Salute
Tumore utero, rischio sale in chi usa liscianti per capelli
L’uso di prodotti liscianti per capelli è legato a un aumento del rischio di ammalarsi di cancro dell’utero nel corso della vita, che può essere più che doppio nel caso di utilizzo frequente. È l’allarme che arriva da uno studio coordinato dal National Institute of Environmental Health Sciences americano e pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute. La frequenza del cancro dell’utero è aumentata costantemente negli ultimi due decenni. “È stato ipotizzato che i composti estrogenici sintetici, come gli interferenti endocrini, possano contribuire al rischio di cancro uterino”, scrivono i ricercatori. Da qui l’attenzione per alcuni prodotti per capelli, che potrebbero rappresentare “una delle modalità di esposizione dominante agli interferenti endocrini”, spiegano. Lo studio ha coinvolto quasi 35 mila donne tra i 35 e i 74 anni, già incluse in un progetto di ricerca (Sister Study) iniziato nel 2003. Nel corso di questo periodo, 378 si sono ammalate di cancro all’utero. Tuttavia, tra quante avevano usato prodotti liscianti per capelli nel precedente anno il rischio di sviluppare la neoplasia è risultato dell’80% più alto rispetto a chi non ne aveva fatto uso per niente. Il rischio era ancora più alto nelle utilizzatrici frequenti, vale a dire quante ricorrevano ai prodotti liscianti in media 4 volte all’anno: in tal caso le probabilità di sviluppare il cancro erano 2,55 volte più alte rispetto a chi non faceva uso dei prodotti. “Abbiamo stimato che, entro i 70 anni, sviluppa il cancro uterino l’1,64% delle donne che non hanno mai usato liscianti per capelli; ma per chi ne fa un uso frequente, il rischio sale al 4,05%”, ha affermato la coordinatrice dello studio Alexandra White. “Questo raddoppio è preoccupante. Tuttavia, è importante contestualizzare queste informazioni: il cancro dell’utero è un tipo di cancro relativamente raro”, conclude White.
Salute
Malati cronici, il costo della salute pesa sulle famiglie: uno su tre rinuncia a vacanze e spese importanti
Le malattie croniche pesano sempre di più sulle famiglie: il 37% rinuncia a vacanze o acquisti per pagare visite ed esami. Cresce il ricorso alla sanità privata.
Le malattie croniche hanno un impatto sempre più significativo sui bilanci familiari. Secondo un’indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio Sanità di UniSalute, il 37% delle persone affette da patologie croniche ha rinunciato nell’ultimo anno a vacanze, cene fuori o acquisti importanti pur di sostenere i costi di visite mediche ed esami.
Il dato evidenzia come la gestione continuativa di queste patologie comporti una pressione economica crescente per molti cittadini, spesso costretti a ridefinire le proprie priorità di spesa per garantire la continuità delle cure.
Visite frequenti e ricorso alla sanità privata
La necessità di controlli costanti è uno dei principali fattori che incide sul budget delle famiglie. Nel 40% dei casi, infatti, il monitoraggio delle malattie croniche richiede visite specialistiche regolari.
Quasi la metà delle persone coinvolte nell’indagine, il 46%, ha dichiarato di aver effettuato numerose visite specialistiche negli ultimi dodici mesi, spesso anche più di quattro, perché previste nel proprio percorso di cura. Proprio per la difficoltà di rinviare questi controlli, molti pazienti si trovano costretti a sostenere costi significativi tra esami diagnostici e farmaci.
In questo contesto cresce anche il ricorso alla sanità privata: il 38% di chi ha dovuto effettuare visite o esami specialistici per patologie croniche si è rivolto almeno in parte a strutture private.
Controlli ridotti per costi e liste d’attesa
Non tutti i pazienti riescono però a sostenere il peso economico delle cure. Il 13% delle persone intervistate ha dichiarato di aver ridotto il numero delle visite negli ultimi dodici mesi.
La principale motivazione riguarda il costo delle prestazioni, indicato dal 40% del campione. Un altro elemento rilevante è rappresentato dai tempi di attesa del sistema sanitario pubblico, segnalati dal 46% di chi ha ridotto controlli ed esami.
A questi fattori si aggiunge la necessità di assistenza da parte di familiari o altre persone per quasi un paziente su quattro, pari al 22%, una condizione che contribuisce ad aumentare ulteriormente le spese legate alla gestione della malattia.
