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Napoli

Un corno portafortuna per Caterina Balivo da Genny Di Virgilio a San Gregorio Armeno

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Una passeggiata a San Gregorio Armeno, la strada dei pastori famosa in tutto il mondo, in cerca di un’idea sfiziosa e di un po’ di relax. È così che Caterina Balivo, super trend in un impermeabile maculiers di plastica trasparente, ha rallegrato la giornata a tratti uggiosa con il suo brio. Nella bottega d’arte di Genny Di Virgilio ha ritrovato la statuetta che l’eclettico artigiano le dedicò quando aveva un caschetto rosa e gli ha dedicato una storia su Instagram.

Napulegna, così Genny Di Virgilio ha definito la Balivo: un aggettivo che dice tutto, un complimento che solo un napoletano può fare: vuol dire napoletana dentro, verace, sanguigna. E la Caterina nazionale lo è, anche nel tifo sviscerato per il suo Napoli. Così Genny le ha donato un corno portafortuna.

 

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Cronache

Sanità malata e politica, sulle lenzuola del Cardarelli fanno finta di litigare Salvini-De Luca

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De Luca furioso, Salvini lancia l’aiuto-provocazione delle lenzuola della protezione civile, la Regione risponde ‘no grazie’ e il Cardarelli intanto torna alla normalita’. Lo sciopero dei lavandai dell’Asl Napoli 1 si trasforma in battaglia politica giocata sulla direttrice Roma-Napoli, sulla contrapposizione Lega-Pd, mentre l’emergenza rientra con l’American Laundry che torna a lavorare e fornisce alle 6.30 del mattino le 3.000 lenzuola al piu’ grande ospedale del Mezzogiorno che riprende regolarmente ogni tipo di ricovero e cura. Lo sciopero e’ finito in vista del tavolo regionale del 27 marzo in cui si cerchera’ una mediazione con la Hospital Service che subentra nell’appalto di lavanderia, visto che l’American Laundry e’ stata colpita da interdittiva antimafia. L’allarme lanciato ieri dal Cardarelli con il differimento dei ricoveri non urgenti, quindi, rientra: “Oggi tutto si e’ svolto nella normalita’ – conferma Franco Paradiso, direttore sanitario del nosocomio – ma gia’ ieri pomeriggio la situazione era tornata normale”. De Luca, invece, non ci sta e tuona contro i media: “Mi sono intossicato – dice – perche’ sul giornale ho visto la vicenda delle lenzuola. Sono indignato ho il sangue agli occhi per il farabuttismo e l’imbecillita’ che porta nei Tg nazionali le lenzuola mentre muoiono persone in pronto soccorso di altre citta’”. E mentre il governatore parla al Cardarelli, dal Viminale arriva la notizia che circa 3000 lenzuola sono gia’ pronte a partire dal centro di protezione civile di Capua verso il Cardarelli.

“Al Cardarelli non c’e’ stata e non c’e’ alcuna emergenza. Le lenzuola, Salvini puo’ sempre regalarle ai balconi d’Italia perche’ la richiesta e’ ormai da record – aggiunge – Per risolvere le vere emergenze, il Viminale faccia il suo dovere: individuare e sanzionare quelli che interrompono pubblici servizi mettendo in atto iniziative ricattatorie sulla pelle dei malati. Qualche completo coordinato puo’ essere mandato anche a casa del ministro per rinnovare il suo corredo”. Salvini replica a stretto giro: “Le lenzuola sono pronte, se la Regione cambiasse idea sono qui. De Luca insulta ma non mi offendo: non risolve i problemi, sta per essere sfrattato e capisco il nervosismo”. E cosi’ le lenzuola restano a Capua. Il 27 c’e’ il tavolo regionale su American Laundry, ma De Luca avvisa i lavoratori: “Cacciamo la camorra dalla sanita’. La nuova ditta assumera’ chi lava la biancheria ma non i centralinisti e gli amministrativi”.

