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Guerra Ucraina

Ucraina: Wp, Prigozhin offrì a Kiev posizione truppe russe

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Alla fine di gennaio il capo del gruppo Wagner, Yevgeniy Prigozhin, ha offerto all’Ucraina informazioni sul posizionamento delle truppe russe in modo da poterle colpire in cambio del ritiro dei soldati di Kiev dall’area intorno a Bakhmut. E’ quanto emerge dai leak del Pentagono riportati dal Washington Post. Prigozhin aveva fatto arrivare la sua proposta tramite i suoi contatti nell’intelligence militare di Kiev. Contatti confermati, aggiunge il quotidiano Usa, da due funzionari ucraini, secondo i quali Prigozhin ha parlato in varie occasioni il servizio di intelligence militare (Hur) del governo di Kiev.

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Esteri

«L’aereo di Zelensky quasi colpito da un drone in Moldavia»: l’allarme del premier norvegese

Secondo il premier norvegese Jonas Gahr Støre, l’aereo di Volodymyr Zelensky sarebbe stato quasi colpito da un drone durante il decollo dalla Moldavia. Il presidente ucraino ha poi raggiunto Oslo per i funerali di Stato di re Harald V.

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L’aereo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky sarebbe stato sfiorato da un drone mentre si preparava a decollare dalla Moldavia. A riferire l’episodio è stato il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, durante un’intervista all’emittente pubblica NRK.

«È stato quasi colpito da un drone mentre stava per decollare dalla Moldavia. Questa è la realtà che sta vivendo», ha dichiarato il capo del governo norvegese.

Al momento non sono stati forniti ulteriori dettagli sull’accaduto, sulla provenienza del velivolo senza pilota o sulle circostanze nelle quali si sarebbe avvicinato all’aereo presidenziale. Non risultano inoltre diffuse conferme indipendenti dell’episodio.

L’incontro prima dei funerali reali

Zelensky è arrivato a Oslo insieme a numerosi leader internazionali per partecipare ai funerali di Stato di re Harald V di Norvegia.

Prima della cerimonia, il presidente ucraino ha incontrato Støre nel suo ufficio. Il premier norvegese ha raccontato di avergli domandato come avesse trascorso la notte.

«Mi ha risposto che non era stata una buona notte, perché era rimasto al telefono a ricevere notizie sui luoghi nei quali erano caduti i missili», ha riferito Støre.

Un racconto che restituisce il clima nel quale continua a muoversi il presidente ucraino, anche durante gli impegni diplomatici fuori dal Paese.

I colloqui con Eide e Stoltenberg

Durante la permanenza nella capitale norvegese, Zelensky ha incontrato anche il ministro degli Esteri Espen Barth Eidee il ministro delle Finanze Jens Stoltenberg, già segretario generale della Nato.

La presenza a Oslo ha offerto così l’occasione per nuovi colloqui con uno dei Paesi europei maggiormente impegnati nel sostegno politico, economico e militare all’Ucraina.

Resta da chiarire la dinamica dell’allarme nei cieli della Moldavia. Le parole del premier norvegese, tuttavia, riportano in primo piano i rischi che accompagnano gli spostamenti del presidente ucraino mentre la guerra continua.

 

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Esteri

Kiev ordina mille missili Patriot con il prestito Ue, ma le consegne richiederanno anni

L’Ucraina utilizzerà il prestito europeo per acquistare circa mille missili Patriot. Poiché le consegne inizieranno nei prossimi anni, Kiev chiede agli alleati di cedere immediatamente 300 intercettori dalle proprie scorte.

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L’Ucraina sta firmando contratti per acquistare circa mille missili intercettori Patriot utilizzando una parte del prestito da 90 miliardi di euro concesso dall’Unione Europea. Le consegne, tuttavia, inizieranno soltanto nei prossimi anni.

Ad annunciarlo è stato il ministro della Difesa ucraino Yevgeny Khmara durante una riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina, tenuta nel formato Ramstein.

