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Esteri

Ucraina sotto 600 droni e 36 missili: blackout a Kiev e attacchi ucraini a raffinerie e petroliere russe

Nuova ondata di attacchi russi sull’Ucraina: 600 droni e 36 missili nella notte. Kiev reagisce colpendo raffinerie e petroliere della flotta ombra russa nel Mar Nero.

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La notte ucraina è stata di nuovo segnata da sirene, esplosioni e blackout diffusi. L’ondata di attacchi lanciata da Mosca tra venerdì e sabato conferma il nuovo ritmo della guerra: da una parte i raid russi sulle città, dall’altra la risposta di Kiev che mira al cuore dell’economia energetica del Cremlino.

Secondo il governo ucraino, sulla capitale e su diverse regioni sono piombati oltre 36 missili e quasi 600 droni, un volume di fuoco tra i più intensi degli ultimi mesi. Il bilancio provvisorio è di almeno tre morti, tra cui due nella capitale, e decine di feriti.

L’obiettivo degli attacchi non sono stati solo quartieri residenziali: le forze russe hanno colpito in modo mirato infrastrutture energetiche, lasciando senza elettricità ampie aree del Paese proprio mentre le temperature iniziano a scendere.
Il ministero dell’Energia segnala 500.000 utenze al buio a Kiev, oltre 100.000 nella regione di Kiev e quasi 8.000 nella regione di Kharkiv.

La strategia di Mosca e la pressione sulle trattative

L’intensificazione degli attacchi arriva mentre il fronte diplomatico si muove con più decisione. Più avanzano i contatti internazionali sul possibile piano di pace, più la Russia aumenta la pressione militare, colpendo infrastrutture critiche per mettere Kiev sotto stress nel momento più delicato.

Negli ultimi 15 giorni si registrano almeno tre raid di questa portata sulla capitale, segno della volontà russa di riportare Kiev nel mirino dopo una fase di relativa tregua.

La risposta di Kiev: colpite raffinerie e petroliere russe

La resistenza ucraina rimane piegata ma non spezzata. A colpire il territorio russo sono ancora una volta i droni, arma decisiva per portata e autonomia.

Nelle prime ore di sabato, un attacco ucraino ha raggiunto la raffineria Afipsky nel territorio russo di Krasnodar, provocando un incendio su un’area di 250 metri quadrati. Le autorità russe hanno comunicato che le fiamme sono state domate solo dopo diverse ore.

Ancora più significativo l’attacco contro la flotta ombra russa nel Mar Nero.
Il servizio di sicurezza ucraino SBU ha rivendicato il colpo contro due petroliere, la Virat e la Kairos, battenti bandiera gambiana ma sospettate di trasportare petrolio russo sotto sanzioni.

Le due imbarcazioni sono state colpite al largo della Turchia, secondo il ministero dei Trasporti turco. Una delle due petroliere sarebbe stata nuovamente bersagliata il mattino seguente.

Fonti di Ankara confermano che la Kairos era diretta al porto di Novorossiysk, sede di un grande terminal petrolifero russo costretto a sospendere le operazioni dopo un precedente attacco ucraino contro uno dei suoi tre punti di ormeggio, che ha causato “danni significativi”.

Un conflitto che cambia ritmo

La sequenza degli eventi evidenzia un conflitto che entra in una fase diversa:
Mosca aumenta la pressione sulle città ucraine e sulle infrastrutture energetiche, mentre Kiev intensifica gli attacchi mirati alla rete petrolifera russa e ai suoi traffici illegali nel Mar Nero.

La popolazione ucraina affronta ora l’inverno con la minaccia di nuovi blackout e con un fronte che ricorda la brutalità dei mesi più difficili della guerra. Le trattative diplomatiche, intanto, continuano a muoversi, ma la guerra sul terreno mostra che la distanza fra le parti resta ancora profondissima.

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Esteri

Trump vola in Cina: incontro con Xi Jinping tra Iran, Taiwan e guerra commerciale

Donald Trump sarà in Cina dal 13 al 15 maggio per una visita ufficiale confermata da Pechino. Il presidente americano incontrerà Xi Jinping per discutere di Iran, Taiwan e rapporti commerciali tra Stati Uniti e Cina in una fase delicata degli equilibri geopolitici mondiali.

