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Salute

Tumori al seno, in Campania è un emergenza: 3.300 donne sono in cura

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Si è tenuto a Napoli un incontro istituzionale per discutere del futuro della gestione del tumore al seno in Regione Campania. Protagonisti della giornata organizzata da Mapcom Consulting e promossa con il contributo non condizionante di Gilead Sciences, sono stati, oltre ad associazioni pazienti e clinici di riferimento, le istituzioni regionali e i parlamentari nazionali attivi in sanità e provenienti dalla Regione Campania. I parlamentari nazionali, eletti in Regione Campania, e le autorità intervenute hanno voluto sostenere l’urgenza di mettere in atto ogni possibile strategia per migliorare la gestione della patologia e delineare le prospettive future di cura per questa ampia fetta di popolazione. In questo contesto, la Regione Campania si candida a capofila nell’erogazione delle migliori innovazioni terapeutiche, come la classe degli anticorpi farmaco-coniugati, per consentire alle pazienti affette da tumore al seno metastatico, spesso prive di alternativa terapeutica, una possibilità di cura. La Campania è stata tra le prime Regioni in Italia ad impostare un percorso di diagnosi e cura per le donne con tumore alla mammella. Già alcuni anni fa, con decreto numero 19 del 5 marzo 2018, la Campania approvava azioni mirate per la gestione del tumore alla mammella attraverso un percorso di screening senologico e di cura per tutti gli stadi della malattia. Nel 2020, nel nostro Paese sono state stimate 55mila nuove diagnosi di tumore al seno, circa il 7% è metastatico all’esordio e si stima che circa il 20% sviluppi metastasi nei cinque anni successivi alla diagnosi. Oggi in Italia si contano più di 37mila persone con tumore della mammella metastatico, di cui il 15% con forma triplo negativa. Questa forma è caratterizzata da cellule in cui non è presente nessuna delle 3 proteine – ovvero il recettore dell’estrogeno (ER), il recettore del progesterone (PR) e il recettore 2 per il fattore di crescita epidermico umano (HER2). Se una diagnosi di tumore al seno è sempre traumatica, nel caso del carcinoma mammario metastatico triplo negativo subentrano fattori clinici e psicologici che rendono molto complicato l’accettazione e confronto con la malattia.

“La nostra associazione da anni è fortemente impegnata in campagne di sensibilizzazione sul tumore al seno metastatico e nella tutela di chi ne soffre – ha dichiarato Loredana Pau, vicepresidente e coordinatrice associazioni Europa donna Italia -. C’è un’attenzione spiccata da parte della Regione Campania alla salute delle donne con questa forma di tumore, ed è in particolare rivolta allo sviluppo di studi clinici ad hoc. L’obiettivo è di garantire terapie innovative anche alle pazienti affette dalla forma più aggressiva di tumore metastatico del seno”. La situazione regionale di eccellenza che era possibile vantare ante-Covid 19 ha subìto un ridimensionamento a causa dell’emergenza pandemica che ha visto in Campania, come in tutta Italia, una riduzione delle diagnosi di tumore e un impatto negativo sulla gestione dei controlli ospedalieri e dei trattamenti. A quattro anni dall’emanazione del decreto 19/2018, appare opportuno fare il punto sull’effettivo stato di implementazione di tali percorsi sul territorio. Data l’evidente necessità di recuperare il gap che si è venuto a creare a causa dell’effetto pandemia, i rappresentanti delle istituzioni si sono uniti nel prospettare la risoluzione delle difficoltà in atto e un impegno concreto nel mettere a disposizione nuove opzioni terapeutiche. “La pandemia – ha commentato Michela Rostan, vicepresidente XII commissione Affari sociali, Camera dei Deputati – ha provocato ritardi diagnostici molto significativi in ambito oncologico. Visite e controlli posticipati comportano di conseguenza un ritardo nell’accesso alle cure e nell’avvio dei trattamenti più innovativi, che potrebbero salvare o migliorare la qualità di vita delle pazienti. Nel mio ruolo di parlamentare, da tempo porto all’attenzione dei colleghi l’importanza, in termini di salute pubblica, dell’innovazione farmaceutica. Durante questa legislatura sono stati raggiunti traguardi importanti, quale l’unificazione e l’incremento dei fondi per le terapie innovative, che permettono di non gravare ulteriormente sulla disponibilità di fondi sanitari locali. Tra le battaglie che continuerò a portare avanti vi è l’abbattimento della temporaneità del criterio di innovatività, che oggi ha una durata di 36 mesi. Questo al fine di assicurare ai pazienti la disponibilità di opzioni terapeutiche innovative e salvavita senza termini di scadenza”.

