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Trump Vs Trump, il Presidente e lo sfidante Biden sono fatti della stessa materia

Giovanni Mastroianni

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Siamo alla vigilia dell’incoronazione del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, al culmine della cinquantanovesima tornata elettorale. Una competizione profondamente segnata dalle restrizioni da Coronavirus, celebrata in un contesto surreale dove spesso gli sfidanti hanno parlato, ma anche gridato, ad una folla che fisicamente non c’era. Ma tant’e’. Ormai tutto o quasi scorre sui social, tra proclami sensazionalistici, insulti, fake news, promesse e bugie, dove odiatori professionisti creano caos ed incertezza. Ed anche in questa nuova giungla il quarantacinquesimo presidente uscente degli USA, ancora in carica per qualche giorno salvo riconferma, continua a muoversi con l’agilità e la determinazione di una tigre affamata. Donald Trump, cinico ed irriverente, ma maledettamente diretto, che ha fatto di tutto per farsi odiare da avversari ed antagonisti in modo da tenere alta sempre la posta in gioco, un “risultato” lo ha di sicuro ottenuto, avendo condizionato ed in parte demolito la pregevolissima linea politica dei democratici che, soprattutto attraverso il buon e garbato Obama, per dieci anni avevano puntato tantissimo sui Diritti Civili con particolare attenzione al mondo gay, ecologia, lotta al possesso delle armi e sanità per tutti.

Ma pur avendocela messa tutta, con stile ed una umanità unica, molte delle visioni e delle suggestioni di Barak sono rimaste tali, con l’economia rimasta ferma al palo mentre la Cina si è rafforzata a dismisura. E così, proprio come un ciclone creato dai venti del risentimento e della frustrazione è arrivato lui, la faccia più dura e rude dell’America, ma anche quella più selvaggiamente autentica, che al grido di battaglia “America First” ha fatto ribollire lo spirito mai sopito della frontiera di un popolo che non accetterà mai di essere secondo a nessuno, orgoglioso e quindi stanco di vedere un sistema rozzo ed arretrato come quello della Repubblica Popolare, consentire al colosso capital comunista di diventare la nazione più potente al mondo a loro discapito. Proprio quella Cina che calpesta i diritti e le libertà basilari dei suoi cittadini, se ne infischia dell’inquinamento globale e mente spudoratamente per mesi sulla falla del Coronavirus, così diventato pandemia letale in tutto il mondo con le drammatiche conseguenze che abbiamo pagato e pagheremo per chi sa quanto ancora.

Pur essendo stato politicamente scorrettissimo, Mr. Trump ha fatto decollare l’economia, almeno fino al diffondersi della pandemia, ha messo a nudo i problemi del suo paese ed ha avuto il coraggio e la sfrontatezza di attuare il suo programma elettorale, ponendo la Nazione che ha governato al centro di un sistema  di protezione aggressiva e,  contrariamente al monito di tanti soloni economisti, ha ridato linfa a settori produttivi ormai caduti nel baratro . Ed è proprio questo che oggi chiedono gli elettori ai propri leader, pragmatismo senza ipocrisia e titubanza, perché alla faccia di tutti i proclami ed affondi anche minacciosi, questo tycoon Repubblicano, a differenza di tutti i presidenti democratici che lo hanno preceduto, non ha mai avviato nessuna guerra.

Quindi non importa più cosa tu faccia, purché tu abbia il coraggio di concretizzare le promesse elettorali, cosa questa praticamente sparita dalla scena di ogni governo Occidentale, dove chi amministra sembra assomigliare sempre più ad un giocoliere con l’ossessione di rimanere a galla mentre nuota affannosamente tra le ondate isteriche di Facebook.

Dal loro canto, per affondare questo rapace imprenditore salito al trono, i Democratici USA hanno quindi pensato “bene” di mettere in campo uno sfidante fatto della stessa materia dell’uomo da battere, e peggio davvero non potevano fare. Alla faccia dei buoni intenti degli ultimi anni, sono spariti d’improvviso o relegati a ruoli di supporto i tanti possibili candidati portatori di interessi green, socialisti, appartenenti a “minoranze” etniche o religiose, esponenti del mondo LGBS (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) che fino all’alba delle presidenziali sembravano i più accreditati per la corsa alla Casa Bianca. Ecco dunque Joe Biden, fresco settantottenne classe 1942, maschio, bianco, eterosessuale, già vicepresidente degli Stati Uniti e senatore del Delaware dal 1973 al 2009, ossia per ben 36 anni di fila. Un vero e proprio imprenditore della politica che, per restare a galla in un sistema così spietato, di certo avrà utilizzato artigli affilati come quelli dello sfidante. Fatti della stessa materia dunque, forgiati nel segno della competizione e della vittoria a tutti i costi. E così giorno dopo giorno stiamo assistendo ad una sfida che sembra essere sempre più caratterizzata da Trump contro Trump, che a prescindere dalla sua riconferma, ha già condizionato il prossimo futuro a Stelle e Strisce.