La richiesta immediata agli alleati

I nuovi contratti non consentiranno di soddisfare le esigenze più urgenti della difesa aerea ucraina. Kiev chiede quindi ai Paesi alleati di trasferire subito i missili disponibili nei propri arsenali, ricevendo in futuro intercettori nuovi e tecnologicamente più avanzati.

Secondo il governo ucraino, nell’immediato servono 300 missili Patriot, 500 missili aria-aria e ulteriori sistemi portatili di difesa antiaerea. Kiev domanda inoltre finanziamenti per due miliardi di dollari da destinare alla produzione e all’acquisto di droni.

Un deficit da 27 miliardi

Il ministro ha quantificato in 27 miliardi di dollari il deficit del bilancio ucraino per la difesa, sollecitando i partner ad assumere rapidamente le necessarie decisioni finanziarie.

L’obiettivo è rafforzare la capacità di intercettare missili e droni russi, soprattutto in vista di nuove offensive contro le infrastrutture energetiche e le principali città del Paese.

La deroga concessa dall’Unione Europea

I Paesi dell’Unione hanno approvato una deroga che permette a Kiev di utilizzare il prestito comunitario anche per comprare missili Patriot di fabbricazione statunitense.

Il programma europeo privilegia normalmente gli acquisti presso imprese della difesa europee. L’Ucraina aveva pertanto chiesto un’autorizzazione specifica per rivolgersi ai produttori americani del sistema Patriot.

La disponibilità immediata degli intercettori resta però il principale problema: i contratti garantiscono una copertura futura, mentre Kiev chiede agli alleati di colmare adesso il vuoto attingendo alle proprie scorte.

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Esteri

Scudo d’inverno per Kiev: l’Europa paga, gli Usa vendono i missili

L’Europa accelera sulla difesa aerea dell’Ucraina. Berlino cede missili Patriot dalle proprie scorte, l’Ue finanzia nuovi acquisti e gli Stati Uniti chiedono agli alleati di sostenere Kiev per mesi o anni.

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L’Europa prepara lo scudo d’inverno per l’Ucraina. L’Unione europea e il Gruppo di contatto, che riunisce una cinquantina di Paesi tra i Ventisette e alleati come Stati Uniti, Canada e Giappone, accelerano sulle forniture necessarie a proteggere Kiev dalla prevista intensificazione degli attacchi russi.

Bruxelles ha autorizzato l’impiego di una parte del prestito comunitario da 90 miliardi di euro per acquistare forniture destinate ai sistemi Patriot. Berlino invita invece gli alleati ad attingere subito alle proprie scorte di missili intercettori.

La linea americana è altrettanto chiara: l’Europa dovrà sostenere l’Ucraina «per mesi, se non per anni». Tradotto in termini meno diplomatici: Washington continuerà ad aiutare Kiev, ma chiede agli alleati europei di assumersi una quota crescente dei costi, acquistando anche armamenti prodotti negli Stati Uniti.

I 90 miliardi europei

Il prestito dell’Unione europea è destinato a finanziare le necessità dell’Ucraina nel biennio 2026-2027. Due terzi delle risorse dovrebbero essere utilizzati per le spese militari e un terzo per il sostegno al bilancio e alla ricostruzione.

La tranche da 3,2 miliardi di euro in arrivo fa parte del programma complessivo di assistenza finanziaria. Non è però interamente destinata ai Patriot: l’acquisto degli intercettori sarà finanziato attraverso la quota militare del prestito e le deroghe che consentono di rivolgersi a produttori esterni all’Europa quando i sistemi richiesti non sono disponibili nel continente.

Berlino apre i propri arsenali

Il ministro tedesco della Difesa Boris Pistorius, che coordina il Gruppo di contatto insieme al Regno Unito, ha annunciato la consegna urgente di nuovi intercettori PAC-2 prelevati dalle scorte della Germania.