“La Campania è stata la prima Regione in Italia ad approvare, nel 2005, la legge sulle Breast Unit, e io stesso nel 2006 presentai la prima proposta di legge in Parlamento sulle Breast Unit. – ha ricordato Tommaso Pellegrino, consigliere regionale della Campania -. La creazione di questi percorsi dedicati, che prevedono una presa in carico medica e psicologica delle pazienti, ha costituito non solo motivo di orgoglio, ma è stata anche un’ulteriore dimostrazione della nostra eccellenza come Regione nell’approccio integrato e multidisciplinare. Ci impegneremo per mettere a disposizione ogni nuova opzione terapeutica che possa dare speranza alle donne per le quali non ci sono altre alternative. Come Regione dobbiamo poter assumere il ruolo di apripista integrando anche queste recenti innovazioni”. In Regione Campagna si possono contare oltre 3.300 casi di tumore alla mammella. Di questa popolazione circa il 9-10% sviluppa un tumore di tipo metastatico triplo negativo, ovvero circa 330 pazienti in tutta la Regione. “La definizione di “metastatico triplo negativo” indica una forma particolarmente aggressiva, che diverse ricerche epidemiologiche hanno evidenziato essere più comune nelle donne sotto i 50 anni e che al momento deve essere affrontata soprattutto con la chemioterapia. – ha spiegato Ferdinando Riccardi, direttore Uoc Oncologia del Cardarelli -. A quest’ultima può essere associata l’immunoterapia in quel 40-50% di carcinomi in cui viene identificata come bersaglio terapeutico la proteina PD-L1, mentre in alcune situazioni diventa necessario il ricorso alla radioterapia e alla chirurgia. Oggi abbiamo a disposizione una nuova opzione con anticorpi farmaco-coniugati che sono indicati per le pazienti senza ulteriori opzioni”. Garantire una presa in carico integrata e un migliore accesso all’innovatività vuol dire anche porre un freno alla migrazione sanitaria, fenomeno che ancora oggi è molto frequente in Regione Campania. Questo è un punto su cui le associazioni pazienti e gli esperti hanno insistito particolarmente. Sottolineando come spesso le pazienti che non riescono ad accedere a determinati esami, trattamenti e terapie tendono a cercare questi servizi in altre Regioni. Per rispondere a questa difficoltà, tutti gli stakeholder campani presenti all’evento hanno affermato il proprio impegno per favorire una migliore gestione della patologia.

Il confronto ha evidenziato una convergenza d’intenti intorno ad una univoca direzione, quella della tutela delle pazienti più fragili e con limitate alternative terapeutiche. Abbiamo assistito ad un coro di rassicurazioni sulla messa in campo di sforzi congiunti che conducano rapidamente alla concreta disponibilità delle terapie innovative su tutto il territorio, confermando così la Regione Campania come capofila nella gestione del tumore alla mammella in Italia. “Tra gli elementi cardine di una presa in carico integrata e continuativa per le donne con tumore al seno, soprattutto in fase avanzata, ci sono – ha concluso Marcella Marletta, consigliera Federazione associazioni volontariato oncologico – la rete delle Breast Unit, una presa in carico multidisciplinare e l’accesso a trattamenti avanzati. Nella nostra lunga esperienza associativa abbiamo avuto modo di riscontrare che una delle preoccupazioni maggiori dei pazienti sia quella di non poter accedere a farmaci salvavita che aumentano la sopravvivenza e in alcuni casi rappresentano l’unica cura o possibilità di miglioramento della qualità di vita, in assenza di valide alternative terapeutiche. Questo è anche il caso delle donne con tumore al seno metastatico triplo negativo per le quali però ora è disponibile una nuova classe di farmaci. La Regione Campania ha dimostrato grande disponibilità ad abbattere eventuali barriere o ostacoli all’accesso e noi, come F.A.V.O, siamo pronti a collaborare ad ogni livello per poter raggiungere questo traguardo quanto prima”.

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Influenza: in Usa 6 milioni di casi e quasi 3mila morti

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Gli Stati Uniti sono alle prese con un inizio di stagione influenzale particolarmente virulento: nell’ultima settimana, secondo la rilevazione periodica dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), in quasi tutto il Paese l’intensità delle sindromi simil-influenzali è classificata come alta o molto alta. In poco più di un mese sono 6,2 milioni gli americani che hanno contratto l’infezione, 53mila quelli ricoverati e 2.900 quelli deceduti; tra questi 12 bambini. Oltre alla particolare intensità, la stagione è finora caratterizzata da un numero molto alto di ricoveri. Complessivamente, nella scorsa settimana 11,3 persone ogni 100mila sono finite in ospedale a causa dell’influenza: si tratta del tasso più alto registrato in questa settimana dell’anno dal 2010-2011, quando i ricoveri erano oscillati tra lo 0,1 e l’1,4 casi per 100mila. A necessitare del ricovero sono soprattutto gli over-65 (25,9 casi per 100mila) seguiti dai bambini con meno di 4 anni (20,7). Tra i virus influenzali circolanti, quelli di tipo A sono preponderanti con oltre il 99% dei casi. In particolare, tre quarti dei contagi sono causati dal virus A/H3N2.

