All’hotel Adlon di Berlino, simbolo della diplomazia del Novecento, Volodymyr Zelensky ha cercato di riallineare gli Stati Uniti sulle posizioni ucraine per una pace che non equivalga a una resa. Nel colloquio con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, Kiev ha messo sul tavolo una proposta chiave: congelare la linea del fronte come alternativa alla richiesta russa di annettere l’intero Donbass.
Accanto al presidente ucraino, per un saluto iniziale, il cancelliere Friedrich Merz, padrone di casa e regista di un’iniziativa europea che domani riunirà un gruppo di leader, tra cui Giorgia Meloni.
“Restiamo dove siamo”
Sul nodo territoriale, Zelensky indica una soluzione che definisce equa e realistica: il principio del “restiamo dove siamo”, mantenendo le posizioni attuali e rinviando le questioni più controverse a un percorso diplomatico. L’obiezione di Kiev alla proposta americana di una zona cuscinetto demilitarizzata è diretta: se l’Ucraina arretra di 5-10 chilometri, perché la Russia non dovrebbe fare lo stesso nei territori occupati?
Congelare il fronte, nelle intenzioni ucraine, serve a spostare il baricentro del negoziato sul capitolo ritenuto decisivo.
Il compromesso sulla Nato
Kiev si dice pronta a rinunciare all’adesione alla Nato in cambio di garanzie di sicurezza bilaterali con Washington sul modello dell’Articolo 5, integrate da impegni europei e di partner come Canada e Giappone. Secondo quanto emerso sui media, la Casa Bianca valuterebbe di rendere tali garanzie giuridicamente vincolanti tramite un voto del Congresso.
Zelensky ha ribadito di essere “pronto al dialogo”, pur senza cedere su tutta la linea, in una fase che definisce critica anche per l’atteggiamento sempre più impaziente di Donald Trump verso il protrarsi del conflitto.
Europa in campo
Dopo il faccia a faccia con Kiev, gli inviati Usa avrebbero dovuto incontrare i consiglieri per la sicurezza nazionale di Germania, Francia e Regno Unito. Emmanuel Macron ha denunciato che «americani, europei e ucraini chiedono la pace mentre la Russia prosegue la guerra di aggressione». Merz ha parlato di “domande difficili”, ma ha confermato la determinazione ad andare avanti: «Gli interessi ucraini sono anche interessi europei».
Per domani è prevista a Berlino una cena di lavoro con Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Polonia e Finlandia, insieme ai vertici Nato e Ue. Non è chiaro se parteciperanno anche gli inviati di Trump.
Mosca scettica
Secondo la Bild, i russi sono “indirettamente presenti” perché Yuri Ushakov è in contatto con Witkoff. Il consigliere del Cremlino ha però mostrato scarso interesse per l’attivismo ucraino ed europeo, avvertendo che eventuali emendamenti rilevanti alla bozza americana incontrerebbero “forti obiezioni”. Ushakov ha inoltre liquidato l’apertura di Zelensky a nuove elezioni come uno stratagemma per ottenere un cessate il fuoco temporaneo e poi riprendere i combattimenti.
Il punto
Berlino diventa il crocevia del negoziato: Kiev prova a fissare un perimetro minimo — fronte congelato e garanzie di sicurezza — mentre l’Europa tenta di fare massa critica accanto agli Stati Uniti. Resta da verificare se Washington tradurrà le aperture in impegni vincolanti e se Mosca accetterà un assetto che non soddisfa le sue pretese territoriali. I prossimi passaggi diranno se la finestra prima di Natale è reale o solo apparente.