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Esteri

Ucraina, Koretskyi nuovo premier: proteste per la rimozione del ministro della Difesa Fedorov

La Verkhovna Rada ha nominato Sergiy Koretskyi nuovo primo ministro dell’Ucraina. Il rimpasto voluto da Volodymyr Zelensky ha però provocato proteste per la rimozione del popolare ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, entrato in conflitto con il comandante dell’esercito Oleksandr Syrsky.

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Un manager proveniente dal settore energetico alla guida del governo ucraino. La Verkhovna Rada ha approvato la nomina di Sergiy Koretskyi (nella foto) a nuovo primo ministro, nell’ambito del profondo rimpasto deciso dal presidente Volodymyr Zelensky.

Koretskyi, fino a oggi amministratore delegato della compagnia energetica statale Naftogaz, ha ottenuto 289 voti favorevoli. Nel suo intervento davanti al Parlamento ha indicato tra le priorità il rafforzamento della difesa, la stabilità economica, la protezione delle infrastrutture energetiche e il percorso di adesione all’Unione europea.

La sostituzione della premier Yulia Svyrydenko, rimasta in carica per circa un anno, non è tuttavia il passaggio che ha provocato le maggiori tensioni. Il vero terremoto politico è stato determinato dalla rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, uno dei componenti più giovani e popolari del governo.

Le proteste per Fedorov

La decisione di Zelensky ha provocato rare manifestazioni di piazza a Kiev e in altre città ucraine. Centinaia di persone, molte delle quali giovani, hanno sventolato bandiere nazionali ed europee chiedendo il ritorno di Fedorov e contestando la scelta del presidente.

Le proteste si sono svolte nonostante i nuovi attacchi russi contro il territorio ucraino e rappresentano un segnale di crescente disagio nei confronti delle decisioni prese ai vertici dello Stato durante la guerra.

Fedorov, 35 anni, era stato nominato ministro della Difesa appena sei mesi fa, dopo essersi affermato come responsabile della trasformazione digitale del Paese. Aveva contribuito alla creazione dell’applicazione pubblica Diia, allo sviluppo delle tecnologie militari e al potenziamento dell’impiego dei droni.

La sua immagine di modernizzatore gli aveva garantito consenso soprattutto tra i giovani, nel mondo dell’innovazione e in alcuni settori delle forze armate.

Lo scontro con il generale Syrsky

Alla base della rimozione ci sarebbe il duro conflitto tra Fedorov e il comandante delle forze armate ucraine, generale Oleksandr Syrsky.

Durante un incontro con i giornalisti, l’ex ministro ha accusato Syrsky di avere ostacolato le riforme proposte dal ministero e di essersi concentrato sugli scontri interni anziché sulla strategia necessaria per sconfiggere la Russia.

Secondo Fedorov, dopo il rifiuto di Zelensky di rimuovere il comandante dell’esercito, diverse iniziative riguardanti innovazione, organizzazione militare e tecnologie sarebbero state progressivamente bloccate.

L’ex ministro ha sostenuto di non ritenere possibile una vittoria dell’Ucraina con l’attuale struttura di comando. Si tratta di accuse molto gravi, che mostrano l’esistenza di una frattura profonda ai vertici dell’apparato militare ucraino.

Zelensky ha spiegato di essere stato costretto a intervenire perché le parti non erano riuscite a risolvere autonomamente il conflitto. Il presidente ha quindi invocato unità all’interno delle forze armate, sostenendo che un Paese in guerra non possa permettersi divisioni prolungate nella catena di comando.

Khmara ministro ad interim

In attesa di una soluzione definitiva, Zelensky ha affidato temporaneamente il ministero della Difesa a Yevhenii Khmara, dirigente di lungo corso del Servizio di sicurezza ucraino, lo Sbu.

Khmara è considerato un funzionario con esperienza nelle operazioni speciali e nella guerra tecnologica. Zelensky gli ha affidato il compito di proseguire la riforma del settore della difesa, mentre il Parlamento dovrebbe pronunciarsi successivamente sulla nomina definitiva.

