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Un ticket per tamponi molecolari e test sierologici: la mozione alla regione Campania del consigliere Pellegrino

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Una mozione per chiedere di inserire i tamponi molecolari e i test sierologici anti Covid nella lista degli esami diagnostici che possono essere effettuati in convenzione con il sistema sanitario campano: l’ha presentata in consiglio regionale Tommaso Pellergino, medico, sindaco di Sassano consigliere di IV, e questo perchè: “Riteniamo opportuno -dice Pellegrino-prevedere l’introduzione di un ticket che garantisca l’esenzione, totale o parziale, a favore dei redditi bassi, delle categorie a rischio e dei liberi professionisti che per motivi di lavoro sono costretti a sottoporsi frequentemente a tamponi a garanzia della loro stessa incolumità e di quella dei loro clienti. Ciò consentirebbe di potenziare l’azione di prevenzione e di controllo nella diffusione della pandemia attraverso una fitto monitoraggio della popolazione grazie a un più alto numero di test eseguiti in tempi brevi”.

 

“La misura da noi proposta colmerebbe il vulnus del decreto Rilancio presentato dal governo – ha spiegato  Pellegrino – che prevedendo il credito d’imposta al 60 per cento per le sanificazioni e l’acquisto di dispositivi di protezione non tiene conto delle spese per i tamponi che molte famiglie hanno sostenuto, e non solo, anche le partite iva e i liberi professionisti. Categorie già duramente colpite dalla crisi economica legata alla pandemia. I costi medi per un tampone molecolare si aggirano intorno agli 80 euro, mentre siamo sui 48 euro per i test sierologici. Dunque un aggravio notevole nel menage familiare di molti italiani, per le piccole aziende e le partite Iva”.


“La nostra proposta- conclude Pellegrino – vuole aprire non solo una nuova fase nella quale i fondi per la sanità vengano spesi in prevenzione e non più solo per le continue emergenze ma consentirebbe di procedere in un’attività di screening più utile e più puntuale nella lotta alla pandemia”.

 

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Vaccini, Mattarella visita hub Nuvola con Zingaretti: teniamo duro, ce la faremo

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Visita in mattinata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al centro vaccinale allestito alla Nuvola di Fuksas all’Eur. Ad accompagnare il Capo dello Stato nella visita di circa mezz’ora e’ stato il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Presenti anche l’architetto Massimiliano Fuksas e sua moglie, co-progettista.  Mattarella ha visitato la sala d’attesa, la sala del Triage, quella per la somministrazione dei vaccini, per l’attesa post-vaccinale e, infine, lo spazio dedicato al rilascio del certificato vaccinale. Presenti oltre a Zingaretti, a Fuksas e alla moglie Doriana, anche l’ad di Eur Spa Antonio Rosati, l’assessore alla Sanita’ del Lazio Alessio D’Amato, il dg dell’As Rm2 Fori Degrassi. Il presidenteMattarella si e’ complimentato per l’organizzazione e l’efficienza del centro. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al termine della visita all’hub vaccinale nella Nuvola di Fuksas, a Roma, mentre si stavano effettuando alcune vaccinazioni e’ stato applaudito da lavoratori e cittadini presenti. Il capo dello Stato, a quanto riferisce chi era presente, ha rivolto diverse domande sul funzionamento della struttura e ha salutato da lontano i presenti rivolgendo un messaggio di speranza: “Teniamo duro, ce la faremo”.

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Un anno dal lockdown, San Marco è una piazza fantasma

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Piazza San Marco vuota e senza turisti e’ divenuta una delle immagini iconiche della pandemia. Venezia affollata di gente, i fiumi di vacanzieri che attraversano le sue calli, sembrano fotogrammi di tanto tempo fa. Eppure e’ trascorso solo un anno, dalla citta’ dichiarata ‘zona rossa’, l’8 marzo 2020, e due giorni dopo il lockdown con tutto il Paese. Prima di quei momenti, Venezia era immersa nel Carnevale. Domenica 23 febbraio c’era stato il tradizionale Volo dell’Aquila, migliaia di persone in piazza, quando sulla festa arrivo’ la notizia dei primi due positivi in citta’, e calo’ il silenzio: il governatore Zaia, d’intesa con il ministro Speranza, ordino’ lo stop a maschere e danze. “Il ricordo e’ una ferita ancora aperta – dice Massimo Milanese, direttore dello storico Caffe’ Lavena, in Piazza San Marco – Giovedi’ grasso avevamo ospiti le Marie del Carnevale, per l’annuale appuntamento, da li’ siamo arrivati ansimando a domenica, per le notizie che correvano sul virus, e dopo il Volo dell’Aquila, l’annuncio della fine anticipata della manifestazione. Un ricordo triste, anche confuso, di quello che stava accadendo”. “Da quel giorno – spiega – niente e’ stato piu’ come prima. San Marco era il cuore vitale della citta’, oggi e’ una piazza fantasma”. Sembrano lontani i tempi in cui i veneziani si lamentavano dei troppi turisti in laguna. “Dovevo mettere una persona per gestire la coda ai bagni del locale, tanta era la gente – ricorda Milanese – ma siamo passati dall’avere una folla smisurata al nulla. La citta’ fatica a trovare un equilibrio: ritornera’ il turismo, ma la speranza e’ che sia consapevole”. Per ora il Caffe’ Lavena non riaprira’, e non e’ l’unico. Nonostante le timide riaperture di questa settimana in Piazza, come il campanile di San Marco, Palazzo Ducale e Museo Correr, solo il Caffe’ Aurora ha deciso di riaccendere le luci e rimettere i tavolini all’aperto. I numeri dei contagi sono di nuovo in risalita e molti commercianti, per ora, restano alla finestra. “Prima sbuffavamo perche’ i troppi turisti per strada non ci lasciavano passare – spiega Alberto Nardi, gioielliere di Piazza San Marco – Poi da un giorno all’altro la citta’ e’ diventata deserta. Abbiamo attraversato vari stati d’animo: inizialmente la paura, poi la speranza che l’epidemia durasse poco, la constatazione che non era cosi’ e la gioia per il miglioramento estivo a cui pero’ e’ seguito un nuovo crollo per il peggioramento autunnale”.

