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Tumori e sigarette, l’allarme degli oncologi: un paziente su dieci continua a fumare dopo la diagnosi
In occasione della Giornata Mondiale Senza Tabacco, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica lancia un allarme: oltre il 10% dei pazienti oncologici continua a fumare nonostante la diagnosi. Gli oncologi chiedono che il supporto alla cessazione del tabagismo diventi parte integrante delle cure e rilanciano la proposta di aumentare il prezzo delle sigarette per contrastare soprattutto il fumo tra i giovani.
Ricevere una diagnosi di tumore non sempre basta a interrompere la dipendenza dal tabacco. Secondo i dati presentati dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) durante il congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology in corso a Chicago, oltre il 10% dei pazienti oncologici italiani continua a fumare anche dopo la scoperta della malattia.
Un dato che preoccupa la comunità scientifica perché il tabagismo continua a produrre effetti negativi anche durante e dopo le cure.
Per gli oncologi, smettere di fumare deve diventare parte integrante del percorso terapeutico e non una semplice raccomandazione.
I benefici arrivano già dopo pochi mesi
Le evidenze scientifiche richiamate dagli specialisti mostrano come interrompere il consumo di tabacco produca benefici rapidi e significativi.
Secondo gli esperti, bastano tre mesi di astinenza per ottenere una riduzione importante del rischio di mortalità nei pazienti oncologici.
L’abbandono delle sigarette migliora inoltre la risposta ai trattamenti, riduce la tossicità delle terapie e limita il rischio di complicanze durante il percorso clinico.
Non è mai troppo tardi per smettere di fumare, nemmeno dopo una diagnosi di tumore.
Lo studio americano su oltre 446 mila pazienti
Grande attenzione è stata riservata a uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, rivista scientifica ufficiale dell’ASCO.
La ricerca ha coinvolto circa 446 mila donne affette da tumore al seno inserite in programmi specifici per la cessazione del fumo.
I risultati evidenziano che il supporto strutturato aumenta in modo significativo le probabilità di abbandonare il tabacco.
Tra counseling individuale, corsi di gruppo, assistenza telefonica e terapie sostitutive della nicotina, la percentuale di cessazione è cresciuta in maniera rilevante.
Gli oncologi chiedono percorsi dedicati
Per Rossana Berardi è necessario portare in Italia modelli organizzativi già adottati con successo negli Stati Uniti.
L’obiettivo è creare percorsi strutturati che accompagnino i pazienti durante tutto il processo di disassuefazione.
Gli oncologi sottolineano inoltre la necessità di rafforzare la formazione dei medici affinché possano intervenire in modo più efficace nel contrasto alla dipendenza da nicotina.
L’assistenza alla cessazione del fumo deve diventare una componente stabile dell’assistenza oncologica.
La proposta di aumentare il prezzo delle sigarette
Accanto al sostegno terapeutico, la comunità scientifica continua a puntare anche su misure di prevenzione più incisive.
L’AIOM, insieme ad altre importanti fondazioni impegnate nella ricerca e nella prevenzione oncologica, ha promosso una proposta di legge di iniziativa popolare per aumentare di cinque euro il prezzo dei prodotti da fumo e da inalazione di nicotina.
Secondo gli organizzatori, sono già state raccolte oltre 51 mila firme, superando la soglia prevista per la presentazione della proposta al Parlamento.
La preoccupazione per i giovani fumatori
Una delle ragioni principali alla base della proposta riguarda la diffusione del fumo tra gli adolescenti.
Secondo i dati citati dagli oncologi, circa l’11% degli under 19 italiani fuma regolarmente e una quota significativa consuma quotidianamente almeno mezzo pacchetto di sigarette.
L’aumento dei prezzi viene considerato uno degli strumenti più efficaci per ridurre l’accesso al tabacco da parte dei giovani.
Diversi Paesi europei hanno già adottato strategie simili ottenendo risultati significativi nella riduzione del consumo.
Il tabacco resta uno dei principali nemici della salute
Nonostante i progressi della medicina e delle terapie oncologiche, il fumo continua a rappresentare uno dei più importanti fattori di rischio prevenibili per numerose forme di tumore.
Per questo gli specialisti insistono sulla necessità di agire contemporaneamente su prevenzione, assistenza e politiche pubbliche.
Ridurre il numero dei fumatori significa diminuire l’incidenza di molte malattie oncologiche e migliorare la qualità e l’aspettativa di vita di milioni di persone.
La battaglia contro il tabagismo, sottolineano gli oncologi, resta una delle sfide sanitarie più importanti dei prossimi anni.
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Affari Tuoi, amara beffa per Gabriella da Messina: sfumano i 300mila euro e anche il gioco delle Regioni
Gabriella, concorrente di Messina, esce da Affari Tuoi a mani vuote dopo una partita iniziata bene e conclusa con una doppia beffa. Eliminati i pacchi più ricchi nel finale, la siciliana non trova nemmeno la Regione fortunata nel gioco conclusivo.