Giovanni Mastroianni

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La battaglia per l’eredità di Maradona, la società dell’avvocato Morla che gestisce il marchio

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Il ricordo di Diego Maradona è vivissimo, le polemiche fra le varie componenti della famiglia di Maradona non si placano. La sorella del Pibe, Ana, replica alle figlie del campione, Dalma e Giannina, accusandole di aver abbandonato il padre negli ultimi tempi. “Io non ho mai chiesto denaro, altrimenti a quest’ora avrei un condizionatore in casa, invece dei debiti – ha detto Ana Maradona all’emittente Canal 13 -. I miei figli e quelli delle mie sorelle non hanno mai vissuto grazie a Diego. Lui era generoso, ci regalava qualcosa, ma non lo usavamo per vivere. Quindi quelle persone (Dalma e Giannina n.d.r.) stiano zitte e si dimentichino di noi”. “Noi si’ che siamo addolorate – ha detto ancora la sorella di Maradona -, e i soldi non ci interessano perchè, come ho gia’ detto, non abbiamo vissuto grazie a lui. Invece loro senza di lui sarebbero state il nulla, se fossero state figlie di un Juan Perez chi avrebbe saputo di loro? Comunque sono Dalma e Giannina ad essere contro di noi, noi non abbiamo nulla contro di loro”. Secondo la donna, la cosa peggiore è stata che “Diego era stato abbandonato dalle figlie, quando sono venute a vederlo? Mai, e questo possiamo provarlo”.

L’altro capitolo della saga Maradona è quella dell’eredità. E’ stata Jana Maradona, figlia dell’ex fuoriclasse e di Valeria Sabalain, la prima persona ad avviare la procedura per l’eredita’ del padre morto il 25 novembre scorso. Secondo quanto riportano alcuni media locali, e’ cominciato l’iter presso la Camera Civile Nazionale, con numero di protocollo 62.692/20. A presentare richiesta e’ stata appunto Jana, negli ultimi tempi piu’ vicina al padre rispetto alle due figlie che Diego ha avuto dall’ex moglie Claudia Villafane, e che si e’ mossa alla scadenza dei nove giorni dal decesso che sono il termine prima del quale, in Argentina, non si possono fare rivendicazioni. Secondo il ‘Clarin’ nei prossimi giorni si faranno avanti anche Dalma e Giannina, mentre Diego junior starebbe per arrivare in Argentina, proveniente da Napoli. Ora pero’ bisognera’ prima di tutto determinare l’entita’ reale del patrimonio lasciato da Maradona, e quanto spetta a ciascuno dei figli. Tra i quali, quelli riconosciuti, c’e’ anche quel Diego Fernando al quale El Pibe era particolarmente legato e che ha solo sette anni. Il figlio avuto da Veronica Ojeda.  Il vero problema e’ che ai figli legittimi andranno probabilmente aggiunti quelli che Maradona non ha riconosciuto, visto che in Argentina ci sono alcuni casi pendenti presso i tribunali (uno a La Plata) e ci sono poi i tre figli che l’ex campione avrebbe avuto da due diverse donne a Cuba.

Qualcuno scrive anche di una coppia di gemelli nati dopo un flirt con una donna in Spagna. Insomma, un rebus a complicare il quale c’e’ la presenza dell’avvocato Matias Morla, molto vicino a Maradona negli ultimi tempi ma ‘nemico’ giurato di Dalma e Giannina, che ora avrebbe deciso di tutelare gli interessi nel procedimento ereditario dei presunti figli illegittimi. Tra i beni che in teoria dovrebbero dividersi gli eredi si è scoperto esserci anche un container spedito mesi fa da Dubai (dove Maradona ha allenato e vissuto dal 2011 al 2018) e sigillato nella località di Beccar, all’interno di un magazzino delle autorita’ doganali. Li’, giacciono la bellezza di 200 oggetti che sono gia’ stati catalogati in un inventario registrato da uno studio notarile. Fra questi ci sono, oltre a indumenti personali dell’ex fuoriclasse, oggetti autografati e magliette firmate da campioni come Pele’, Ronaldo, Messi, Ronaldinho, Cristiano Ronaldo, Kane e Aguero, strumenti musicali donati da famosi artisti, il pallone di platino con cui Maradona venne omaggiato dalla Fifa, una medaglia commemorativa consegnatagli durante i Mondiali di Russia 2018, due lussuose poltrone donate dagli emiri e una lettera personale inviata e firmata da Fidel Castro. Tutte cose che, se messe all’asta, farebbero la felicita’ dei collezionisti, e frutterebbero cifre molto interessanti.