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Covid, la guerra che ha cambiato medici e ospedali

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Hanno dovuto affrontare un nemico nuovo e invisibile, che ha da subito scardinato quasi tutte le loro certezze. Una guerra che hanno combattuto all’inizio disarmati, senza poter contare su mascherine e dispositivi di protezione, ma affidandosi solo all’intuizione e grande spirito di abnegazione. Sono stati chiamati eroi, angeli, poi quando i contagi hanno ripreso a salire dopo l’estate, sono stati spesso insultati. Il 2020 e’ stato un anno difficilissimo per i medici e gli infermieri italiani degli ospedali, di servizio sulle ambulanze o negli studi, in particolare dei medici di famiglia, che hanno pagato un conto molto salato: 323 quelli uccisi dal virus SarsCov2, migliaia i contagiati dal 21 febbraio 2020. La pandemia ha da subito messo in crisi gli ospedali, costringendo a chiudere e isolare quelli dove si scoprono i primi focolai di Covid, come a Codogno (Lodi) e Schiavonia (Padova). Il dilagare del virus costringe presto a ridisegnare la gestione dei posti letto e rimandare visite ed esami non urgenti nei primi mesi del lockdown. I risultati di un decennio di tagli e blocco del turn over dei camici bianchi appaiono subito evidenti: mancano letti e medici. Gia’ dal 22 febbraio il presidente degli ordini dei medici, Filippo Anelli, chiede a tutti i colleghi a mettersi a disposizione per sopperire a carenze. Appelli ripetuti costantemente. A marzo oltre 7200 medici rispondono alla chiamata per creare una task force da mandare a supporto delle regioni del nord, le piu’ colpite. Arrivano anche medici da Cuba, Cina, Venezuela e Russia. Si fanno bandi per assunzioni straordinarie, gli specializzandi vengono chiamati a dare aiuto. Per gli italiani sono medici e infermieri i nuovi eroi: escono sui balconi ad applaudirli, fanno flash mob. Nasce l’inno dei medici sulle parole di Mogol. Continuano pero’ a ripetersi le denunce dei medici che mancano dispositivi di protezione, respiratori, ventilatori e filtri, tanto che c’e’ chi a Parma costruisce un respiratore usando una maschera da snorkeling. I reparti vengono riorganizzati per rafforzare fino al 100% i posti in terapia sub-intensiva e del 50% nelle terapie intensive. A Milano, Bergamo e nelle Marche si costruiscono nuovi padiglioni nelle Fiere. Per aiutare gli ospedali scattano tantissime raccolte fondi, lanciate da associazioni, gente comune e persone del mondo dello spettacolo. Il Governo stanzia piu’ fondi per gli ospedali e il personale, chiama in soccorso anche medici militari e di strutture private. A giugno tra i 56 eroi premiati dal presidente della Repubblica, Sergio Matteralla, molti sono i medici che si sono distinti nella lotta al virus. In estate pero’ i contagi calano, la gente vuole dimenticare i mesi terribili del lockdown in vacanza e non si rispettano le misure di distanziamento. Ecco cosi’ che in autunno arriva, come previsto, la seconda ondata di contagi, questa volta in tutta Italia. I medici ora non sono piu’ eroi, c’e’ chi viene insultato. Il Covid e’ diffuso ovunque e la stanchezza e lo stress dei mesi passati pesano come macigni. Le foto dei medici italiani arrivano anche sul New York Times. Il 20 febbraio si celebra la prima Giornata del personale sanitario, ma a un anno dalla pandemia l’incubo non e’ finito. L’avvio della campagna vaccinale, troppo lenta, non riesce ad arginare il dilagare delle varianti del virus che fanno schizzare nuovamente i casi. E’ iniziata la terza ondata.

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