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Esteri

Usa identificano leader Isis-K, Ghafari nel mirino

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Joe Biden lo aveva promesso agli americani dopo la strage all’aeroporto di Kabul di colpire i responsabili: ora gli Stati Uniti indicano gli obiettivi. In cima alla lista degli Specially Designated Global Terrorists (Sdgt) c’e’ Sanaullah Ghafari, alias Shahab al-Muhajir, il leader dell’Isis in Afghanistan. Il Dipartimento di Stato Usa sottolinea che l’emiro dell’Isis Khorasan e’ stato nominato nel giugno 2020, con il compito di costruire l’ossatura del ramo afghano-pachistano dei jihadisti. Ghafari e’ responsabile anche delle operazioni legate al sostegno economico del gruppo. Secondo alcune fonti, Ghafari ha 27 anni, con un passato militare nell’esercito afghano, forse nelle milizie del signore della guerra Abdul Rashid Dostum, o addirittura come guardia nel palazzo presidenziale di Kabul. Lui e’ solo il primo della lista: obiettivo degli americani e’ anche Sultan Aziz Azam, il “portavoce” del gruppo sin dalla sua fondazione, rivela ancora il Dipartimento di Stato. Last but not least, il ‘capo’ delle operazioni nella capitale Kabul, Maulawi Rajab, alias Maulawi Rajab Salahudin, probabilmente la mente logistica dell’attentato del 26 agosto che e’ costato la vita a 200 afghani e 13 militari statunitensi. E ancora Ismatullah Khalozai, che gli Usa accusano di aver messo in piedi un business internazionale di beni di lusso per finanziare il ramo Khorasan dell’Isis. E’ anche coinvolto nel traffico di esseri umani, lungo la rotta che porta migliaia di disperati profughi afghani in Turchia. Il quartier generale dell’Isis Khorasan sarebbe situato nella provincia di Nangarhar, territorio impervio – sinistramente celebre per essere stato il teatro di battaglia di Osama bin Laden – strategicamente vicina al Pakistan e al Khyber Pass, dove si e’ impiantato sin dal 2015. Ma all’organizzazione, verso cui ora guardano tutti gli “estremisti violenti” come li chiamano i Talebani, e’ stata assegnata dalla ‘base’ anche la regione frontaliera pachistana del Khyber Pakhtunkhwa, come dimostrano alcuni attacchi rivendicati in questi mesi dall’Iskp, l’acronimo del gruppo. Mentre non sembra, per ora, aver avuto un riscontro quanto rivelato dal presidente russo Vladimir Putin, secondo il quale “solo” nel nord del Paese “si stanno ammassando 2.000 combattenti dell’Isis” che progetterebbero – tra l’altro – di colpire l’Asia centrale. (ANSA). ACC 23-NOV-21 21:21 NNNN

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Covid, in Inghilterra e Danimarca nuove restrizioni contro Omicron

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Nuove restrizioni in Inghilterra a causa di Omicron: “Non è ancora detto che questa variante sia davvero meno pericolosa”, ha detto il premier britannico Boris Johnson annunciando i provvedimenti: tornano le mascherine in molti luoghi chiusi, ci vorrà il Green Pass vaccinale per entrare nelle discoteche e nei locali dove si radunano grandi gruppi di persone,  inoltre c’è il ritorno all’indicazione diffusa dello smart working.

Per Boris Johnson però “Non possiamo andare avanti all’infinito” con le restrizioni anti-Covid a causa di una parte della popolazione che non si vaccina. Ed ha auspicato un dibattito nazionale su quest’argomento. Anche la Danimarca ha deciso nuove restrizioni a causa della diffusione della variante che arriva dal Sudafrica.