Una serata iniziata con il sorriso e conclusa con una grande delusione. È quella vissuta da Gabriella, concorrente di Messina protagonista della nuova puntata di Affari Tuoi, il popolare game show di Rai Uno condotto da Stefano De Martino.
Gabriella, mamma di due figlie, Greta e Carlotta, ha giocato insieme alla sorella Rosy. Le due lavorano nell’azienda di famiglia che opera nel settore della nautica e hanno conquistato il pubblico con simpatia e spontaneità.
Una partenza promettente
La partita è cominciata sotto il segno della prudenza. I primi pacchi aperti, con la partecipazione di Herbert Ballerina, hanno eliminato soprattutto cifre basse.
La situazione favorevole ha spinto il Dottore a formulare una prima offerta da 37mila euro, rifiutata da Gabriella che ha deciso di proseguire il gioco inseguendo premi più importanti.
Il finale cambia tutto
Le due sorelle siciliane sono arrivate a sei pacchi dalla conclusione con una situazione ancora aperta: tre pacchi blu e tre rossi, tra cui il più ambito, quello da 300mila euro.
Sembrava una partita ancora tutta da giocare, ma il finale ha preso una piega sfavorevole. I pacchi più ricchi sono progressivamente usciti dal tabellone, facendo svanire le speranze di un colpo grosso.
La partita si è così conclusa senza premi, costringendo Gabriella a tentare la sorte nel gioco delle Regioni fortunate.
La beffa delle Regioni fortunate
Nel gioco finale la concorrente messinese ha scelto come prima opzione la Puglia, puntando al premio da 100mila euro.
Per il secondo tentativo, quello da 50mila euro, ha indicato la Valle d’Aosta.
Ma la Regione fortunata estratta era la Toscana.
Una scelta mancata che ha completato una serata sfortunata e lasciato Gabriella senza alcuna vincita.
Applausi nonostante la sconfitta
Nonostante il risultato finale, Gabriella e Rosy hanno ricevuto l’affetto del pubblico in studio e l’incoraggiamento di Stefano De Martino.
Da una possibile corsa verso i 300mila euro all’uscita senza premi: Affari Tuoi ha regalato ancora una volta una partita ricca di emozioni e colpi di scena, con una protagonista che ha saputo affrontare la delusione con il sorriso.
In Evidenza
Sinner al San Raffaele per accertamenti dopo il malore di Parigi: cresce l’attesa per Wimbledon
Jannik Sinner si è sottoposto a una serie di accertamenti all’ospedale San Raffaele di Milano dopo il malore accusato durante il Roland Garros. Il numero uno del mondo dovrebbe lasciare la struttura già in serata.
Jannik Sinner è tornato sotto osservazione medica per approfondire le cause del malore che lo aveva colpito durante il Roland Garros. Il numero uno del tennis mondiale si è presentato questa mattina all’ospedale San Raffaele di Milano per sottoporsi a una serie di accertamenti specialistici.
Il tennista altoatesino si trova nel Padiglione Diamante della struttura sanitaria milanese e, secondo le informazioni disponibili, dovrebbe lasciare l’ospedale già in serata dopo il completamento degli esami programmati.
Il malore durante il Roland Garros
L’episodio che ha portato agli approfondimenti medici risale al 28 maggio, durante il torneo del Roland Garros.
In quell’occasione Sinner aveva accusato un improvviso malessere che aveva destato preoccupazione tra tifosi, addetti ai lavori e componenti del suo staff.
Nonostante il problema fisico, il campione azzurro era riuscito a proseguire il proprio percorso agonistico, ma i medici hanno successivamente ritenuto opportuno programmare ulteriori controlli per chiarire l’origine dell’episodio.
Accertamenti programmati
Al momento non sono stati diffusi dettagli ufficiali sulla natura degli esami ai quali il tennista si sta sottoponendo.
Fonti vicine all’ambiente sportivo parlano di controlli approfonditi e programmati, effettuati a scopo precauzionale per verificare le condizioni generali dell’atleta e scongiurare eventuali criticità.
Non risultano al momento indicazioni di emergenze cliniche o di particolari aggravamenti delle condizioni di salute del giocatore.
La scelta di effettuare gli accertamenti in una delle principali strutture ospedaliere italiane conferma tuttavia l’attenzione con cui viene seguito il caso.
Attesa per il ritorno in campo
L’interesse attorno alle condizioni di Sinner è legato soprattutto ai prossimi impegni agonistici del numero uno del ranking ATP.
L’obiettivo principale resta Wimbledon, appuntamento nel quale l’azzurro sarà tra i principali favoriti per la vittoria finale.
Lo staff tecnico e medico sta monitorando attentamente la situazione per garantire che il giocatore possa affrontare il torneo londinese nelle migliori condizioni possibili.
