 milioni di euro. Inoltre abbiamo in programma ulteriori otto interventi per un valore complessivo di 1,2 miliardi di euro che riguardano il potenziamento di strategiche direttrici regionali”. Per quanto riguarda la strada statale 372 “Telesina” sono previsti due interventi per un totale di 787 milioni di euro. Il primo sara’ appaltato nel mese di dicembre 2019, a valle della pubblicazione della delibera del CIPE del 24 luglio scorso che ha approvato il progetto definitivo, e riguarda l’adeguamento a quattro corsie del tratto compreso tra gli svincoli di San Salvatore Telesino e Benevento.

Il secondo lotto, la cui appaltabilità è prevista per il 2022, riguarda l’adeguamento a quattro corsie dei primi 37 km. La strategia di investimento di Anas per lo sviluppo della connettività del Paese è focalizzata anche sulla manutenzione programmata e sul potenziamento della rete stradale, con l’obiettivo di migliorare la mobilità del paese, l’accessibilità ai territori e la sicurezza e comfort del viaggio, con grande attenzione alla sostenibilità ambientale e paesaggistica degli interventi. Anas, che in Campania gestisce oltre 1.300 km di rete, ha infatti finanziato investimenti in manutenzione programmata per 258,4 milioni di euro destinati al ripristino del piano viabile, ponti e viadotti, gallerie e posizionamento delle nuove barriere stradali.

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