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Cronache

Ultraleggero precipita in piazza: il pilota muore nello schianto

Marina Delfi

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Stava volando nei cieli del Monferrato quando è precipitato per cause ancora da definire: il piccolo ultraleggero è finito sulla piazza Carlo Alberto, a Moncalvo, fra la gente terrorizzata e in fuga. Il pilota, Lino Frigo, 71 anni, ferroviere in pensione con l’hobby del volo, è morto nell’impatto al suolo. Per fortuna non sono rimaste coinvolte nell’incidente altre persone anche se i vigili del fuoco hanno avuto molto da lavorare per mettere in sicurezza la piazza a causa della fuoriuscita di carburante dal piccolo velivolo. Sul posto con i vigili del fuoco, gli operatori del 118, la polizia locale e i carabinieri.

Lino Frigo, ben conosciuto a Moncalvo, era partito dall’aviosuperficie di Castelnuovo Don Bosco intorno alle 16, dopo qualche giro della zona e durante il sorvolo di Moincalvo, il piccolo aereo è precipitato e per il pilota non c’è stato niente da fare. Adesso bisognerà capire che cosa è accaduto e perché il velivolo è caduto giù.

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Cronache

Mafia: blitz contro clan della Sacra corona unita a Brindisi, 13 misure cautelari

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La Polizia di Stato di Brindisi ha eseguito 13 misure cautelari nei confronti di appartenenti all’associazione mafiosa “Sacra Corona Unita” e nello specifico a quella frangia storica facente capo al clan Campana, attiva sul territorio brindisino. All’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, hanno preso parte oltre 100 tra agenti della Polizia di Stato della Questura di Brindisi, coadiuvati da numerosi equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Puglia, personale del IX Reparto Volo di Bari. L’attività investigativa ha consentito di monitorare soggetti e vicende delittuose in un contesto associativo di stampo mafioso operante oltre che nel capoluogo in tutta la provincia. In particolare, tutti gli elementi acquisiti, anche con video, hanno permesso di dimostrare l’attuale operativita’ in questo territorio dell’associazione mafiosa nella commissione di una serie di reati con particolare riferimento alle estorsioni, avvalendosi di un rinsaldato controllo del territorio e dell’assoggettamento delle vittime al modus operandi particolarmente intimidatorio dei consociati.

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Cronache

Camorra, indagine su “Quarto sistema”: 12 misure cautelari eseguite da Carabinieri e Polizia

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Una nuova cosca, decisa a farsi strada nel controllo del territorio con azioni eclatanti, anche ricorrendo all’esplosione di ordigni artigianali per affermare la sua presenza. E’ il ‘Quarto sistema’, conosciuto anche come clan Sauriel-Scarpa quello che tentava di contendere agli storici Gionta e ad altri gruppi il territorio di Torre Annunziata al centro di una indagine di carabinieri e polizia che ha portato a eseguire misure cautelari nei confronti di 12 indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, danneggiamento, porto e detenzione di materiale esplodente, reati tutti aggravati dal metodo mafioso e dalla finalita’ di affermare la supremazia di un nuovo clan.