La prudenza prima di Wimbledon
Nel tennis moderno la gestione fisica degli atleti rappresenta un elemento decisivo quanto la preparazione tecnica.
Sinner arriva da mesi particolarmente intensi, caratterizzati da numerosi incontri ad altissimo livello e da un calendario estremamente impegnativo.
Per questo motivo ogni segnale proveniente dal suo organismo viene valutato con la massima attenzione.
L’attesa ora è tutta per l’esito degli accertamenti del San Raffaele, che potrebbero fornire indicazioni più precise sulle cause del malore accusato a Parigi e sul programma di preparazione in vista della stagione sull’erba.
Tifosi in attesa di notizie
La presenza del campione italiano nella struttura milanese ha immediatamente acceso l’attenzione dei tifosi e dei media.
Sinner resta infatti uno degli sportivi più seguiti d’Italia e ogni aggiornamento sulle sue condizioni viene seguito con particolare interesse.
Se gli esami confermeranno l’assenza di problemi significativi, il numero uno del mondo potrà riprendere regolarmente il percorso di avvicinamento a Wimbledon, dove punta a confermare il proprio ruolo di protagonista assoluto del tennis internazionale.
Esteri
Iran, Pezeshkian: «Non abbandoniamo né la battaglia né il negoziato»
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian afferma che Teheran non rinuncerà né alla difesa militare né al dialogo diplomatico. «Difenderemo i diritti della nazione e non arretreremo davanti alle minacce», ha scritto su X.
L’Iran tiene aperti contemporaneamente il fronte militare e quello diplomatico. Il presidente Masoud Pezeshkian ha affermato che Teheran non ha abbandonato né il campo di battaglia né il tavolo dei negoziati, rivendicando il diritto del Paese a difendersi senza rinunciare alla ricerca di una soluzione politica.
«Difenderemo con forza i diritti della nazione e non ci tireremo indietro di fronte ad alcuna minaccia», ha scritto il presidente iraniano in un messaggio pubblicato su X.
Diplomazia e difesa come pilastri nazionali
Pezeshkian ha definito la diplomazia e la difesa come i due pilastri del potere nazionale iraniano.
Secondo il presidente, il dialogo non deve essere interpretato come un segnale di debolezza, così come la risposta militare non esclude la possibilità di proseguire i negoziati.
La linea indicata è quella di mantenere contemporaneamente la capacità di reagire alle minacce e la disponibilità a discutere un’intesa che tuteli gli interessi di Teheran.
Il messaggio dopo gli attacchi contro Israele
Le parole di Pezeshkian arrivano dopo una nuova escalation tra Iran e Israele, segnata dal lancio di missili iraniani e dalle operazioni militari israeliane contro obiettivi collegati a Teheran.
L’Iran sostiene di avere risposto agli attacchi contro le proprie infrastrutture e contro i suoi alleati nella regione. Israele considera invece le operazioni iraniane una minaccia diretta alla propria sicurezza.
Entrambe le parti hanno successivamente annunciato una temporanea interruzione degli attacchi, ma la tregua resta fragile e subordinata al comportamento dell’avversario.
I negoziati e il nodo nucleare
Parallelamente al confronto militare, proseguono i tentativi di raggiungere un’intesa tra Iran e Stati Uniti.
Al centro dei colloqui restano il programma nucleare iraniano, la richiesta di Teheran di ottenere la revoca delle sanzioni e le garanzie richieste da Washington sulla mancata produzione di armi atomiche.
L’Iran afferma che il proprio programma nucleare ha esclusivamente finalità civili e rivendica il diritto all’arricchimento dell’uranio nei limiti previsti dagli accordi internazionali.
Gli Stati Uniti e Israele chiedono invece controlli più stringenti e garanzie considerate verificabili.
Teheran non vuole apparire debole
La dichiarazione di Pezeshkian risponde anche all’esigenza interna di mostrare che l’apertura diplomatica non comporta una rinuncia alla difesa degli interessi nazionali.
Una parte dell’apparato politico e militare iraniano guarda con diffidenza ai negoziati con Washington e teme che eventuali concessioni possano essere interpretate come una sconfitta.
Il presidente cerca quindi di tenere insieme la linea del dialogo e quella della fermezza, presentandole come strumenti complementari e non contrapposti.
Una tregua ancora precaria
Il futuro dei negoziati dipenderà anche dall’evoluzione militare in Israele, Iran e Libano.
Ogni nuovo attacco potrebbe interrompere il percorso diplomatico e riaprire una fase di confronto diretto, con conseguenze sull’intero Medio Oriente e sui mercati energetici internazionali.
Le parole di Pezeshkian confermano che Teheran intende restare al tavolo, ma senza rinunciare alla possibilità di reagire militarmente. Una strategia fondata sull’equilibrio tra negoziato e deterrenza, mentre la regione continua a muoversi sul filo di una nuova escalation.


