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Tudor lancia la sfida, ‘niente scuse, credo nella Juve’

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Ieri e domani non esistono nel vocabolario di Igor Tudor, per il nuovo allenatore della Juventus esiste soltanto l’oggi. “Vivo sempre il presente, anche nella vita di tutti i giorni, e avere 10 anni di contratto non mi cambierebbe nulla – dice nel giorno della sua presentazione – perché non si può controllare il futuro: se mi sento che è giusto proseguo, se sento che non è giusto vado a casa”. Per il croato, tornare a vestire il bianconero è una soddisfazione enorme: “Le emozioni ci sono, ma non solo per la Juve perché è un club che tutti vorrebbero allenare – aggiunge – e ho tanta voglia di lavorare, di far bene e di raggiungere gli obiettivi”.

E il primo, il più grande di tutti, è conquistare un posto in Champions che è una missione alla portata, ma serve un’accelerata: “Credo in questa Juve e ci sono tanti giocatori forti, non ci sono scuse e cerco responsabilità dai giocatori” il messaggio mandato allo spogliatoio. Poi, però, non si può soltanto ‘bastonare’, ma serve anche qualche coccola per ripartire con il piede giusto: “Quando sei alla Juve non frega niente se sei giovane o vecchio, devi vincere e crescere in fretta – dice Tudor che poi cambia tono – ma dobbiamo dare positività senza ansia: metteremo il casco per pedalare, con la pressione che sappiamo qual è”.

Il croato regala anche momenti di grande juventinità, portando alcuni esempi e raccontando retroscena dei suoi anni vissuti sotto la Mole da calciatore: “Se mi parlate di Lippi mi viene in mente la Juve, poi serve l’umiltà dei grandi campioni come Zidane e Del Piero – spiega in conferenza stampa – perché ricordo due episodi: ero un ragazzino ed era il mio turno terapie ma vidi Zizou, volevo farlo passare e lui lasciò andare me; Alex, invece, vide che lanciavo i calzini per terra e mi disse di non buttarli così perché Romeo (il magazziniere dell’epoca, ndr) avrebbe dovuto sistemarli, e a me non costava nulla metterli a posto”.

Adesso c’è da ricreare quello spirito e quel dna bianconero, Tudor ha già alcuni punti fermi da cui ripartire: “Locatelli sarà il capitano, ha le doti giuste – l’annuncio del tecnico -, mentre Vlahovic è fortissimo, sono contento di allenarlo: può giocare con o senza Kolo Muani, di certo l’importante è avere grandi giocatori. Koopmeiners e Yildiz? Sono molto forti, sono tra quelli che devono fare gol e cercherò la posizione per farli rendere al meglio. E poi c’è Thuram: ho sentito suo papà Lilian, mi ha detto che posso tirargli uno schiaffo se non si comporta bene (ride, ndr)”.

Non poteva mancare un messaggio ai tifosi, con la squadra che sabato tornerà allo Stadium dopo la disfatta per 0-4 contro l’Atalanta e i venti di contestazione dell’ultimo periodo: “I tifosi sono sempre stati importanti e ci sarà un bel supporto: il club si ama, lo hanno sempre dimostrato – dice Tudor – e i ragazzi ci tengono, partiranno bene”. Sabato di fronte ci sarà il Genoa, “Ci aspetta una sfida difficile contro una squadra pericolosa – la presentazione dell’appuntamento da parte del tecnico bianconero – e guidata da un allenatore bravo e capace come Vieira: li rispettiamo, ma siamo anche consapevoli dei nostri mezzi”.

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De Laurentiis al funerale di Peppino di Capri: «Il suo inno del Napoli tornerà al Maradona»

Aurelio De Laurentiis ricorda Peppino di Capri durante i funerali e annuncia l’intenzione di riproporre allo stadio Maradona l’inno del Napoli composto dall’artista negli anni Ottanta.

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 L’inno del Napoli composto da Peppino di Capri negli anni Ottanta potrebbe tornare a risuonare allo stadio Diego Armando Maradona alla ripresa del campionato. Ad annunciarlo è stato il presidente azzurro Aurelio De Laurentiis, intervenuto durante i funerali dell’artista celebrati nella chiesa di Santo Stefano, a pochi passi dalla piazzetta di Capri.

«Peppino ha fatto un inno negli anni Ottanta del Napoli che voglio rivisitare per riproporlo anche al Maradona quando ricomincia il campionato», ha detto De Laurentiis ricordando il legame tra il cantante, la città e la squadra azzurra.

Peppino di Capri, morto l’11 luglio 2026 nella sua isola all’età di 86 anni, era un grande tifoso del Napoli e aveva dedicato alla squadra una canzone diventata parte della memoria musicale del club.

