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Economia

Unicredit, in pista il comitato per le nomine: pressing dei sindacati

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Per il nuovo board di Unicredit e la ricerca dell’a.d, dopo l’annunciato addio di Jean Pierre Mustier, scende in pista il Comitato nomine guidato da Stefano Micossi e di cui fa parte anche il presidente designato, Pier Carlo Padoan. Un primo giro di tavolo per fare il punto e mettere a terra uno schema ed arrivare, in un tempo congruo, alle scelte corrette. Lo chiede il mercato e lo chiedono anche i sindacati che compatti invitano il consiglio di amministrazione a indicare “al piu’ presto la strada” nella convinzione che con Mustier la linea imprenditoriale “si e’ allontanata dal cuore italiano dell’azienda”. La paura di Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin e’ che “la fase di incertezza abbia conseguenze finanziarie ed economiche sull’intero gruppo”. In quel caso sarebbe ancora tutto piu’ complicato e, forse, tardi per recuperare. Nessuno ha intenzione di arrivarci e quello che si vuole evitare, in una vicenda che non e’ priva di incognite, e’ che una banca sistemica come Unicredit – e’ il ragionamento che si raccoglie – faccia passi falsi. Non puo’ permetterselo. Intanto c’e’ da registrare la tenuta del titolo (+0,4% e vicino agli 8 euro) dopo due giorni sott’acqua e dopo la presa di posizione del cda che ha chiarito che mai accettera’ operazioni che danneggino il gruppo. “Mustier ha attuato – sottolineano ancora i sindacati – una fortissima politica di riduzione dei costi, ma con una strategia di fatto inesistente sui ricavi”.

Tutto questo ha portato negli ultimi mesi, in cui il gruppo peraltro si e’ trovato ad affrontare l’emergenza Covid, ad un logoramento con il Consiglio. Quindi prima dell’arrivo dell’ex ministro Padoan che ora insieme a Micossi, al presidente, Cesare Bisoni e all’intero consiglio e’ impegnato nella ricerca di una nuova guida. Chi arrivera’ dovra’ avere l’unanimita’ del consiglio, essere apprezzato dagli azionisti internazionali e dagli investitori istituzionali. Ma anche avere un profilo professionale tale che non possano esserci veti da parte di Francoforte. Serve anche chiarezza sul fronte parlamentare. Per potere portare avanti o anche solo esaminare il dossier Mps-Unicredit anche un a.d e un consiglio piu’ propensi alla fusione dovranno poter contare su alcuni punti fermi: le norme su Dta e incentivi alle fusioni che assicurerebbero circa 3 miliardi di euro e, soprattutto, lo ‘scudo legale’ sulle cause di Mps. La mancanza di questi elementi vedrebbe un’operazione punita dal mercato e osteggiata dalla Bce. Per questo, secondo alcuni, i vari elementi e cioe’ indicazione del nuovo a.d, lista del cda, misure parlamentari e di conseguenza piano industriale, devono andare assieme.

Il processo per arrivare ad individuare un nuovo a.d e’ ben strutturato. L’orizzonte non pare immediato anche se le pressioni non mancano. Quando si tratto’ dell’uscita di Federico Ghizzoni e dell’arrivo di Mustier ci vollero due mesi. Il mercato, comunque, ha da subito fatto partire il toto-Ceo su cui non c’e’ riscontro e che sembra piu’ una fuga in avanti che altro. Tra i piu’ accreditati Marco Morelli, che ha un curriculum di tutto rispetto e fino a poco tempo fa e’ stato proprio alla guida di quella Mps che qualcuno vorrebbe dare in sposa ad Unicredit. Ma c’e’ anche Victor Massiah che e’ uscito da Ubi con l’acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo e non ha patti di non concorrenza tali che ostacolino l’assunzione di eventuali incarichi. Si sono fanno poi i nomi dell’ex Deutsche, Flavio Valeri, dell’ex dg Roberto Nicastro che e’ concentrato sulla sua fintech al servizio delle Pmi. E tra gli interni, Carlo Vivaldi (gia’ citato all’epoca dell’uscita di Ghizzoni) e del banker dal profilo internazionale Diego De Giorgi entrato in consiglio a febbraio scorso. Quello delle banche e’ un settore in profondo cambiamento che il Covid ha accelerato tanto che Moody’s vede un outlook negativo in tutta Europa nel 2021. A pesare il contesto di attivita’ sfidante generato dalla lenta ripresa economica, dai crescenti problemi della qualita’ del credito e delle indebolite prospettive di redditivita’.