Stamattina personale della Squadra Mobile della Questura di Napoli, Carabinieri del Gruppo e del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata , agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica, Direzione distrettuale Antimafia, nei confronti di 12 persone gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento, porto e detenzione di materiale esplodente, tutti aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di affermare la supremazia di un nuovo clan in Torre Annunziata, denominato “Quarto sistema” o “Sauriell – Scarpa”, in aperto e dichiarato contrasto con i clan storicamente egemoni su questo territorio (Clan Gionta e Gallo Cavalieri).
Le indagini hanno avuto inizio lo scorso 12 febbraio a seguito di alcuni episodi di esplosione di colpi d’arma da fuoco in Torre Annunziata e Boscoreale verso le porte delle abitazione di alcuni pregiudicati ed in Piazza Giovanni XXIII a Torre Annunziata. In quelle circostanze nessuna segnalazione dei fatti in argomento era giunta alle Forze di Polizia ma la notizia veniva acquisita dal locale Commissariato di P.S. nell’ambito di una prima attività investigativa che ha consentito di apprendere che vi era uno scontro in atto tra un gruppo di giovanissimi legati al clan Gionta ed esponenti del c.d. gruppo del Penniniello, composto da pregiudicati tutti residenti nell’omonimo quartiere di Torre Annunziata. Successivamente, le indagini sono state intensificate a seguito del ferimento, avvenuto lo scorso 24 marzo, del pregiudicato Alfonso Scoppetta, cugino di Domenico Balzano, leader del sodalizio criminale .
Le sinergiche attività investigative, condotte dal Commissariato di Polizia e dal Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, coordinate dalla Procura della Repubblica – DDA di Napoli, hanno consentito la rapida acquisizione di importanti elementi probatori utili ad individuare l’esistenza e la composizione di un sodalizio criminale che ha l’obiettivo principale di acquisire l’egemonia nelle attività estorsive condotte ai danni di imprenditori operanti sul territorio. In tale contesto, tra l’altro, è attribuibile al gruppo sopra indicato anche l’attentato con esplosione di una bomba carta ai danni della rivendita di autovetture “AD Cars” avvenuto lo scorso 5 giugno.

DESTINATARI MISURA CAUTELARE

1. BALZANO Domenico nato a Torre Annunziata il 23.06.1989
2. ANZALONE Vincenzo nato a Torre Annunziata il 27.12.1964
3. BALZANO Crescenzo nato a Torre Annunziata il 07.06.1973
4. BALZANO Salvatore nato a Torre Annunziata il 21.04.1977
5. CHERILLO Luca nato a Torre Annunziata il 28.08.1989
6. DE SIMONE Alessio Pio nato a Torre Annunziata il 27.08.2001
7. EVACUO Pietro nato a Torre Annunziata il 03.03.1987
8. FRATERNO Matteo, nato a Torre Annunziata il 9.12.1996
9. GUIDA Luigi nato a Pompei il 04.11.1997
10. SCARPA Natalino, nato a Castellammare di Stabia il 25.12.1993
11. VILLANI Antonio nato a Torre Annunziata il 08.08.1978

Agli AA.DD.

12. LOSCO Giuseppe nato a Torre Annunziata il 15.09.1966

 

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Cronache

Maresca: Reddito di cittadinanza, misura assistenziale che arricchisce mafiosi e non dà lavoro e dignità

Catello Maresca

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È di qualche giorno fa la notizia di altre 30 persone che hanno percepito indebitamente il reddito di cittadinanza. Non molto tempo fa li avrebbero definiti 30 furbetti.
Alcuni addirittura hanno ricevuto il reddito di cittadinanza nonostante fossero detenuti in carcere. È quanto ha scoperto la Guardia di Finanza di Foggia che ha denunciato 30 persone su 169 analizzate. Una percentuale che non è affatto rassicurante.
Tra i detenuti che hanno percepito il reddito di cittadinanza, ci sono anche persone in carcere per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, rapina, evasione. Non proprio delle “mammolette” , né tantomeno bisognevoli di aiuto. Altro dato sconfortante.
Secondo le prime notizie le posizioni ritenute illecite dalle Fiamme Gialle sono state segnalate all’Inps per la revoca e il recupero del beneficio economico. L’importo complessivo delle somme indebitamente elargite dall’Istituto nazionale di previdenza sociale, di cui si è proposto il recupero, ammonta a circa 200mila euro. Bella somma che con amarezza dobbiamo ritenere difficilmente recuperabile.