 

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Esteri

Zaki esce di prigione, abbraccia la madre e dice grazie all’Italia e agli italiani

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Appena uscito dal commissariato a Mansoura Patrick Zaki ha abbracciato la madre.  L’abbraccio e’ avvenuto in una stretta via su cui affaccia il commissariato, fra transenne della polizia del traffico e un camion con rimorchio. Per abbracciare la madre Patrick ha lasciato a terra un sacco bianco di plastica che portava assieme a una borsa nera. Patrick Zaki e’ uscito dal commissariato di Mansura vestito con una tuta e scarpe da ginnastica bianche, il colore simbolo degli imputati nei processi egiziani. Appena varcata la porta del commissariato, dal quale e’ stato rilasciato, ha alzato la mano con l’indice ed il dito medio alzati in segno di ‘vittoria’. Patrick e’ da oggi a piede libero ma ancora sotto processo, con la prossima udienza fissata per il primo febbraio. Lo studente egiziano dell’universita’ di Bologna e’ apparso in buone condizioni, con la barba leggermente lunga ma curata, occhiali e i capelli raccolti in un codino.

“Tutto bene”. Queste le prime parole che Patrick Zaki ha pronunciato, parlando in italiano, appena uscito dal commissariato. ‘Voglio dire molte grazie agli italiani, a Bologna, all’Universita’, ai miei colleghi, a chiunque mi abbia sostenuto’.

“Aspettavamo di vedere quell’abbraccio da 22 mesi e quell’abbraccio arriva dall’Italia, da tutte le persone, tutti i gruppi e gli enti locali, l’universita’, i parlamentari che hanno fatto si’ che quell’abbraccio arrivasse” ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia che ha poi ringraziato i mezzi di informazione che hanno tenuto alta l’attenzione per questi 22 mesi. “Ora che abbiamo visto quell’abbraccio aspettiamo che questa liberta’ non sia provvisoria ma sia permanente. E con questo auspicio arriveremo al primo febbraio, udienza prossima” ha concluso Noury.

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Esteri

Patrick Zaky potrebbe tornare libero dopo 22 mesi di carcere in Egitto, ma per ora è ancora in cella

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“Non sappiamo quando lo rilasceranno. Probabilmente oggi, ma non lo sappiamo” ha detto Marise George, la sorella di Patrick George Zaky. Insomma lei non sa se il fratello verrà rilasciato oggi, come possibile dopo la decisione di un giudice di Mansoura di scarcerare lo studente egiziano dell’Universita’ di Bologna.

Il tribunale egiziano di Mansoura ha ordinato il rilascio dell’attivista per i diritti umani Patrick Zaki e ha aggiornato il processo nei suoi confronti al 1 febbraio 2022, secondo quanto riferito dal gruppo di attivisti locali per i diritti umani Mada Masr. Anche se al momento non si conoscono ancora i tempi per la scarcerazione (ma fonti locali indicano che potrebbe avvenire già in serata), la madre di Patrick, Hala Sobhy, ha già espresso alla France Presse tutta la propria gioia: “Sono felicissima, Stiamo andando alla stazione di polizia di Mansoura”, la cittadina dove proviene Patrick. Zaki, ricercatore presso l’Iniziativa egiziana per i diritti personali (EIPR), stava studiando presso l’Università italiana di Bologna, quando è stato arrestato al suo ritorno al Cairo nel febbraio dello scorso anno.  Il ragazzo, di fede cristiana copta, è accusato di “diffusione di notizie false”, e l’inizio del processo, inizialmente previsto per lo scorso settembre, era stato più volte rinviato, costringendo Zaki a rimanere comunque in carcere come misura preventiva, per 668 giorni consecutivi. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, spiega che Zaki “anche se rimane sotto processo e dunque non è assolto. Ma è un passo avanti enorme”. Per la capogruppo dem in commissione Esteri alla Camera, e responsabile esteri del Pd, Lia Quartapelle, “la mobilitazione e la solidarietà di centinaia di migliaia di cittadini italiani hanno funzionato. Patrick Zaki sarà scarcerato (ma non assolto). Ora, avanti, per tutti quelli come lui”.

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