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Esteri

Una luce in fondo al tunnel, Kate torna in pubblico

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Uno spiraglio in fondo al buio per Kate. La principessa di Galles, investita a 42 anni dall’incubo del cancro, torna a sperare e a far sperare sudditi e ammiratori con un messaggio pubblico al Regno Unito nel quale rende noto di star facendo “buoni progressi” nelle cure contro la malattia e di sentirsi pronta a tornare domani in pubblico, in occasione degli eventi clou di Trooping the Colour, i festeggiamenti del compleanno ufficiale (non anagrafico) di re Carlo III: quasi una resurrezione dopo oltre sei mesi di assenza dalle scene e a tre dalla diffusione del video-shock girato per rivelare la diagnosi del tumore, invocando privacy e rispetto.

Il messaggio, firmato “Catherine”, è arrivato questa volta per iscritto attraverso i profili social della Royal Family britannica, con dettagli inediti e toccanti sulla sua battaglia. Una battaglia, precisa la consorte dell’erede al trono William, che resta da vincere; ma che le offre se non altro lo spazio di una tregua, nella giornata di domani, con il conforto evidentemente del parere dei medici. Giornata che vedrà Kate, al fianco di William e dei loro tre figli, George, Charlotte e Louis, sfilare fra la gente in attesa sulla carrozza che seguirà quella di Carlo e Camilla nella tradizionale parata militare prevista nel cuore di Londra per Trooping the Colour (evento al quale il sovrano sarà presente a sua volta in carrozza e non a cavallo, essendo pure alle prese con le terapie per un cancro di natura imprecisata). E poi al non meno tradizionale saluto dal balcone di Buckingham Palace, accanto agli altri reali “senior” di casa Windsor.

Il messaggio è accompagnato da una foto di Matt Porteous, ritratta nel parco della sua residenza di Windsor, in cui la principessa riappare in tutto il suo splendore: in jeans e giacca chiara sotto un albero, con un’ombra di sorriso accennato sul volto mentre guarda al cielo. “Non sono ancora fuori pericolo”, scrive senza giri di parole nel testo, puntualizzando che le cure a cui è sottoposta (con relative limitazioni) sono destinate a proseguire per qualche altro mese almeno. “Come tutti coloro che sono passati attraverso la chemioterapia sanno – racconta poi -, ci sono giorni buoni e giorni cattivi. Nei giorni cattivi ti senti debole, stanca, e devi concedere al tuo fisico di riposare. Ma nei giorni buoni, quando ti senti più forte, vuoi approfittare al massimo del fatto di stare meglio”.

La confessione pubblica si fa quindi ancor più intima. “Sto imparando – ammette la principessa – a essere paziente, specialmente di fronte all’incertezza; prendendo ogni giorno come viene, ascoltando il mio corpo e concedendo a me stessa il tempo necessario” per cercare di “guarire”. Parole in grado di commuovere e a cui si aggiunge un nuovo ringraziamento rivolto a chiunque la stia sostenendo – anche da lontano – nel frangente più difficile della sua vita, dopo gli anni della favola reale e delle luci della ribalta. Un sostegno – sottolinea Kate – che “fa davvero la differenza per William e per me, e ci aiuta ad attraversare i momenti più duri”.

Tempi duri che non sono del tutto alle spalle, come ribadisce con la cautela del caso Kensington Palace, puntualizzando che l’annuncio odierno non significa un pieno ritorno alla vita pubblica, al di là della prosecuzione del suo “lavoro da casa” sui rapporti delle fondazioni da lei patrocinate o di qualche possibile appuntamento esterno occasionale che durante l’estate potrà essere confermato o modificato “all’ultimo minuto”.

Ma che comunque lasciano finalmente intravvedere il primo concreto barlume di speranza da quando, a gennaio, la principessa di Galles fu ricoverata alla London Clinic per un delicato intervento chirurgico all’addome in seguito al quale sarebbe più tardi emersa la diagnosi del cancro. Tanto da suscitare il sollievo di Carlo III in persona: “Felicissimo”, nelle parole di un portavoce di corte, di apprendere che “la principessa” sua nuora “potrà essere presente agli eventi” del compleanno reale. Accanto a lui e al suo figlio primogenito.

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Esteri

Guerra in Iran, la Cina convoca i colossi dello shipping: timori per i costi e le rotte commerciali

La Cina convoca Maersk e MSC dopo l’aumento dei costi di trasporto e la sospensione di alcune rotte verso il Medio Oriente a causa delle tensioni legate alla guerra in Iran.

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La Cina ha convocato i dirigenti delle due principali compagnie di navigazione europee per discutere delle perturbazioni nei trasporti marittimi causate dalla guerra in Iran.

Il ministero dei Trasporti cinese ha infatti chiesto chiarimenti al gruppo danese Maersk e alla compagnia svizzera Mediterranean Shipping Company in merito alle loro operazioni di spedizione internazionale.

L’incontro è stato organizzato dopo che i due colossi dello shipping hanno aumentato i costi di trasporto e sospeso alcune rotte verso il Medio Oriente.

Preoccupazione per la stabilità delle catene di approvvigionamento

Secondo quanto riferito da fonti vicine alle discussioni, i funzionari del ministero cinese dei Trasporti hanno espresso preoccupazione per le conseguenze sulle catene di approvvigionamento globali.