Secondo le informazioni disponibili, Fedorov avrebbe rifiutato la proposta di restare nell’amministrazione presidenziale come consigliere. La sua uscita ha provocato anche altre dimissioni negli apparati militari, aumentando la pressione politica sul presidente.

I rischi per la strategia militare ucraina

La rimozione del ministro arriva in una fase particolarmente delicata. L’Ucraina sta intensificando la campagna di attacchi a lungo raggio contro raffinerie, depositi e infrastrutture petrolifere russe, nel tentativo di ridurre le entrate energetiche di Mosca e rallentarne la macchina militare.

Fedorov era considerato uno dei principali sostenitori dello sviluppo dei droni e dell’integrazione tra tecnologia civile e operazioni militari. La sua uscita alimenta quindi interrogativi sulla continuità della strategia adottata negli ultimi mesi.

Diversi osservatori ritengono che Zelensky abbia scelto di sostenere Syrsky per evitare una crisi nella catena di comando. La decisione, però, potrebbe avere un costo politico elevato e indebolire la fiducia di una parte dell’opinione pubblica.

La cautela del Cremlino

Il Cremlino ha minimizzato il peso del cambio al vertice della Difesa ucraina. Mosca sostiene che l’identità del ministro abbia un’importanza secondaria rispetto alle decisioni politiche che Kiev dovrebbe assumere per arrivare a una soluzione del conflitto.

La Russia continua tuttavia a subordinare qualsiasi accordo al riconoscimento delle proprie condizioni territoriali e strategiche, considerate inaccettabili dall’Ucraina. Non risultano al momento prospettive immediate per la ripresa di veri negoziati di pace.

La sfida del nuovo premier

Koretskyi assume la guida del governo in uno dei momenti più complessi dall’inizio dell’invasione russa. Dovrà affrontare la protezione della rete energetica in vista dell’inverno, la gestione degli aiuti internazionali, il finanziamento della difesa e le tensioni interne provocate dal rimpasto.

La sua esperienza manageriale è stata indicata da Zelensky come la ragione principale della nomina. Ma dirigere una grande azienda energetica non equivale a governare un Paese in guerra, attraversato da divisioni politiche e sottoposto a una pressione militare continua.

La prima prova del nuovo esecutivo sarà quindi ricostruire la fiducia, garantire stabilità alla macchina dello Stato e impedire che lo scontro tra vertici politici e militari finisca per indebolire la capacità dell’Ucraina di resistere all’offensiva russa.

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Piogge record in Giappone: otto morti, Chiba sommersa e migliaia bloccati a Narita

Un’alluvione provocata da precipitazioni eccezionali ha colpito Chiba, nell’area metropolitana di Tokyo. Il bilancio provvisorio è di otto morti e un disperso. Trasporti paralizzati, evacuazioni e migliaia di passeggeri costretti a trascorrere la notte all’aeroporto di Narita.

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Almeno otto persone sono morte e una risulta dispersa dopo le piogge torrenziali che hanno investito la prefettura di Chiba, a est di Tokyo. Il bilancio resta provvisorio mentre proseguono le ricerche e gli interventi nelle zone isolate.

Il nubifragio ha paralizzato trasporti e servizi nel pieno dell’Obon, la festività buddhista durante la quale milioni di giapponesi tornano nei luoghi d’origine per ricordare gli antenati.

Più di 360 millimetri in un giorno

Nella città di Chiba sono caduti oltre 360 millimetri di pioggia in 24 ore, più di tre volte la media dell’intero mese di agosto. Diverse stazioni meteorologiche della prefettura hanno superato i precedenti record.

L’Agenzia meteorologica giapponese ha diramato l’allerta di livello 5, il massimo previsto, in numerosi comuni interessati da inondazioni e rischio di frane. Nonostante l’attenuazione delle precipitazioni, il terreno saturo e i corsi d’acqua ingrossati continuano a rappresentare un pericolo.

Alcune vittime sono rimaste intrappolate in veicoli sommersi dalle acque. Oltre trenta persone sono rimaste ferite, mentre centinaia di abitazioni risultano allagate o danneggiate.

