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Esteri

Ucraini contraccano al sud, colpiti i rifornimenti russi

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Le truppe ucraine rafforzano le loro posizioni nel sud, mettendo a segno due micidiali raid sulle linee di rifornimento dei militari russi che dall’inizio della guerra occupano la regione di Kherson. “Non possono farci nulla sul campo di battaglia”, afferma il presidente Volodymyr Zelensky. Ma Mosca risponde che i massicci aiuti militari dell’Occidente a Kiev non potranno impedire una vittoria russa, e intanto annunciano nuovi successi, sebbene limitati, sul fronte orientale del Donbass. Nel frattempo, come avviene da parecchi giorni, le due parti si scambiano accuse di effettuare bombardamenti nei pressi della centrale nucleare nella regione di Zaporizhzhia, controllata dai russi. Un membro del governo locale filorusso, Vladimir Rogov, ha detto che gli ucraini hanno ripreso a colpire la citta’ di Energodar, e razzi sono caduti anche lungo la riva del Dnepr, dove sorge l’impianto. Kiev afferma che sono i russi a compiere i bombardamenti, e i servizi d’intelligence del ministero della Difesa accusano i russi di pianificare un’azione contro il sito sotto false insegne ucraine. Le forze di Kiev annunciano di aver colpito e messo fuori uso un secondo ponte sul Dnepr, sulla diga di Nova Kakhovka, usato dai russi per rifornire le proprie truppe nella regione di Kherson, che controllano fin dai primi giorni della guerra. Il raid segue quello che il mese scorso aveva colpito il ponte di Antonivsky con l’impiego dei missili Himars forniti dagli Stati Uniti. In tal modo, sottolinea nel suo bollettino quotidiano l’intelligence militare britannica, le due principali arterie per l’approvvigionamento delle forze degli invasori “sono ora probabilmente fuori uso”. Cio’ che mette gli ucraini in condizione di continuare con maggiore efficacia la loro controffensiva nella regione. I comandi di Kiev sostengono di essere riusciti a respingere diversi nuovi tentativi di avanzata dei russi nella regione orientale del Donbass. Ma di segno opposto sono i bollettini militari russi, secondo i quali le forze congiunte russe e delle Repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk hanno strappato al controllo ucraino il villaggio di Piski e distrutto un sistema missilistico Himars. Il portavoce del ministro della Difesa di Mosca, Igor Konahenkov, ha aggiunto che i bombardamenti russi hanno ucciso 70 soldati ucraini nell’area di Gavrilovka, nella regione nord-orientale di Kharkiv, e circa 270 in due localita’ della regione di Donetsk. “Le iniezioni multimiliardarie di aiuti militari per l’Ucraina non hanno un impatto sostanziale sul ritmo della nostra operazione speciale. I suoi obiettivi e compiti saranno realizzati”, ha affermato il direttore del dipartimento Nord America del ministero degli Esteri russo, Alexander Darchiev. Il diplomatico ha accusato Washington di “fare una guerra alla Russia fino all’ultimo ucraino”. Ma cio’ non impedisce alle due potenze di parlarsi. Lo stesso Darchiev ha infatti confermato che gli Usa e la Russia continuano a trattare uno scambio di prigionieri. Mosca dovrebbe liberare la cestista Brittney Griner, e forse l’ex Marine Paul Whelan, in cambio del noto trafficante d’armi russo Viktor Bout, soprannominato il ‘mercante di morte’. Bout e’ stato arrestato in Thailandia nel 2008 e sta scontando una condanna a 25 anni di carcere negli Stati Uniti.

