Napoli
Tumore al seno, a Napoli il progetto che punta sulla prevenzione e sugli stili di vita
ALTS presenta a Napoli “Benessere donne in movimento”, il progetto dedicato alla prevenzione primaria del tumore al seno attraverso attività fisica, alimentazione equilibrata e maggiore consapevolezza. La conferenza stampa si terrà mercoledì 10 giugno a Palazzo San Giacomo.
Muoversi di più, mangiare meglio e sottoporsi regolarmente ai controlli può ridurre il rischio e consentire di individuare prima il tumore al seno. Parte da questa consapevolezza “Benessere donne in movimento”, il nuovo progetto dell’Associazione per la lotta ai tumori del seno, fondata a Napoli dal chirurgo oncologo Giuseppe D’Aiuto.
L’iniziativa sarà presentata mercoledì 10 giugno, alle 12.30, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, con l’obiettivo di promuovere tra le donne uno stile di vita più sano e una maggiore attenzione alla prevenzione.
Il tumore più diffuso tra le donne
Il carcinoma mammario resta la neoplasia diagnosticata più frequentemente nella popolazione femminile italiana, con decine di migliaia di nuovi casi ogni anno.
Sedentarietà, sovrappeso, consumo di alcol e abitudini alimentari poco equilibrate rientrano tra i fattori sui quali è possibile intervenire. Non tutti i tumori al seno possono essere evitati, perché incidono anche età, familiarità, caratteristiche genetiche e fattori ormonali, ma uno stile di vita corretto contribuisce a ridurre il rischio complessivo.
La prevenzione primaria non sostituisce gli screening e i controlli clinici, ma rappresenta uno strumento ulteriore per proteggere la salute.
Diagnosi precoce e sopravvivenza
Accanto alle corrette abitudini quotidiane resta decisivo il ruolo della diagnosi precoce. Mammografia, visita senologica ed eventuali ulteriori accertamenti indicati dagli specialisti permettono di riconoscere molte lesioni quando sono ancora in una fase iniziale.
In Italia la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di tumore della mammella è pari a circa l’86%, un risultato legato ai progressi delle cure, alla maggiore efficacia dei percorsi multidisciplinari e alla possibilità di intervenire tempestivamente.
Persistono, tuttavia, forti differenze territoriali nell’adesione agli screening, soprattutto tra il Nord e il Mezzogiorno.
La missione dell’ALTS
L’ALTS opera da anni nella prevenzione oncologica femminile attraverso campagne informative e migliaia di visite specialistiche gratuite.
Dopo il lavoro sulla prevenzione secondaria, l’associazione intende ora rafforzare gli interventi alla radice, promuovendo alimentazione equilibrata, attività fisica e controllo del peso.
Il progetto è risultato tra i quattro vincitori del premio “Semi di bene”, promosso dal Centro di servizio per il volontariato di Napoli e da UniCredit.
Passeggiate, bicicletta e laboratori di cucina
“Benessere donne in movimento” prevede attività concrete e accessibili: passeggiate a piedi, percorsi in bicicletta, esercizi seguiti da professionisti e laboratori di cucina dedicati alla preparazione di piatti sani.
L’obiettivo non è proporre sacrifici o regimi alimentari improvvisati, ma accompagnare le partecipanti verso abitudini sostenibili nel tempo.
«Passeggiate a piedi o in bicicletta, magari alla riscoperta dei nostri paesaggi, sotto la guida di un personal trainer, e laboratori di cucina con gli chef saranno esempi di come può avvenire questa trasformazione», spiega Giuseppe D’Aiuto.
La presentazione a Palazzo San Giacomo
Alla conferenza stampa parteciperanno il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l’assessora allo Sport e alle Pari opportunità Emanuela Ferrante, il direttore della Tgr Rai Campania Antonello Perillo, lo chef Gennaro Esposito e il presidente dell’ALTS Giuseppe D’Aiuto.
Sono previsti anche interventi dei rappresentanti della scuola di calcio Napoli Women.
La sfida è trasformare la prevenzione in una pratica quotidiana, portandola fuori dagli ambulatori e dentro la vita delle donne, attraverso movimento, alimentazione consapevole e controlli effettuati nei tempi indicati dai programmi sanitari.
Cronache
Napoli, dalla riscossione 304 milioni: il Patto riduce debito e disavanzo del Comune
Napoli Obiettivo Valore ha riscosso oltre 304 milioni di euro in tre anni lavorando quasi due milioni di posizioni tributarie. I risultati contribuiscono al risanamento previsto dal Patto per Napoli: il disavanzo comunale è sceso da 2,2 a 1,4 miliardi e il debito finanziario si è ridotto di circa 840 milioni.