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Donald Trump sarà in Cina dal 13 al 15 maggio per una visita di Stato ufficiale su invito del presidente cinese Xi Jinping. L’annuncio è arrivato direttamente dal ministero degli Esteri di Pechino, che ha confermato il viaggio del leader americano in un momento particolarmente delicato per gli equilibri geopolitici mondiali.

Sul tavolo Iran, commercio e Taiwan

Secondo quanto trapela, i colloqui tra Trump e Xi dovrebbero concentrarsi soprattutto su tre dossier strategici: la crisi con l’Iran, i rapporti commerciali tra Washington e Pechino e la questione di Taiwan.

La visita arriva infatti mentre restano alte le tensioni internazionali sul Medio Oriente e sulle rotte energetiche, con particolare attenzione allo Stretto di Hormuz.

La nuova fase dei rapporti Usa-Cina

Il viaggio rappresenta anche un passaggio politico simbolico nei rapporti tra Stati Uniti e Cina.

Dopo mesi di tensioni economiche e diplomatiche, Washington e Pechino sembrano intenzionate a mantenere aperto un canale di dialogo diretto.

Restano però profonde divergenze sia sul piano commerciale sia sugli equilibri strategici nell’Indo-Pacifico.

Taiwan resta il nodo più delicato

Tra i temi più sensibili ci sarà inevitabilmente la situazione di Taiwan.

Pechino considera l’isola parte integrante della Cina e guarda con crescente preoccupazione ai rapporti tra Taipei e Washington.

Gli Stati Uniti continuano invece a sostenere militarmente e politicamente Taiwan, pur mantenendo formalmente la linea della “One China Policy”.

Iran e sicurezza internazionale

L’incontro potrebbe avere un peso importante anche sulla crisi iraniana.

Negli ultimi mesi sia Washington sia Pechino hanno intensificato le rispettive iniziative diplomatiche attorno al dossier nucleare e alle tensioni nel Golfo Persico.

La Cina resta uno dei partner economici più importanti dell’Iran e un interlocutore centrale negli equilibri regionali.

Un vertice osservato dal mondo

La visita di Trump in Cina sarà seguita con attenzione dalle principali cancellerie internazionali.

L’incontro tra i due leader potrebbe infatti incidere non solo sui rapporti bilaterali, ma anche sugli assetti economici globali, sui mercati energetici e sulle future dinamiche strategiche tra Oriente e Occidente.

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Esteri

Apertura di Putin all’Europa divide la politica italiana: Lega entusiasta, governo prudente

Le possibili aperture di Putin all’Europa per avviare un dialogo sull’Ucraina dividono la politica italiana. La Lega spinge per la diplomazia, mentre il governo Meloni mantiene prudenza. Pd, Azione e Più Europa attaccano Salvini e invitano a non fidarsi del Cremlino, mentre Usa ed Europa valutano nuovi contatti con Mosca.

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La possibile apertura di Vladimir Putin verso un dialogo con l’Unione Europea per arrivare a una pace in Ucraina scuote il dibattito politico italiano, dividendo maggioranza e opposizioni tra prudenza, diffidenza e aperture diplomatiche.

A sostenere con maggiore convinzione la necessità di cogliere i segnali provenienti da Mosca è la Lega di Matteo Salvini.

“Dopo quattro anni di guerra, morti e sanzioni, la parola torni alla diplomazia”, è l’appello rivolto a Bruxelles dagli esponenti del Carroccio.

Meloni e il governo scelgono la cautela

Molto più prudente invece l’atteggiamento del governo guidato da Giorgia Meloni.

Secondo ambienti diplomatici, la presidente del Consiglio avrebbe accolto le dichiarazioni del leader russo con “realismo”, senza però sbilanciarsi sulla credibilità delle aperture del Cremlino.

Anche nelle principali cancellerie europee prevale infatti il dubbio che l’iniziativa di Vladimir Putin possa rappresentare più una tattica per prendere tempo che un reale cambio di strategia.

Berlino si muove, Washington manda emissari a Mosca

Tra i primi Paesi europei a muoversi ci sarebbe stata la Germania, storicamente centrale nelle politiche di dialogo con Mosca.

Parallelamente anche gli Stati Uniti continuano a mantenere aperti canali diplomatici.

Nei prossimi giorni sono attesi a Mosca Steve Witkoff e Jared Kushner, due figure considerate molto vicine al presidente americano Donald Trump.

