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Un milione di ragazzi vaccinato, ma 4,4 milioni di over 50 senza prima dose

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Un milione di under 19 e’ vaccinato contro il Covid e uno su due tra i 16 e i 19 anni ha fatto almeno una dose. Sono i ragazzi a spingere la campagna vaccinale mentre nella fascia piu’ a rischio, quella dai 50 anni in su, le somministrazioni procedono ma ad un ritmo inferiore, con ancora 4,4 milioni di italiani che non hanno alcuna protezione contro il virus. E ci sono ancora 217mila tra prof e personale non docente che non hanno fatto neanche una dose, appena 3mila in meno rispetto alla settimana scorsa. Nel giorno in cui si contano 6.902 positivi (venerdi’ erano stati 6.599) e 22 vittime (erano state 24), e salgono a ritmi lenti terapie intensive (+11) e ricoveri (+84), e’ il report settimanale del governo a certificare quel che da almeno due settimane e’ evidente: la corsa dei giovani, complici le vacanze, ad immunizzarsi, da un lato; le difficolta’ a convincere gli adulti che ancora non si sono prenotati e la necessita’ di intervenire sulla scuola con il green pass per garantire a settembre la presenza in classe, dall’altro. Anche per questo il premier Mario Draghi ha rinnovato l’appello prima della pausa estiva: “vaccinatevi e rispettate le regole”. E l’Istituto superiore di Sanita’ ha aggiornato le Faq sul sito per rispondere alle fake news che circolano in rete, da ‘i vaccini causano il contagio’ a ‘d’estate non serve vaccinarsi’. Gli effetti collaterali dei vaccini, ripete l’Iss, sono estremamente rari, tanto che il rapporto fra benefici e rischi e’ a favore dei primi. E soprattutto “i dati provenienti dai Paesi con una campagna vaccinale avanzata, Italia compresa, hanno dimostrato che il vaccino protegge dalle conseguenze peggiori della malattia, dal ricovero al decesso, oltre 9 persone ogni 10 vaccinate”, e “riduce la capacita’ di infettare”. Con oltre 71 milioni di dosi somministrate – 3,3 nell’ultima settimana con una media di poco inferiore alle 500mila al giorno – e 34 milioni di italiani che hanno completato il ciclo, il 63,09% degli over 12, i dati piu’ confortanti arrivano dunque dai giovanissimi. Analizzando le tabelle riguardanti le fasce 12-15 e 16-19, inserite per la prima volta dal governo, si scopre che 960.918 ragazzi su una popolazione complessiva di poco piu’ di 4,6 milioni hanno infatti fatto entrambe le dosi, 753.068 tra 16 e 19 anni e 207.850 in quella tra 12 e 15. E tra i piu’ grandi piu’ della meta’ (il 54,27%) ha fatto la prima dose, o l’unica nel caso di chi ha gia’ avuto il virus. Ma c’e’ un altro dato interessante che riguarda i giovani, anche se in questo caso fino ai 30 anni: nell’ultima settimana hanno fatto la prima dose o la dose unica oltre 600mila (606.869) persone, quasi il doppio del dato relativo a due settimane fa, quando l’incremento fu di 350mila. Una crescita maggiore rispetto alla fascia degli over 50 dove l’incremento e’ stato di circa 400mila rispetto a 15 giorni fa. Va detto che nelle fasce piu’ a rischio, quelle dei settantenni e degli ottantenni, la percentuale di vaccinati e’ molto alta: il 91,02% tra gli over 80 e l’86,05% dei 70-79enni ha infatti completato il ciclo. Tra i sessantenni la percentuale scende a quasi il 79% mentre tra i 50enni si ferma al 70,50%. Ma restano in queste fasce ancora 4,4 i milioni di italiani che sono completamenti scoperti di fronte al Covid: 298.591 sono gli over 80 ancora in attesa di prima dose (il 6,56% della platea), 657.727 (il 10,93%) sono quelli nella fascia 70-79, oltre 1,2 milioni (il 16.05%) quelli nella fascia 60-69 e ben 2,2 milioni (il 23,39%) quelli nella fascia 50-59. L’altra nota dolente arriva dalla scuola: i vaccinati sono meno dell’80% e soprattutto ci sono ancora 217.870 prof e personale non docente senza protezione. In quattro regioni e nella provincia autonoma di Bolzano, inoltre, la la percentuale di prof non vaccinati continua ad essere sopra il 30%. La Sicilia e’ al 42,64%, l’Alto Adige al 37,4%, la Liguria al 34,75%, la Sardegna al 33,11% e la Calabria al 30,96%. Per quanto riguarda la Liguria, dice pero’ il report, i dati “sono in corso di verifica” in seguito ad una comunicazione della Regione di due giorni fa che riporta numeri completamenti diversi da quelli che la stessa Liguria aveva fornito in precedenza.