Oltre 304 milioni di euro riscossi, quasi due milioni di pratiche lavorate e una platea di contribuenti progressivamente più ampia. Il recupero delle entrate comunali diventa uno dei pilastri del risanamento finanziario di Napoli e del percorso avviato nel 2022 con il Patto per Napoli.
I dati sono stati presentati da Napoli Obiettivo Valore, la società di progetto interamente partecipata da Municipia che affianca Palazzo San Giacomo nella gestione degli accertamenti su Tari e Imu e nella riscossione coattiva delle entrate comunali.
Nel corso dell’evento “Italia Innovativa”, organizzato dall’Ansa nella Prefettura di Napoli, il presidente della società, Luca Bianchi, ha riferito che in circa tre anni sono stati recuperati più di 304 milioni di euro sulle imposte comunali.
Quasi due milioni di pratiche lavorate
Napoli Obiettivo Valore ha lavorato complessivamente oltre 1,96 milioni di posizioni, per un valore superiore a 1,74 miliardi di euro.
Gli incassi hanno superato quota 304 milioni, confermando una crescita rispetto ai 275 milioni registrati alla fine del primo trimestre del 2026. Ad aprile il Comune aveva comunicato che erano già state esaminate 1,8 milioni di pratiche, per un valore di 1,6 miliardi.
Il contratto con il concessionario, sottoscritto nel giugno del 2023, ha una durata decennale e punta a recuperare complessivamente oltre un miliardo di euro.
Se il ritmo attuale dovesse essere confermato, l’obiettivo potrebbe essere raggiunto prima della scadenza. Si tratta, tuttavia, di una proiezione che dipenderà dall’andamento futuro degli accertamenti, dai ricorsi e dalla capacità effettiva di recuperare le somme richieste.
Tari e Imu, il recupero dell’evasione
Una parte significativa dei risultati riguarda contribuenti e immobili che non risultavano correttamente inseriti nelle banche dati comunali.
Secondo il bilancio presentato dalla società, gli accertamenti hanno prodotto incassi vicini ai 127 milioni di euro. L’attività contro l’evasione Tari ha garantito oltre 43 milioni, con un tasso di riscossione superiore al 31 per cento, mentre dall’evasione Imu sono arrivati quasi 24 milioni.
Il recupero non rappresenta soltanto un’entrata immediata. L’inserimento dei soggetti individuati negli archivi tributari consente infatti di ampliare stabilmente la platea dei contribuenti anche per gli anni successivi.
È il principio del “pagare tutti per pagare meno”. L’eventuale riduzione delle tariffe, però, dipenderà dalle scelte di bilancio del Comune e dalla continuità degli incassi, non essendo un effetto automatico del recupero dell’evasione.
Dalla riscossione coattiva 177 milioni
Il contributo maggiore arriva dalla riscossione coattiva, cioè dalle procedure attivate nei confronti di chi non ha pagato dopo gli avvisi e le scadenze previste.
Sono state lavorate oltre 1,21 milioni di posizioni, per un valore complessivo vicino agli 890 milioni di euro. Gli incassi ottenuti attraverso questo canale hanno superato i 177 milioni.
I dati mostrano un’adesione rilevante da parte dei cittadini che hanno ricevuto gli atti e hanno successivamente pagato o chiesto una rateizzazione. Già nel 2024, nei primi mesi di attività, erano stati riscossi o rateizzati quasi 35 milioni tra Tari, Imu e sanzioni del Codice della strada.
La riscossione resta comunque un terreno delicato, soprattutto quando coinvolge famiglie o imprese in difficoltà. L’efficacia del sistema dipende anche dalla capacità di offrire informazioni chiare, correggere rapidamente eventuali errori e consentire piani di pagamento sostenibili.
Il Patto per Napoli da 1,2 miliardi
La maggiore capacità di riscossione è uno degli impegni centrali del Patto per Napoli, sottoscritto nell’aprile del 2022 dal sindaco Gaetano Manfredi e dall’allora presidente del Consiglio Mario Draghi.
L’accordo prevede trasferimenti statali per circa 1,2 miliardi di euro, subordinati al rispetto di obiettivi annuali di risanamento, incremento delle entrate e contenimento della spesa.
Palazzo San Giacomo ha già ricevuto più di 600 milioni. Il meccanismo incentiva il Comune a migliorare la riscossione, perché le maggiori entrate contribuiscono a rispettare gli obiettivi del piano e permettono di destinare più risorse ai servizi e agli investimenti sul territorio.