Sullo sfondo di questa battaglia per l’eredità di Maradona, per l’attribuzione di denaro e beni materiali quasi scompare la figura del famoso avvocato Morla e della sua corte dei miracoli. Gente che ha gestito Diego Maradona negli ultimi anni, ne ha seguito e determinato scelte, l’ha curato e l’ha accompagnato fino alla tomba. Assieme a questo Morla c’è anche un napoletano dal passato burrascoso, transitato per la Calabria dove ufficialmente faceva il pizzaiolo, oggi residente a Dubai (dove per anni è rimasto Diego). Si chiama Stefano Ceci.

Diego Maradona con il suo avocato Matias Morla

Da un primo esame sull’eredita immateriale di Maradona (il nome, un nome che è un marchio globale), sembra confermato che tutti i diritti dei brand Maradona, da “El 10” a “La Mano de Dios” fino a “Diegol”, una sessantina in totale, appartengono a una società (Sattvica) di proprietà di Matias Morla. Chi è costui? È stato l’avvocato di Maradona. In qualche modo il suo ingresso nelle grazie di Maradona sancì l’allontanamento di un altro avvocato, il napoletano Angelo Pisani, amico di Diego Armando Maradona. Pisani, il legale che battagliava per conto di Maradona contro le pretese milionarie del fisco italiano, in questi giorni oltre a ricordare l’amicizia personale col campione ha accusato le persone dell’entourage che circondava Diego di “averlo fatto morire”. Parole forti. Di cui si capirà poi il senso già che c’è una inchiesta in Argentina per omicidio colposo  e possibili rogatorie internazionali in Italia e a Dubai.

Morla, assieme al cognato Maximiliano Pomargo, vice presidente della società, sarebbe titolare del marchio Maradona. Nei documenti ufficiali il nome di Diego Maradona non comparirebbe mai. Dunque potenzialmente nessun erede legittimo o presunto del campione potrebbe accampare diritti su qualunque cosa si faccia che porta il nome di Diego: dalla maglietta celebrativa del Napoli, ai gadget regalati dalla Gazzetta dello Sport, all’uso dell’immagine e del nome di Maradona nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, ai contratti firmati con sponsor, alle consulenze internazionali per acquisto di beni da Paesi dell’America Latina e a centomila altre iniziative. Sono soldi. Molti soldi. Montagne di dollari ed euro. È questa la vera eredità del Pibe. Chi sta incassando oggi questi soldi al posto di Diego? Seguire la scia dei soldi porta al vero padrone dell’eredità di Diego Armando Maradona.

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Abbandonato in una casa con scarsa assistenza sanitaria e un solo bagno chimico, così è morto Maradona

Paolo Chiariello

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Ancora notizie, alcune sconcertanti, sulla morte di Diego Armando Maradona, il campione argentino morto all’età di 60 anni mercoledì scorso. Secondo quanto riferisce il Clarin, la magistratura argentina ha interrogato la ex compagna Verónica Ojeda, la madre di Diego Fernando Maradona. La donna è stata ascoltata dai magistrati della procura di San Isidro per oltre 5 ore. I magistrati vogliono fare luce sulla degenza del Pibe de Oro nella casa di Tigre dove è morto. Dopo l’interrogatorio della donna è stato ascoltato anche il suo attuale compagno Mario Baudry, un avvocato, che ha rivelato un dettaglio incredibile. “La casa in cui si trovava Diego era molto semplice, senza bagno. C’era un letto e un wc chimico”, ha rivelato. “Diego non meritava di passare i suoi ultimi giorni così”, ha aggiunto. Per Baudry, Maradona non avrebbe perso la vita “se fosse stato in un centro medico”. “Se ci fosse stato un medico con lui questo non sarebbe accaduto”, ha aggiunto.

Maradona, l’ultimo messaggio d’amore per il figlio Diego Fernando prima di morire

Un paio di giorni prima di morire Diego aveva spedito a Baudry un messaggio vocale in cui lo pregava di prendersi cura di Veronica Ojeda (la donna stava finalmente uscendo dall’incubo covid) e di Diego Fernando, il secondo maschio di Diego Armando Maradona, l’altro è Diego Junior, il suo figlio prediletto napoletano di cui si era inspiegabilmente privato per anni forse plagiato da quella corte dei miracoli che lo circondava e gli nascondeva il mondo reale. Ecco l’audio della telefonata.