Il legame con il cinema di De Laurentiis

Il presidente del Napoli ha ricordato anche la collaborazione cinematografica con Peppino di Capri, protagonista di due produzioni Filmauro.

La prima fu “A spasso nel tempo”, film che, secondo De Laurentiis, rappresentava perfettamente il ruolo dell’artista nella storia dello spettacolo italiano: «Non puoi andare a spasso nel tempo senza fermarti alla tappa Peppino di Capri».

Il cantante aveva poi partecipato a “Natale col boss”, interpretando contemporaneamente se stesso e un criminale al quale un chirurgo aveva dato le sue sembianze. Una parte insolita e più complessa, accettata senza esitazioni.

«Non ha avuto una perplessità e il film è stato un grandissimo successo», ha ricordato il produttore.

«Alla corte del Signore con il pianoforte»

Il passaggio più commosso dell’intervento è arrivato quando De Laurentiis si è rivolto direttamente al figlio dell’artista.

«Adesso immagino tuo padre alla corte del Signore, con il suo pianoforte e una coppa di champagne», ha concluso, richiamando il brano che più di ogni altro ha accompagnato la carriera di Peppino di Capri ed è entrato nella storia della musica italiana.

Un’immagine affettuosa che lega l’artista al pianoforte, alla sua Capri e a quella “Champagne” diventata una canzone senza tempo. Anche la SSC Napoli e la Filmauro avevano espresso il proprio cordoglio, ricordando Peppino di Capri come un amico e un simbolo dello spettacolo italiano.

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MotoGP, Marc Marquez domina al Sachsenring: decima vittoria e mondiale riaperto

Marc Marquez vince il Gran Premio di Germania dopo essersi imposto anche nella Sprint. Al Sachsenring conquista il decimo successo in MotoGP e sale al terzo posto nel Mondiale, a 18 punti dal leader Jorge Martin.

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Marc Marquez torna a dettare legge sul Sachsenring. Lo spagnolo della Ducati vince il Gran Premio di Germania, completa la doppietta dopo il successo nella gara Sprint e conquista la sua decima affermazione nella classe regina sul difficile circuito tedesco.

Una vittoria netta, costruita dalla pole position e gestita senza cedimenti fino alla bandiera a scacchi. Marquez si conferma così il “re del Sachsenring” e riapre definitivamente la corsa al titolo mondiale.

Marc Marquez domina dall’inizio alla fine

Lo spagnolo parte bene e chiude al comando il primo giro. Alle sue spalle prova inizialmente a resistere il fratello Alex Marquez, che però cade alla curva 13 mentre tenta di mantenere il contatto con il battistrada.

Da quel momento Marc Marquez controlla la gara senza commettere errori. Il ritmo della Ducati è superiore e neppure la distanza completa mette in difficoltà il campione, apparso ormai pienamente ristabilito dopo i problemi fisici che ne avevano condizionato il rendimento.

Il successo arriva al termine di un fine settimana perfetto, iniziato con la pole position ottenuta con il nuovo record della pista e proseguito con la vittoria nella Sprint.

Doppio podio per le Aprilia Trackhouse

Alle spalle di Marquez si accende la sfida tra le due Aprilia del team Trackhouse. Negli ultimi giri Ai Ogura riesce a superare Raul Fernandez e conquista il secondo posto, davanti al compagno di squadra.

Un risultato che conferma l’ottimo momento della struttura satellite Aprilia, capace ancora una volta di precedere le moto ufficiali.

Pedro Acosta, con la Ktm, chiude al quarto posto, mentre Jorge Martin e Francesco Bagnaia terminano rispettivamente quinto e sesto.

Di Giannantonio e Alex Marquez fuori gara

Giornata negativa per Fabio Di Giannantonio. Il pilota italiano, dopo una partenza difficile, perde alcune posizioni e successivamente cade, abbandonando la gara.

Fuori anche Alex Marquez, scivolato mentre provava a seguire il ritmo del fratello. La sua caduta ha lasciato campo libero alle Aprilia di Ogura e Fernandez nella lotta per il podio.

Martin resta leader, Marquez è a 18 punti

Jorge Martin conserva la testa della classifica mondiale con 208 punti. Ai Ogura sale al secondo posto con 194, mentre Marc Marquez raggiunge quota 190 e si porta a soli 18 punti dal leader.

Marco Bezzecchi resta fermo a 184 punti dopo l’infortunio alla clavicola riportato durante le qualifiche. Il pilota Aprilia dovrà osservare un periodo di recupero prima di poter tornare in pista.

Il risultato del Sachsenring modifica quindi gli equilibri del campionato: Martin resta davanti, ma la rimonta di Marquez è ormai concreta.

«Dovevo attaccare e l’ho fatto»

«Sono super felice, è stato un fine settimana speciale», ha commentato Marquez al termine della gara.