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Obesità, in Italia troppi chili per 46% adulti e 26% bimbi

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In Italia più di 25 milioni di persone sono obese o in sovrappeso. In pratica il 46% degli adulti (oltre 23 milioni) e il 26,3% dei bambini e adolescenti tra i 3 e i 17 anni (2,2 milioni). È quanto emerge dal 4/o Italian Barometer Obesity Report, riferito all’anno 2021, presentato oggi e realizzato da IBDO Foundation in collaborazione con Istat, Coresearch e Bhave e con il contributo non condizionato di Novo Nordisk. Oltre ai dati, a preoccupare gli esperti è il fatto che una larga quota di italiani non riconosca di avere un problema di peso: l’11,1% degli adulti con obesità e il 54,6% degli adulti in sovrappeso ritiene di essere normo peso e ben il 40,3% dei genitori di bambini in sovrappeso o obesi considera i propri figli sotto-normo peso.

Dal Report emergono differenze di genere (fra gli adulti l’11,1% delle donne è obeso contro il 12,9% degli uomini; tra i bambini e gli adolescenti il 23,2% delle femmine in eccesso di peso contro il 29,2% dei maschi) e territoriali a svantaggio del Sud e Isole, dove rispettivamente il 31,9% e il 26,1% dei bambini e degli adolescenti è in eccesso di peso rispetto al 18,9% al Nord-Ovest, al 22,1% al Nord-Est e al 22% al Centro. Le diseguaglianze territoriali si confermano anche tra gli adulti, con un tasso di obesità che varia dal 14% al Sud e 13,6% nelle Isole, al 12,2% del Nord Est, al 10,5% del Nord-Ovest e Centro.

Sottovalutare le cause e le conseguenze dell’obesità porta a complicanze, come lo sviluppo di problemi di salute mentale, disturbi cardiaci, diabete di tipo 2, nonché alcuni tumori e problemi a scheletro e articolazioni. “Si stima – spiega Paolo Sbraccia, vicepresidente IBDO Foundation e professore ordinario di Medicina Interna dell’Università di Roma Tor Vergata – che questa malattia causi il 58% dei casi di diabete tipo 2, il 21% dei casi di cardiopatia ischemica e fino al 42% di alcuni tumori e porta a circa 57mila morti annuali solo nel nostro Paese”.

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Tumori gastrointestinali, ok da Aifa a nuove immunoterapie

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L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha dato il via libera alla rimborsabilità del farmaco immunoterapico nivolumab nel trattamento di prima linea dell’adenocarcinoma dello stomaco, della giunzione gastro-esofagea e dell’esofago. Ok dell’Aifa anche alla duplice immunoterapia, nivolumab più ipilimumab, in alcune tipologie di cancro del colon-retto metastatico che non rispondono più alla chemio. “Il carcinoma del colon-retto fa registrare ogni anno in Italia quasi 44mila nuovi casi”, afferma Ferdinando De Vita, direttore del dipartimento Medicina di Precisione e professore di Oncologia Medica all’Università della Campania Vanvitelli di Napoli. “Per il cancro dello stomaco e dell’esofago si stimano rispettivamente 14.500 e 2.400 nuove diagnosi ogni anno”. “Gli adenocarcinomi gastroesofagei, in fase avanzata o metastatica, ricevono lo stesso trattamento sistemico con la chemioterapia e per oltre 20 anni non ci sono stati progressi, specie nelle forme HER2 negative. Oggi possiamo offrire ai pazienti un’opzione efficace, costituita dall’immunoterapia con nivolumab in combinazione con la chemioterapia che, come evidenziato nello studio CheckMate -649, è in grado di migliorare in modo significativo sia la sopravvivenza globale sia quella libera da progressione”, spiega Stefano Cascinu, direttore del dipartimento di Oncologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano e professore di Oncologia Medica all’Università Vita-Salute San Raffaele. Il farmaco può essere usato nei pazienti con tumori HER2 negativi e con punteggio CPS, che misura i livelli della proteina PD-L1, maggiore di 5. Importante anche l’approvazione della doppia immunoterapia nel colon-retto metastatico a elevata instabilità dei microsatelliti o deficit di riparazione del mismatch, dopo una precedente chemioterapia a base di fluoropirimidine. “Nello studio CheckMate -142, la duplice immunoterapia ha dimostrato un miglioramento significativo del tasso di risposta obiettiva, ma – ancor più rilevante – ha portato a una sopravvivenza a 4 anni nel 70% dei pazienti, quando l’atteso, in un contesto simile di pazienti con malattia pretrattata, non selezionati molecolarmente che non hanno ricevuto immunoterapia, è del 25% a un anno”, sottolinea Sara Lonardi, direttore dell’Oncologia 3 all’Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova.

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