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Ue in allerta, ‘prepararsi a un attacco nucleare russo’

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Se addestrasse militarmente gli ucraini, l’Ue diventerebbe di fatto parte del conflitto. L’ultimo avvertimento della Russia agli alleati occidentali di Kiev prende di mira direttamente Bruxelles. Dopo aver affermato di considerare come un coinvolgimento diretto degli Usa l’eventuale fornitura di missili a lungo raggio all’esercito di Volodymyr Zelensky, le minacce di Mosca si concentrano ora sulla possibile iniziativa di formazione europea delle truppe ucraine, anticipata dall’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell. “Al prossimo Consiglio Affari Esteri del 17 ottobre spero che potremo lanciare formalmente la nostra missione di addestramento”, aveva scritto sul suo blog. Per il ministero degli Esteri russo, poi, le “nuove forniture di missili Himars a Kiev – altri quattro lanciatori e munizioni per un valore di 625 milioni di dollari, aggiunti ai 16 sistemi forniti in precedenza – evidenziano l’odio di Washington per Mosca”. Lo scontro tra Bruxelles e Mosca trova alimento anche a Strasburgo. In una relazione sull’escalation decisa dal Cremlino, approvata a larghissima maggioranza, il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di preparare una risposta in caso di attacco nucleare russo. Nelle stesse ore, l’Ue ha esteso le sanzioni anche al filosofo e politologo ultranazionalista Alexander Dugin, considerato tra i principali ispiratori di Vladimir Putin, la cui figlia Darya era stata uccisa ad agosto in un attentato a Mosca che per la Cia sarebbe opera di Kiev. Tensioni certificate anche dalla convocazione dell’ambasciatore francese a Mosca per le forniture di armi all’Ucraina. Sul terreno, intanto, non si fermano i massacri di civili. Nel mirino dei raid, hanno denunciato le autorita’ ucraine, e’ finita nuovamente l’oblast di Zaporizhzhia, appena annessa ma solo parzialmente controllata dalla Russia. Almeno sette gli attacchi missilistici contro edifici residenziali, che hanno provocato esplosioni e diversi incendi, con tre vittime e diversi feriti accertati, tra cui un bambino, e “decine di persone” che potrebbero trovarsi sotto le macerie. Nella stessa regione, la tensione resta alta anche intorno alla centrale nucleare piu’ grande d’Europa, che Putin ha inserito con un decreto tra gli asset della Federazione russa. Una mossa subito bollata come priva di valore da Kiev – come del resto le annessioni territoriali – e respinta anche dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), che ha ribadito di considerare l’impianto di Energodar proprieta’ ucraina. Il direttore generale dell’agenzia Onu, Rafael Grossi, ha incontrato Zelensky a Kiev prima di recarsi a Mosca per lavorare al progetto sempre piu’ complicato di una ‘safe zone’ nell’area della centrale, su cui comunque ha detto di vedere “progressi”. L’Aiea intanto continuera’ il monitoraggio della struttura, raddoppiando da due a quattro il numero degli ispettori permanenti. Nel frattempo, continua l’avanzata della controffensiva nel nord-est e anche a sud. Nella regione di Kherson, l’esercito di Kiev ha rivendicato la riconquista in meno di una settimana di 400 km quadrati e 29 insediamenti, anche se, ha precisato, “il nemico sta cercando di contrattaccare”. Le forze di Mosca appaiono sempre piu’ in difficolta’ e crescono anche le critiche interne. Dopo le dure critiche del leader ceceno Ramzan Kadyrov agli alti comandi, il numero due dell’amministrazione filorussa regionale, Kirill Stremousov, si e’ spinto ad attaccare direttamente il ministro della Difesa Serghei Shoigu. “Molte persone – ha affermato – dicono che, come ufficiale, potrebbe semplicemente spararsi per essere colui che ha lasciato che le cose arrivassero a questo punto”.