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 Covid resta emergenza globale, per l’Oms il virus può evolvere

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Il Covid-19 continua ad arretrare in Italia ma per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) resta una “emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale”, perchè il virus SarsCoV2 “può evolversi in modo imprevedibile” dando luogo ad ulteriori varianti, ed è cruciale che i Paesi aumentino la sorveglianza. Per queste ragioni, l’Oms ha appunto deciso di prorogare lo stato di emergenza, pur riconoscendo che la pandemia è probabilmente entrata in una fase di transizione e sarà necessario programmare misure a lungo termine preparandoci a convivere con il virus.

La situazione epidemiologica sta migliorando in vari Paesi ed il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) annuncia che l’ondata di infezioni in Cina “sta per finire e non c’è stata una ripresa significativa dei casi durante le vacanze del Capodanno lunare”. Inoltre, in Cina “non è rilevata alcuna nuova variante dopo il 12 dicembre” e il numero di decessi e casi gravi è in calo. Anche in Italia, il Covid arretra ulteriormente.

Secondo l’ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe, relativo alla settimana 20-26 gennaio, si registra infatti un’ulteriore discesa dei casi (-26,5%), dei ricoveri ordinari (-18,4%), delle terapie intensive (-9,7%) e dei decessi (-30,3%). Continua però a preoccupare il calo delle vaccinazioni, con le somministrazioni giornaliere delle quarte dosi che registrano il -30,6% in sette giorni: attualmente restano scoperte 11,9 milioni di persone.

La copertura per la quinta dose è invece pari al 13,5%. Al 27 gennaio, sono 6,78 milioni gli italiani che non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino. In questo quadro, nonostante le attuali sottovarianti del virus non stiano determinando globalmente un aumento accentuato dei ricoveri sebbene risultino maggiormente infettive, l’Oms invita a mantenere molto alta l’attenzione. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus concorda, infatti, con il parere espresso dal Comitato di emergenza dell’Oms per il Coronavirus, secondo cui la pandemia “è probabilmente in una fase di transizione” che va affrontata con attenzione per “mitigare le potenziali conseguenze negative”.

Sebbene i sottotipi di Omicron attualmente in circolazione a livello globale siano altamente trasmissibili, spiegano gli esperti, “si è verificato un disaccoppiamento tra infezione e malattia grave rispetto alle precedenti varianti preoccupanti”. Tuttavia, “il virus conserva la capacità di evolversi in nuove varianti con caratteristiche imprevedibili” ed è necessario “migliorare la sorveglianza e la segnalazione di ricoveri e decessi per comprendere meglio l’attuale impatto sui sistemi sanitari”.

Inoltre, secondo un nuovo studio pubblicato su Jama Network Open, il Covid rappresenta la prima causa di morte per malattie infettive o respiratorie tra i bambini e i ragazzi di 0-19 anni. Insomma, il mondo si trova in una “posizione migliore” rispetto al picco della trasmissione di Omicron un anno fa, ma la situazione non è ancora di scampato pericolo e nelle ultime otto settimane sono stati segnalati a livello globale più di 170.000 decessi. E se è vero che la pandemia potrebbe “avvicinarsi a un punto di svolta”, rileva ancora l’Oms, “non c’è dubbio che questo virus rimarrà un patogeno permanente nell’uomo e negli animali per il futuro”.

Da qui la forte raccomandazione agli Stati a spingere sulle vaccinazioni anti-Covid anche integrandole nei programmi di immunizzazione lungo il corso della vita, a mantenere una forte capacità di risposta nazionale preparandosi per eventi futuri ed a supportare la ricerca. In questo contesto, l’Italia, ha spiegato il ministro della Salute Orazio Schillaci, intende prorogare l’obbligo dei tamponi per i passeggeri cinesi in arrivo in Italia, che è in scadenza il 31 gennaio, “fino al 15 febbraio o a fine febbraio”. Ciò, ha chiarito il ministro, “per maggiore sicurezza, anche se i dati Covid nell’ultima settimana sono scesi molto”.

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Nessun effetto Cina, il Covid continua ad arretrare

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Nessun ‘effetto Cina’, dove le varianti del virus SarsCoV2 hanno determinato una esplosione di casi e decessi. In Italia, infatti il Covid-19 continua ad arretrare registrando un netto calo di tutti i parametri epidemici ed una diminuzione del 30% dei decessi e del 26% dei nuovi positivi nell’arco di sette giorni. Una situazione che, al momento, afferma il direttore Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, “pare essere del tutto sotto controllo”. “Tutti gli indicatori mostrano un’evoluzione positiva”, sottolinea Rezza commentando i dati dell’ultimo monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità sul Covid-19: “Continua a diminuire anche questa settimana – afferma – il tasso di incidenza dei casi e si fissa a 65 casi per 100mila abitanti.

