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Guerra Ucraina

Ucraina, l’allarme del Consiglio supremo di difesa: timori sulla strategia Usa e rischio frattura dell’Occidente

Al Consiglio supremo di difesa emergono le preoccupazioni italiane sulla strategia americana in Ucraina e sui rischi per la deterrenza Nato e la sicurezza europea.

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È al Consiglio supremo di difesa che affiora, per la prima volta in modo strutturato, la preoccupazione dei vertici istituzionali italiani per la strategia degli Stati Uniti sull’Ucraina. Al centro del confronto, i rischi che un errore nella gestione del negoziato con Mosca potrebbe avere non solo per Kiev, ma per l’intera Europa e per l’Occidente.

Il rischio di una prova di forza russa

Gli interrogativi discussi al Quirinale restano aperti e ruotano attorno a uno scenario ritenuto possibile: che Vladimir Putin, percependo divergenze tra le due sponde dell’Atlantico, possa essere tentato di mettere alla prova la coesione euro-atlantica ampliando il perimetro delle sue «operazioni militari speciali». In caso di mancata risposta della Nato, verrebbe meno il principio di deterrenza che da settantasei anni costituisce il pilastro della sicurezza europea.

Il caso Baltico come scenario esemplare

Durante la riunione sarebbe stato citato l’esempio di un possibile attacco alla Lituania, definito da una fonte autorevole «non causale». I Paesi baltici mantengono infatti una percezione molto elevata del rischio russo. In questo quadro si inserisce anche il dispiegamento in Finlandia di due brigate corazzate tedesche, un evento senza precedenti dal 1945.

Le valutazioni di intelligence

Documenti che incrociano informazioni dei Servizi e analisi diplomatiche indicano che, nell’immediato, Mosca non avrebbe la capacità di allargare il conflitto su vasta scala, anche perché la sua tenuta militare è legata al supporto cinese. L’obiettivo attribuito a Putin sarebbe piuttosto quello di mettere in dubbio la capacità di reazione europea, nella consapevolezza che qualunque atto privo di conseguenze proporzionate finirebbe per indebolire la sicurezza complessiva.

Le priorità italiane tra guerra e pace

In questo contesto, l’Italia ha definito alcune priorità strategiche discusse al Colle: mantenere gli Stati Uniti ancorati al negoziato e rafforzare un’azione europea condivisa a sostegno dell’Ucraina come forma di autodifesa continentale. La linea è quella di non arretrare sulle «linee rosse» indicate dal ministro della Difesa Guido Crosetto, limiti alla trattativa che, secondo il governo, Mosca conosce.

Il nodo del Donbass

Il punto più delicato resta il Donbass. Donald Trump avrebbe inserito quel territorio in un possibile piano d’intesa con Putin, ma per Kiev l’ipotesi è difficilmente accettabile. Secondo una fonte governativa italiana, il Donbass «non è nelle disponibilità» di Zelensky: gli ucraini non intendono arretrare dalla linea di fortificazione e sul territorio insistono circa 250 mila abitanti e 220 mila soldati contrari a qualsiasi cessione.

La dipendenza dall’intelligence americana

Kiev, tuttavia, non può permettersi di perdere il sostegno di Washington, oggi legato soprattutto alla condivisione di informazioni di intelligence più che alla fornitura di armi. Alla Difesa si sottolinea che un eventuale stop statunitense allo scambio informativo rappresenterebbe un colpo durissimo per l’Ucraina. In questo quadro si inserisce la scelta di Zelensky di prendere tempo, proponendo un referendum nel Donbass.

La guerra dell’informazione

Secondo ambienti di Palazzo Chigi, Putin starebbe giocando su tre tavoli: diplomatico, militare e quello delle opinioni pubbliche europee. In quest’ultimo ambito, si ritiene che la Russia stia ottenendo risultati significativi, anche grazie alla diffusione di notizie non corrispondenti ai fatti. Vengono citati casi come l’annuncio della resa ucraina a Pokrovsk, mai avvenuta, o la presunta conquista di Kupiansk, che non risulta confermata.

La posizione di Meloni

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si muove su un equilibrio complesso. Finora è riuscita a tenere la linea a sostegno di Kiev nonostante una diffusa freddezza dell’opinione pubblica italiana verso la guerra. Secondo l’esecutivo, il sostegno all’Ucraina non ha inciso negativamente sul consenso della premier, anche grazie a una postura europea defilata ma coerente. Una posizione che potrebbe però diventare più esposta quando si aprirà il dossier sull’utilizzo degli asset russi per finanziare la resistenza ucraina.

Tra linee rosse e futuro dell’Occidente

Tra «linee rosse» negoziali e il rischio di una crisi sistemica dell’Occidente, il percorso appare sempre più complesso. A Palazzo Chigi resta una convinzione di fondo: è l’Ucraina che, sul piano militare, sta difendendo l’Europa. Una lettura che continua a orientare la posizione italiana nello scenario internazionale.

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Esteri

Attacco con drone russo a Odessa, due feriti e danni a edifici civili

Attacco con drone russo a Odessa: due persone ferite e danni a edifici civili e infrastrutture. Allerta aerea in diverse regioni dell’Ucraina, esplosioni segnalate a Dnipro.

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Due persone sono rimaste ferite a Odessa in seguito a un attacco con drone attribuito alle forze russe. A riferirlo è stato il direttore dell’amministrazione regionale, Serhiy Lysak, attraverso un messaggio pubblicato su Telegram e ripreso dall’agenzia Ukrinform.

Secondo quanto comunicato dalle autorità locali, l’attacco ha provocato danni a una struttura infrastrutturale e a un edificio residenziale.