Le patologie croniche più diffuse
Tra le patologie croniche più diffuse emergono l’ipertensione arteriosa, che riguarda il 44% dei pazienti coinvolti nell’indagine, seguita da osteoporosi e artrosi con il 32%.
Il diabete interessa il 28% del campione, mentre le malattie cardiovascolari coinvolgono il 27% delle persone intervistate.
Telemonitoraggio ancora poco diffuso
In uno scenario segnato da costi elevati e controlli frequenti, una possibile risposta può arrivare dai servizi di telemonitoraggio sanitario. Nonostante il loro potenziale, questi strumenti restano ancora poco utilizzati.
Solo l’8% dei pazienti affetti da patologie croniche dichiara di utilizzarli. Tuttavia, tra chi li adopera, l’89% riconosce l’utilità di questi servizi nel monitoraggio della propria condizione di salute.
Il principale ostacolo alla diffusione sembra essere la scarsa conoscenza: il 58% degli intervistati afferma di non conoscere affatto questi strumenti, spesso semplicemente perché non sono mai stati consigliati da medici o operatori sanitari.
Salute
Stress cronico e sonno alterato aumentano il rischio di ictus
Stress cronico e alterazioni del sonno aumentano il rischio di ictus. Gli esperti spiegano come ipertensione, apnea notturna e sonnolenza diurna possano favorire eventi cerebrovascolari.
Le persone esposte a stress cronico presentano una maggiore incidenza di ipertensione e di eventi cardiovascolari, due dei principali fattori di rischio per l’ictus cerebrale. L’allarme arriva dall’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale A.L.I.Ce. Italia Odv in vista della Settimana Mondiale del Cervello in programma dal 15 al 22 marzo.
Lo stress persistente non deve essere considerato soltanto un problema emotivo o psicologico. Secondo gli specialisti si tratta infatti di uno stimolo biologico continuo che, nel tempo, altera l’equilibrio del sistema cardiovascolare. Se queste alterazioni si protraggono a lungo, la probabilità di sviluppare eventi cerebrovascolari aumenta in modo significativo.
Il ruolo della qualità del sonno
Un altro fattore determinante riguarda la qualità del sonno. Dormire troppo poco oppure troppo a lungo può incidere sul rischio di ictus. Gli studi indicano che un riposo inferiore alle cinque o sei ore per notte, così come un sonno superiore alle otto o nove ore, è associato a una maggiore probabilità di sviluppare patologie cerebrovascolari.
Particolare attenzione è rivolta all’apnea ostruttiva del sonno, una condizione caratterizzata da ripetute pause respiratorie durante il riposo notturno. Questo disturbo provoca episodi di ipossia intermittente e improvvise oscillazioni della pressione arteriosa che nel tempo determinano un progressivo danno dei vasi sanguigni. Le persone affette da apnea ostruttiva del sonno presentano un rischio di ictus circa doppio rispetto alla popolazione che non ne soffre.
Sonnolenza diurna e segnali da non sottovalutare
Negli ultimi anni la ricerca si è concentrata anche sul sonno diurno. In particolare sulle cosiddette pennichelle lunghe e non intenzionali. Uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Sleep Medicine Reviews e condotto su oltre seicentomila persone, tra cui circa sedicimila colpite da ictus, ha evidenziato che i riposi diurni superiori ai novanta minuti sono associati a un aumento del rischio fino all’80 per cento rispetto a chi non dorme durante il giorno.
Il rischio risulta ancora più elevato quando i sonnellini sono involontari o non programmati. La sonnolenza diurna frequente può infatti rappresentare il segnale di un sonno notturno non ristoratore o della presenza di disturbi come l’apnea ostruttiva del sonno.
Prevenzione e attenzione ai segnali del corpo
L’ictus si manifesta spesso in modo improvviso, ma i fattori di rischio si costruiscono nel tempo. Per questo gli specialisti sottolineano l’importanza di riconoscere e interpretare alcuni segnali che possono apparire banali, come la stanchezza persistente o la tendenza ad addormentarsi durante il giorno.
Prestare attenzione alla qualità del sonno, ridurre i livelli di stress e intervenire precocemente sui disturbi respiratori notturni rappresenta una delle strategie più efficaci per ridurre il rischio di ictus e proteggere la salute cardiovascolare.
In Evidenza
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