Luigi Di Maio. Il ministro del Lavoro del primo Governo Conte che ha voluto il Reddito di cittadinanza

Il fatto, l’ennesimo dopo oltre 50 casi tra cui alcuni mafiosi scoperti in Calabria questa estate e (pare anche) i fratelli Bianchi coi loro amici, autori del pestaggio costato la morte al giovane Willy Monteiro Duarte a Colleferro, inizia ad essere degno di una riflessione.
Premesso che il principio di aiutare i più deboli e le persone in difficoltà è sacrosanto ed indiscutibile, il problema è capire se lo strumento utilizzato è davvero efficace.
E se il rischio di perdere tanti soldi dello Stato che vanno a finire in mani sbagliate vale la candela.

Omicidio Monteiro. I fratelli Bianchi accusati dell’assassinio sono anche presunti percettori del Reddito

Dico subito la mia. A me non piacciono le misure assistenziali “fini a se stesse”.
Apro una parentesi, di natura filosofica ed ideologica, sperando di non essere pedante. Vi risparmio perciò le origini greche ( nella Repubblica di Platone o nell’Etica Nicomachea di Aristotele) e poi romane con Cirerone, della locuzione “fine a sé stesso”, ma se si vuole adottare una misura efficace, occorre sapere dove si vuole arrivare e come arrivarci.
Ecco in italiano l’affermazione di questa locuzione, se seguiamo i vocabolari, appare abbastanza recente e dà come prima attestazione la Letteratura italiana di Francesco De Sanctis del 1870; ma la frase era senz’altro in uso anche molto prima e già dalla consultazione di Google libri si può recuperare un’attestazione scritta precedente di quasi un secolo: nella nuova edizione delle Esposizioni sulla dottrina cristiana (Venezia, Remondini, 1781), nel terzo tomo, nel commento al I comandamento, si legge: “s’ei [l’uomo] non porta le sue intenzioni più là, che al nutrimento ed al vestito, queste cose sono il suo ultimo fine; o per dir meglio, egli è ultimo fine a se stesso, ei lavora per se, e non per Iddio”.

Lavoro: Una delle tante manifestazioni di disoccupati che chiedono lavoro e dignità

In questa direzione deve aver agito anche la relativizzazione del significato dell’espressione che è avvenuta nel corso dei secoli: da prerogativa di valori universali, l’essere fine a sé stesso è passato a indicare un limite di azioni e realtà umane; nella logica finalizzata al raggiungimento di un beneficio o di un vantaggio (personale o di un gruppo) ciò che è fine a sé stesso diventa ‘inutile’, perché non porta a nessun risultato esterno, concreto, tangibile.
Ecco, una cosa fine a se stessa è inutile.
Quindi il reddito di cittadinanza per non essere inutile deve puntare ad altro, che non sia la mera assistenza. Più in là del “nutrimento e del vestito”.
Allora occorre chiedersi cosa sia questo altro e se sia stato raggiunto o almeno possa essere raggiunto in un breve periodo.
Un primo elemento mi preoccupa non poco.
Per ora l’altro è stato anche arricchire delinquenti e mafiosi. E questo ovviamente non va bene. Sia per l’immagine di uno Stato fragile e che può essere facilmente fregato dal primo furbetto di turno. Sia per il risultato negativo dei soldi persi, molto difficilmente recuperabili, per usare un eufemismo.

La truffa dei fondi. Quasi impossibile per l’Inps recuperare dai “furbetti” le somme indebitamente percepite

Ma per ora, a più di un anno di distanza dalla sua trionfale introduzione, l’altro non sembra essere neanche l’effetto del re-inserimento nel mondo del lavoro dei beneficiari. I risultati non sono chiaramente disponibili nè facilmente reperibili, segnale che non mi conforta, ma spero di essere smentito.
Se però questa è la situazione, occorrerà una profonda e seria rimeditazione sulle misure di sostegno al reddito.
Per me il principio è chiaro: assistenzialismo solo laddove davvero necessario ed un piano serio affidabile e concreto di sviluppo economico come soluzione a medio termine per la crisi occupazionale, la devianza criminale e la salvaguardia del territorio.

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