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Tutti d’accordo sul titolo di Libero contro i terroni: non è giornalismo, è vergognoso

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All’alba, quando abbiamo letto la prima pagina di Libero, ci siamo fatti una grassa risata. Perché? Perchè è tale e tanto lo squallore e lo sconforto che emerge da certe idiozie propalate da quel giornale che la risata è l’unica arma per seppellire certo modo di raccontare il Paese che certe persone hanno nella loro testa. Una risata e una pernacchia. Perchè certa gente pure come razzista ha scarsa credibilità. E allora quello che ci è venuto in mente di dire è che quel titolo di Libero è concesso in Italia perchè il nostro è un Paese certamente democratico e sicuramente abitato da beoti. Perché ogni anno gli italiani tutti, compresi i terroni, regalano al giornale milanese Libero, posseduto dall’imprenditore Angelucci, qualcosa come 5 milioni di euro di finanziamento pubblico. Una cosa immorale. Ma Libero ha attirato, col suo sproloquio razzista su terroni, l’attenzione anche del mondo politico. Il primo ad occuparsi di Libero è stato Luigi Di Maio, capo politico del M5S.

“Libero, giornale finanziato con soldi pubblici, anche quelli dei terroni. Ecco la preziosa informazione da tutelare con i vostri soldi! Tranquilli abbiamo già iniziato a togliergliene da quest’anno e nel giro di 3 anni arriveranno a zero” ha scritto con ironia  Di Maio in un tweet che si conclude con un interrogativo: “L’Odg rimarrà di nuovo in silenzio?”. Di nuovo perché è recidivo Libero su terroni, neri, zingari, clandestini.

Interviene il sindacato dei giornalisti sul “titolo odierno di apertura, dedicato ai ‘terroni’ ai vertici delle istituzioni” e lo fa sostengo che “non può essere considerato una provocazione e neanche un divertissement. Senza voler invadere le competenze dell’Ordine dei giornalisti in materia deontologica, è semplicemente inaccettabile perchè in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione e anche con i principi della Carta di Roma, alla quale la Federazione nazionale della Stampa italiana ha aderito” sostengono in una nota, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi, che ritengono tuttavia “altrettanto inaccettabile l’esultanza del vicepremier Luigi Di Maio per il taglio del fondo per l’Editoria, che non colpira’ soltanto Libero, ma anche tante altre testate, assestando un colpo mortale al pluralismo dell’informazione e al mercato del lavoro”.

“Il titolo di Libero, l’organo che distribuisce le veline della Lega, è l’ultimo tassello della campagna diffamatoria, violenta e volgare contro il Mezzogiorno avviata ormai da molti mesi dal quotidiano” dice il senatore del Pd Salvatore Margiotta. Gli fa eco Leoluca Orlando, sindaco di Palermo definendo “vergognoso il titolo del quotidiano”. Vergognoso è lo stesso termine usato Stefano Fassina, deputato LeU.

 

 

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Trovata morta in casa il magistrato Laura Siani, era stata sostituto procuratore a Palermo fino a due mesi fa

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Nelle scorse ore, nella sua casa di Lecco in via Cavour, e’ stata trovata morta Laura Siani, sostituto procuratore arrivata in citta’ due mesi e mezzo fa dopo l’incarico alla procura di Palermo. Sul caso indagano i carabinieri. Gli inquirenti non escludono il gesto volontario che avrebbe portato il pm alla morte.

Sul posto si sono portati subito i Carabinieri di Lecco, con il tenente colonnello Claudio Arneodo e il capitano Alessio Zanella insieme all’ex procuratore capo Antonio Chiappani (trasferito nelle scorse settimane alla Procura di Bergamo) e i sostituti procuratori Andrea Figoni e Giulia Angeleri.  Originaria di Mandello del Lario, in provincia di Lecco, il magistrato era figlia del noto musicista Dino Siani, scomparso nel 2017 e noto al grande pubblico, nonché sorella di Giorgio Siani, ex sindaco di Mandello. Prima di arrivare a Lecco era stata in servizio a Palermo e prima ancora a Lodi. La salma è stata trovata la scorsa notte su segnalazione di un vicino di casa. Sono intervenuti il procuratore capo Antonio Chiappani con i suoi più stretti collaboratori e i carabinieri. Sono ancora in corso indagini per risalire alle esatte modalità e cause dell’accaduto

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Crolla un muro di contenimento, sepolti vivi due lavoratori: due morti estratti dalle macerie