Disavanzo ridotto di 808 milioni
Gli effetti del piano emergono dai dati del bilancio comunale. Alla fine del 2021 il disavanzo era pari a circa 2,2 miliardi di euro. Il dato previsto per la chiusura del 2025 è sceso a 1,4 miliardi, con un recupero di circa 808 milioni.
Nello stesso periodo il debito finanziario si è ridotto di circa 840 milioni. Complessivamente, tra disavanzo e indebitamento, il Comune indica un miglioramento di circa 1,65 miliardi di euro.
Napoli resta comunque sottoposta al piano di riequilibrio fino al 2032. Il risanamento, quindi, non è concluso e richiede il mantenimento degli impegni assunti per diversi anni.
Più risorse per gli investimenti
Secondo l’amministrazione, una parte delle risorse liberate grazie al Patto e al miglioramento dei conti è stata utilizzata per aumentare gli investimenti sulla città.
Il Comune sostiene di avere triplicato la spesa destinata agli interventi strutturali, sfruttando sia i trasferimenti statali sia la maggiore capacità di sostenere finanziariamente i progetti.
La riscossione, in questa prospettiva, non è soltanto uno strumento contabile. Serve a ridurre il peso delle manovre correttive e a garantire risorse per manutenzioni, trasporti, servizi e infrastrutture.
I costi sostenuti dai contribuenti
Il Patto ha comportato anche misure più onerose. Tra queste, l’aumento dell’addizionale comunale Irpef dallo 0,8 all’1 per cento, entrato in vigore nel 2024, accompagnato dall’estensione dell’esenzione ai redditi fino a 12mila euro.
È stata inoltre aumentata l’addizionale comunale sui diritti di imbarco aeroportuale, una voce che ricade direttamente sui biglietti dei passeggeri e non esclusivamente sui residenti.
Secondo i dati richiamati dall’amministrazione, l’incremento non avrebbe frenato il traffico dell’aeroporto di Napoli, cresciuto tra il 2023 e il 2025. Anche in questo caso, però, l’andamento dei passeggeri può dipendere da diversi fattori e non consente, da solo, di misurare l’impatto della maggiore tassazione.
La sfida dei prossimi anni sarà trasformare gli attuali risultati in un equilibrio stabile: recuperare quanto dovuto, tutelare chi si trova in condizioni di difficoltà e dimostrare ai cittadini che le maggiori entrate si traducono concretamente in servizi migliori.
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Cronache
Canadair fermo in pista, Capodichino chiuso per oltre due ore: voli cancellati e dirottati
Disagi all’aeroporto di Napoli Capodichino per un Canadair rimasto fermo in pista a causa della rottura del carrello. Nove voli in partenza cancellati e undici arrivi dirottati.
Un guasto a un Canadair ha mandato in tilt per oltre due ore l’operatività dell’aeroporto di Napoli Capodichino. Il velivolo, rimasto fermo sulla pista per la rottura del carrello, ha costretto alla chiusura dello scalo dalle 17.30 fino a pochi minuti dopo le 20, quando le operazioni di rimozione si sono concluse e il traffico aereo è potuto riprendere.
Nove partenze cancellate e undici arrivi dirottati
Secondo quanto reso noto da Gesac, società di gestione dello scalo partenopeo, il bilancio dei disagi è stato rilevante: nove voli in partenza cancellati e undici voli in arrivo dirottati sugli aeroporti di Fiumicino, Bari e Salerno.
La chiusura della pista ha provocato inevitabili ripercussioni sull’intera programmazione serale, con ritardi, cancellazioni e passeggeri costretti ad attendere aggiornamenti dalle compagnie aeree.
La rimozione del velivolo e la ripresa del traffico
Le operazioni di messa in sicurezza e rimozione del Canadair si sono concluse poco dopo le 20. Solo a quel punto lo scalo ha potuto riprendere progressivamente l’attività, dopo le verifiche necessarie sulla pista.
L’episodio ha confermato ancora una volta la fragilità operativa di uno scalo con una sola pista: basta un mezzo bloccato per fermare decolli e atterraggi, con conseguenze immediate su centinaia di passeggeri.
Disagi anche in una giornata segnata dagli scioperi
La giornata era già complicata per il trasporto aereo a causa degli scioperi nazionali del comparto, che potevano provocare ritardi e cancellazioni anche a Capodichino. Il guasto del Canadair ha aggravato ulteriormente la situazione, concentrando i disagi nella fascia del tardo pomeriggio e della serata.