«Se voglio vincere il campionato dovevo attaccare qui e lo abbiamo fatto. Bisogna fare le cose giuste quando ci sentiamo forti. Sono contento di avere raggiunto le dieci vittorie qui al Sachsenring: è un numero importante».

Soddisfatto anche Ai Ogura: «È stata una domenica migliore di quanto mi aspettassi. È stato molto difficile superare Raul Fernandez, ma ho avuto un buon passo fino alla fine».

Il Mondiale resta nelle mani di Martin, ma dopo il dominio in Germania il messaggio di Marc Marquez agli avversari è inequivocabile: la corsa al titolo è nuovamente aperta.

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Mondiali 2026, Argentina-Svizzera 3-1 dopo i supplementari: Alvarez e Lautaro firmano la semifinale con l’Inghilterra

L’Argentina supera 3-1 la Svizzera dopo i tempi supplementari e conquista la semifinale dei Mondiali contro l’Inghilterra. Decisivi Mac Allister, Julian Alvarez e Lautaro Martinez. Gli elvetici, rimasti in dieci per l’espulsione di Embolo, hanno resistito fino al 112’.

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Capacità di soffrire, pazienza e qualità nei momenti decisivi. L’Argentina supera per 3-1 la Svizzera dopo i tempi supplementari e conquista l’accesso alla semifinale dei Mondiali 2026, dove affronterà l’Inghilterra di Harry Kane e Jude Bellingham.

La squadra di Lionel Scaloni ha dovuto attendere il 112’ per spezzare la resistenza degli elvetici, rimasti in dieci uomini nella ripresa. A decidere la sfida sono stati Alexis Mac Allister, Julian Alvarez e Lautaro Martinez, mentre Lionel Messi è stato controllato con attenzione dalla difesa preparata dal ct svizzero Murat Yakin.

Mac Allister sblocca subito la partita

L’Argentina parte con aggressività e passa in vantaggio già al 10’. Messi calcia un angolo sul quale si inserisce Mac Allister, più rapido dei difensori svizzeri nel colpire di testa e battere il portiere Gregor Kobel.

I campioni del mondo continuano a creare occasioni, ma non riescono a chiudere la partita. La Svizzera resta compatta, limita gli spazi a Messi e cresce con il passare dei minuti.

Ndoye pareggia, poi l’espulsione di Embolo

Nella ripresa sono gli elvetici a prendere progressivamente il controllo del gioco. Al 67’ arriva il meritato pareggio firmato da Dan Ndoye, che riporta il risultato sull’1-1.

Cinque minuti più tardi la partita cambia. Breel Embolo riceve il secondo cartellino giallo per simulazione e viene espulso dopo un intervento del Var legato a un caso di scambio d’identità. La decisione ha provocato le proteste della panchina e del ct svizzero, che ha contestato duramente l’applicazione del protocollo arbitrale.

Nonostante la superiorità numerica, l’Argentina fatica a trovare spazi e la sfida si prolunga fino ai tempi supplementari.

La prodezza di Alvarez e il sigillo di Lautaro

Quando la prospettiva dei calci di rigore comincia ad avvicinarsi, Julian Alvarez inventa la giocata decisiva. Al 112’ l’attaccante lascia partire un potente tiro dalla distanza che si infila all’incrocio dei pali, senza lasciare possibilità a Kobel.

Nel recupero del secondo tempo supplementare arriva anche il 3-1 di Lautaro Martinez. L’attaccante dell’Inter conclude un’azione in contropiede e mette definitivamente al sicuro la qualificazione dell’Albiceleste.

Scaloni: «Abbiamo sofferto»

Il commissario tecnico argentino ha riconosciuto le difficoltà incontrate dalla sua squadra contro una Svizzera fisica, organizzata e capace di mettere in difficoltà i campioni del mondo.

Scaloni ha sottolineato come l’espulsione di Embolo abbia favorito l’Argentina, pur ammettendo che la sua squadra non sia riuscita a sfruttare subito l’uomo in più. L’obiettivo principale, adesso, è recuperare le energie in vista della semifinale.

Ad Atlanta torna Argentina-Inghilterra

L’Argentina affronterà l’Inghilterra mercoledì 15 luglio ad Atlanta. La sfida riporta alla memoria uno dei confronti più celebri della storia del calcio, quello dei Mondiali del 1986 segnato dalla “mano de Dios” e dal secondo, straordinario gol di Diego Armando Maradona.

Messi e compagni sono a due partite dalla possibilità di confermarsi campioni del mondo, impresa che non riesce a una nazionale dai successi consecutivi del Brasile nel 1958 e nel 1962. L’Inghilterra, invece, cerca la prima finale mondiale dal trionfo casalingo del 1966.

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