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Uefa e Real Madrid fanno pace: accordo definitivo, Superlega archiviata

Uefa, Real Madrid ed Efc raggiungono un accordo che chiude definitivamente il capitolo Superlega. Archiviato il contenzioso legale dopo cinque anni di scontro.

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Pace fatta tra Uefa e Real Madrid. L’intesa annunciata dalla confederazione europea, dal club madrileno e dall’Associazione dei Club Europei mette la parola fine alla vicenda della Superlega europea, il progetto che nel 2021 aveva tentato di creare una competizione alternativa alla Champions League.

Il Real era rimasto l’ultimo grande club a non aver formalmente abbandonato l’iniziativa, mantenendo aperto il confronto con la Uefa guidata da Aleksander Ceferin e ventilando anche richieste risarcitorie. Dopo mesi di interlocuzioni, il presidente Florentino Perez ha scelto di chiudere il contenzioso.

Nel comunicato congiunto si parla di accordo “per il bene del calcio europeo”, nel rispetto del merito sportivo, della sostenibilità dei club e del miglioramento dell’esperienza dei tifosi anche attraverso l’innovazione tecnologica. L’intesa servirà inoltre a superare definitivamente le controversie legali ancora pendenti.

Il terremoto del 2021 e il progressivo smantellamento

La Superlega fu annunciata il 19 aprile 2021 da dodici club fondatori: Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid in Spagna; Inter, Juventus e Milan in Italia; Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham in Inghilterra.

Il progetto suscitò immediate reazioni da parte delle federazioni nazionali, dei tifosi e delle istituzioni politiche. Il governo britannico intervenne pubblicamente e, nel giro di pochi giorni, i club inglesi si ritirarono, determinando il crollo dell’iniziativa.

Entro l’estate 2021 nove dei dodici club rientrarono nell’European Club Association. Resistettero Real Madrid, Barcellona e Juventus, che avviarono un contenzioso davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La Juventus si sfilò nel 2023; il Barcellona ha formalizzato il passo indietro nei giorni scorsi.

Una nuova fase nei rapporti tra club e Uefa

Con l’accordo raggiunto, si chiude una delle fratture più profonde del calcio europeo contemporaneo. La Uefa consolida il proprio modello basato sul merito sportivo e sulle competizioni aperte, mentre il Real Madrid rientra pienamente nel perimetro istituzionale senza ulteriori conflitti.

Il capitolo Superlega, che per alcune settimane aveva messo in discussione gli equilibri storici del calcio continentale, viene così definitivamente archiviato.

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Esteri

Teheran in lutto per i leader uccisi nei raid: migliaia ai funerali nazionali nonostante la guerra

Migliaia di persone a Teheran per i funerali nazionali dei leader iraniani uccisi nei raid israelo-americani. Forte apparato di sicurezza nella capitale iraniana.

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Nonostante il rischio di nuovi bombardamenti, migliaia di persone sono scese in strada a Teheran per partecipare ai funerali nazionali degli alti funzionari iraniani uccisi nei recenti raid aerei attribuiti a Israele e Stati Uniti.

Le esequie hanno attirato la folla più numerosa registrata nella capitale iraniana dall’inizio della guerra, scoppiata il 28 febbraio.

Le persone si sono radunate soprattutto nell’iconica Piazza Enghelab, il cui nome significa “Rivoluzione”, e lungo i grandi viali circostanti. L’afflusso di manifestanti e cittadini ha creato un contrasto evidente con l’atmosfera delle settimane precedenti, quando molti residenti avevano lasciato la città a causa dei combattimenti.

Sicurezza rafforzata durante la cerimonia

L’intera area è stata presidiata da un massiccio apparato di sicurezza. Forze speciali armate e con il volto coperto sono state schierate lungo il percorso del corteo funebre e nei principali punti della capitale.

Tra gli agenti presenti, uno indossava una sciarpa nera con l’immagine dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, figura centrale del potere iraniano per oltre tre decenni.

I leader militari e politici uccisi negli attacchi

Secondo le informazioni diffuse dalle autorità iraniane, nei raid sono rimasti uccisi diversi esponenti di primo piano dell’apparato militare e politico.