Anche l’Rt mostra una decisa tendenza alla diminuzione e siamo ormai a 0,73, quindi ben al di sotto della soglia epidemica”. Il tasso di occupazione dei posti di area medica e di terapia intensiva è rispettivamente al 6,4% e al 2,1%: “Quindi, notiamo una diminuzione della congestione delle strutture sanitarie che è al di sotto di qualsiasi soglia di criticità”. Un quadro confermato dai dati del ministero della Salute, che registrano un netto calo dei decessi e dei casi di Covid nella settimana 20-26 gennaio: i deceduti sono 345 con una variazione di -30,3% rispetto alla settimana precedente, mentre i nuovi positivi sono 38.168 con una variazione di -26,5%. I tamponi effettuati sono stati 608.732 con una variazione di -11,4% ed il tasso di positività è del 6,3% (-1,3%). A conferma del generale miglioramento epidemiologico, il fatto che nessuna Regione o provincia autonoma sia classificata a rischio alto questa settimana.

Tre sono a rischio moderato (Emilia Romagna, Liguria e Puglia) e 18 sono classificate a rischio basso. Quanto alle temute sottovarianti di Omicron, è stabile in Italia la diffusione del sottolignaggio XBB.1.5, anche nota come Kraken. La XBB.1.5 – che si è ampiamente diffusa negli Stati Uniti – è risultata, nell’ultima settimana di campionamento (16/01/2023 – 22/01/2023), pari a 1,79% sul totale di sequenziamenti. Il sottolignaggio CH.1.1, anche noto come Orthrus, è invece in lieve crescita, passando da 2,6% del 10 gennaio al 4,46%. “Ci stiamo avviando verso la fine della pandemia e stiamo entrando, o siamo già entrati, nella fase endemica”, afferma Antonello Maruotti, professore ordinario di Statistica dell’Università Lumsa di Roma e co-fondatore del gruppo StatGroup19, team di ricerca dedicato all’analisi dei dati sulla pandemia. “L’ultima settimana conferma i trend in discesa su tutti gli indicatori – rileva -. Siamo tornati ai livelli della fase prenatalizia. Alcuni avevano previsto nuove ondate, ma così non è stato. L’aumento dei contagi in Cina non ha creato particolari problemi, così come l’arrivo di nuove varianti dai nomi altisonanti”.

Attenzione, però, avverte, “occorre abbandonare l’idea di zero casi Covid. La popolazione dovrà mantenere l’attenzione, ma abbiamo ampiamente superato la fase di emergenza”. Anche Fabrizio Pregliasco, professore di Igiene all’Università di Milano, sottolinea come non si rilevi un aumento dei contagi legato ai casi in Usa e Cina, “anche se è ancora presto per valutare gli effetti del capodanno cinese”. Rimane “qualche dubbio sulle varianti Kraken e Orthrus, che sembrano essere immuno-evasive e avere maggiori capacità di contagio, ma per ora – precisa – non si osserva alcun effetto”. La vaccinazione anti-Covid, e le quarte e quinte dosi soprattutto per gli anziani ed i fragili, resta però fondamentale: il rischio di malattia grave per la popolazione sopra i 12 anni e senza diagnosi pregressa di infezione da SarsCoV2, rileva l’Iss in un nuovo report, è infatti circa 7 volte più alto nei non vaccinati rispetto ai vaccinati.

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Covid: media, lanciato oggi primo vaccino nasale in India

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 Secondo vari media internazionali ed americani, è stato lanciato oggi il primo vaccino nasale contro il Covid in India. Approvato alcuni mesi fa, iNCOVACC della Bharat Biotec, viene spruzzato direttamente nel naso, senza quindi alcun uso di aghi. I test hanno mostrato che il prodotto induce una vasta risposta immunitaria, sia delle cellule T che di quelle della mucosa nasale: proprio le narici sono la sede primaria di penetrazione del virus Sars-Cov2. Secondo gli esperti, a livello globale sono in fase di sperimentazione circa una dozzina di vaccini nasali. Le indicazioni di stampa dicono che iNCOVACC verrà ora inserito nell’elenco dei vaccini contro i Covid disponibili in India per chi ha dai 18 anni in su. La sua distribuzione dovrebbe iniziare a giorni, nel corso di febbraio.

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