Settemila passeggeri bloccati a Narita

All’aeroporto internazionale di Narita circa settemila passeggeri hanno trascorso la notte nei terminal. Il personale ha distribuito sacchi a pelo e generi di prima necessità dopo la cancellazione dei voli e l’interruzione dei collegamenti ferroviari e stradali.

Migliaia di pendolari hanno trovato riparo nelle stazioni, negli uffici pubblici e nei municipi. Autostrade e linee ferroviarie sono state chiuse per allagamenti e smottamenti, mentre decine di migliaia di abitazioni sono rimaste temporaneamente senza elettricità.

Oltre 400mila persone hanno ricevuto indicazioni o ordini di evacuazione. Il governo ha mobilitato anche le forze di autodifesa per sostenere i soccorritori.

Il governatore: «Mai visto un disastro simile»

Il governatore di Chiba, Toshihito Kumagai, ha descritto l’evento come una situazione senza precedenti nella propria esperienza amministrativa.

L’impatto è stato aggravato dall’elevata urbanizzazione della regione. Strade asfaltate, superfici impermeabili e sistemi di drenaggio sopraffatti dalla quantità d’acqua caduta in poche ore hanno favorito l’allagamento di quartieri, sottopassi e arterie di collegamento.

Il ruolo del riscaldamento globale

Il riscaldamento globale aumenta la quantità di vapore acqueo che può essere trattenuta nell’atmosfera e crea condizioni favorevoli a precipitazioni più intense. È quindi coerente con l’aumento del rischio di eventi estremi osservato in diverse regioni del pianeta.

Non è però scientificamente corretto attribuire automaticamente un singolo nubifragio al cambiamento climatico senza uno specifico studio di attribuzione. Nel caso di Chiba, gli esperti indicano tra le cause immediate l’incontro tra aria calda e molto umida e masse più fredde presenti in quota.

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Farage rieletto a Clacton, ma riparte l’inchiesta sui suoi finanziamenti

Nigel Farage ha riconquistato il seggio di Clacton con 22.239 voti. Secondo il candidato satirico Count Binface. Con il ritorno alla Camera dei Comuni riprende l’indagine parlamentare su un contributo da cinque milioni di sterline che il leader di Reform UK avrebbe omesso di dichiarare.

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Nigel Farage è stato rieletto deputato nel collegio di Clacton, nell’Inghilterra sudorientale, al termine dell’elezione suppletiva da lui stesso provocata con le dimissioni dalla Camera dei Comuni.

Il leader di Reform UK ha ottenuto 22.239 voti, pari al 63,34%, migliorando la percentuale del 46,2% raccolta alle elezioni politiche del 2024. La consultazione è stata però disertata dai principali partiti britannici, che l’avevano definita un’iniziativa propagandistica destinata a distogliere l’attenzione dall’inchiesta parlamentare sulle finanze di Farage.

Count Binface secondo con il 26,9%

Al secondo posto si è classificato Count Binface, personaggio satirico interpretato dal comico Jonathan Harvey, con 9.455 voti e il 26,93% dei consensi. Alla competizione hanno partecipato complessivamente 34 candidati, molti dei quali indipendenti o appartenenti a formazioni minori.

L’affluenza si è fermata al 44,4%, in calo rispetto al 58,7% registrato nel collegio alle politiche del 2024. Farage ha presentato il risultato come una sfida vinta contro l’establishment politico, mentre Count Binface si è proclamato ironicamente «vincitore morale».

L’assenza alla proclamazione

Farage non ha partecipato alla cerimonia di proclamazione. Reform UK ha motivato l’assenza facendo riferimento a una minaccia alla sicurezza del leader. La polizia dell’Essex ha tuttavia precisato di non avere consigliato ad alcun candidato di disertare lo scrutinio e ha riferito che non si sono verificati incidenti.

Farage ha successivamente spiegato di avere temuto contestazioni e iniziative organizzate per metterlo in imbarazzo durante la proclamazione.