Berlino invita gli altri governi a fare altrettanto, nella consapevolezza che i nuovi missili ordinati da Kiev arriveranno soprattutto nei prossimi anni, mentre la necessità di difendere centrali elettriche, porti e infrastrutture civili è immediata.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ringraziato la Germania per la sua «posizione di principio» e, in particolare, per i Patriot, considerati il sistema più efficace oggi disponibile contro i missili balistici russi.

Migliaia di missili Iris-T

Pistorius ha rivelato anche un maxiordine ucraino per migliaia di intercettori destinati ai sistemi tedeschi Iris-T a medio raggio.

La commessa, finanziata attraverso le risorse europee, dovrebbe consentire l’apertura di una nuova linea produttiva. L’operazione rafforza quindi la difesa ucraina, ma anche la capacità industriale e militare della Germania.

È il modello indicato dagli alleati: i fondi pubblici europei sostengono Kiev e, contemporaneamente, finanziano l’espansione dell’industria della difesa occidentale.

Colby: “Le parole non bastano”

Il sottosegretario americano alla Difesa Elbridge Colby, sostenitore di un progressivo ridimensionamento dell’impegno statunitense in Europa per concentrare l’attenzione strategica sull’Indo-Pacifico, ha chiesto agli alleati di non allentare gli sforzi.

«Il sostegno all’Ucraina contribuisce alla sicurezza dell’Europa, aiutando a ricostruire la forza militare e la capacità industriale del continente. Ma le parole non bastano: occorre mettere in campo risorse finanziarie concrete», ha affermato.

Secondo Colby, la Russia sta ricostituendo le proprie forze armate e la sua capacità bellica. L’Europa deve quindi prepararsi non soltanto a sostenere Kiev a lungo, ma anche ad affrontare ulteriori minacce sul proprio territorio.

Washington si dice sicura che gli alleati possano assumere la guida del sostegno all’Ucraina. Una divisione del lavoro sempre più evidente: l’Europa mette una parte crescente del denaro, mentre gli Stati Uniti continuano a essere uno dei principali fornitori delle armi.

Londra mette 100 milioni nel programma Purl

Il Regno Unito ha annunciato uno stanziamento di 100 milioni di sterline per il programma Purl, il meccanismo attraverso il quale gli alleati acquistano negli Stati Uniti sistemi d’arma da destinare all’Ucraina.

Il programma permette a Washington di ridurre l’esborso diretto e, nello stesso tempo, garantisce commesse all’industria militare americana. Una formula che sintetizza la nuova politica statunitense: aiutatevi, e Washington vi aiuterà vendendovi ciò che serve.

A Kiev mancano ancora otto miliardi

Il ministro ucraino della Difesa ha quantificato in 23 miliardi di euro le risorse aggiuntive necessarie per sostenere lo sforzo bellico. Dei circa 70 miliardi promessi per il 2026, otto non sarebbero ancora stati concretamente garantiti.

Kiev chiede che le decisioni vengano prese entro novembre, per poter programmare la produzione dei droni. Secondo le autorità ucraine, questi sistemi contribuiscono ormai al 90% dei risultati ottenuti sul campo di battaglia.

Il nodo resta quello della condivisione del peso: tutti riconoscono l’urgenza, ma non tutti sono disposti a mettere sul tavolo la stessa quantità di denaro e armamenti.

L’Italia prepara il tredicesimo pacchetto

«L’Italia continuerà a fare la propria parte», assicura il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Il governo lavora al tredicesimo pacchetto di aiuti militari. Tra le possibili forniture figura il Samp-T di nuova generazione, ma composizione e quantità non sono ancora state ufficializzate.

Il segretario generale della Nato Mark Rutte sollecita nuovi contributi bilaterali: «I Paesi devono fare di più, non abbiamo scelta».

L’obiettivo è riempire in fretta gli arsenali ucraini prima dell’inverno. La domanda politica destinata a restare sul tavolo è chi, alla fine, pagherà il conto della difesa di Kiev e per quanto tempo.

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