Le interruzioni nei collegamenti marittimi con il Medio Oriente rischiano infatti di incidere sulla stabilità dei flussi commerciali internazionali, in particolare per le merci che transitano tra Asia, Europa e il Golfo.

Il nodo dei costi di trasporto

Uno dei punti centrali del confronto riguarda l’aumento dei costi di spedizione introdotto dalle compagnie di navigazione dopo l’aggravarsi della situazione geopolitica nella regione.

La sospensione di alcune rotte e la necessità di percorsi alternativi stanno infatti generando costi aggiuntivi per il trasporto delle merci.

Il ruolo della Cina nel commercio globale

La questione è particolarmente sensibile per Pechino, uno dei principali attori del commercio mondiale e fortemente dipendente dalla stabilità delle rotte marittime internazionali.

Per questo motivo le autorità cinesi stanno monitorando con attenzione l’evoluzione della crisi e il suo impatto sui traffici commerciali tra Asia, Europa e Medio Oriente.

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Esteri

Bambini ucraini deportati in Russia, rapporto ONU: “Crimini contro l’umanità”

Un’indagine delle Nazioni Unite conclude che la deportazione e il trasferimento forzato di bambini ucraini in Russia durante la guerra costituiscono crimini contro l’umanità. Documentati circa 20mila casi.

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Un’indagine delle Nazioni Unite ha stabilito che la deportazione e il trasferimento forzato di bambini ucraini verso la Russia durante la guerra costituiscono crimini contro l’umanità.

La conclusione emerge dal lavoro della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sull’Ucraina, che ha esaminato centinaia di casi legati al trasferimento di minori dai territori occupati dalle forze russe.

Il rapporto sarà presentato il 12 marzo al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Migliaia di minori trasferiti dai territori occupati

Secondo i dati raccolti dal database nazionale ucraino “Figli della guerra”, dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022 sarebbero stati documentati circa 20mila casi di bambini ucraini trasferiti dai territori occupati verso la Russia o verso aree sotto controllo di Mosca.

Il fenomeno riguarderebbe minori provenienti da diverse regioni occupate durante il conflitto.

Un modello definito sistematico

La commissione delle Nazioni Unite ha analizzato 1.205 casi documentati di rapimento di minori e ha condotto oltre 200 interviste nel corso dell’indagine.

Secondo il rapporto, i trasferimenti forzati dei bambini rappresenterebbero “un modello di condotta ben consolidato”, indicativo di una pratica diffusa e sistematica.

Nel documento si sottolinea che i minori rappresentano una delle categorie più vulnerabili tra le vittime della guerra.

Accuse di crimini di guerra e contro l’umanità

La commissione afferma che crimini di guerra e crimini contro l’umanità attribuiti alle autorità russe avrebbero colpito in modo particolare i bambini.

Le conclusioni dell’indagine saranno ora discusse in sede internazionale nell’ambito delle attività del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, nel quadro più ampio delle verifiche sulle violazioni commesse durante la guerra in Ucraina.

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Esteri

Guerra Iran-Occidente, caos nei voli tra Europa e Australia: rotte stravolte e prezzi alle stelle

I bombardamenti su Iran e le tensioni nel Golfo bloccano le principali rotte aeree tra Europa e Australia attraverso Dubai, Doha e Abu Dhabi. I viaggiatori sono costretti a lunghe deviazioni via Stati Uniti.

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Le tensioni militari in Medio Oriente stanno provocando effetti immediati sul traffico aereo internazionale tra Europa e Oceania.

Le interruzioni dei voli tra Australia, Nuova Zelanda e i principali hub del Golfo stanno costringendo i passeggeri a scegliere itinerari finora poco utilizzati, spesso con lunghi scali negli Stati Uniti.

La situazione è conseguenza di circa due settimane di bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele contro obiettivi in Iran e delle successive rappresaglie iraniane nell’area del Golfo Persico.

Hub del Golfo quasi paralizzati

Le rotte tradizionali tra Europa e Australia passano normalmente attraverso tre grandi hub mediorientali: Dubai, Abu Dhabi e Doha.

Secondo quanto riportato dalla stampa economica australiana, queste rotte risultano ora fortemente ridotte o temporaneamente sospese per ragioni di sicurezza.

Le principali compagnie della regione, tra cui Qatar Airways, Emirates ed Etihad Airways, stanno offrendo rimborsi e modifiche gratuite delle prenotazioni ai passeggeri australiani.

L’effetto domino sulle rotte globali

La chiusura o la riduzione delle rotte attraverso il Medio Oriente sta spingendo molti viaggiatori a optare per itinerari alternativi attraverso gli Stati Uniti.

Il direttore esecutivo di United Airlines, Scott Kirby, ha spiegato che il numero di passeggeri che volano dall’Australia e dalla Nuova Zelanda verso l’Europa attraverso scali americani ha superato i mille al giorno.

Prezzi dei biglietti in forte aumento

La riduzione dei collegamenti diretti tra Europa e Oceania attraverso il Golfo ha provocato anche un forte aumento dei prezzi dei biglietti aerei.

La disponibilità di posti è diventata limitata e molte tratte risultano rapidamente esaurite.

Le alleanze commerciali tra compagnie amplificano l’impatto della crisi: Emirates è il principale partner internazionale di Qantas, mentre Qatar Airways collabora con Virgin Australia.

La difficoltà nel garantire collegamenti attraverso il Medio Oriente sta quindi ridisegnando, almeno temporaneamente, l’intero sistema dei collegamenti aerei tra Europa e Pacifico.

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