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Per la pandemia 140 miliardi di aiuti, 108 nel 2020

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Nel 2020 per fronteggiare la pandemia “complessivamente sono state varate misure pari a circa il 6,6% del Pil, 108 miliardi, a cui si aggiungono 300 miliardi di crediti oggetto di moratoria e 150 miliardi di prestiti garantiti. Si tratta di uno degli interventi piu’ rilevanti d’Europa paragonabile solo a quello messo in campo dalla Germania”. Lo spiega il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in audizione sullo scostamento davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Scostamento ennesimo, per 32 miliardi che pero’ “nelle intenzioni del Governo, e’ l’ultimo che chiediamo al Parlamento”. “Guardando al deficit”, che il Governo stima tra il 10,5 e il 10,8 per cento nel 2020 e sara’ di circa 2,5 punti percentuali di Pil inferiore alla somma del deficit ciclico e degli interventi effettuati. “Grazie allo scostamento di bilancio proseguiremo e completeremo gli interventi di sostegno gia’ approvati e riconosciuti finora ai settori piu’ colpiti dalla pandemia, che riteniamo debbano proseguire per tutto il tempo necessario”, ha quindi assicurato Gualtieri in vista del prossimo decreto, dalla proroga della Cig “per le imprese in difficolta’” alle risorse per trasporti e sanita’ fino alla “rimodulazione dell’attivita’ della riscossione” delle cartelle. In questo contesto il rapporto debito/Pil nel 2020 “dovrebbe chiudere su un livello inferiore al 158% previsto nella Nadef probabilmente per circa un punto percentuale, questo anche per via di un andamento del fabbisogno del settore statale di consuntivo lievemente inferiore alle ultime stime e in ragione del posponimento all’anno in corso di alcune operazioni finanziarie previste per il 2020”. “Ove la previsione programmatica del PIL contenuta nella Nadef venisse confermata – spiega inoltre il responsabile del Tesoro – l’impatto di cassa di questo scostamento e la conclusione delle operazioni finanziarie sopra richiamate potrebbero portare a un livello del rapporto tra debito/PIL alla fine dell’anno in corso in linea con quello del 2020. Il profilo del rapporto debito/Pil negli anni successivi verrebbe confermato con una discesa di circa 2 punti percentuali annui nel 2022 e nel 2023”. Viene inoltre confermato anche l’impegno a riassorbire l’incremento di tale rapporto registrato tra il 2019 ed il 2020 in un decennio: nel 2031, infatti, il rapporto tra debito e Pil dovrebbe attestarsi poco sopra il livello di fine 2019.

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Uber commissariata, 21 rider parti civili a Milano

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“Vogliamo essere trattati come lavoratori normali”. Cosi’ due rider, presenti stamani in un’aula del Palazzo di Giustizia di Milano, hanno spiegato la loro decisione di entrare, assieme ad altri 19 fattorini delle consegne di cibo a domicilio, come parti civili per chiedere i danni nell’udienza preliminare con al centro l’accusa di caporalato contestata, tra gli altri, ad una manager di Uber Italy, Gloria Bresciani, ora sospesa. Le indagini del pm di Milano Paolo Storari, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf, il 29 maggio scorso avevano portato la Sezione misure di prevenzione del Tribunale, presieduta da Fabio Roia, a disporre, con un provvedimento mai preso prima nei confronti di una piattaforma di delivery, il commissariamento della filiale italiana del colosso americano. I rider del servizio ‘Uber eats’, stando alle imputazioni, venivano “pagati a cottimo 3 euro a consegna”, “derubati” delle mance e “puniti” se si ribellavano. Bresciani e’ accusata di sfruttamento del lavoro in concorso con Giuseppe e Leonardo Moltini (il primo ha scelto l’abbreviato e il secondo punta a patteggiare, versando 5mila euro alla ‘brigata per il tampone sospeso’) e Danilo Donnini (in abbreviato), responsabili delle societa’ di intermediazione Frc e Flash Road City. Avrebbero tutti approfittato, scrive il pm, “dello stato di bisogno” di “migranti richiedenti asilo” che vivevano nei “centri di accoglienza” e venivano “da zone conflittuali (Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Pakistan, Bangladesh)”. Il pm oggi ha integrato l’imputazione di caporalato con contestazioni sulle violazioni delle norme sulla sicurezza del lavoro. La Frc e’ indagata per la legge sulla responsabilita’ amministrativa e altri cinque imputati rispondono di reati fiscali (una ha scelto di patteggiare). Oggi il gup Teresa De Pascale ha ammesso come parti civili i 21 lavoratori, che lavoravano per Uber Eats soprattutto a Torino, e ha aggiornato l’udienza al 26 marzo, dopo aver decretato, sempre su richiesta dei legali delle parti civili, tra cui gli avvocati Gianluca Vitale e Giulia Druetta, la citazione di Uber Italy come responsabile civile. La societa’, indagata per la legge sulla responsabilita’ degli enti (posizione stralciata prima della chiusura indagini), potra’ chiedere, pero’, l’esclusione dal procedimento. “Negli ultimi mesi – ha spiegato Uber Italy – abbiamo lavorato a stretto contatto con l’amministratore giudiziario per rivedere e rafforzare ulteriormente i nostri processi. Continueremo a collaborare con le autorita’ e a combattere tutte le forme di intermediazione illegale”. Davanti alla Sezione misure di prevenzione riprendera’, con udienza a marzo, il procedimento sulla prosecuzione o meno dell’amministrazione giudiziaria. Nel frattempo, il 26 gennaio a Torino iniziera’, come chiarito dai legali dei rider, la causa intentata contro Uber e Frc. Chiedono che “vengano riconosciute le differenze retributive tra il contratto collettivo e cio’ che, invece, davvero percepivano, ossia 200-300 euro al mese”.