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Missili e caccia in volo, Kim sfida ancora Usa e Seul

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Kim Jong-un ha lanciato altri due missili a corto raggio e ha mobilitato 12 aerei militari nordcoreani, otto caccia e 4 bombardieri, tutti schierati in formazione per manovre di tiro sulla linea di confine della zona demilitarizzata (Dmz). Un’inconsueta contromossa alle recenti esercitazioni militari di Corea del Sud e Usa, in base all’interpretazione del Comando di stato maggiore congiunto di Seul che, a sua volta, ha replicato con una “risposta travolgente”. Circa 30 caccia sudcoreani sono stati immediatamente schierati nell’area, per un’iniziativa “mai vista nell’ultimo anno”, con l’obiettivo di seguire i jet nordcoreani che si spostavano a sud della Special reconnaissance line, la linea di sicurezza tracciata da Seul appena a nord del confine lungo il 38esimo parallelo. La tensione nell’area continua pericolosamente ad aumentare e Kim ha continuato per tutta la giornata a tenere sotto pressione Seul, Tokyo e Washington, a due giorni dal lancio del missile balistico intermedio – il primo dal 2017 – che martedi’ ha scosso la regione e dato al leader supremo diversi motivi di soddisfazione. Innanzitutto Kim e’ balzato con prepotenza sulla scena internazionale malgrado la guerra in Ucraina scatenata dalla Russia, seminando insicurezza – se non paura – nei Paesi vicini “ostili” con il suo Hwasong-12 che ha volato per oltre 4.500 chilometri sopra il Giappone prima di finire nel Pacifico. E ha avuto la conferma del pieno sostegno di Cina e Russia nella seduta di mercoledi’ del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, convocata d’urgenza sulle vicende nordcoreane e conclusasi con un nulla di fatto. Gli Usa hanno accusato Pechino e Mosca di favorirlo, proteggendolo dai tentativi di sanzioni piu’ aspre. “La Corea del Nord ha goduto della protezione totale di due membri di questo Consiglio”, ha tuonato l’ambasciatrice americana al Palazzo di Vetro Linda Thomas-Greenfield. Secca la risposta cinese: il Consiglio “deve svolgere un ruolo costruttivo invece di affidarsi esclusivamente alla retorica o alle pressioni”, ha replicato il numero due della rappresentanza Geng Shuang, puntando il dito contro Washington perche’ “i recenti lanci del Nord sono strettamente legati alla serie di esercitazioni militari nella regione”. Gli Usa devono “affrontare le ragionevoli preoccupazioni di Pyongyang” sulla sicurezza, ha aggiunto Geng. Mentre per la vice ambasciatrice russa Anna Evstigneeva, “l’introduzione di nuove sanzioni porta ad un vicolo cieco e a zero risultati”. Kim, inoltre, si e’ visto consegnare un regalo ben confezionato: il ritorno della portaerei Uss Ronald Reagan nei mari intorno alla Corea del Sud per nuove esercitazioni con Seul e Tokyo, a marcare l’unita’ degli alleati contro l’aggressivita’ del Nord. Se le esercitazioni “ostili” sono state la motivazione dei lanci di missili, la presenza della Reagan – definita “una grave minaccia alla stabilita’ della regione” da un funzionario del ministero degli Esteri nordcoreano – puo’ valere come giustificazione per il settimo test nucleare, se Kim decidesse di procedere. Una nota stonata, infine, e’ stata la telefonata odierna di 25 minuti tra il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol e il premier nipponico Fumio Kishida, utile a superare gli ultimi anni di gelo diplomatico in favore di una difesa comune contro le minacce di Pyongyang. Per Kim si tratta di rischi accettabili di fronte ai suoi piani per strappare concessioni ai vicini ostili brandendo l’arma nucleare.

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Ucraina: Grossi, centrale Zaporizhzhia appartiene a Kiev

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L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica considera la centrale nucleare di Zaporizhzhia una struttura ucraina. Lo ha dichiarato ai cronisti a Kiev, riporta Reuters, il direttore generale dell’organismo Onu, Rafael Grossi, dopo che un decreto presidenziale russo ha affermato la sovranita’ di Mosca sul sito, che continua a essere gestito da personale ucraino. “Questa e’ una questione che ha a che fare con il diritto internazionale”, ha affermato Grossi, “vogliamo che la guerra finisca immediatamente, e ovviamente la posizione dell’Aiea e’ che questa struttura sia una struttura ucraina”.

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