Sul tema della sicurezza pesa anche il clima seguito all’uccisione dell’ex ministra Ann Widdecombe. Gli investigatori dell’antiterrorismo stanno verificando un’eventuale connessione tra quell’omicidio e un precedente episodio incendiario avvenuto nell’abitazione londinese di Farage. Il possibile collegamento resta un’ipotesi investigativa.

Riprende l’inchiesta parlamentare

Con il ritorno di Farage alla Camera dei Comuni riparte l’indagine del commissario parlamentare per gli standard, sospesa quando il leader di Reform aveva lasciato il seggio. Gli accertamenti riguardano la mancata dichiarazione di un contributo da cinque milioni di sterline ricevuto dall’imprenditore delle criptovalute Christopher Harborne.

Farage respinge le contestazioni e sostiene di non avere commesso irregolarità. Al termine dell’inchiesta potrebbe essere proposta una sanzione parlamentare. Un’eventuale sospensione che rientrasse nei casi previsti dalla legge potrebbe aprire la strada a una petizione di revoca: per provocare una nuova elezione suppletiva sarebbe necessaria la firma del 10% degli elettori del collegio.

Labour e Conservatori hanno sottolineato che la rielezione non chiude il caso. La presidente laburista Bridget Phillipson ha affermato che il risultato non cancella le questioni ancora aperte sui finanziamenti di Farage.

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La Groenlandia blocca le trivelle della compagnia vicina a Trump: mancano i permessi

Le autorità groenlandesi hanno fermato il progetto esplorativo di Greenland Energy nella regione protetta di Jameson Land. La società aveva portato attrezzature sull’isola senza tutte le autorizzazioni necessarie. Le perforazioni non potranno iniziare prima dell’inverno 2027.

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La Groenlandia ha imposto il rinvio delle trivellazioni programmate da Greenland Energy, compagnia petrolifera statunitense sostenuta da investitori e personalità vicine a Donald Trump.

La società aveva fatto arrivare a luglio alcune attrezzature sulla costa orientale dell’isola senza aver ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie. Le prime perforazioni esplorative sarebbero dovute iniziare nelle prossime settimane, ma il governo groenlandese ha stabilito che la procedura di valutazione non potrà essere completata in tempo.

Trivellazioni rinviate almeno al 2027

Le autorità dovranno esaminare l’impatto ambientale e sociale del progetto, previsto nella regione di Jameson Land. Si tratta di un’area umida protetta, popolata da specie rare di uccelli e da buoi muschiati dai quali dipendono anche le attività dei cacciatori locali.

Nella migliore delle ipotesi, le trivellazioni potrebbero cominciare durante l’inverno del 2027. Il rinvio smentisce le previsioni dell’inviato presidenziale statunitense Jeff Landry, secondo il quale il petrolio groenlandese avrebbe potuto entrare in produzione entro una decina di mesi.

È inoltre necessario distinguere tra perforazioni esplorative ed estrazione commerciale: anche l’eventuale individuazione di un giacimento non consentirebbe l’avvio immediato della produzione.

Il progetto da 60 milioni di dollari

Greenland Energy intende finanziare con circa 60 milioni di dollari le attività esplorative, ottenendo in cambio una partecipazione di maggioranza nel progetto. Il partner britannico 80 Mile possiede alcune licenze rilasciate prima del 2021, anno in cui la Groenlandia ha smesso di concedere nuovi permessi petroliferi per ragioni climatiche e ambientali.

L’amministratore delegato Robert Price sostiene che sotto Jameson Land potrebbero trovarsi riserve petrolifere dal valore di mille miliardi di dollari. Si tratta, però, di una stima della società non ancora dimostrata attraverso perforazioni.

Dopo lo stop, Greenland Energy ha dichiarato di voler rispettare le regole groenlandesi e utilizzare il rinvio per perfezionare il progetto e rafforzare i rapporti con le comunità locali.

La vicenda assume anche un significato geopolitico per le ripetute dichiarazioni di Trump sull’interesse statunitense verso la Groenlandia. Le autorità dell’isola ribadiscono però che lo sfruttamento delle risorse naturali deve sottostare alle leggi locali, indipendentemente dai legami politici o finanziari dei potenziali investitori.

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