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Colpa delle piogge e del sole cocente. Così una massa enorme di terra si è staccata dalla costa della collina ed ha colpito e ucciso due operai che lavoravano sotto. La tragedia si è consumata in un cantiere edile di Pianura, quartiere occidentale di Napoli, area ad altissima densità abitativa, spesso oggetto di speculazioni edilizie e lavori abusivi. A perdere la vita sono stati Ciro Petrucci, un 61enne del posto, ed un giovane immigrato, dall’apparente età di 20 anni, che però non è stato ancora identificato. Altri due stranieri che lavoravano nel cantiere sono rimasti illesi. E certamente loro potranno dire come sono andate le cose. I quattro stavano lavorando in un cantiere di via Archimede, dove si era provveduto alla ristrutturazione di un fabbricato. Una costruzione che si trova sulle pendici della collina, con un dislivello di alcuni metri rispetto alla costruzione confinante. E proprio lungo il confine, i quattro operai edili stavano realizzando un muretto di contenimento. La base era gia’ stata realizzata e poi mattone dopo mattone avrebbero dovuto raggiungere l’altezza di una decina di metri. Ma alle 12.30 e’ arrivata la morte. Una parte del costone si è staccata e per Petrucci ed uno degli operai stranieri non c’e’ stato nulla da fare. Sul posto sono giunti i carabinieri, gli uomini della polizia locale ed i vigili del fuoco che con un escavatore hanno dovuto rimuovere centinaia di metri cubi di terriccio prima di recuperare le due salme. I corpi erano uno accanto all’altro, sembravano abbracciati. Forse le sue vittime hanno capito del pericolo imminente ed hanno provato a stringersi per proteggersi. I parenti di Petrucci sono giunti poco dopo. Del giovane immigrato i carabinieri della compagnia di Bagnoli hanno preso gli effetti personali con la speranza che i suoi compagni di lavoro – nelle prossime ore e non appena si saranno ripresi dallo choc – potranno dire qualcosa in più. Petrucci, 61 anni, che viveva non lontano dal luogo della tragedia era solito collaborare per qualche lavoretto di edilizia in casa di vicini o di amici per arrotondare le sue entrate. Sposato, tre figli, da appena un paio di settimane era diventato nonno ed era ben voluto da tutti. Tocchera’ agli agenti della polizia locale la verifica sui titoli autorizzativi dei lavori mentre ai carabinieri presso il ministero del Lavoro l’accertamento sul rispetto delle norme sulla sicurezza.

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La prof d’inglese fece un figlio con il baby-alunno, condannata a sei anni e mezzo per violenza sessuale

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“Ho avuto solo un desiderio in questo anno di guai, dedicarmi a mio marito e ai miei due figli, cosa che ora posso fare con più distacco e tranquillità”. Così ha parlato la donna di 32 anni di Prato, che due anni fa ebbe un figlio da un ragazzo all’epoca dei fatti 13enne. A quel ragazzo avrebbe dovuto dare ripetizioni di inglese, e invece s’è vista invischiata in un processo per violenza sessuale su minore che l’è costata una condanna a 6 anni e sei mesi di carcere, invece dei sette anni chiesti dall’accusa. Si è chiusa così, per ora, in primo grado, una vicenda dolorosa nata dalle confessioni fatte ai genitori dal ragazzo. Un ragazzo che raccontò tutto di quella relazione con la sua insegnante d’ inglese e di essere addirittura il padre del secondo figlio della donna quando le pressioni della dona diventarono insopportabili. Così denunciò il ragazzo.


Per l’accusa era violenza sessuale su un ragazzo non ancora 14enne. Per la difesa una relazione di cui il giovanissimo era consapevole. Nella vicenda è rimasto coinvolto anche il marito della donna, accusato di alterazione di stato civile per essersi attribuito la paternità di un bambino che sapeva essere dell’allievo della moglie. Per lui la condanna ieri è stata a un anno e mezzo, contro i due anni chiesti dall’accusa.
Oggi sono tutti liberi, anche la donna, perché i domiciliari le sono stati revocati a fine febbraio. Per tutti è stato un processo difficile, data la delicatezza della storia.  Ora occorre attendere le motivazioni della sentenza, contro la quale hanno la difesa ha annunciato che sarà presentato appello. Fin d’ora comunque, senza misure cautelari e “senza i continui rinvii, senza essere continuamente ascoltata, lontana da una continua rivisitazione dei fatti che non rende sereno il clima familiare, la nostra assistita è finalmente tranquilla”, hanno aggiunto i legali della donna, gli avvocati Massimo Nistri e Mattia Alfano. La sentenza di condanna è stata emessa ieri dal giudice Daniela Migliorati al termine di un processo iniziato nel luglio scorso. Tutto era partito nel marzo 2019, dopo che il ragazzo, oggi 16enne, aveva raccontato ai genitori della relazione con la sua insegnante, operatrice socio sanitaria che il pomeriggio gli impartiva lezioni private d’inglese. Ai genitori il ragazzo aveva anche rivelato di essere il padre del secondo bambino della donna. Gli investigatori della polizia di Stato acquisirono informazioni, testimonianze, e soprattutto i telefoni della donna e del ragazzo, raccogliendo prove inoppugnabili, come le chat trovate sui telefoni del ragazzo e della sua insegnante. Il test del dna infine ha confermato con certezza la paternità del neonato. La Procura di Prato nel marzo scorso chiese e ottenne l’ arresto della donna ai domiciliari, conclusi nel febbraio scorso. Ora entrambe le famiglie coinvolte in questa storia avranno finalmente la serenità necessaria per superare la vicenda.

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