Capire la crisi Ucraina
Ultimatum di Trump a Kiev: sei giorni per accettare il piano di pace. Europa spiazzata, Kiev divisa
Donald Trump concede sei giorni all’Ucraina per accettare il suo piano di pace. Putin appoggia la bozza, Zelensky parla di un bivio drammatico. L’Europa prepara un contro-piano al G20.
Sei giorni. Questo il tempo che Donald Trump ha concesso all’Ucraina per accettare il piano di pace elaborato a Washington. Sei giorni per decidere se seguire la linea della Casa Bianca o proseguire la guerra senza più il sostegno del suo alleato più potente.
Una scadenza che rischia di rappresentare uno spartiacque per la sicurezza europea e per l’intero blocco occidentale.
Il ruolo di Mosca e la minaccia di Putin
Dalla Russia è arrivata una conferma che rivela la portata geopolitica della bozza americana: Vladimir Putin ha dichiarato che il piano “può servire come base per porre fine al conflitto”, accompagnando l’apertura con una minaccia diretta.
“Se Kiev non lo accetterà, conquisteremo altro territorio ucraino”, ha scandito lo Zar, lasciando intendere un accordo di fatto già calibrato su una serie di concessioni territoriali.
La strategia del tycoon e i retroscena dell’accordo
Il piano arriva dopo mesi di trattative sotterranee: dal vertice con Putin ad Anchorage al mancato incontro di Budapest, passando per i canali rimasti aperti con il Cremlino.
Trump, al terzo tentativo, ha scelto una strategia diversa: muoversi dietro le quinte, affidando la fase preparatoria al suo emissario Steve Witkoff, già protagonista dei colloqui sulla crisi di Gaza.
Dopo settimane di indiscrezioni, il presidente ha confermato per la prima volta il contenuto della bozza e la data limite:
“Giovedì è il giorno giusto per accettarlo”, ha detto a Fox News, liquidando così anche le ampie cessioni territoriali richieste a Kiev: “Probabilmente le perderà comunque, e in poco tempo”.
Trump ha però assicurato che le sanzioni contro Mosca resteranno in vigore.
Zelensky: “Siamo davanti a una scelta molto difficile”
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non ha parlato direttamente con Trump. Il compito è stato affidato al vicepresidente J.D. Vance, incaricato di trasmettere a Kiev le volontà della Casa Bianca.
Poche ore dopo, Zelensky ha parlato al Paese:
“Siamo in uno dei momenti più difficili della nostra storia. L’Ucraina potrebbe trovarsi davanti a una scelta molto difficile”, ha dichiarato, confermando l’esistenza di un ultimatum.
L’Europa spiazzata prepara una risposta al G20
La mossa di Trump ha colto di sorpresa l’Europa, che negli ultimi giorni ha cercato di capire la portata reale del piano.
Le reazioni, raccolte da diverse fonti diplomatiche, oscillano tra “vergognoso”, “scritto da un russo”, fino al più drastico “uno stupro da pagare”.
Altri, più pragmatici, lo considerano “un progetto realistico”.
La presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa testeranno al G20 il “mood” internazionale e valuteranno una strategia comune, perfino un viaggio collettivo a Washington.
Macron, Starmer e Merz sentono Zelensky: “Serve una pace dignitosa”
Prima ancora dell’arrivo in Sudafrica, Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz hanno telefonato a Zelensky, insistendo sulla necessità di difendere “una pace dignitosa”, che preservi gli interessi di Kiev e dell’Europa.
Pur senza bocciare completamente il piano Trump, i tre leader hanno sottolineato che la linea del fronte non può essere l’esito finale, ma solo il punto di partenza del negoziato.
Zelensky ha risposto: “Valuteremo ogni proposta realistica”.
Scholz e Meloni, assenze e contatti incrociati
Il cancelliere tedesco Olaf Scholz sta lavorando da mediatore. È lui ad aver parlato con Trump. È lui ad aver informato Giorgia Meloni, esclusa dalla call con Zelensky.
In serata, anche von der Leyen e Costa hanno sentito il presidente ucraino:
“Siamo al tuo fianco, nulla si decide senza Kiev”, hanno detto.
Parole che suonano come un impegno, ma che rischiano di essere percepite come un abbraccio nell’ora più buia.
Una crisi che ridisegna l’Occidente
Il conto alla rovescia verso il Ringraziamento segna una fase critica per l’Ucraina e per l’intero sistema occidentale.
Il piano Trump–Putin, nel bene o nel male, è già diventato un terremoto geopolitico.
La decisione finale sarà ora nelle mani di Zelensky, chiamato a scegliere tra pace e sopravvivenza politica.
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