 

Sembra una sorta di testamento. Una disposizione testamentaria di chi sa o crede di poter o dover morire a breve. Ad ascoltarla ora questa telefonata vengono i brividi. E a giudicare dal livello di assistenza umana e sanitaria di cui godeva Diego, si può comprendere il tono della voce del campione. Quasi derelitto, abbandonato al suo destino. Destino triste, solitario y final, avrebbe detto il grande scrittore argentino Osvaldo Soriano, per spiegare questa pagina incredibile di un hombre vertical come Maradona. Ma torniamo all’interrogatorio di Veronica Ojeda e dell’avvocato Baudry, attuale compagno di quest’ultima.  Baudry ha riferito che nei prossimi giorni “verranno svolti rilievi informatici, sulle telecamere di ingresso e su tutta la documentazione con le relative perizie”. “I responsabili sono quelli che hanno firmato le dimissioni dalla clinica, ma dare la colpa ai figli non è corretto”, ha dichiarato ancora. E proprio sulle ore e i giorni precedenti la morte del Pibe de Oro, il quotidiano la Nacion pubblica i messaggi che i figli si sarebbero scambiati nella ‘chat di famiglia’ da cui emergerebbe la preoccupazione di Dalma, Giannina e Diego Jr sul modo in cui il padre era assistito. Nella chat era presente anche la psichiatra di Maradona Agustina Cosachov. Sempre la Nacion pubblica anche il documento con cui l’ex numero 10 del Napoli è stato dimesso dalla Clínica Olivos, dove era stato operato per un “ematoma subdurale”. Nel documento si raccomandava come necessario stabilire una continuità delle cure dopo aver lasciato il centro medico. Il documento è firmato dal dottore Leopoldo Luque, dalle figlie Gianinna e Jana Maradona e da un rappresentante della clinica. Esiste dunque un protocollo sanitario che avrebbero dovuto seguire per assicurare a Maradona quella continuità assistenziale che era lecito attendersi dopo una operazione al cervello. Questo protocollo è stato rispettato? È quello che devono accertare i magistrati della procura di San Isidro. Ed è questo il motivo per cui agli atti dell’inchiesta c’è già un indagato per omicidio colposo, il dotto Lepoldo Luque.

 

Il dottor Luque è un neurologo, peraltro amico di Diego Maradona. Luque è quello che ha chiamato l’ambulanza quando Diego Maradona è stato trovato nel suo letto probabilmente già morto. In ogni caso non rispondeva alle sollecitazione del nipote, Johnatan Esposito, che dopo diverse ore non vedeva lo zio uscire dalla sua camera. Quella che segue è la telefonata di Luque al numero di emergenza 911 (il 118 in Italia) per richiedere l’intervento presso la casa in cui Diego era convalescente in un quartiere (Tigre) alla periferia di Buenos Aires. Ecco l’audio della telefonata.

 

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Usava il suo seme per far nascere i bimbi in provetta, la truffa del medico della clinica della fertilità

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Quincy Fortier negli Usa è stato uno dei pionieri dell’inseminazione artificiale. Quando è andato in pensione si è scoperto il suo segreto: usava il suo seme per inseminare le donne  che si recavano nel suo studio assieme ai mariti per poter avere un bambino.
Lo ha fatto per anni. Ovviamente senza mai dirlo alle donne che andavano da lui fidandosi ciecamente dello  stimato professionista dei bambini in provetta.Che cosa faceva Quincy Fortier? Chiedeva il seme dei mariti per la inseminazione ma poi usava il suo di seme per far nascere i bambini. L’inseminatore mascherato era un medico apprezzato. Il primo ad aprire una clinica per donne a Las Vegas.

Nel 1991 gli hanno dato il premio di “medico dell’anno” in Nevada. Epperò il dottor Fortier, scomparso nel 2006 all’età di 94 anni, non seguiva sempre la roulette russa degli spermatozoi altrui.  Per decenni ha truffato le donne che gli chiedevano un figlio usando i suoi spermatozoi. Quella che è stata scoperta non è la storia del “Superpapà” della commedia hollywoodiana.
Questo è il dramma di Wendy Babst e di (almeno) 35 persone come lei. Il rebus familiare di chi non solo scopre che ha un altro padre. Ma che il suo vero papà è l’uomo che ha ingannato la madre. E ha “sfornato” figli in batteria approfittando della sua posizione di “angelo dei bambini impossibili”. È il dramma di una detective – Wendy – che una volta in pensione, a babbo e mamma morti, vuole saperne di più sul proprio albero genealogico. E le cade in testa un ramo gigantesco. Il più vicino, quello su cui pensava di sapere tutto.

È così che comincia il documentario “Baby God” realizzato da Hannah Olson. L’ex poliziotta trova nel database del suo Dna un nome che torna e di cui non ha mai sentito parlare: Fortier. Il medico dell’inseminazione artificiale a cui si era affidata la madre è un dio maligno, “titolare” di metà del suo patrimonio genetico. La regista segue le angosce di Wendy, gli interrogativi dei fratelli acquisiti e spaesati. E non è un caso isolato.  Due dozzine di medici solo negli Usa, ricorda il Guardian , si sono macchiati dello stesso tipo di “fertility fraud”.

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