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Recovery: Conte vede sindacati, confronto intenso

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Il Governo presenta il Recovery plan ai sindacati e si dice pronto a un confronto intenso con le parti sociali perche’ solo insieme “si vince la sfida”. L’incontro di oggi in videoconferenza sulle sei missioni del piano potrebbe essere solo il primo di una lunga serie dato che i sindacati hanno chiesto di essere coinvolti in ogni fase. Ma in attesa che il piano entri nel vivo con la possibilita’ che si abbia il “salto di qualita’ sull’occupazione” annunciato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per la prossima settimana e’ atteso un incontro sul nuovo decreto ristori. I sindacati chiedono di prolungare la cassa integrazione con causale Covid e il blocco dei licenziamenti dopo il 31 marzo dato che i contagi non accennano a diminuire e la situazione economica resta critica e questa richiesta potrebbe essere ascoltata almeno per alcuni settori. Per quanto riguarda il Recovery, il Piano di ripresa e resilienza da 223 miliardi, il lavoro del Parlamento entrera’ nel vivo solo dalla fine della prossima settimana con le audizioni attese tra il 29 gennaio e il 2 febbraio. “Dobbiamo liberare il potenziale della crescita economica e rafforzare la coesione sociale – ha detto il premier ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Pierpaolo Bombardieri ringraziandoli per il “contributo dato in questi mesi difficili. Inizia il confronto con le parti sociali – ha proseguito – un confronto che vogliamo intenso e costruttivo”. Infatti “mai come adesso occorre unire le forze per riprogettare il futuro del mercato del lavoro e investire in una formazione di qualita’ su tutto il territorio nazionale, definendo standard uniformi”, ha sottolineato la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo. Dopo i sindacati, il Governo ha incontrato Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri e, a seguire, l’Alleanza delle cooperative. Lunedi’ vedra’ i rappresentanti delle imprese. E proprio rivolgendosi al mondo delle coop, il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha sostenuto che “per dare un’anima al Piano e renderlo veramente efficace al fine dello sviluppo locale e’ necessaria la piu’ forte integrazione tra Pa e terzo settore”. Grazie agli investimenti e alle politiche contenute nel piano – ha spiegato Conte – nel 2026, anno finale del provvedimento, si avra’ una crescita aggiuntiva di tre punti percentuali di Pil rispetto alla scenario con politiche invariate. Ma il piano avra’ soprattutto – sostiene il Governo – un impatto positivo “su tutti gli indicatori di benessere e di sviluppo sostenibile”. “Abbiamo ottenuto – afferma il leader della Cgil, Maurizio Landini – di avviare nei prossimi giorni un confronto serrato sui contenuti del piano e delle diverse missioni. E’ necessaria una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali. Servono investimenti, pubblici e privati, per creare nuova occupazione e sconfiggere la precarieta’. E’ il momento di cambiare il modello di sviluppo nel rispetto dell’ambiente e con la costruzione di un modello sociale fondato sulla sanita’ pubblica e sul diritto alla conoscenza. Tutto questo si puo’ realizzare solo con il coinvolgimento di tutto il mondo del lavoro, delle parti sociali e del Paese”. “Proponiamo – dice la leader Cisl, Annamaria Furlan – che ci sia un tavolo di confronto permanente per il monitoraggio, la verifica, le accelerazioni degli interventi. Bisogna rendere stabile e sicuro il lavoro, nel rispetto delle procedure di legalita’. Riteniamo che nella governance del piano debbano essere presenti le parti sociali per valutare l’attuazione dei progetti e garantire il rispetto dei tempi. Il Recovery Plan – conclude – e’ una occasione di sviluppo straordinaria ma anche una responsabilita’ straordinaria per tutti”. “Chiediamo – sottolinea il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri – di coinvolgere le parti sociali nella fase di predisposizione e implementazione del Piano, attraverso tavoli di lavoro su ogni singola missione. Ci preoccupano alcuni aspetti ancora non definiti della governance e soprattutto il possibile ritorno nel prossimo futuro delle regole del patto di stabilita’, che chiediamo venga definitivamente superato e accompagnato da una nuova politica economica”. E’ “indispensabile impiegare le risorse con una strategia dallo sguardo lungo e con efficienza. I progetti riusciranno solo se realizzati in partnership pubblico/privato”, sostiene il presidente dell’Alleanza delle cooperative, Mauro Lusetti.

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