Tra le vittime figurano il capo di stato maggiore dell’esercito Abdolrahim Mousavi, il comandante delle Guardie Rivoluzionarie Mohammad Pakpour, l’influente consigliere per la sicurezza Ali Shamkhani e il ministro della Difesa, generale Aziz Nassirzadeh.

I camion che trasportavano le bare dei funzionari e dei loro collaboratori hanno attraversato il centro della capitale accompagnati da una folla che sventolava bandiere iraniane.

Donne in chador e giovani con i ritratti della guida religiosa

Tra i partecipanti alle esequie erano presenti numerose donne vestite con il tradizionale chador nero. Alcune erano visibilmente commosse, mentre gruppi di adolescenti sventolavano ritratti della guida religiosa Ali Khamenei e di suo figlio Mojtaba.

Quest’ultimo è indicato da diversi osservatori come possibile successore alla guida del Paese.

Mojtaba Khamenei ancora assente dalla scena pubblica

Mojtaba Khamenei, religioso di 56 anni, non è ancora apparso in pubblico dopo essere rimasto ferito nello stesso attacco in cui sono morti il padre, la madre e la moglie.

La sua eventuale successione alla guida dello Stato rappresenta uno dei temi centrali del delicato momento politico che attraversa l’Iran mentre il conflitto in Medio Oriente continua ad allargarsi.

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Ambiente

Ue avvia procedura d’infrazione sulle “case green”: Italia tra i 19 Paesi in ritardo sui piani edilizi

La Commissione europea avvia la procedura d’infrazione contro Italia e altri 18 Paesi per il ritardo nella presentazione del piano nazionale previsto dalla direttiva sulle “case green”. Due mesi di tempo per rispondere.

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Ue avvia procedura d’infrazione sulle “case green”: Italia tra i 19 Paesi in ritardo sui piani edilizi

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Suggerimento per immagine: Edifici residenziali europei con pannelli solari e lavori di riqualificazione energetica in corso.

Bruxelles avvia l’iter d’infrazione contro 19 Paesi

La Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia e altri 18 Stati membri per il mancato invio nei tempi previsti della bozza di piano nazionale di ristrutturazione degli edifici richiesto dalla direttiva europea sulle cosiddette “case green”.

La scadenza fissata da Bruxelles era alla fine di dicembre. Entro quella data i governi avrebbero dovuto presentare una prima versione del piano nazionale destinato a guidare la trasformazione energetica del patrimonio edilizio.

Tra i Paesi in ritardo non c’è solo l’Italia: nell’elenco figurano anche grandi economie europee come Germania, Francia e Belgio. I governi interessati hanno ora due mesi di tempo per rispondere alle osservazioni della Commissione e tentare di evitare il passo successivo della procedura, cioè l’invio di un parere motivato.

Cosa prevedono i piani richiesti dall’Unione europea

Le tabelle di marcia richieste dalla direttiva devono indicare come ogni Paese intende contribuire alla decarbonizzazione del patrimonio edilizio entro il 2050.

La prima bozza del piano nazionale avrebbe dovuto essere presentata entro la fine del 2025. La Commissione europea avrà poi sei mesi per esaminarla e formulare eventuali raccomandazioni.

Successivamente i governi dovranno preparare la versione definitiva dei piani entro la fine di dicembre di quest’anno.

I documenti dovranno includere una panoramica del patrimonio edilizio nazionale, obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030, il 2040 e il 2050, oltre alle politiche, alle misure operative e alle fonti di finanziamento necessarie per realizzare gli interventi di riqualificazione energetica.

Gli obiettivi della direttiva sulle emissioni degli edifici

La direttiva europea punta a rendere il patrimonio edilizio progressivamente a emissioni zero.

Secondo il calendario fissato dall’Unione europea, tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2030, mentre per gli edifici pubblici l’obbligo scatterà già dal 2028.

Sono previsti anche obiettivi di ristrutturazione per gli immobili con le peggiori prestazioni energetiche: almeno il 16% degli edifici pubblici meno efficienti dovrà essere riqualificato entro il 2030 e il 26% entro il 2033 rispetto ai livelli del 2020.

Il confronto politico in Italia e a Bruxelles

La procedura avviata dalla Commissione ha alimentato il confronto politico.

La vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna ha sostenuto che il numero elevato di Stati in ritardo dimostrerebbe come la norma europea imponga vincoli troppo stringenti o difficili da realizzare.

Posizione simile da parte della Lega, che ha criticato duramente la direttiva definendola un’impostazione ideologica e sostenendo che molti Paesi avrebbero preso le distanze dal progetto.

Di segno opposto le valutazioni delle opposizioni. Il Partito democratico parla di un’ulteriore bocciatura dell’operato del governo da parte delle istituzioni europee, mentre il Movimento 5 Stelle ironizza sulla scarsa attenzione dell’esecutivo verso il tema della transizione energetica degli edifici.

Un’altra procedura aperta sull’ambiente

Nel frattempo Bruxelles ha deciso di proseguire anche un’altra procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia su questioni ambientali.

La Commissione contesta infatti il recepimento incompleto della direttiva europea sulla plastica monouso e alcune violazioni degli obblighi previsti dalla normativa sulla trasparenza del mercato unico.

Il confronto tra Roma e Bruxelles proseguirà nelle prossime settimane, mentre i governi dei Paesi interessati dovranno fornire chiarimenti e indicare i tempi per l’adeguamento alle norme europee.

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Due sindaci del centrodestra si sposano: unione civile il 27 giugno a Pordenone

Alessandro Basso e Loris Bazzo, sindaci di Pordenone e Carlino, si uniranno civilmente il 27 giugno. È la prima unione tra due primi cittadini in carica.

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Si sposeranno il 27 giugno a Pordenone. Protagonisti della storia sono Alessandro Basso, sindaco di Pordenone eletto con Fratelli d’Italia, e Loris Bazzo, sindaco di Carlino ed esponente della Lega. I due amministratori locali, insieme da cinque anni, celebreranno la loro unione civile nel chiostro dell’ex convento di San Francesco, nel centro della città friulana.

Si tratterà di fatto della prima unione civile tra due sindaci in carica.

La cerimonia e gli invitati

La cerimonia si svolgerà all’aperto. I due sposi hanno scelto abiti blu e stanno ancora definendo il numero degli invitati. A fare da testimoni saranno il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Ernesto Tubaro e l’imprenditore Vincenzo Zanutta. A celebrare l’unione sarà Alvaro Cardin, storico sindaco di Pordenone negli anni Ottanta e Novanta.

Una scelta personale, non simbolica

Secondo Basso, la decisione di unirsi civilmente non ha l’obiettivo di rappresentare una bandiera politica. L’unione nasce dal desiderio di formalizzare un rapporto già consolidato. Il sindaco di Pordenone sottolinea inoltre di non aver mai avuto problemi con il proprio partito o con altri colleghi amministratori.

Bazzo, dal canto suo, interpreta la scelta anche come il segno di una destra che si sta evolvendo su alcuni temi civili.

Le polemiche politiche

La notizia ha suscitato anche reazioni politiche. Il Partito Democratico del Friuli Venezia Giulia ha fatto arrivare gli auguri alla coppia ricordando però che le unioni civili sono state introdotte da una legge approvata da un governo di centrosinistra.

Critiche sono arrivate invece da Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia, che ha invitato i partiti del centrodestra a chiarire la propria posizione.

Le posizioni della coppia sui temi familiari

I due sindaci precisano di avere una posizione personale diversa su alcune questioni del dibattito pubblico.

Entrambi si dichiarano contrari alle adozioni per coppie omosessuali e all’utero in affitto, sottolineando la loro formazione cattolica e la convinzione nel valore della famiglia tradizionale.

Vita tra Pordenone e Carlino

La coppia divide la propria vita tra Pordenone e Carlino, cercando di conciliare gli impegni istituzionali con il lavoro di Bazzo, infermiere oltre che sindaco.

Bazzo è già stato sposato in passato e ha due figli, che mantengono un buon rapporto con Basso.

A casa li aspettano anche due bulldog francesi, Ugo e Frida, e due gatti, Micetta e Ginger.

Nonostante le polemiche, la notizia ha raccolto numerosi messaggi di sostegno da parte di cittadini e conoscenti. Bazzo ricorda anche un dato politico: dopo aver fatto coming out, è stato rieletto sindaco con circa il 70% dei voti.

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