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Cronache

Falcone e la sua scorta, a 27 anni dalla strage di Capaci il ricordo dei martiri di mafia e il racconto del sindaco di Napoli della stagione delle stragi e del “tritolo istituzionale” ai giovani delle scuole

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Una corona di fiori deposta dal Sindaco Luigi de Magistris sulla lapide dell’albero della legalità, in piazza Municipio, che ricorda la strage di Capaci del 23 maggio 1992, in cui rimasero uccisi, 27 anni fa, il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

Così è cominciata la giornata a Napoli, in memoria delle vittime di quel terribile attentato di mafia che scosse l’intero paese per la brutalità e la crudeltà, oltre che la platealità, e che anticipava, purtroppo, soltanto di 55 giorni, l’altra terribile strage, quella di Via D’Amelio dove furono assassinati l’amico e collega di Falcone, Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu l’agente Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l’esplosione, in gravi condizioni.

Si è proseguito poi nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino, dove il Sindaco di Napoli assieme al giornalista Paolo Chiariello, hanno parlato ad una platea di giovani, appartenenti a diversi istituti secondari della città, del valore della memoria e della legalità in un paese attraversato da stragi di mafia per certi versi ancora rimaste impunite o comunque non ancora del tutto chiarite per quel che riguarda i mandanti esterni, parliamo di quelli che il dottor Falcone definiva “menti raffinatissime”.

I ragazzi, per due ore, in assoluto silenzio, hanno ascoltato il racconto del giornalista e soprattutto dell’ex Magistrato, di quello che è stato sicuramente uno dei periodi più bui della repubblica.
Una storia sconosciuta alla platea, che non l’ha vissuta, data la giovane età, e forse ancor più per questo motivo, attratta dalla narrazione dei fatti e dalla speranza che comunque emerge dalle parole di una persona, il Sindaco de Magistris, a cui è stato tolto tanto nella sua carriera, ma che comunque ancora oggi manda messaggi di speranza a chi lo ascolta, perché crede nella giustizia e nei giovami che , come dice lui stesso “non sono il futuro, ma il presente”, e che è convinto che finché ci sarà qualcuno a ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non tutto sarà perduto.

Perché come diceva il giudice Falcone: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Era prevista la presenza a Napoli anche del magistrato della direzione nazionale antimafia Antonino Di Matteo. Il pm titolare dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia non é però riuscito ad essere presente per degli impegni di lavoro improvvisi ed improrogabili che si é scusato ma ha promesso che alla prima occasione utile vuole essere presente a Napoli per poter parlare con i giovani della lotta alla mafia e della necessità di fare chiarezza fino in fondo della trattativa tra uomini dello Stato e corleonesi che diedero vita alla stagione delle bombe e delle stragi.

mdm

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Cultura

Tela rubata alla Provincia di Napoli esposta al Getty Museum di Malibù

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La tela ottocentesca di Camillo Miola, rubata dal palazzo della Provincia di Napoli, è tra le opere che il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli vuole riavere dal Getty Museum di Malibù. Il dipinto, che raffigura l’oracolo di Delfi, è tra le opere citate nella lettera inviata il 9 maggio scorso al museo americano e firmata dal segretario generale del dicastero per affrontare il caso. Nella lettera è evidenziato che, a seguito di un ampio monitoraggio del patrimonio storico-artistico italiano all’estero condotto dai carabinieri del Comando tutela patrimonio culturale, il Mibac vorrebbe avviare con il Getty specifici negoziati per “una verifica congiunta della provenienza di quattro reperti esposti nel museo di Malibù”.
Non c’è infatti solo il dipinto di Miola da far rientrare. Ci sono anche due sculture funerarie raffiguranti dei leoni (I secolo avanti Cristo I secolo dopo Cristo), provenienti da Palazzo Spaventa di Preturo, in provincia di L’Aquila, che sono stati esportati illecitamente.
Inoltre c’è un mosaico con testa di medusa (II secolo dopo Cristo), rubato al Museo nazionale romano. Ma il ministro Alberto Bonisoli ieri ha anche rivolto il suo apprezzamento ai militari per il lavoro che ha portato al rinvenimento di un dipinto dal titolo “Un Vecchio Abbraccia l’Ancella nella Stalla” dell’artista belga David Teniers, datato 1649, sottratto dalla pinacoteca di Dresda e andato disperso durante la seconda guerra mondiale. I militari dell’Arma lo hanno rinvenuto a Napoli e la Procura partenopea ha già emesso il decreto di restituzione.

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