Forza Italia e Noi Moderati: “Verificare ogni spiraglio”

All’interno della maggioranza italiana, Forza Italia mantiene una linea più istituzionale.

Esponenti come Stefania Craxi e Maurizio Gasparri sottolineano il ruolo centrale dell’Europa e la necessità di verificare qualsiasi possibile spiraglio diplomatico, sempre però “con prudenza”.

Una posizione condivisa anche da Maurizio Lupi.

Dure critiche a Salvini da Pd e Azione

Dal centrosinistra e dai centristi non governativi arrivano invece forti attacchi agli entusiasmi della Lega.

Per Osvaldo Napoli, “dittatori come Putin capiscono soltanto il linguaggio della forza”.

Durissimo anche il senatore del Pd Filippo Sensi, che accusa Salvini di dare credito alle “menzogne di Putin”.

Sensi ricorda che “l’apertura del Cremlino” sarebbe fatta “di bombardamenti, droni, carri armati, sangue e morte”.

Più Europa: “Di Putin meglio non fidarsi”

Sulla stessa linea anche Riccardo Magi, secondo cui “di Putin non fidarsi è meglio”.

Magi richiama inoltre le accuse mosse da Kiev alla Russia per la presunta violazione della tregua annunciata dal Cremlino.

Il caso Schroeder e il silenzio dei Cinque Stelle

A suscitare polemiche è anche l’ipotesi avanzata da Putin di coinvolgere Gerhard Schröder come possibile mediatore.

Una proposta che diversi osservatori leggono come una provocazione, considerando i rapporti storici tra l’ex cancelliere tedesco e Mosca.

Più defilata invece la posizione del Movimento 5 Stelle.

Pubblicamente il partito di Giuseppe Conte mantiene il silenzio, anche se in ambienti parlamentari si guarda con attenzione ai possibili spiragli diplomatici, sostenendo che quattro anni di guerra non abbiano prodotto risultati positivi.

La diplomazia resta sospesa tra speranze e diffidenze

Il dibattito resta quindi apertissimo sia in Italia sia in Europa.

Da un lato c’è chi teme che Mosca stia cercando soltanto di guadagnare tempo, dall’altro chi ritiene necessario tentare comunque una riapertura diplomatica dopo anni di guerra e tensioni crescenti.

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Esteri

Stretto di Hormuz, Francia e Regno Unito guidano il vertice sulla sicurezza militare

Francia e Regno Unito copresiederanno una riunione internazionale sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz. I ministri della Difesa discuteranno i contributi militari dei Paesi disponibili a partecipare a una missione per proteggere le rotte marittime nel Golfo Persico, in un contesto di forte tensione con l’Iran.

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Francia e Regno Unito guideranno martedì una riunione internazionale dedicata alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più delicati del commercio energetico mondiale.

Ad annunciarlo è stato il governo britannico, precisando che il vertice si svolgerà in videoconferenza e coinvolgerà i ministri della Difesa dei Paesi disponibili a partecipare a una missione internazionale nell’area.

Obiettivo: definire i contributi militari

Secondo quanto riferito da Londra, i ministri della Difesa britannico e francese copresiederanno l’incontro per discutere i “contributi militari” che ciascun Paese potrebbe mettere a disposizione della futura missione.

Il focus sarà dunque operativo e riguarderà mezzi navali, capacità di sorveglianza e possibili assetti militari destinati al controllo delle rotte marittime nello Stretto di Hormuz.

Hormuz resta uno snodo strategico mondiale

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più sensibili del pianeta dal punto di vista geopolitico ed energetico.

Una quota enorme del traffico mondiale di petrolio e gas passa infatti attraverso questo stretto corridoio marittimo tra il Golfo Persico e il Golfo dell’Oman.

Negli ultimi mesi la tensione nell’area è cresciuta parallelamente al deterioramento dei rapporti tra Iran e Stati Uniti, alimentando timori per la sicurezza della navigazione internazionale.

Missione internazionale ancora in fase di definizione

Al momento non sono stati diffusi dettagli ufficiali sulla struttura definitiva della missione né sull’elenco completo dei Paesi coinvolti.

L’iniziativa di Francia e Regno Unito arriva però in una fase di crescente attenzione internazionale verso la stabilità del Golfo Persico e la protezione delle rotte energetiche globali.

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