Incendi e danni a edifici civili

In una delle aree colpite, sarebbe scoppiato un incendio ai piani superiori di un palazzo. In un’altra zona risultano danneggiati un negozio e una stazione di servizio.

Le due persone ferite stanno ricevendo assistenza medica. Le autorità hanno precisato che tutti i servizi competenti sono intervenuti sul posto per le operazioni di soccorso e messa in sicurezza.

Allerta aerea e esplosioni nel Dnipro

Nelle stesse ore, è stata dichiarata l’allerta aerea in diverse regioni dell’Ucraina, tra cui quella di Dnipropetrovsk.

Esplosioni sono state segnalate anche a Dnipro, secondo quanto riferito da un corrispondente di Ukrinform.

Le forze russe stanno intensificando gli attacchi con droni d’attacco su più aree del Paese. Il quadro resta in evoluzione, con verifiche in corso sui danni e sull’eventuale coinvolgimento di ulteriori persone.

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Esteri

Droni ucraini con radar SAR francesi: accordo con Harmattan AI per ricognizione in ogni condizione

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I droni ucraini saranno dotati di radar SAR da ricognizione forniti dalla società francese Harmattan AI. L’annuncio è arrivato dall’amministratore delegato dell’azienda in un’intervista rilasciata a Le Grand Continent e ripresa da RBC-Ukraine.

L’obiettivo è rafforzare le capacità di ricognizione delle forze di Kiev, consentendo operazioni indipendenti dalle condizioni meteorologiche e dalla visibilità.

Come funziona il radar Synthetic Aperture Radar

Il SAR, acronimo di Synthetic Aperture Radar, è un sistema di telerilevamento attivo che utilizza radiazioni a microonde per generare immagini dettagliate della superficie terrestre.

A differenza delle tradizionali fotocamere ottiche, il radar SAR è in grado di operare in presenza di pioggia, nebbia fitta o nuvolosità, senza risentire dell’assenza di luce. Questo permette attività di ricognizione sia di giorno sia di notte, con qualità dell’immagine stabile anche in condizioni meteo avverse.

Lo sviluppo francese mira a risolvere uno dei principali limiti della ricognizione aerea moderna: la dipendenza da fattori ambientali che possono compromettere l’efficacia delle missioni.

Cooperazione e guerra elettronica

Nel corso dell’intervista, l’amministratore delegato di Harmattan AI ha sottolineato come l’industria europea possa trarre insegnamento dall’esperienza maturata dall’Ucraina dal 2014, anno di inizio del conflitto nel Donbass e successivamente dell’invasione russa su larga scala.

Secondo il manager, Kiev ha sviluppato un’industria militare capace di adattarsi rapidamente alle esigenze del fronte, con aggiornamenti tecnologici frequenti e soluzioni operative calibrate sulle condizioni reali di combattimento.

Particolare attenzione, nell’ambito della cooperazione, viene dedicata allo studio della guerra elettronica. La parte francese sarebbe interessata a raccogliere dati sull’impiego dei sistemi radar in scenari in cui risultano compromesse le comunicazioni radio o la navigazione GPS.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio quadro del sostegno tecnologico europeo all’Ucraina, in un conflitto che continua a vedere nella superiorità informativa e nella capacità di ricognizione uno degli elementi chiave dell’equilibrio sul campo.

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Esteri

Ucraina, arrestato ex ministro nell’inchiesta Midas da 100 milioni di dollari

Gli investigatori anticorruzione ucraini annunciano l’arresto di un ex ministro nell’ambito dello scandalo Midas da 100 milioni di dollari nel settore energetico.

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L’inchiesta Midas torna a scuotere Kiev. L’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (Nabu) ha annunciato l’arresto di “un ex ministro dell’Energia” nell’ambito di un presunto scandalo di corruzione da circa 100 milioni di dollari che lo scorso anno aveva investito il settore energetico ucraino.

Secondo quanto riferito dall’agenzia, l’uomo sarebbe stato fermato mentre stava attraversando il confine di Stato. Il quotidiano Ukrainska Pravda, citando una fonte, ha aggiunto che il politico sarebbe stato fatto scendere da un treno.

Diversi media indicano che si tratterebbe di German Galushchenko, ma la notizia non è stata confermata ufficialmente dalle autorità.

Il presunto schema di tangenti

Galushchenko è stato ministro dell’Energia dal 2021 al 2025 e successivamente ministro della Giustizia fino alle dimissioni presentate lo scorso novembre su richiesta del presidente Volodymyr Zelensky, dichiarando allora di non avere legami con il caso Midas.

Gli investigatori ipotizzano un vasto sistema di tangenti volto a sottrarre fondi a un comparto energetico già messo a dura prova dai bombardamenti russi contro le infrastrutture elettriche.

Al centro dell’inchiesta vi sarebbe Energoatom, la società statale che gestisce tre centrali nucleari e fornisce oltre metà dell’elettricità del Paese. Secondo l’accusa, alcuni appaltatori sarebbero stati costretti a versare tangenti tra il 10 e il 15% del valore dei contratti.

Impatto politico e tensioni interne

Lo scandalo ha rappresentato un duro colpo politico per Zelensky, portando a dimissioni e a un rimpasto di governo.

In precedenza, il presidente era stato contestato da manifestazioni di piazza dopo l’approvazione di una legge che ampliava il controllo del procuratore generale sulle agenzie anticorruzione, norma poi ritirata tra le polemiche.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e le persone coinvolte sono da considerarsi presunte innocenti fino a eventuale condanna definitiva.

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